{"id":59004,"date":"2026-04-20T18:45:07","date_gmt":"2026-04-20T17:45:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59004"},"modified":"2026-04-20T18:45:08","modified_gmt":"2026-04-20T17:45:08","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026lanomalia-di-amir-tokmic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59004","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026&#8243;L&#8217;Anomalia&#8221; di Amir Tokmic"},"content":{"rendered":"\n<p>La nebbia si mangiava tutto: i cartelli, le auto parcheggiate di fronte al capannone. Alle 7:30 la sirena ha tagliato l\u2019aria e il mio turno \u00e8 iniziato. Compressore acceso, aspiratori a manetta. La giostra era gi\u00e0 carica di pezzi da verniciare.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena ho indossato la maschera, il mondo fuori \u00e8 scomparso. Sentivo solo il mio respiro affannoso e il ruggito della macchina che partiva. Ero l\u00ec, chiuso nel mio indumento bianco, un po&#8217; innocente all&#8217;inizio, ma destinato a diventare un altro scarto a fine giornata.<\/p>\n\n\n\n<p>I manufatti erano grezzi, sporchi. Ho impugnato la pistola e ho iniziato la magia. \u00c8 incredibile come basti uno strato di lucido per nascondere la ghisa porosa. Guardavo quel metallo cambiare faccia e pensavo che, in fondo, siamo tutti cos\u00ec: mostriamo al mondo la nostra vernice migliore, mentre sotto restiamo pezzi pieni di difetti. La giornata procedeva come stabilito dalla produzione. L&#8217;odore acido del solvente penetrava nella mascherina, un profumo a cui ormai l&#8217;olfatto aveva fatto l&#8217;abitudine. Alle 10:30 \u00e8 scattata la pausa: iniziava il rito dei dieci minuti, in cui il caff\u00e8 la faceva da padrone. Tenevo il bicchierino in mano, uscivo nel cortile, tornavo nel mondo. Osservavo la nebbia che svaniva come un brutto sogno; il silenzio regnava, disturbato solo a tratti dalle chiacchiere dei colleghi che fumavano una sigaretta. Quella breve interruzione era sempre un ritorno alla realt\u00e0. L&#8217;aroma del caff\u00e8 faceva svanire, per un po&#8217;, l&#8217;odore del diluente.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno mi pass\u00f2 davanti un pezzo diverso dal solito: era molto lucido, si intravedeva la mia sagoma, il mio viso coperto si rifletteva sulla superficie. La prima mano inizi\u00f2 ad aderire, poi passai la seconda, ma dopo un paio di ore fui richiamato per dare spiegazioni sull&#8217;accaduto. Si era creato un substrato di bollicine in superficie; era un&#8217;anomalia, come una di quelle telefonate improvvise che ricevi e che ti cambiano l\u2019esito della giornata. Il respiro si faceva sempre pi\u00f9 profondo, il sudore inumidiva la fronte e la tensione saliva. Il pezzo fu rimosso dal gancio e messo in disparte, in attesa di capirne il motivo. Eravamo abituati alle colature dovute alla distrazione, ma questo era diverso. Il colore copriva gli altri componenti che giungevano a me, ma il mio pensiero restava fisso su quelle dannate bollicine. Mi mangiava dentro la curiosit\u00e0 di capirne la causa. \u00c8 un po&#8217; come quando provi a nascondere una verit\u00e0 scomoda: puoi passarci sopra quanti strati vuoi, ma la tua coscienza trover\u00e0 sempre il modo di far risalire la bolla d&#8217;aria in superficie. Guardai ancora quel pezzo difettoso e, per la prima volta, non provai a correggerlo: in quel mare di perfezione industriale, quel piccolo errore era l&#8217;unica cosa che mi somigliava davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco dopo, la sirena ha suonato di nuovo, ma stavolta per liberarci. Ho riposto la pistola, lavato la pompa, spento il compressore e sfilato la maschera. Mi cambiai, lavai le mani e fissai il mio volto allo specchio: il rossore dei lacci della mascherina segnava ancora la pelle. Mentre uscivo dal capannone, la nebbia era ancora l\u00ec ad aspettarmi, pi\u00f9 cupa di prima. Mi ci sono immerso con un mezzo sorriso, lasciando che mi mangiasse di nuovo. In fondo, fuori da l\u00ec, siamo tutti pezzi difettosi che cercano solo lo strato di vernice giusto per confondersi nel grigio.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59004\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59004\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nebbia si mangiava tutto: i cartelli, le auto parcheggiate di fronte al capannone. 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