{"id":59079,"date":"2026-04-27T11:13:22","date_gmt":"2026-04-27T10:13:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59079"},"modified":"2026-04-27T11:13:23","modified_gmt":"2026-04-27T10:13:23","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-giovedi-di-francesca-sassi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59079","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Gioved\u00ec&#8221; di Francesca Sassi"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00c8 successo un gioved\u00ec. Un gioved\u00ec di aprile: un giorno di mezzo cadenzato dal ritmo della settimana, gi\u00e0 vissuto prima ancora di cominciare. Tutto \u00e8 normale di gioved\u00ec: ci si aspetta che pap\u00e0 sia nell\u2019atrio gi\u00e0 con le chiavi in mano per accompagnarti a scuola, che mamma inviti ripetutamente a sbrigarsi, che la cucina sia solo una cucina, con il tavolo di legno e il rumore dei cucchiaini nelle tazze.&nbsp;Il gioved\u00ec non \u00e8 fatto per le crepe. Di gioved\u00ec niente si rompe.&nbsp;Per questo fa pi\u00f9 male quando si spezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La sveglia suona alle 7:00. Ancora ombre nella stanza. Le tende chiuse lasciano filtrare una luce lieve. \u00c8 gi\u00e0 giorno anche se lui ancora sta finendo di svegliarsi, ancora avvolto nella nebbia in cui non ricorda chi \u00e8 e cosa deve fare. Dei sogni della notte rimangono solo piccoli pezzetti: un colore, una voce, una figura che scompare. Poi lentamente gli occhi spostano il bersaglio da dentro a fuori e i pensieri cominciano a fare ordine che non entra tutto insieme, scivola lento e si allarga piano piano. E cos\u00ec la sedia non \u00e8 pi\u00f9 una sagoma indistinta. Si vedono le gambe, lo schienale, i vestiti piegati dalla madre la sera prima: la maglietta sopra, i pantaloni sotto, le calze arrotolate con precisione e il grembiule con il fiocco verde. Li infila frettolosamente, uno dopo l\u2019altro, seguendo l\u2019ordine impartito. Alla fine il fiocco che annoda con quel gesto imparato, incrocia, passa sotto, stringe. Lo sistema al centro e controlla che sia dritto. Il corpo ormai \u00e8 sistemato. Afferra lo zaino gonfio di quaderni e libri ed esce dalla stanza. La luce in bagno \u00e8 troppo forte, l\u2019acqua troppo fredda, ora si sveglia completamente.<\/p>\n\n\n\n<p>A scuola, di gioved\u00ec, c\u2019\u00e8 geografia e matematica. La maestra manda tutti alla lavagna e mette il voto. C&#8217;\u00e8 chi tiene lo sguardo basso per paura o chi, con baldanza, sfida il percorso dal banco alla cattedra. Sa gi\u00e0 che Andrea, il suo compagno di banco, parler\u00e0 troppo, che far\u00e0 ridere tutti e che verr\u00e0 richiamato perch\u00e9 tamburella con le dita. Lui invece si distrae spesso. Guarda l\u2019angolo cadente della cartina dell\u2019Italia appesa storta alla parete che descrive un orecchio d\u2019elefante. Ritorna all\u2019attenzione solo quando la maestra gli dice:\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abFerdinando, lascia stare la cartina e ascolta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Le scale di corsa in un baleno, i piedi rimbombano decisi sui gradini nel silenzio della casa. Suo padre non \u00e8 all\u2019ingresso ad aspettarlo e sua madre non richiama di sbrigarsi a fare colazione, niente&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 tardi, devo correre al lavoro.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Resta fermo sulla soglia, ascoltando il respiro delle stanze. Poi si affaccia in cucina e la vede, sua madre. \u00c8 seduta davanti alla finestra con ancora la vestaglia che profuma di sonno interrotto e di pensieri pesanti. Se ne sta l\u00ec, con le mani incrociate, appoggiate in grembo, a fissare un punto imprecisato di quel cielo nuvoloso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMamma!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lei si volta lentamente, le sue dita corrono veloci sugli occhi, un gesto lieve per asciugare il pianto e ricacciare indietro qualcosa. Si alza, gli va incontro con il suo passo silenzioso, lo stringe al petto in un abbraccio deciso e gli solleva il mento costringendolo a guardare i suoi occhi lucidi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEhi, gioia mia\u2026 Oggi niente scuola. Tra poco arriva nonna a prenderti. Fai il bravo con lei.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo sguardo dice gi\u00e0 tutto. Ma lui \u00e8 un bambino, non ha il coraggio di chiedere del padre l\u00ec fuori a combattere un giorno s\u00ec e uno no con quella macchina che gli succhia il colore dalle guance. Quando torna stanco dice sempre, con un sorriso, che ha fatto un giro su una giostra. E lui lo immagina davvero il suo sangue che fa un giro: parte piano, sale, scende, gira e riappare lavato, strizzato, filtrato proprio come il cavallo di legno che si nasconde dietro il tendone. Resta in silenzio, qualcosa dentro lui si \u00e8 fermato come il cavallo che, questa volta, non ha finito il giro. A casa della nonna suo cugino gli va incontro con passo incerto. Lo stringe in un abbraccio che dura poco pi\u00f9 di un secondo di troppo, ma ha paura di restarci dentro e si scosta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEh, Ferdin\u00e0\u2026\u00bb, mormora.<\/p>\n\n\n\n<p>Una pacca sulle spalle, secca. Poi silenzio. Le parole si fermano in gola. Non sa che dire. Gli sembra tutto sbagliato. Allora prova a cambiare strada, come si fa quando un discorso va male.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOh\u2026Scendiamo in cortile? Ho portato il pallone\u00bb, schiarendosi la voce.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDai, solo due tiri. Come l\u2019altra volta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lui, per\u00f2, non alza neanche gli occhi per vedere se il pallone sgonfio \u00e8 ancora vicino al muro, dove hanno disegnato col gesso le porte.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon mi va.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Si volta e sale le scale. La mano percorre la ringhiera di ferro battuto, fredda, ruvida sotto le dita, come quel tremore che gli risale nel petto. Non c\u2019\u00e8 nessun rumore nella grande casa deserta, le voci che si rincorrono da una stanza all\u2019altra nelle domeniche estive oggi tacciono; non c&#8217;\u00e8 il richiamo del pranzo della nonna dalla cucina, n\u00e9 passi pesanti che scendono due gradini alla volta. Le porte socchiuse, le sedie vuote, il corridoio con una luce obliqua che disegna rettangoli sul pavimento come sbarre di una prigione. Al piano di sopra apre la porta della stanza che era stata di suo padre e si mette seduto davanti alla vecchia macchina da cucire. L\u2019odore \u00e8 lo stesso: legno, stoffa, un fondo leggero del tabacco che fumava il nonno. Appoggia i piedi sul pedale e comincia a muoverlo piano. La ruota laterale gira, emette un suono basso, quasi un respiro, meccanico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>Tiene il viso basso, con gli occhi fissi sulla ruota. Non piange. Non parla. Il suo corpo \u00e8 l\u00ec ma il resto \u00e8 sceso altrove, in un posto dove nessuno pu\u00f2 raggiungerlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel pomeriggio arriva Andrea. Ormai tutti sanno quello che \u00e8 successo. Bussa piano, come si bussa nelle case dove \u00e8 successo qualcosa di irreparabile.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ha sentita sua nonna che sulle scale gli ha detto: \u00abFallo distrarre un poco, \u00e8 rimasto zitto da stamattina.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019amico gli parla della scuola del pallone, della partita rimasta a met\u00e0 e dei giochi da finire alla Play Station.<\/p>\n\n\n\n<p>Parla piano, poi un po\u2019 pi\u00f9 forte, per cercare di scuoterlo e destarlo dal torpore. Ma le parole gli arrivano come rintocchi di campane in lontananza. Smorzate. Se ne va pi\u00f9 triste di quando \u00e8 arrivato. I suoi passi si allontanano nel corridoio e lui piomba nel vuoto del silenzio, continuando a muovere il pedale.<\/p>\n\n\n\n<p>La nonna, che procede avanti e indietro tra le due case, ogni tanto si affaccia nella stanza. Gli accarezza la testa pi\u00f9 del solito e chiede come stai senza aspettare davvero una risposta. Nessuna parola, nessuna spiegazione. D\u00e0 per scontato che lui capisca, che intuisca. E, intanto, fissa quella ruota che gira e gira\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Spinge con la mano, con le dita, con tutto il corpo, come se, facendo girare quella ruota, potesse rimettere in moto qualcosa che si \u00e8 fermato per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo, il funerale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sua nonna gli ha portato una camicia bianca e un paio di pantaloni scuri che profumano di armadio chiuso. Lo aiuta a lavarsi e vestirsi con cure che lui non conosceva. Gli passa la spugna sul collo e sotto le ascelle, gli pettina i capelli appiattendoli sulla fronte con l\u2019acqua, gli abbottona la camicia fino all&#8217;ultimo bottone, quello che stringe sotto la gola e toglie un po&#8217; di fiato. Lui non si lamenta. Poi, gli prende la mano e gli dice: \u00abStai vicino a me.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Escono di casa. Solo pochi metri di asfalto per giungere in chiesa. L\u2019odore di incenso, di cera vecchia e di fiori recisi lo investe gi\u00e0 all\u2019ingresso, gli d\u00e0 la nausea , un sapore amaro in bocca che risale dallo stomaco. Entrano dal portone laterale percorrendo la navata, dove teste chine e giacche scure trattengono sospiri e soffi nei fazzoletti. Lui cammina guardando le punte delle scarpe nuove, senza ancora una piega, cercando di non incrociare gli occhi lucidi che sente addosso. Al loro passaggio, il brusio si spezza interrotto solo da condoglianze, condoglianze.<\/p>\n\n\n\n<p>Che significa questa parola?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La nonna lo guida verso la prima panca. L\u00ec, seduta come una macchia scura, c&#8217;\u00e8 sua madre. Non la vede dal giorno prima, da quando lo ha esiliato dalla nonna. Ha i capelli tirati indietro, il viso scavato pi\u00f9 bianco del solito. Le labbra si muovono senza suono e le mani incrociate in un rosario di cocchi neri che scivolano lenti tra le dita, un grano dopo l\u2019altro, come se contasse il tempo fermo. Non sembra lei: \u00e8 una statua vestita a lutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVa a sederti vicino a lei\u00bb, dice la nonna e lo spinge dolcemente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La madre lo tira a s\u00e9 con un gesto rapido, istintivo. Lo stringe contro il fianco e lo incastra sotto l\u2019ascella, gli preme la testa contro la giacca nera, ancora rigida di stiratura affondandogli il viso nel tessuto freddo, nel profumo familiare. Schiena curva, spalle larghe, ginocchia appena divaricate per tenerlo dietro appoggiato alla panca. Il suo corpo vuole essere barriera; ma quel legno non si pu\u00f2 coprire, non si pu\u00f2 ignorare. Obbliga gli occhi a fermarsi e guardare. E lui guarda e vede.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 al centro esatto della chiesa: si stende lunga, lucida come un\u2019isola nera nel mare di marmo, \u00e8 l\u00ec, sotto l\u2019altare dove di solito c\u2019\u00e8 solo il bianco del lino e l\u2019oro dei candelabri, \u00e8 l\u00ec che incombe alta sul punto in cui tutti gli sguardi convergono, in cui si spezzano le frasi e arriva il pianto. Scura, compatta, immobile. \u00c8 la bara di suo padre, troppo piccola per lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riesce a smettere di pensare alla posizione del suo corpo con le braccia cos\u00ec lunghe e le gambe che arrivavano ovunque. Com\u2019\u00e8 possibile che possa stare tutto l\u00ec dentro stretto, stretto? Ha il cuscino? Ha paura?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti in piedi. Entra il prete. Ha una veste bianca con una striscia viola che gli scende dritta fino ai piedi. Le sue mani larghe si aprono nell\u2019aria come ali.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPreghiamo insieme.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La sua voce arriva amplificata dal microfono che fischia contro le vetrate della chiesa. Non ammette repliche imponendo quando alzarsi e sedersi. Ma chi \u00e8? Chi \u00e8 quell\u2019uomo che parla di suo padre, lo chiama fratello, padre, amico, come se l&#8217;avesse conosciuto? Che ne sa della sua risata che finiva sempre con la tosse. Che ne sa delle corse in corridoio, del suo fiato corto e delle mani grandi che lo sollevavano nonostante la stanchezza. Che ne sa delle favole inventate cambiando voci ai personaggi o dei loro pantaloni arrotolati alle ginocchia nell\u2019acqua gelida del fiume rincorrendo un pesce furbo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quella voce estranea \u00e8 troppo fredda, quei canti dolorosi troppo alti. Si arrampicano fino al soffitto e ricadono gi\u00f9 pi\u00f9 pesanti. E quell\u2019organo che vibra nelle ossa e risale gonfio dentro il petto. Vuole alzarsi e dire a tutti:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abState zitti, se pap\u00e0 bussa da l\u00ec dentro non si sente. State zitti.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la voce resta chiusa nella gola. Cerca aria. Il colletto della camicia \u00e8 troppo stretto, la presa della madre troppo calda e quell\u2019aria troppo densa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non decide ma succede. Si alza in piedi districando quell\u2019abbraccio, scomponendo quel bottone e poi fugge, corre fuori. Sul gradino della chiesa si trattiene. L\u2019aria \u00e8 nuda e inizia a respirare.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla folla radunata nel piazzale esce Pietro, un compagno di partite con cui gioca. Instancabile, sempre pronto a ripartire anche quando tutti gli altri sono seduti, lui continua ad inseguire la sua palla. \u00c8 pi\u00f9 piccolo di lui di una testa, ma sta dritto allungando il suo corpo. Ha occhi svegli che vedono anche quello che gli adulti nascondono. Non sa mentire perch\u00e9 non sa piegare le parole. Dice solo ci\u00f2 che sente, senza veli. Esce dritta quella frase, come un sasso la parola:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEh Ferdin\u00e0\u2026 mi dispiace che tuo padre \u00e8 morto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>E lui la sente. Finalmente. Morto. Morto.<\/p>\n\n\n\n<p>La verit\u00e0 nuda e cruda senza incenso, senza organo, senza canti. La verit\u00e0 chiamata col suo nome nella bocca di un bambino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon \u00e8 vero\u00bb, dice. Il petto si alza e si abbassa troppo in fretta. L\u2019aria entra a strappi e brucia nei polmoni. \u00abNon \u00e8 vero.\u00bb ripete. Deglutisce ma non basta. Corre a casa. Corre con le gambe pi\u00f9 leggere della paura e il cuore pi\u00f9 pesante del suo corpo, ogni passo un colpo secco che risale alle ginocchia. Corre come se l\u2019aria potesse diventare acqua e lavarlo via da dentro. Corre per non pensare, per non vedere, per non sentire la voce del prete, il silenzio della madre, le parole di Pietro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti a casa suo nonno si regge sul bastone, si piega e allarga le braccia per accoglierlo ma lui lo scansa. Corre ancora nelle corse in corridoio con suo padre, cercando la risata che esplode alla fine e le braccia aperte che lo sollevano. Corre ma da solo. Corre e non si ferma, senza voltarsi. Sempre avanti. Sempre via.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche adesso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche dopo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche sempre.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59079\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59079\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 successo un gioved\u00ec. 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