{"id":59146,"date":"2026-04-30T16:50:21","date_gmt":"2026-04-30T15:50:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59146"},"modified":"2026-04-30T16:50:23","modified_gmt":"2026-04-30T15:50:23","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-abbastanza-di-antonio-fiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59146","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Abbastanza&#8221; di Antonio Fiore"},"content":{"rendered":"\n<p>A Milano, quando il medico di famiglia Giorgio Manni and\u00f2 in pensione, non ci fu nessuna scena.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessun brindisi, nessuna promessa di rivedersi, nessun discorso. Solo un ultimo giorno come gli altri, con le cartelle da sistemare e le telefonate da smistare.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena chiuse il computer dello studio con un gesto lento. Non poteva certo negare di essere un po\u2019 commossa. Aveva solo venticinque anni, quando il dottore l\u2019aveva assunta come segretaria. Ora, ne aveva quarantotto e si trovava senza un lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 nonostante, era una donna concreta: quella parentesi della sua vita si era conclusa e ne stava iniziando una nuova.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di uscire, attravers\u00f2 la sala d\u2019attesa dell\u2019ambulatorio, dove c\u2019era un grande specchio.<\/p>\n\n\n\n<p>Osserv\u00f2 la sua immagine e, come al solito, si giudic\u00f2 con brutale obiettivit\u00e0. I capelli castani raccolti in fretta, il viso senza trucco, i vestiti scelti pi\u00f9 per comodit\u00e0 che per altro. Rimase qualche secondo a guardarsi, poi distolse lo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sara, la moglie di Manni, che aveva vent\u2019anni meno del marito, le aveva detto qualche giorno prima: \u00abVedrai che troviamo qualcosa per te.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena aveva annuito.&nbsp;Non le aveva detto che non aveva fretta. N\u00e9 che forse non voleva trovare nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Torn\u00f2 nel suo piccolo appartamento e guard\u00f2 le stanze come si guarda un luogo in cui si \u00e8 stati ospiti troppo a lungo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si era abituata da molto tempo alla solitudine, e non aveva mai avuto paure.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa paura arriva quando hai qualcosa da perdere\u201d le diceva sempre sua madre, che l\u2019aveva lasciata pi\u00f9 di dieci anni prima.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera, soprattutto dopo cena, a volte sentiva un senso di vuoto affacciarsi senza preavviso. Aveva capito da molto tempo, per\u00f2, che era meglio lasciarlo stare, quel vuoto, non cercare di riempirlo, perch\u00e9 sarebbe stato peggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Guard\u00f2 il pianoforte appoggiato contro la parete, silenzioso. Stava l\u00ec da decenni, comprato con immensi sacrifici dai suoi genitori, per una speranza che non si era mai compiuta. Qualche volta aveva perfino riprovato a suonarlo. Lo sfior\u00f2 con le dita, senza sedersi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il telefono squill\u00f2. Era Sara, con la sua voce profonda: \u00abCiao Elena! Che ne dici di venire a cena da noi stasera? Siamo tutti un po\u2019 tristi e, soprattutto a Giorgio, la tua compagnia farebbe veramente bene.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Giorgio Manni era un uomo che parlava poco e non alzava mai la voce. Si muoveva senza fretta, come se non avesse mai urgenza e Sara, nonostante la differenza d\u2019et\u00e0, l\u2019aveva sempre ripagato con la sua dolcezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta, invece, la loro unica figlia sedicenne, non era certo simile ai genitori.<\/p>\n\n\n\n<p>Rispondeva sempre con un secondo di ritardo, come se avesse bisogno di scegliere la frase pi\u00f9 scomoda, ma riusciva a ferire con una precisione che voleva sempre apparire involontaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle settimane precedenti, era passata spesso allo studio del padre, ormai quasi sempre vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima volta non c\u2019era andata per un motivo preciso, ma solo per non tornare subito a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel pomeriggio, Elena si era assentata e il suo computer era rimasto acceso. Marta si era seduta davanti allo schermo quasi per gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio aveva curiosato senza cercare nulla di preciso.&nbsp;Poi aveva trovato il browser ed era entrata nelle e-mail.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019era nulla di davvero interessante. O almeno cos\u00ec le era sembrato, finch\u00e9 non aveva visto quel nome tornare pi\u00f9 volte: Dario.<\/p>\n\n\n\n<p>Rari messaggi, semplici, educati, quasi timidi. &nbsp;Marta aveva sorriso. Nonostante fossero scambi in buona parte limitati agli auguri per le feste e per i rispettivi compleanni, si intuiva dell\u2019altro da parte di Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, quasi per gioco, la ragazza aveva deciso di scrivere una lettera: solo una frase, all\u2019inizio. Niente di troppo evidente.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva aspettato e, quando era arrivata la risposta, aveva sentito qualcosa accendersi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era successo niente di importante, ma era abbastanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei giorni seguenti, Marta aveva raccontato tutto alla sua migliore amica, Isabella.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Cos\u00ec, solo per divertirsi, le due avevano iniziato a inviare a Elena dei messaggi sempre pi\u00f9 affettuosi a nome di Dario, tramite un account falso che avevano creato su Facebook. E lei aveva iniziato a rispondere, in modo sempre pi\u00f9 coinvolto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa stupida si sta innamorando\u00bb aveva detto Marta a Isabella. \u00abSul serio crede che quel Dario sia interessato a lei.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>A cena, la voce di Sara interruppe bruscamente i pensieri della ragazza: \u00abMarta, ci sei?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La ragazza sollev\u00f2 lo sguardo. Erano tutti seduti, pronti per iniziare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mise via il telefono solo quando la madre le lanci\u00f2 un\u2019occhiata.<\/p>\n\n\n\n<p>La tavola era apparecchiata con cura, come sempre. Sara si muoveva con naturalezza tra cucina e soggiorno. Giorgio versava il vino con calma, come se anche quel gesto dovesse essere fatto lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta si rivolse a Elena: \u00abAllora, adesso sei ufficialmente disoccupata.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMarta\u2026\u00bb sussurr\u00f2 Sara.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena sorrise appena: \u00abS\u00ec, diciamo di s\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDev\u2019essere strano, dopo tutto questo tempo\u00bb continu\u00f2 la ragazza. \u00abIo mi annoio se sto due ore senza fare niente.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon credo che rester\u00f2 senza fare niente\u00bb rispose Elena, con calma.<br>\u00abCi credo\u00bb Marta inclin\u00f2 la testa. \u00abTu sei una di quelle persone organizzate. Quelle che hanno sempre qualcosa da sistemare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMi vedi cos\u00ec pesante?\u00bb Elena scroll\u00f2 le spalle. \u00abBe\u2019, pu\u00f2 darsi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fu un breve silenzio, riempito dal rumore delle posate.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE adesso che farai?\u00bb insistette Marta. \u00abRimani a Milano?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo\u00bb Elena esit\u00f2 un attimo. \u00abSto pensando di tornare gi\u00f9, almeno per un po\u2019.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGi\u00f9 dove?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn Abruzzo. Nel paese dove sono cresciuta, Casalbordino.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDev\u2019essere un posto\u2026 tranquillo\u00bb disse Marta con un sorriso appena percettibile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLo \u00e8. Molto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo, l\u00ec, dopo due giorni, impazzirei.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Sara s\u2019inser\u00ec nella conversazione: \u00abNon \u00e8 detto. A volte cambiare ritmo fa bene.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, ma non cos\u00ec tanto\u00bb ribatt\u00e9 Marta, che si stava trastullando con la forchetta sul piatto. Poi, si rivolse di nuovo a Elena: \u00abE l\u00ec cosa farai? Conosci ancora qualcuno?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQualcuno, s\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTipo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPersone di quando ero piccola.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta la fiss\u00f2 per un secondo di troppo. \u00abAh. Tipo amori d\u2019infanzia?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Questa volta fu Giorgio a intervenire: \u00abMarta\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPi\u00f9 o meno.\u00bb Nel pronunciare quelle parole, Elena aveva abbassato leggermente lo sguardo, ma senza imbarazzo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe cosa romantica\u00bb comment\u00f2 la ragazza con un sorriso radioso, ma il tono diceva tutt\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo cena, Marta si appoggi\u00f2 allo schienale della sedia e riprese il telefono.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSei sempre stata cos\u00ec?\u00bb chiese a Elena, senza alzare lo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCos\u00ec come?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTranquilla.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon lo so\u00bb Elena riflett\u00e9 un momento. \u00abCredo di s\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta prosegu\u00ec, mentre faceva scorrere qualcosa sullo schermo del cellulare: \u00abIo morirei.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDi cosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDi noia.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon \u00e8 detto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta alz\u00f2 gli occhi su di lei: \u00abS\u00ec, invece. A me piace quando succede qualcosa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAnche se non \u00e8 una cosa bella?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La ragazza ci pens\u00f2 un secondo, poi fece spallucce: \u00abMeglio di niente.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Giorgio decise si cambiare argomento: \u00abQuando hai pensato di partire per l\u2019Abruzzo, Elena?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSabato prossimo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCos\u00ec presto? Andrai col treno?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo. Ho noleggiato un furgone. Ho degli oggetti ingombranti che devo portare con me.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe strada farai?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBe\u2019, andr\u00f2 per Roma. Volevo fare l\u2019A14, ma \u00e8 piena di lavori in corso.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta si raddrizz\u00f2 sulla sedia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abRoma?\u00bb disse, troppo in fretta. Poi aggiunse, pi\u00f9 piano: \u00abDavvero passi da Roma?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Sara si affacci\u00f2 sulla porta della sala da pranzo e chiese: \u00abSul serio vai a Roma, Elena?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBe\u2019, per l\u2019esattezza non ci vado. Ci passo solo per andare in Abruzzo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDiglielo, mamma, dai\u00bb supplic\u00f2 Marta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDai, Marta, sii buona. Elena non ha tempo da perdere per te\u00bb rispose Sara.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon \u00e8 troppo tempo. E sarebbe fantastico per me\u00bb insistette la ragazza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMi spiegate?\u00bb domand\u00f2 Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIsabella, la migliore amica di Marta, \u00e8 in vacanza a Roma e lei avrebbe voluto raggiungerla\u00bb diede uno sguardo a Giorgio \u00abma non potevamo certo farla partire da sola.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer me non c\u2019\u00e8 problema. Anzi, mi farebbe compagnia per quasi met\u00e0 viaggio\u00bb rispose Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina del sabato, il furgone era parcheggiato in doppia fila.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena controll\u00f2 per l\u2019ultima volta il carico. Marta era seduta dentro, con la portiera aperta. Guardava il telefono e scriveva. \u201c<em>Sto partendo con lei.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Risposta immediata: \u201c<em>Com\u2019\u00e8?<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Marta alz\u00f2 lo sguardo. Elena si stava chinando per chiudere il portellone.<\/p>\n\n\n\n<p>La ragazza digit\u00f2:<em> \u201cPer ora, si regge.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cPer ora?<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Be\u2019, \u00e8 una tipa pesante.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>In che senso?<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Marta guard\u00f2 Elena salire al posto di guida. Chiuse la portiera. \u201c<em>Te lo spiego quando arrivo.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPronta?\u00bb chiese Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il furgone part\u00ec. Per qualche minuto non parlarono.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon ti pesa?\u00bb disse di colpo Marta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abA me piace guidare\u00bb rispose Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, tornare cos\u00ec in Abruzzo, intendevo. Senza sapere cosa trovi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo. Non pi\u00f9 di tanto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta scroll\u00f2 le spalle e non insistette. Poi si appoggi\u00f2 al finestrino, con gli occhi aperti. Come se stesse aspettando qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi annoi?\u00bb chiese Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Si fermarono poco prima di Bologna.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena parcheggi\u00f2 accanto a una fila di camion. \u00abCaff\u00e8?\u00bb disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta fece cenno di s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro il bar c\u2019era odore di zucchero e caff\u00e8 bruciato. Gente in piedi, voci basse, cucchiaini che battevano contro le tazzine.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena si appoggi\u00f2 al bancone, tenendo la tazzina tra le dita. Non bevve subito. Guardava davanti a s\u00e9, ma era altrove. \u00abSai, non \u00e8 solo per la casa\u00bb, disse dopo qualche minuto di silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta si volt\u00f2 appena. \u00abIn che senso?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abC\u2019\u00e8 una persona.\u00bb Fece una pausa breve. \u00abDario.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuello di cui hai accennato l\u2019altra sera, a cena?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec. Non lo conosco bene. Per\u00f2\u2026\u00bb si ferm\u00f2 \u00abmi sembra una persona seria.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe lavoro fa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHa un\u2019agenzia immobiliare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon so cosa aspettarmi\u00bb aggiunse Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMeglio\u00bb disse Marta. \u00abCos\u00ec non ti deludi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSecondo te\u2026\u00bb. Fece una pausa. \u00ab\u00c8 meglio avvertirlo o fare una sorpresa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta gir\u00f2 lentamente il cucchiaino nel caff\u00e8. \u00abDipende.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDa cosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDa quello che vuoi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena abbass\u00f2 lo sguardo sulla tazzina. \u00abNon lo so.\u00bb Bevve un sorso. Poi pos\u00f2 la tazzina. \u00abNon vorrei metterlo in difficolt\u00e0.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta annu\u00ec. \u00abAllora scrivigli.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDici?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta fece una pausa, poi aggiunse: \u00abCos\u00ec almeno sai dove stai andando.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena rest\u00f2 in silenzio. La frase le sembr\u00f2 sensata. \u00abHai ragione\u00bb disse poi.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta sorrise appena.<\/p>\n\n\n\n<p>Finirono il caff\u00e8 e uscirono. L\u2019aria era pi\u00f9 fredda di prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripartirono.<\/p>\n\n\n\n<p>Superata Bologna, Elena chiese: \u00abMi fai un favore?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDimmi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abScriveresti tu a Dario?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSto guidando. E poi, non so bene cosa dirgli.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNemmeno un\u2019idea?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBe\u2019, che arriver\u00f2 in serata.\u00bb Fece una pausa. \u00abSolo questo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, porse il suo cellulare a Marta, che sblocc\u00f2 lo schermo e apr\u00ec la chat di Whatsapp con Dario. Scrisse: \u201c<em>Arrivo oggi. Non vedo l\u2019ora di rivederti.<\/em>\u201d Rilesse. Sorrise appena, poi restitu\u00ec il telefono. \u00abFatto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena lo prese senza controllare. \u00abGrazie.\u00bb Poi lo appoggi\u00f2 sul sedile, tra loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori, la luce cambiava. Il cielo era chiaro. I colli si aprivano a tratti.<\/p>\n\n\n\n<p>Case sparse, alberi ancora spogli, qualche macchia verde che iniziava a comparire.<\/p>\n\n\n\n<p>La strada cominciava a salire. Le curve si facevano pi\u00f9 strette.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena respir\u00f2 pi\u00f9 profondamente e rallent\u00f2 leggermente. \u00abChiss\u00e0 se \u00e8 cambiato\u00bb disse, quasi come se parlasse a s\u00e9 stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Si fermarono poco fuori Firenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Una trattoria lungo la strada, con le sedie di legno e le tovaglie a quadri. Non c\u2019era molta gente. Una coppia anziana in fondo alla sala, un uomo solo vicino alla finestra.<\/p>\n\n\n\n<p>Per qualche minuto le due rimasero in silenzio. Poi Elena prese un bicchiere e lo rigir\u00f2 tra le dita. \u00abStrano\u00bb disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta alz\u00f2 appena gli occhi. \u00abCosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon ha risposto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta fece spallucce. \u00abMagari \u00e8 impegnato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena annu\u00ec. \u00abS\u00ec.\u00bb Non sembrava convinta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il telefono era sul tavolo, tra loro. A schermo spento.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena lo sfior\u00f2 con le dita. \u00abDi solito risponde\u00bb aggiunse, quasi a giustificarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta non disse niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il telefono vibr\u00f2, una volta sola. Elena lo guard\u00f2 ma non lo prese subito.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta allung\u00f2 la mano. \u00abGuardo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena esit\u00f2 un attimo. \u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta prese il telefono di Elena, lo sblocc\u00f2 e apr\u00ec whatsapp.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario aveva scritto: \u201c<em>Scusa, ero fuori. Ho letto adesso.<\/em> <em>Arrivi davvero oggi?<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Marta rest\u00f2 immobile per un secondo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 lui?\u00bb chiese Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe dice?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta fece una pausa minima. \u00abNiente di che.\u00bb Restitu\u00ec il telefono.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena lo prese. Lesse. Rimase qualche secondo in silenzio. \u00abNon lo so\u00bb disse infine. \u00abMi sembra strano.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn che senso?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon lo so. Come se fosse\u2026 distante.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta non rispose. Beveva lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivarono i piatti.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena parlava poco. Ogni tanto guardava il telefono, ma non arrivavano altri messaggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta prese il suo cellulare e scrisse a Isabella: \u201c<em>Lei \u00e8 proprio innamorata.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Non dire cazzate.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Te lo giuro.<\/em>\u201d Alz\u00f2 lo sguardo. Elena stava tagliando il pane. Aggiunse: <em>\u201cNon ha capito niente.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Mi fai paura.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Marta sorrise. \u201c<em>Ti aggiorno.<\/em>\u201d E rimise il telefono in tasca.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAndiamo?\u00bb disse a Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ripartirono.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando arrivarono a Roma, il traffico aument\u00f2 gi\u00e0 prima del raccordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il furgone avanzava piano, tra file compatte.<\/p>\n\n\n\n<p>Uscirono a Settebagni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il parcheggio era a lato della strada, polveroso, con qualche macchina ferma e un bar all\u2019angolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Isabella era gi\u00e0 l\u00ec. In piedi, vicino a una berlina scura. Accanto a lei, i genitori.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena parcheggi\u00f2 e spense il motore. \u00abEccoci\u00bb disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un attimo nessuna delle due si mosse.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta prese lo zaino, apr\u00ec la portiera e scese.<\/p>\n\n\n\n<p>Isabella si avvicin\u00f2 subito. \u00abCiao\u00bb, disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Le due ragazze si abbracciarono in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche Elena scese. \u00abPiacere\u00bb disse ai genitori, con un sorriso. Scambiarono poche parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza guardare negli occhi Elena, Marta le disse: \u00abGrazie del passaggio.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abFigurati.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abScrivimi quando arrivi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCerto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Per un attimo restarono l\u00ec, una davanti all\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, Elena si rimise sul furgone e ripart\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo qualche minuto, prese il telefono e lo guard\u00f2: nessun messaggio nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Respir\u00f2 pi\u00f9 profondamente: la parte pi\u00f9 semplice del viaggio era finita.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel tardo pomeriggio, Elena arriv\u00f2 in Abruzzo, a Casalbordino.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aria era pi\u00f9 ferma e la luce stava cambiando.<\/p>\n\n\n\n<p>Le case basse, i campi intorno: il paese non era cambiato molto. O forse s\u00ec, ma in un modo che non si vedeva subito.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019agenzia di Dario era sulla strada principale.<\/p>\n\n\n\n<p>Una vetrina opaca, il vetro sporco, un cartello leggermente inclinato.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena parcheggi\u00f2 e scese. Poi, guard\u00f2 dentro: una scrivania, una sedia. Fogli sparsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Prov\u00f2 la porta. Chiusa.<\/p>\n\n\n\n<p>Rest\u00f2 l\u00ec qualche secondo, dopodich\u00e9 prese il telefono: nessun messaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Esit\u00f2, poi risal\u00ec in macchina.<\/p>\n\n\n\n<p>La casa di Dario era poco fuori dal centro, nei pressi del Santuario della Madonna dei Miracoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Un cancello basso. Una palazzina senza nulla di particolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena parcheggi\u00f2 di nuovo, scese e suon\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Pass\u00f2 qualche secondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna risposta.<\/p>\n\n\n\n<p>Stava per andarsene, quando sent\u00ec dei passi lenti.<\/p>\n\n\n\n<p>La porta si apr\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario era davanti a lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un attimo nessuno parl\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva una maglietta stropicciata, i capelli disordinati, la barba lunga di giorni. Gli occhi arrossati.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro di lui, la casa. Disordine. Bottiglie sul tavolo. Un odore fermo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDario?\u00bb disse Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui la guardava, come se stesse cercando qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb Voce roca.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSono Elena.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario sbatt\u00e9 le palpebre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abElena.\u00bb Lo ripet\u00e9, ma non sembrava una conferma. Sembrava un tentativo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPosso entrare?\u00bb disse lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario si spost\u00f2. \u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena entr\u00f2 e chiuse la porta alle spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>La casa era pi\u00f9 piccola di quanto immaginasse. E pi\u00f9 trascurata.<\/p>\n\n\n\n<p>Piatti nel lavandino. Mozziconi in un bicchiere. Il frigorifero socchiuso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abScusa\u00bb disse Dario. \u00abNon\u2026 non mi aspettavo\u2026\u00bb Si ferm\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena lo guard\u00f2. \u00abTi ho scritto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lui annu\u00ec. \u00abS\u00ec.\u00bb Pausa. \u00abS\u00ec, lo so.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ma qualcosa non tornava.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena appoggi\u00f2 la borsa su una sedia. \u00abSei stato male?\u00bb chiese.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario fece un mezzo sorriso. \u00abNo.\u00bb Pausa. \u00abO forse s\u00ec.\u00bb Si pass\u00f2 una mano tra i capelli. \u00abInsomma, non sto lavorando molto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena si guard\u00f2 intorno. \u00abHai mangiato?\u00bb gli chiese.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui fece spallucce.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUsciamo un attimo, allora.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Dario la guard\u00f2. \u00abAdesso?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb Non sembrava una proposta.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario esit\u00f2. Poi annu\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Al supermercato, Elena prese un carrello e lo spinse tra gli scaffali. Pane. Pasta. Verdure.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario la seguiva in silenzio. \u00abNon devi fare tutto tu\u00bb disse a un certo punto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLo so.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Quando tornarono, la luce era pi\u00f9 bassa.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena si mise subito a sistemare. Apr\u00ec le finestre, gett\u00f2 via le bottiglie vuote, riemp\u00ec il lavandino.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario la guardava, appoggiato al muro. \u00abNon serve\u00bb disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei non rispose, e accese il fornello. Dopo un po\u2019, l\u2019odore cambi\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Si sedettero a tavola e mangiarono in silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario la guard\u00f2 davvero, per la prima volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era come l\u2019aveva immaginata, e non era nemmeno come l\u2019aveva ricordata.<\/p>\n\n\n\n<p>Esit\u00f2. \u00abPensavo fossi\u2026\u00bb si ferm\u00f2. Fece un gesto vago, come se cercasse una parola che non trovava. \u00abDiversa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena non disse niente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon meglio o peggio\u00bb aggiunse lui, in fretta. \u00abSolo, diversa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lei fece un mezzo sorriso. \u00abAnche tu.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina dopo, la luce entrava dalle finestre aperte la sera prima, e per la prima volta l\u2019aria non era ferma.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario dormiva sul divano. Non si era nemmeno tolto i vestiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena si mosse senza fare rumore. Raccolse i piatti rimasti sul tavolo e riemp\u00ec di nuovo il lavandino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rumore dell\u2019acqua svegli\u00f2 Dario, che si alz\u00f2 lentamente. Rest\u00f2 qualche secondo fermo, come se non ricordasse bene dove fosse.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi la vide. \u00abSei gi\u00e0 sveglia\u00bb, mormor\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena non si volt\u00f2. \u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon dovevi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lei fece un gesto con la mano, come per dire che non era importante.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario si pass\u00f2 una mano sul viso e si guard\u00f2 intorno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHai bisogno di qualcosa?\u00bb chiese Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui esit\u00f2 e abbass\u00f2 gli occhi. \u00abNon lo so.\u00bb Non aggiunse altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno non parlarono molto.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena usc\u00ec un paio d\u2019ore. Quando torn\u00f2, aveva due sacchetti della spesa. Sistem\u00f2 tutto senza commentare.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario la osservava. Ogni tanto accendeva una sigaretta, poi la spegneva a met\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVai spesso in agenzia?\u00bb chiese Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUltimamente no.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Dario fece spallucce. \u00abNon c\u2019\u00e8 molto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena annu\u00ec e non disse altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo andarono insieme. La serranda si alz\u00f2 a fatica. Dentro, l\u2019odore era quello di una stanza chiusa da troppo tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena entr\u00f2 per prima, appoggi\u00f2 la borsa e diede uno sguardo intorno. \u00abDa dove iniziamo?\u00bb disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario rimase sulla porta. \u00abNon serve.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena prese una sedia e la spost\u00f2. \u00abInvece s\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Dario non rispose.<\/p>\n\n\n\n<p>Pulirono. All\u2019inizio solo Elena. Poi, dopo un po\u2019, anche lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Buttarono via fogli inutili, sistemarono la scrivania, aprirono le finestre.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario trov\u00f2 una vecchia cartellina, la guard\u00f2 e la rimise a posto. \u00abPensavo di chiudere\u00bb disse, a un certo punto.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena continu\u00f2 a pulire. \u00abPerch\u00e9?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon funziona.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena si ferm\u00f2 e lo fiss\u00f2. \u00abPer\u00f2 pu\u00f2 funzionare di nuovo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Nei giorni successivi, Dario inizi\u00f2 a fare telefonate. Un cliente torn\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei osservava da lontano, senza intervenire.<\/p>\n\n\n\n<p>A casa, la sera, mangiavano insieme. Dario beveva meno e dopo un paio di settimane, finalmente, lasci\u00f2 la bottiglia a met\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Una sera, mentre lavava i piatti, lui disse: \u00abNon sei come\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCome cosa?\u00bb domand\u00f2 Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo scosse la testa. \u00abNiente.\u00bb Poi aggiunse: \u00abNon sei come pensavo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La frase rimase l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena non chiese alcuna spiegazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Passarono due settimane. L\u2019agenzia cambi\u00f2 e smise di sembrare abbandonata.<\/p>\n\n\n\n<p>Un pomeriggio, mentre chiudevano, Dario disse: \u00abNon so perch\u00e9 sei venuta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena infil\u00f2 le chiavi in borsa. \u00abNemmeno io.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE perch\u00e9 resti?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena lo guard\u00f2. \u00abPerch\u00e9 qui qualcosa si muove.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Un mese dopo, era un pomeriggio come gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019agenzia era aperta da poco. La luce entrava dalla vetrina, pi\u00f9 pulita di qualche settimana prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Dario era uscito un momento. \u00abTorno subito\u00bb aveva detto.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena vide il computer acceso e decise di dare uno sguardo alle e-mail.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi senza volerlo, si mise a rivedere gli scambi che aveva avuto con Dario, in passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Lesse una prima volta in modo distratto, poi con pi\u00f9 attenzione: tra la posta, c\u2019erano alcune lettere che lei non aveva mai spedito, piene di frasi che non riconosceva.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimase qualche secondo ferma, non cancell\u00f2 nulla e chiuse il pc.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era sconvolta. Era come se qualcosa avesse trovato il suo posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Dario torn\u00f2, lei era ancora l\u00ec, a sistemare delle carte.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera, a cena, parlarono poco, come sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>A un certo punto, lui disse: \u00abOggi \u00e8 andata bene.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena sorrise appena.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso della stessa serata, mentre era a casa di Isabella, il telefono di Marta vibr\u00f2: era sua madre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCi ha scritto Elena. Be\u2019, sembra stare molto bene\u00bb disse Sara, con un tono leggero. \u00abTi ho inoltrato una sua foto\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, ora guardo\u00bb rispose Marta, senza particolare interesse. Poi sospir\u00f2, chiuse la chiamata e apr\u00ec il messaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019immagine si caric\u00f2 lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena era in piedi davanti a una casa, con accanto un uomo. Non erano abbracciati, ma stavano vicini, come se fosse naturale. Lei non sorrideva davvero, ma il suo viso era disteso, fermo.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta rest\u00f2 a fissare lo schermo per qualche secondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Isabella si avvicin\u00f2. \u00abFammi vedere.\u00bb Guard\u00f2 la foto, poi Marta. \u00abNon sembra messa male\u00bb disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta non rispose.<\/p>\n\n\n\n<p>Isabella esit\u00f2 un attimo, poi aggiunse, pi\u00f9 piano: \u00abSai che forse dovresti farti un po\u2019 schifo, vero?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marta non disse niente. Appoggi\u00f2 il telefono sul letto e accenn\u00f2 un sorriso: per la prima volta, non le riusc\u00ec naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella notte, Elena si svegli\u00f2. Rest\u00f2 qualche secondo immobile, poi si alz\u00f2 e and\u00f2 in cucina. Non accese la luce. Prese il telefono e cerc\u00f2 Marta su Whatsapp.<\/p>\n\n\n\n<p>La casa era silenziosa. Dario dormiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena rest\u00f2 a guardare lo schermo per qualche minuto, poi digit\u00f2: \u201c<em>Grazie.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Rilesse a lungo la parola, con l\u2019indice sospeso sopra il tasto dell\u2019invio. Dopo qualche minuto, per\u00f2, cancell\u00f2 il messaggio, spense il cellulare, lo appoggi\u00f2 sul tavolo e rimase l\u00ec, al buio.<\/p>\n\n\n\n<p>Attravers\u00f2 il corridoio ed entr\u00f2 nella stanza dove aveva appoggiato le sue cose.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pianoforte era contro la parete. Si sedette su uno sgabello e apr\u00ec il coperchio.<\/p>\n\n\n\n<p>Appoggi\u00f2 le dita sui tasti ma non inizi\u00f2 subito.<\/p>\n\n\n\n<p>Fece un primo accordo, e il suono riemp\u00ec la stanza. Poi prov\u00f2 una melodia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le note venivano incerte, ma continu\u00f2. Non guardava i tasti: guardava davanti a s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Suon\u00f2 a lungo, lentamente, come se non avesse bisogno di arrivare da nessuna parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019altra stanza, Dario si mosse nel sonno, ma non si svegli\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>La musica stava tentando di arrivare fino a lui ma si era fermata a met\u00e0 strada: come tutto il resto.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena non smise, per\u00f2. Continu\u00f2 a suonare. Non per qualcuno, non per qualcosa: solo perch\u00e9, per la prima volta dopo molto tempo, non c\u2019era bisogno di immaginare niente di diverso.<\/p>\n\n\n\n<p>Per lei, era abbastanza.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59146\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59146\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Milano, quando il medico di famiglia Giorgio Manni and\u00f2 in pensione, non ci fu nessuna scena. Nessun brindisi, nessuna promessa di rivedersi, nessun discorso. Solo un ultimo giorno come gli altri, con le cartelle da sistemare e le telefonate da smistare. Elena chiuse il computer dello studio con un gesto lento. Non poteva certo [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_59146\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59146\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":5937,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[],"class_list":["post-59146","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59146"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5937"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59146"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59146\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59214,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59146\/revisions\/59214"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59146"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59146"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59146"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}