{"id":59086,"date":"2026-04-27T11:22:56","date_gmt":"2026-04-27T10:22:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59086"},"modified":"2026-04-27T11:24:14","modified_gmt":"2026-04-27T10:24:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-trieste-di-elisabetta-pizzarda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59086","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Trieste&#8221; di Elisabetta Pizzarda"},"content":{"rendered":"\n<p>Ricordo bene mia nonna. La ricordo in cucina, vicino al fuoco, con le mani stese a scaldarsi, appisolata sullo <em>scanno<\/em> accanto al camino. Si sedeva sempre l\u00ec a fine giornata, quando era stanca. Spesso pregava e diceva il rosario. Chinava la testa grigia, raccogliendo i pensieri e con voce sommessa, quasi bisbigliando, recitava l\u2019Ave Maria e il Padre Nostro in un latino di dubbia provenienza. A volte, avrei voluto correggere quelle sue frasi sgrammaticate, ma l\u2019intimit\u00e0 del momento non consentiva alcuna intromissione. Allora, la lasciavo al suo <em>\u201cOra pre nobe\u201d, <\/em>trasposizione personale di \u201c<em>Hora pro nobis\u201d.<\/em> Le lanciavo, per\u00f2, occhiate oblique e lei intendeva.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abNostro Signore mi capisce lo stesso, Cec\u00ec\u00bb<\/em> mi diceva, mentre sgranava il rosario, saltando qualche verso e l\u2019ultima sillaba del mio nome. <em>\u00abE poi, io l\u2019ho sempre recitate cos\u00ec le preghiere\u00bb<\/em> continuava con tono fermo e deciso <em>\u00abe lass\u00f9 nessuno si \u00e8 mai lamentato\u00bb<\/em>. E nessuno doveva lamentarsi neanche quaggi\u00f9, avrebbe voluto aggiungere.<\/p>\n\n\n\n<p>Io non replicavo. Osservavo la sua espressione contratta e di disappunto nei miei confronti. Il disaccordo derivava non tanto dai rimproveri mossi al suo latino, quanto dal fatto che io non recitavo mai il rosario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abChe ne sa lei di preghiere\u00bb<\/em> borbottava tra s\u00e9 e s\u00e9, sistemandosi lo scialle di lana sulle spalle smagrite ma resistenti, <em>\u00abnon ci va mai in chiesa, neanche per sbaglio! Ha perso la via come sua madre.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre veniva sempre chiamata in causa, quando qualcosa non funzionava.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abTe la prendi sempre con mamma, nonna\u00bb<\/em> provavo a ribattere io, senza troppo slancio. Sapevo che l\u2019apertura di un dibattito sulla \u201cquestione mamma\u201d non avrebbe portato da nessuna parte. Mi piaceva, per\u00f2, stuzzicare la nonna su certi argomenti, perch\u00e9 amavo le sue reazioni concitate, le sue parole gesticolate, la sua spiccata ironia e le sue metafore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi faceva ridere, mia nonna.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abMe la prendo sempre con tua madre, s\u00ec\u00bb <\/em>incalzava, <em>\u00abperch\u00e9 ti ha allevata fuori dalla grazia di Dio\u00bb <\/em>e alzando gli occhi al cielo, chiamava in aiuto la rosa dei santi festeggiati in paese e deputati al soccorso delle anime perdute e sperdute in quel cantuccio di provincia. Si rivolgeva poi al fuoco e presa dal nervosismo, rattizzava con frenesia le braci mugugnando: <em>\u00abSpento saresti pure tu, se non ci fossi io, sempre qua a controllare\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si chiamava Trieste, mia nonna, ed era il capo della casa. Teneva in equilibrio la bilancia di ogni cosa e si faceva ubbidire.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto intraprendevo vane battaglie nel tentativo di giustificare mia madre Dora e anche un po\u2019 me stessa: <em>\u00abNon \u00e8 vero che mi ha cresciuta senza Dio. Sono stata battezzata, ho fatto la comunione e addirittura la cresima\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abLascia stare i sacramenti, Cec\u00ec, che pure l\u00ec se non ci avessi pensato io, senza benedizione restavi\u00bb <\/em>e cos\u00ec dicendo, agitava la coroncina tra le mani screpolate, che portavano i segni del lavoro nei campi.<em> \u00abTuo nonno neanche ci \u00e8 venuto alla comunione\u00bb <\/em>rimarcava, <em>\u00abdiceva che era per la sua fede politica; come se esistesse una fede per ogni cosa. La fede una \u00e8! A me questo hanno insegnato\u00bb <\/em>e storceva la bocca, piccola e sottile, ma ancora rosata come nella foto che la ritraeva nel giorno del suo matrimonio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quella mancanza nonna Trieste non l\u2019aveva proprio digerita, neanche a distanza di tanti anni. <em>\u00abMi \u00e8 rimasta sullo stomaco come il cavolo crudo\u00bb <\/em>esclamava, ricordando l\u2019evento nefasto, e commiserava nonna Iris che, composta, accettava le peregrinazioni ideologiche del marito.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abPovera Iris, una vergogna le fece passare quel giorno. Era sulla bocca di tutti. Lasciata da sola come sempre alle feste comandate.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le parole correvano via veloci e si mescolavano allo scoppiettio della legna, che bruciava anch\u2019essa con vigore, senza per\u00f2 scaldare i sentimenti che nonna Trieste provava per il consuocero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abNon l\u2019ho mai avuto in odore di santit\u00e0, tuo nonno\u00bb<\/em> farfugliava e io ai suoi aforismi stringevo le labbra per non sorridere. Nei momenti in cui ero a testa buona, provavo a distoglierla da quella convinzione: <em>\u00abEra un brav\u2019uomo, nonno Alfio. Aveva le sue idee, ma mi voleva bene\u00bb <\/em>e le ricordavo che, pur se non era stato presente alle feste comandate, come diceva lei, mi aveva sempre rispettata e mai aveva dimenticato il suo personale <em>cadeau.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abNon parlare straniero, Cec\u00ec, che non ti capisco\u00bb<\/em> bofonchiava <em>\u00abio so solo che qua campate tutti sulle mie spalle\u00bb<\/em> e si toccava il petto, facendosi il segno della croce come per scongiurare il demonio, <em>\u00abfinch\u00e9 ce la faccio, state al sicuro, poi vi arrangiate voi altri\u00bb.<\/em> Mi guardava senza alzare la testa, ma i suoi occhi erano una spada. Muoveva le pupille verso l\u2019alto in cerca del mio viso e delle mie smorfie. Sapeva che non avrei avuto il coraggio di rispondere e che avrei riso in silenzio, ormai abituata al suo sarcasmo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abDimentichi, nonna, che il nonno mi ha lasciato la dote per l\u2019universit\u00e0\u00bb<\/em> punzecchiavo, sicura della sua battuta pronta e secca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abL\u2019universit\u00e0, l\u2019universit\u00e0\u00bb <\/em>ripeteva <em>\u00absempre con questi libri in mano\u00bb,<\/em> parlava e si aggiustava le forcine tra i capelli mai spettinati. <em>\u00abNon mi pare che tuo nonno sia diventato un galantuomo a forza di stare sui libri.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il tono severo della sua voce pungolava l\u2019aria e, a dire il vero, anche un po\u2019 il mio animo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abQuesti pensano che a scuola ci sono andati solo loro\u00bb<\/em> e si rimetteva il rosario in tasca, che l\u2019ora della preghiera era passata. <em>\u00abCi sono stata pure io a scuola\u00bb<\/em> e mostrava orgogliosa la pagella appesa sulla parete della cucina, nell\u2019angolo accanto alla cappa del camino, dove trionfavano alcuni ricordi della sua giovinezza: la foto di nonno Nevio, suo marito, in divisa <em>\u00abche lui ha fatto la guerra, mica come Alfiuccio che si \u00e8 inventato le malattie\u00bb <\/em>diceva; la foto dei suoi genitori, quella di mamma e pap\u00e0 e la nostra. Mi teneva in braccio. Era nel mezzo degli anni ed era bella, nonna Trieste.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abHo fatto la terza elementare\u00bb<\/em> tornava a sottolineare, indicando quel foglio di carta color crema, incorniciato, sul quale spiccava la scritta Regno d\u2019Italia, <em>\u00abera il 1926 e non tirava un\u2019aria buona, ma nessuno parlava. Andavamo a scuola a piedi e non c\u2019era acquazzone, temporale o aria gelida che tenesse. Spesso ci inzuppavamo pure il grembiule e noi bambine cercavamo di salvare almeno il fiocco. A scuola si entrava dritti in fila. Si imparava a leggere e a scrivere, che a far di conto eravamo capaci da soli. I figli della campagna erano svelti con le operazioni. Ero brava io\u00bb<\/em> sottolineava <em>\u00abguarda, Cec\u00ec, avevo tutti bei voti\u00bb<\/em> e indicava l\u2019elenco delle materie accanto alle quali spiccavano le valutazioni: sufficiente, buono, lode. Quei voti li conoscevo a memoria, ormai, ma li ripassavo uno a uno attraverso la gioia dei suoi occhi. <em>\u00abIn effetti eri in gamba, nonna\u00bb <\/em>confermavo <em>\u00abbuono in disegno e bella scrittura, in lettura espressiva e recitazione, in ortografia, in esercizi in lingua italiana, in aritmetica, in lavori donneschi e lavoro manuale e lode in canto.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abAvevo proprio una bella voce. Mi piaceva cantare. Se avessi potuto, avrei fatto la cantante\u00bb <\/em>e alzava gli occhi al cielo<em> \u00abma tata non voleva; bisognava lavorare. Nei campi servivano le braccia di tutti.\u00bb <\/em>Sospirava, pensando a quella rinuncia, una delle tante. <em>\u00abMa poi tata mor\u00ec e a me prese la disperazione alla gola. Ero la prima di tre figli e mi dovetti caricare sulle spalle i miei fratelli pi\u00f9 piccoli, che mamma aveva da fare tutto il giorno, su e gi\u00f9 per il campo, tirando l\u2019asino e le ceste. Non mi piace tornare indietro nel passato scolorito, Cec\u00ec\u00bb<\/em> e intanto additava la sedia, affinch\u00e9 mi accomodassi. <em>\u00abIl passato \u00e8 come un libro chiuso ammuffito, che rimane in soffitta dove non va pi\u00f9 nessuno. Per\u00f2, io lo ricordo bene quel passato, pure se ha perso colore. Ero giovane, avevo quindici anni, quando tata se ne and\u00f2. Stavo rattoppando i pantaloni di Italo e Ginetto, che si infilavano dappertutto e si strappavano pure le ginocchia. Ma erano i miei fratelli e io li proteggevo come potevo. Quel giorno, per\u00f2, non ci riuscii.\u00bb <\/em>La sua voce si fece greve. Le parole pesavano. <em>\u00abL\u2019ago mi cadde dalle mani e lasciai il cucito a met\u00e0. Corsi fuori fin gi\u00f9 sulla strada. Cercai aiuto, ma sapevo che tata non c\u2019era ormai pi\u00f9. Era rimasto pallido in viso, addormentato sulla sedia di vimini, dove si appoggiava la sera con le mani grandi e le spalle impolverate. Andai al mulino. Leone non mi chiese nulla e mi venne dietro coi capelli mezzi bianchi di farina e gli occhi affossati dalla fatica. Mi ripeteva di stare tranquilla, che avrebbe pensato a tutto lui, ma anche lui aveva solo quindici anni. Erano tempi brutti, Cec\u00ec, e dovevi stare attento a chi chiedevi un favore, ma Leone era di casa. Mi voleva bene, lo vedevo, ma l\u2019amore per noi allora era un\u2019altra cosa e io dovevo badare a Italo, a Ginetto, alla mamma, alle faccende e solo alla fine a me. Leone, per\u00f2, scriveva certe belle lettere, da farti innamorare. Gli venivano naturali, tanto che in molti andavano da lui in cerca di parole per le amate. A me ne aveva scritte tante. Le lasciava scivolare sotto il grande masso, quello che segna ancora la fine della strada comunale in fondo alla valle. Me ne accorgevo se c\u2019era una lettera, perch\u00e9 il sasso era un po\u2019 spostato. Non gli rispondevo, ma quando passavo di l\u00ec, l\u2019occhio o meglio il cuore vinceva. A maggio ne trovavo sempre pi\u00f9 di una, perch\u00e9 facevo la strada ogni sera per andare al santuario del Carmelo a sentire la messa del mese mariano. Inventavo una scusa per uscire un po\u2019 prima di casa, cos\u00ec da gettare uno sguardo sotto il cippo. Per il paese c\u2019era odore di erba e le rondini giravano intorno al campanile. Ho avuto anch\u2019io qualche giornata bella.\u00bb<\/em> Era un fiume in piena, nonna Trieste: <em>\u00abPensavo, per\u00f2, che senza tata saremmo rimasti senza pane. Allora correvo, correvo verso casa, inseguita da Leone, che forse aveva pi\u00f9 paura di me. Tata era gi\u00e0 tutto ben vestito. Mamma aveva lasciato il balcone aperto, che la casa era in lutto. Impettita, in piedi, indossava il nero e tempo per le lacrime non ne aveva, che forza si doveva fare per camparci a tutti quanti. Faceva caldo quel giorno, ma io sudavo freddo. Ogni tanto tirava un alito di vento dalla finestra della cucina. A scuola ci avevano detto che il vento era aria in movimento, ma a me piaceva pensare che di notte il vento si facesse uomo e potesse vivere e sentire le mie paure. Questa cosa, Cec\u00ec, non l\u2019ho mai detta a nessuno. Si sarebbero messi a ridere. Mi avrebbero detto che ero strana e a quel tempo non ci voleva niente per farti battezzare come squilibrata. A te lo posso dire. Tu non ridi, mi capisci. Tata era morto, ma io lo vedevo ancora vivo nella stalla, a tarda sera, quando il camino si anneriva e l\u2019ombra del tetto copriva il cortile. Attaccava l\u2019asino alla mangiatoia, gli dava una manciata di paglia asciutta e contava i mucchi di legna, accatastati al coperto. A detta sua, diminuivano troppo in fretta. Allora, si esclamava con mamma che avrebbero dovuto comprare la legna per l\u2019anno venturo; ma lui la legna non l\u2019aveva mai comprata da che era in vita. Cos\u00ec spezzava qualche ramo secco di ulivo e mandava gi\u00f9 il malumore. La voce di mamma lo richiamava per la cena e lui lento lento risaliva in casa per le scale senza luce ma con il cruccio meno scuro\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nonna raccontava e io me la immaginavo bambina, con la treccia lunga sulla schiena, mentre rassettava le stanze al pianterreno, preparava il fuoco e metteva a bollire l\u2019acqua per la minestra.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abSono dovuta crescere in fretta, io. Tempo per pazziare non ne ho avuto. La vita nostra quella era. Ce la siamo presa cos\u00ec com\u2019\u00e8 venuta, senza fiatare. Ci siamo tenuti il sole e la pioggia, senza poter scegliere quello che era meglio per noi. Mica come tua nonna Iris, che arrivava dalla citt\u00e0 e le scomodit\u00e0 non le conosceva, anche se poi matrimonio comodo non l\u2019ha fatto con Alfiuccio. Povera, Iris.\u00bb&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quello era il suo ritornello. Nonna Iris, in realt\u00e0, povera non era e aveva vissuto una vita accanto a nonno Alfio, condividendo il bene, il male e la fede politica. Da quella condivisione era nata mia madre, cresciuta secondo quei principi che nonna Trieste riteneva distanti dalle buone maniere. Non era affatto cos\u00ec. I miei nonni avevano fatto un buon lavoro e in cuor mio speravo di aver ereditato qualcosa da loro. Di sicuro, mi avevano tramandato il desiderio di conoscenza, di scoperta, il valore della memoria, il senso dell\u2019uguaglianza e del rispetto, la bellezza della libert\u00e0. Quando facevo queste osservazioni a nonna Trieste, in difesa dei nonni paterni, i suoi occhi diventavano tondi, grandi e pi\u00f9 verdi del solito. La risposta non si faceva attendere: <em>\u00abVuoi salvare sempre tutti tu\u00bb<\/em> diceva <em>\u00abma qui in campagna le belle parole a poco sono servite. Qui abbiamo dovuto faticare d\u2019inverno e d\u2019estate e nessuno ha avuto tempo per la libert\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ero io, allora, ad abbassare la testa in quei momenti, consapevole della storia passata e dello stato sofferto di intere generazioni. Aveva ragione nonna Trieste. Al suo mondo non era stata riservata una fetta di libert\u00e0, anche se lei la sua indipendenza l\u2019aveva trovata in quello spirito irto, un po\u2019 rude, ma schietto e sincero che animava il suo essere donna di altri tempi, <em>quelli difficili<\/em> diceva lei.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abNe abbiamo passate di crude e di cotte\u00bb<\/em> esordiva, con le mani all\u2019aria, quando sentiva lamentele per un niente. Mi rimbeccava, allora, per essere poco risolutiva negli affari e finiva sempre per biasimare la mia scarsa dimestichezza in cucina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abNeanche la frittata sai rigirare\u00bb <\/em>puntualizzava, strappandomi la padella dalle mani con il suo fare sbrigativo.<em> \u00abMorirai di fame\u00bb<\/em> fu la sentenza data alla mia decisione di andare a vivere da sola in citt\u00e0. Aveva ragione anche quella volta. Non sapevo cucinare. Non lo so fare tuttora. A volte, salto i pasti e mi dimentico di fare la spesa. Il cibo \u00e8 l\u2019ultima preoccupazione, per me che ne ho in abbondanza. Per nonna Trieste, che aveva respirato la guerra, era il primo pensiero. Sarebbe contrariata nel vedermi sgranocchiare gallette e crostini senza lievito.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<em>\u00abFai sempre di testa tua\u00bb<\/em> mi direbbe, strofinandosi le mani nel grembiule. A modo suo, mia nonna mi faceva lezioni di vita. Mi spronava alla prontezza, alla determinazione, all\u2019arte del sapersela cavare in ogni dove. Le sono grata per questo e solo ora apprezzo fino in fondo la durezza della sua pelle.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abIl passo molle non ti porta lontano\u00bb <\/em>blaterava, vedendomi indecisa davanti alle scelte. In segno di resa al mio debole reagire, scuoteva la testa, lasciandola un po\u2019 penzoloni, quasi a voler imitare il mio modo remissivo e rassegnato. Cos\u00ec facendo, dimostrava di volermi bene. <em>\u00abSei troppo molliccia, figlia mia\u00bb <\/em>rincarava la dose <em>\u00abla gente ti manger\u00e0\u00bb<\/em> e anche in quella occasione rinviava la presunta debolezza alla nuora, considerata poco rigida ed estranea alla <em>buona creanza <\/em>di un tempo. <em>\u00abQuella, tua madre, non sa neppure che pane si mangia\u00bb <\/em>deliberava, facendomi segno di lasciarla stare che aveva da fare. <em>\u00abPiuttosto\u00bb<\/em> riprendeva <em>\u00abvedi di apparecchiare che sono le sette e nessuno ha messo mano alla cena\u00bb. <\/em>Stizzita, tornava alle sue preghiere, alle sue faccende frettolose, ai suoi monologhi e al suo essere la padrona di casa. Per\u00f2, era vero: i fornelli, senza Trieste, sembravano tristi, cos\u00ec come il tavolo sul quale impastava, tagliava, pelava, cuciva e rammendava. Mia nonna abitava la cucina; era la cucina. Il fuoco, se non c\u2019era lei, si addormentava.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 ancora l\u00ec, mia nonna, seduta sullo <em>scanno<\/em>. Allunga le mani verso le braci. Le scaldano il cuore indurito dall\u2019esistenza e illuminano il suo viso liscio, privo di rughe. Quelle le conserva nell\u2019animo. Continua a parlarmi come l\u2019ultima volta quando, puntandomi gli occhi negli occhi, mi disse: <em>\u00ab Cec\u00ec, pigliati chi ti piace\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quella fu la sua ultima lezione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59086\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59086\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordo bene mia nonna. La ricordo in cucina, vicino al fuoco, con le mani stese a scaldarsi, appisolata sullo scanno accanto al camino. Si sedeva sempre l\u00ec a fine giornata, quando era stanca. Spesso pregava e diceva il rosario. Chinava la testa grigia, raccogliendo i pensieri e con voce sommessa, quasi bisbigliando, recitava l\u2019Ave Maria [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_59086\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59086\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":39340,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[],"class_list":["post-59086","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59086"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/39340"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59086"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59086\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59133,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59086\/revisions\/59133"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59086"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59086"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59086"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}