{"id":59022,"date":"2026-04-21T10:20:37","date_gmt":"2026-04-21T09:20:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59022"},"modified":"2026-04-21T10:20:38","modified_gmt":"2026-04-21T09:20:38","slug":"premio-racconti-per-corti-2026-il-corpo-che-resta-di-massimiliano-romitelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59022","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2026 &#8220;Il corpo che resta&#8221; di Massimiliano Romitelli"},"content":{"rendered":"\n<p>Ore sette.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo leggo sul pc, impresso nel desktop.<\/p>\n\n\n\n<p>Di lato, un primo raggio di sole colpisce la gigantografia della parete: un surfista abbronzato tra le onde. sono io, qualche anno fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Resto a fissare nella penombra. Il soffitto bianco opaco. Una coppa sulla servante: \u00abA Tito, primo classificato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla cucina arriva lo scatto del gas. Martina sta preparando la colazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la mia factotum di casa. Da qualche tempo il suo sorriso non regge pi\u00f9: le pieghe della bocca e i muscoli del viso vanno ognuna per conto proprio, in disaccordo con gli occhi. Chiederle perch\u00e9 significherebbe oltrepassare un confine. Cos\u00ec restiamo nel rituale: \u00ab Come stai? Ti serve qualcosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Con lei la giornata prende un ritmo. Un affetto minimo e necessario.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi mi aggiorna su tutto, o quasi, quello che succede nel condominio. Pi\u00f9 pettegolezzi che altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ieri, per esempio:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSai Tito, ho incontrato la nuova vicina. Un bel tipo, insegna pianoforte al conservatorio. Che ne dici, uno di questi giorni la invitiamo? Una controllatina al tuo piano non farebbe male, \u00e8 fermo da parecchio.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Non le ho risposto.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei, per fortuna, non se ne \u00e8 accorta. O ha fatto finta. Tanto decide sempre da sola.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono abbastanza ricco.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi quarant\u2019anni, una laurea in architettura, un appartamento di propriet\u00e0 e una collezione ordinata di amori tormentati . Ma quello che continua a sanguinare ha un nome: Margherita.<\/p>\n\n\n\n<p>Ore dieci.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho voglia di alzarmi, se non fosse per la vasca idromassaggio, nuova di zecca. Comfort totale, progettata sulle mie esigenze. Un amico di universit\u00e0 l\u2019ha disegnata su misura.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte mi sorprende la gentilezza che ricevo: un tempo mi metteva a disagio, oggi la accolgo come si accetta qualcosa che non si merita del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Immerso nell\u2019acqua calda, guardo le bolle salire. Non sento vibrare il mio corpo. Dovr\u00f2 dire a Martina di chiamare l\u2019idraulico.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi rilasso e guardo i fregi del soffitto per la prima volta. Gocce dorate incastonate nel blu cobalto. Forse le ho comprate in un viaggio in Marocco, o forse me lo sto raccontando adesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Cambiare angolazione basta a spostare tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi lascio andare a una melodia che entra e picchia lieve nel mio padiglione auricolare. Arriva dall\u2019appartamento accanto. Un pianoforte, forse a coda.<\/p>\n\n\n\n<p>La cassa di risonanza gonfia il vuoto: niente mobili, solo eco.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripenso a Martina, a una frase buttata l\u00ec qualche giorno fa. E alla nuova inquilina. La musicista.<\/p>\n\n\n\n<p>Le note di Experience mi tirano fuori, come Teseo che segue il filo d\u2019Arianna.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi si addensano in testa , spingono. Ho voglia di vederla.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora bagnato, mi stringo un asciugamano verde alla vita. Strizzo i capelli, preparo una scusa qualsiasi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono rimasto chiuso fuori, potrei dire.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul pianerottolo il portone \u00e8 socchiuso. Identico al mio. Lo spingo col braccio di lato. Cammino sulle punte. Le orme d\u2019acqua si stampano sul parquet.<\/p>\n\n\n\n<p>Seguo la musica. Mi porta in salotto. Inciampo. Un pacco cede sotto il piede, il corpo va avanti da solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tonfo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suono rimbalza sulle pareti nude e la musica si spezza, come un nastro strappato via. Silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi una voce, da dentro:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019 ultima scatola, quella con la C\u2026segnata a pennarello, la metta in cucina, per favore.\u00bb Resto fermo un secondo di troppo, con l\u2019asciugamano che scivola.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi annuisco a nessuno e sollevo il pacco. Cartone ruvido, nastro tirato male.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo porto dove mi ha detto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sapendo cosa fare, eseguo. E mi dirigo verso la cucina. Torno nel soggiorno e mi affaccio da met\u00e0 porta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abScusa\u2026 abito accanto. Ho visto la porta aperta e volevo chiederti un favore.\u00bb Mi guarda.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sembra sorpresa. N\u00e9 infastidita. Solo divertita.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sguardo scende lento dall\u2019asciugamano ai piedi bagnati. Alle gocce sul parquet.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi torna su.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDicevi?\u00bb Deglutisco.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab No\u2026 cio\u00e8, sono rimasto chiuso fuori. Pensavo\u2026 magari dal tuo balcone?\u00bb Mi sento ridicolo mentre lo dico. Mezzo nudo. In casa d\u2019altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei si alza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pianoforte resta dietro di lei, aperto come una bocca. Fa un passo. Poi un altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Cammina lenta, senza fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>I capelli si spostano appena quando inclina il capo. Sorride.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBugiardo\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La parola non \u00e8 un\u2019accusa. \u00c8 quasi una carezza. Arrossisco: \u00abNon capisco.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Si avvicina ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso \u00e8 troppo vicina perch\u00e9 io riesca a pensare con ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDa quanto tempo vivi qui?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Detta cos\u00ec, a bassa voce, sembra un\u2019altra domanda.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDieci anni\u00bb lo dico e gi\u00e0 so che \u00e8 la risposta sbagliata.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei inclina appena il capo, come per ascoltare meglio una bugia che conosce gi\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn questo palazzo non ci sono balconi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Pausa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAllora dimmi la verit\u00e0.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo sguardo resta fermo su di me. Curioso. Non giudica. Mi studia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sento qualche goccia d\u2019acqua scendere lungo la schiena, infilarsi sotto l\u2019asciugamano. Un rivolo arriva al ginocchio e cade sul parquet.<\/p>\n\n\n\n<p>Tic.<\/p>\n\n\n\n<p>Alzo le mani, arrendendomi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEro in vasca. Ho sentito una musica \u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Non servirebbe aggiungere altro, ma continuo lo stesso:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMi ha preso. Quando sono uscito, la porta era aperta. Sono entrato.\u00bb Un angolo della sua bocca si muove.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE\u2019 una scusa assurda.\u00bb Fa un passo verso di me.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer\u00f2 mi piace.\u00bb Silenzio breve.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDimmi una cosa\u2026 che ne pensi della vicina che suona Einaudi.\u00bb La domanda mi attraversa. Capisco tardi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE\u2019 \u2026\u00bb esito un attimo, poi salto. \u00ab\u00c8 bellissima.\u00bb Adesso sorride davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSono Isa\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi tende la mano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTito.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La stringo. La sua pelle \u00e8 calda. La mia bagnata. Per un istante resta qualcosa. Una scossa breve. Trattenuta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVuoi un caff\u00e8?\u00bb Annuisco.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardo il salone. Grande, quasi vuoto. Solo il pianoforte al centro.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando torna \u00e8 a piedi nudi. Una vestaglia bianca di seta. In controluce sembra nuda. Mi passa la tazzina tra le mani. Ci soffia sopra: \u00abAttento, brucia.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Sento l\u2019aroma del caff\u00e8. E quello, pi\u00f9 sottile, dell\u2019intrigo.<\/p>\n\n\n\n<p>Scivolo senza accorgermene. Isa si avvicina.<\/p>\n\n\n\n<p>Appoggia l\u2019orecchio al mio petto, resta un istante. Come se stesse ascoltando qualcosa che io non sento. Le dita scorrono sulle spalle. Lente. Poi pi\u00f9 sicure.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nodo della vestaglia cede quasi da solo. Il tessuto si apre appena.<\/p>\n\n\n\n<p>Non abbastanza per vedere. Abbastanza per immaginare. Solleva il viso.<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi occhi non chiedono.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi prende il labbro inferiore tra i suoi. Piano. Poi pi\u00f9 forte.<\/p>\n\n\n\n<p>Il respiro cambia ritmo. Si spezza. Si rincorre.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mani cercano. Trovano pelle. Calore. Un punto dove fermarsi. E non fermarsi pi\u00f9. La musica continua. Lontana.<\/p>\n\n\n\n<p>O forse dentro la testa. Il mondo si stringe.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 solo il contatto. Il peso. Il calore che cresce. Poi qualcosa accelera.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mani diventano fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il respiro corto. L\u2019aria non basta pi\u00f9. La stanza si piega.<\/p>\n\n\n\n<p>I contorni si sciolgono. Acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Fredda.<\/p>\n\n\n\n<p>Troppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cuore martella contro qualcosa che non risponde. La luce si rompe in frammenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Una voce. Lontana. Come da un\u2019altra stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ore venti.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ritrovo sul letto della mia stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Un uomo in camice \u00e8 seduto di lato. Scrive qualcosa senza guardarmi davvero. Martina non sta ferma un secondo. Cammina avanti e indietro, le braccia sono strette al petto.<\/p>\n\n\n\n<p>Provo a parlare .<\/p>\n\n\n\n<p>La voce non esce. Solo aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dottore mi punta una luce in faccia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMi sente?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Annuisco. O almeno credo. Martina si avvicina di scatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Si china su di me. I capelli mi sfiorano la guancia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEhi\u2026 ci sei?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Chiudo gli occhi un\u2019istante.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando li riapro, resta solo un ronzio. E sotto, lontanissima, la musica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ore ventuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Suona il campanello. Passi nel corridoio.<\/p>\n\n\n\n<p>Una ragazza entra. Non la riconosco. Accenna un saluto. Si siede al piano. Mi d\u00e0 le spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>Le dita esitano un istante sopra i tasti. Poi scendono.<\/p>\n\n\n\n<p>La musica riempie la stanza. Non \u00e8 Isa.<\/p>\n\n\n\n<p>Isa \u00e8 rimasta l\u00ec dentro. Tra quelle note. Come se non fosse mai uscita.<\/p>\n\n\n\n<p>Io invece sono qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Fermo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono inchiodato a questo letto da due anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il corpo non risponde, Non si muove. Non chiede. Due anni cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo gli occhi, a volte. Il resto \u00e8 silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>La chiamano sindrome di Guillain-Barr\u00e8. Arriva piano. Dalle mani.<\/p>\n\n\n\n<p>E sale.<\/p>\n\n\n\n<p>Come acqua fredda.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando non hai pi\u00f9 un corpo da governare, ti resta quello che senti. E quello non puoi spegnerlo.<\/p>\n\n\n\n<p>La musica continua.<\/p>\n\n\n\n<p>Avr\u00f2 davanti forse un\u2019altra primavera.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino ad allora voglio trattenere tutto ci\u00f2 che una parola, un brano possono darmi. Anche se significa mettere a rischio il mio cuore che vuole vivere e morire d\u2019emozioni.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59022\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59022\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ore sette. 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