{"id":59042,"date":"2026-04-21T19:16:43","date_gmt":"2026-04-21T18:16:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59042"},"modified":"2026-04-21T19:16:44","modified_gmt":"2026-04-21T18:16:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-fiori-dombra-per-due-vite-di-luca-baiada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59042","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Fiori d\u2019ombra per due vite&#8221; di Luca Baiada"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\">Da un\u2019ampia fessura si staglia una lama di luce opaca, polverosa. Una luce che sembra palpabile. Arrivano rumori frammentati, taglienti, anche grevi e umidi. Si mischiano a grida di gioia, a scrosci di pianti lontani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lui \u00e8 seduto su uno sgabello, ha la schiena appoggiata a un muro scrostato. Da un lato ha un cunicolo stretto che scende e si torce, davanti a s\u00e9 un fagotto di qualcosa, accanto c\u2019\u00e8 un secchio col manico spezzato. Il pavimento \u00e8 scuro, malmesso, impregnato di sporco e di grasso. Lei \u00e8 appoggiata al muro opposto, i capelli raccolti sotto il velo, il viso giovanissimo. Ha le mani sotto un grembiule, composte. Lo guarda tesa:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abIl momento \u00e8 venuto. Non trovi le parole neanche tu? Sai, in fondo, non sono sicura che tu mi abbia mai detto cosa pensi. Voglio dire, cosa pensi di tutto questo. E di noi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lui si assesta appena, il corpo contratto. \u00c8 avvolto in panni rimediati. I pantaloni, si vede che un tempo furono buoni. La camicia \u00e8 fuori misura, sopra indossa brandelli di maglie da donna, cuciti insieme alla meglio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abLa guardia vuole fare conversazione col prigioniero?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abSmetti di fare lo stupido. Verranno a prenderti, dovr\u00f2 darti in consegna. Non potr\u00f2 accompagnarti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Da fuori viene il suono di un fischio secco. Lei:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abSono loro, stanno cominciando il giro, sanno che sei qui\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Si sente una voce, da fuori:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abControllo di sicurezza!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lei grida un numero, senza uscire. L\u2019uomo alza gli occhi e fa un vago sorriso:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abNumeri, certo. Anche mio nonno era un numero. Lo sai, dove, vero?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lei lo guarda fisso:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abAnche mio cugino, preso di notte a Jenin: un numero, scritto sulla schiena. E un altro a Jabalya con gli arresti di massa, e altri ancora. Arrestati, processati quando c\u2019\u00e8 stato un processo; altrimenti galera senza giudizio. E botte e fame e sete. E molti non tornano. Numeri sulla schiena, sul polso, sui cartellini legati addosso, come il bestiame. E se vuoi continuare a fare i confronti, possono durare un altro anno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abE tutto il resto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il viso di lei si schiarisce. Esita, poi la voce si fa accogliente:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abIl resto \u00e8 piaciuto a tutti e due. E il numero qui non \u00e8 il tuo, \u00e8 mio. Un sistema di controllo su ogni posto di custodia. Solo per i punti di transito, sono pi\u00f9 vicini alle uscite; per questo prima non li sentivi: stavi gi\u00f9. Un numero che varia, per precauzione. Ma non chiedermi in che modo cambia. Non te lo direi neanche sotto tortura. E noi lo sappiamo, che sapete costringere a parlare. Come dicono, i vostri tribunali? Moderate pressioni, mi sembra. Tutto legale. Ma la legalit\u00e0, \u00e8 la vostra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abS\u00ec, pressioni. Ma quando ti piace farti premere, allora tu\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abBasta! Oggi, proprio oggi, vuoi essere volgare o sincero? Oggi per la prima volta?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abSincero. Mi mancherai. So molto, non tutto. Voglio dire, di te. Mi ero abituato a vederti quasi nel buio. Ma con una luce nella mente, nelle parole. Adesso basta quella di una fessura sul mondo, e di colpo sei pi\u00f9 bella di prima\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abNon c\u2019\u00e8 il mondo, l\u00e0 fuori, ci sono macerie e cadaveri. Li chiameremo eroi. Alcuni sono eroi davvero, altri\u2026\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abAltri? altri cosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abAltri non lo so. Ci sono persone della mia famiglia, sotto, e gli altri sono affamati e in fuga, chiss\u00e0 dove. E forse, viva o morta, l\u00e0 fuori c\u2019\u00e8 tua moglie\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">L\u2019uomo abbassa gli occhi, sembra che si guardi i piedi, avvolti in stracci e cuoio. Si alza stirandosi, si mostra in tutta la statura, pi\u00f9 alto di lei. Le va incontro. Lei si irrigidisce:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abFermo!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abHai paura, ora che me ne vado?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abNo. Puzzi pi\u00f9 del solito. Peggio di un caprone\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Scoppiano a ridere. Fragorosi, come bambini. Si abbracciano forte, si tempestano di baci, a lei cade il velo, si infilano le dita nei capelli unti, l\u2019uno con l\u2019altra. Si stringono come se volessero fondersi, senza sentire il marcio unto e terroso intorno a loro. Lui scatta all\u2019indietro:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abCos\u2019hai l\u00ec?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abAncora la pistola, lo sai. Sono le regole\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lui torna a sedere. Al muro, come prima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abMia moglie, s\u00ec. Te l\u2019ho detto, bambini niente, voglio dire non ancora. Per il resto, non so. Sarei riuscito meglio a riflettere se avessi potuto scrivere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abHo diviso con te quello che c\u2019era da mangiare, se si pu\u00f2 chiamare mangiare. Volevi anche carta e penna? O preferivi un laptop? Potevi mandare tutto a memoria, sai? Tanti di noi lo fanno, nelle vostre galere. Mandano a memoria anche i vostri nomi, quando parlate tra voi fra una tortura e l\u2019altra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abCi sono rabbini che mandano a memoria il Talmud, c\u2019erano ebrei nei Lager che mandavano a memoria poesie, musiche. Nel ghetto di Varsavia\u2026\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abZitto, viene qualcuno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Un suono leggero e confuso, cade qualche pietra, si sentono pezzi di macerie smossi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lui, a bassa voce:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abPotrebbe essere un gatto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lei, quasi impercettibile:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abChe ridere. Credi che ce ne siano ancora? Secondo me abbiamo mangiato gli ultimi molto tempo fa!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abPer questo facevi le fusa, ogni volta che\u2026?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Trattengono a stento le risa. Fissi, gli occhi negli occhi, scintille ardenti nel chiaroscuro. Si bloccano quando una voce dura riempie la penombra:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abNasrin! Mi mandano a dirti che \u00e8 ora! Lui vale pi\u00f9 di cinquanta dei nostri. Deve arrivare intero. Fra poco viene Ruwaida. Si aspetta da te il nuovo numero di sicurezza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Si sentono ancora passi, sempre pi\u00f9 fiochi, intermittenti, sino a che scompaiono. Lei:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abGuarda che quello non scherza. Quando sarai con lui, riga dritto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lui si alza, prende il secchio e ci guarda dentro:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abMa lo sai che quest\u2019acqua \u00e8 uno schifo? Andrebbe appena bene per lavare stracci, e invece. Ma adesso basta. Lo vedi: sono cos\u00ec confuso che a parlare di noi non ci riesco\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abFinalmente il prigioniero di gran prezzo parla da uomo e non da guerriero. Il figlio del padrone balbetta davanti alla figlia della schiava?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Da un lato viene una voce. A parlare \u00e8 una donna tozza, quadrata, avvolta in vestiti scuri, che di colpo si stacca dal buio:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abNasrin, rimettiti il velo sui capelli!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lei si volta di scatto verso l\u2019angolo morto e scuro, atterrita:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abRuwaida, da dove vieni fuori? Qui\u2026 \u00e8 passato tuo marito. Sai che la consegna tocca a me, vero?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abSo tutto. C\u2019\u00e8 un altro passaggio, l\u2019hanno aperto i bombardamenti tre mesi fa. E non mi serve il numero di sicurezza, vedi? Ti ho trovata, ti riconosco e ti vedo. So tutto da tempo. Ho il doppio dei tuoi anni, ho figli grandi, cosa credevi di nascondermi, bambina? E quello, so anche chi \u00e8\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nasrin vorrebbe spiegarsi, ma riesce solo a sorridere. Ruwaida prosegue, impietrita ma con voce tranquilla:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abIn famiglia ha almeno due poliziotti e un funzionario, che probabilmente \u00e8 nel Mossad. Per questo l\u2019avevano dato ad Ahmed, uno dei migliori. \u00c8 morto troppo presto, Ahmed. \u00c8 gi\u00e0 un anno. E c\u2019\u00e8 stato bisogno di te. Il rischio era calcolato. Adesso te lo porteranno via, e di morte l\u00e0 fuori ce n\u2019\u00e8 abbastanza cos\u00ec. Anche se ho voglia di strozzarlo con le mani. Insomma, cosa sto a parlare? Salutatevi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nasrin stringe un po\u2019 le spalle, ora ha un sorriso infinito:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abRuwaida, dobbiamo salutarci davanti a te? Sar\u00f2 bambina, forse, ma lo sei stata anche tu. Prova a ricordarti cos\u2019era, dai. Non puoi lasciarci soli?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ruwaida non si muove:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abCi sono metri di macerie coi corpi dentro, sono sotto di noi e anche sopra. Invece la tua testa \u00e8 piccola e vuota. Mi vuoi far entrare nei cunicoli per farti un favore? O vuoi che esca fuori senza di lui? Ci sarebbero sospetti, domande. Salutatevi e basta. Se proprio vuoi che non ascolti, ripeter\u00f2 a voce bassa qualcosa di Abu Shawish. Lo sai che l\u2019avevo conosciuto? Un altro martire. La poesia mi aiuter\u00e0 a non sentire quanto sei sciocca\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ruwaida si volta e comincia a recitare, scandendo convinta. Lui si avvicina a Nasrin, non riesce a togliere gli occhi da lei:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abTutto quello che ti ho detto, in questi giorni infiniti, in queste ore tremende e meravigliose, \u00e8 tutto vero, tutto. Se hai sentito che c\u2019erano polvere e grasso, sabbia e melma fra i nostri corpi, hai sbagliato. Per me erano stelle, stelle in fondo alla terra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nasrin:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abLa terra che \u00e8 di tutti, quando ci si ama. E no, n\u00e9 sabbia n\u00e9 sporco ho sentito, solo il tuo corpo che era mio, mio da tenerlo per sempre, mio da essere sua senza fine. Se mai una donna ti dir\u00e0 il suo amore, da domani in poi, credimi: non sar\u00e0 mai come il mio. Io, custode sotterranea, che ti ho nutrito col mio poco pane e tutta me stessa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">I versi sulle labbra di Ruwaida si fanno pi\u00f9 alti, pi\u00f9 ritmici e densi. Lui mormora:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abTi ricordi, quel giorno? Le bombe cadevano vicinissime, noi tremavamo insieme alla terra, al cemento che scricchiolava, alla polvere che ci vestiva\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nasrin:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abEra solo polvere, per noi l\u00e0 sotto, e la polvere non uccide. Credevi, che fosse giorno; invece era notte: le mie vicine di casa, le mie compagne di studi dormivano sopra, in tende di stracci e sacchi di plastica. In una sola notte, proprio quella, ne morirono otto. Spero che si siano spente in un attimo, che non siano state sepolte vive per poi soffocare come topi impazziti. Non lo sapr\u00f2 mai. E sotto, nelle viscere della terra, s\u00ec, quella notte ti amavo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ruwaida continua a dire versi, ma adesso scuote il capo, digrigna i denti. Nasrin prende qualcosa e mette tutto nelle mani di lui:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abI tuoi documenti, ci\u00f2 che avevi. L\u2019orologio, beh, serviva a uno dei nostri. Il cellulare c\u2019\u00e8 ma senza scheda\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Si sente un lungo fischio, da fuori. Nasrin si irrigidisce:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abSono loro, \u00e8 il momento che ho temuto di pi\u00f9. Devi andare, tornare a ci\u00f2 che \u00e8 tuo. Sai una cosa? Mi sarebbe piaciuto lasciarti una fotografia. Insomma, dai, capisci? Una fotografia di me\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lui si morde le labbra secche, si stringe le mani nelle mani, alza le spalle. Non sa dove guardare. Sibila:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abMi sa che ce l\u2019ho, la tua foto. Anche se non dovevo dirtelo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abLo so che ce l\u2019hai, anche se dovevo far finta di non saperlo. Ma volevo dire, insomma, non quella. Una vera. Una foto\u2026 una foto carina\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ruwaida ha smesso, ora \u00e8 in silenzio e resta voltata dall\u2019altra parte, ferma come una rupe. Lui guarda sbigottito, prova a riflettere:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abQuando l\u2019hai saputo?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abNon c\u2019\u00e8 tempo per spiegarlo. Ma dovevi aspettartelo, che provassi. Pensi che in un cunicolo una donna smetta di essere donna? Ho provato, ecco tutto, l\u2019ho acceso e so cosa \u00e8 successo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lui si scuote appena, la guarda timido:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00ab\u00c8 una funzione automatica, non potevo disinstallarla. Se qualcuno prova a entrare senza password, il cellulare scatta una foto, senza flash e senza rumore, cattura l\u2019immagine anche al buio e la conserva in memoria. Insomma, ci sei dentro tu, pare. Chiss\u00e0 che musino hai. La tua impronta, tutta per me: le guance di una cerbiatta ladruncola, gli occhioni golosi, due labbra sbigottite e le dita appiccicate sullo schermo. Sono le labbra che ho morso nella polvere, le dita di burro che conoscono il mio naso e il mio petto. Voglio vederti in quella foto, la guardiamo insieme subito?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Si sente un altro fischio, pi\u00f9 lungo, imperioso. Lui si mette il cellulare sotto la camicia, velocemente, e fa due passi verso il pulviscolo di luce opaca. Nasrin grida un numero e:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abSta per uscire!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ruwaida adesso si \u00e8 voltata verso di loro, \u00e8 vicina, nella mano scintilla una lama:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abResta dove sei! Ordini o non ordini, io ho perso due fratelli e una nuora, per colpa degli assassini furbi come te\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Di scatto, anche Nasrin si volta, ma verso di lei, e punta la pistola:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abAnche noi bambine sappiamo sparare. Devi saperlo. Mi hai insegnato tu. Non muoverti, Ruwaida. Lui esce, io e te restiamo qui. E stai zitta. Zitta, capito?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ruwaida non si muove e abbassa la voce:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abSai cosa pu\u00f2 costarti? Sai chi \u00e8 mio marito, no?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abSo che prima tocca a te. Il secondo colpo \u00e8 per me. Ma lui \u00e8 consegnato a Israele, vivo, e tanti dei nostri tornano. Due donne in meno, e si dir\u00e0 che sono vittime, combattenti, non importa. Lui esce vivo\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ruwaida lascia cadere il pugnale. Drizza la schiena, gonfia il petto. Lo sguardo \u00e8 inchiodato su Nasrin ma non \u00e8 di paura. Il viso ha una piega inesplicabile, sembra guardare lontano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Adesso i due si baciano, tremano come foglie, le mani si sfiorano, vogliono sciogliersi insieme. Sono mani col solo dorso, ora, un dorso fatto ruvido dalla polvere e dallo sporco, mani unite, dita intrecciate, calde come l\u2019ombra e segrete come notti senza numero e senza mai l\u2019alba. Poi si staccano. Lui esce, sparisce in un attimo in quella luce densa, che vista da dentro sembra un irreale bagliore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nasrin ha il viso segnato da lacrime cos\u00ec grosse e unte che le rigano il volto come insetti. Guarda Ruwaida, sente nelle ossa un terrore di ghiaccio. La sua ora \u00e8 arrivata. Invece Ruwaida sorride:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abL\u2019avresti fatto davvero?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nasrin \u00e8 confusa:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abS\u00ec, perdonami\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ruwaida si china, lentamente, da donna forte e matura. Poi si rialza:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abBeh, questo lo riprendo, \u00e8 affilato e fa male. Non come la pistola che hai in mano. Ti ho insegnato a sparare, s\u00ec, bambina. Ma l\u2019arma, poi, te l\u2019ho data con le munizioni che non funzionano. Di quelle buone, che te ne facevi? Poteva disarmarti, tentare qualcosa. Ma sapeva che non sarebbe riuscito a tornare su, senza di te. Comunque fuori ci siamo noi, oppure le bombe dei suoi che gettano morte su tutto, senza distinguere. Solo a casa mia, sono quattro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abDue fratelli e tua nuora, lo so. Ma\u2026?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La donna freme, si increspa come un\u2019onda, la voce diventa un cupo ruggito:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abMia nuora era al sesto mese. A volte stare nei cunicoli serve a non vedere il peggio. Troppe cose, non sai, troppe\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nasrin ascolta appena. Assorta, punta la pistola verso il pavimento. Si sente solo lo scatto misero del percussore:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abRuwaida, adesso non ci capisco pi\u00f9 niente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ruwaida mette via il pugnale, il suo abito lo ingoia come un oggetto qualsiasi. Ora si sistema le pieghe, tranquilla:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u2013 \u00abMi sei piaciuta, Nasrin. Chi \u00e8 capace di scegliere, di rischiare, sa anche ubbidire davvero, sino in fondo. Penso che mio marito ti proporr\u00e0 per un nuovo incarico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lo stesso giorno, l\u2019uomo sale sul pulmino israeliano. Dopo un saluto e qualche domanda gli chiedono il cellulare, per mandare a Tel Aviv le immagini che ha scattato automaticamente dentro i nascondigli, nei cunicoli, nelle celle. Vogliono i volti dei carcerieri, dei combattenti, dei fiancheggiatori e dei familiari, uno per uno. Anche le donne, anche i bambini, tutti. Un giorno, non si sa quando: occhio per occhio, dente per dente. E subito, ogni volto serve per i sistemi di controllo: dispositivi integrati fatti di dati, tecnologie di riconoscimento, rilevazione aerea, che usando l\u2019intelligenza artificiale conformano la vita e impartiscono la morte. Lui dice di non averlo, il cellulare, ed \u00e8 vero. Dice che non gli \u00e8 stato restituito, e questo no, non \u00e8 vero. Durante il trasferimento l\u2019ha fatto scivolare fra le pietre del sentiero, uno dei mille sentieri che solcano il mare di macerie che un tempo fu Gaza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Un giorno, fra le rovine spazzate via per fare di Gaza non si sa cosa, anche un cellulare sar\u00e0 stritolato; osceno rifiuto, come ci\u00f2 che resta dei corpi. Dentro c\u2019\u00e8 un viso vispo, curioso; il viso di una ragazza palestinese che vuole affacciarsi sul mondo di un uomo, vuole rubargli il cuore e donargliene due, vuole restare uniti per sempre. E c\u2019\u00e8 anche un messaggio registrato da lui, a voce bassa, prima di lasciarlo cadere dalla camicia. Parole d\u2019amore che qui lasciamo sepolte, parole distillate dal buio e dai sensi, un anno sottoterra. Parole che solo cos\u00ec, da quelle tenebre, volano via.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59042\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59042\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da un\u2019ampia fessura si staglia una lama di luce opaca, polverosa. 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