{"id":590,"date":"2009-02-06T12:48:04","date_gmt":"2009-02-06T11:48:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=590"},"modified":"2009-02-06T12:48:04","modified_gmt":"2009-02-06T11:48:04","slug":"i-libri-sono-treni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=590","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;I libri sono treni&#8221; di Giuseppe Autiero"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Ci dev\u2019essere qualcosa di tenero ed irrisolto, tra libri e treni. Nelle stazioni, prima di un lungo viaggio, sfogliamo il libro acquistato in edicola: lo annusiamo, leggiamo quarte di copertina. Allo stesso modo annusiamo gli scompartimenti, vediamo che compagnia ci toccher\u00e0 per lunghe ore: gente che si toglie scarpe o srotola involti unti di panini. Guai se ci capitasse un libro noioso, come un commesso che chiacchiera troppo, ci distrae dalla distrazione che cerchiamo nel libro. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Il viaggio \u00e8 l\u2019idea antica di vincere lo spazio col tempo, ed il tempo con un libro. Calvino direbbe di mettersi comodi (senza toglierci le scarpe, noi), di sfruttare i rumori d\u2019ambiente (il <em>ta-tang<\/em> delle ruote sui binari) per ritmare la lettura. Sollevare un attimo gli occhi a fine paragrafo, per sbirciare un paesaggio che corre indistinto, nuvole su monti. Sarebbe perfetto che la fine capitolo coincidesse con la sosta in una stazione: passare dalla pagina al nome di una citt\u00e0 su un cartello azzurro. Leggere \u00e8 un viaggio tra parole, tra stazioni di nomi: che bello se invece di Agropoli leggessimo Pietroburgo, Kandahar, Gare de Lyon. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Libri e treni sono accomunati dalla stessa sensazione: di qualcosa che potrebbe accadere, inaspettato e decisivo. Non \u00e8 il timore del deragliamento che ci d\u00e0 il batticuore, a vedere partire la nostra donna: ma l\u2019accelerazione della vita, e delle possibilit\u00e0. Come se la quotidianit\u00e0 venisse shakerata tra la foresta degli scambi e ne uscisse la combinazione imprevista, l\u2019incontro esiziale: quel bell\u2019uomo tenebroso si vede piombare addosso una ragazza sballottata dallo scartamento laterale \u2013occasione a sostegni, cortesie, chiacchiere, progetti di fuga insieme. Anna Karenina fin\u00ec come sappiamo solo perch\u00e9 aveva sbagliato altezza dai binari: doveva vedere correre la taiga da un vagone, per inventarsi un capitolo ennesimo, una soap-opera infinita e noiosa. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Fortuna che i libri come i viaggi finiscono, che ci sentiamo tacitamente autorizzati a dimenticarli non appena finiti: anche se segniamo di circoletti e NB le pagine decisive, se sottolineiamo. Che illusione: non ci sono mai riletture, lo shaker non ridar\u00e0 la stessa combinazione -quella ragazza seduta per ore di fronte a noi, che ci \u00e8 sfuggita scendendo ad Agropoli (ma come si fa a scendere in un posto cos\u00ec? perch\u00e9?) mai risalir\u00e0 nel nostro scompartimento. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">In un treno la vita \u00e8 esposta, squadernata nei capitoli di un libro: ed a leggerlo impieghiamo a pensarci lo stesso numero di ore \u2013una decina, da Paola a Milano Centrale, bastano a leggere <em>Viaggio al termine della notte<\/em>. Arrivati di notte, giunti alla notte dell\u2019ultima pagina, non siamo pi\u00f9 gli stessi. Un\u2019altra quotidianit\u00e0 ci prende, appena rimesso il piede sul marciapiede: alcuni buttano via il gialletto comprato alla stazione di partenza, come un quotidiano gualcito dalle ore, dai troppi passeggeri che ci hanno chiesto \u201cPosso dare un\u2019occhiata?\u201d. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Non c\u2019\u00e8 stato mai viaggio senza libro, per me. Andrej Bolkonskij \u00e8 morto poco prima che il controllore mi chiedesse il biglietto; ho lasciato per qualche minuto Jorge da Burgos a mangiare l\u2019<em>Ars Comica<\/em> di Aristotele per aiutare una coppia anziana a sistemare le valigie sulle reticelle. L\u2019Italia intera \u00e8 scorsa un metro sotto di me, tagliata dalle lame di rasoio di due binari, mentre leggevo di come Poirot si preparasse a dormire in treno, con il proteggibaffi. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Alcuni dormono, in viaggio: gli scarti laterali del convoglio, lo stridore dei freni, per loro sono solo un cambio nel ritmo del russare. Io inseguivo la vita, nei libri, mentre la vita mi scorreva accanto in stazioni e persone ed occasioni che si avvicendavano ignorate. E\u2019 una strana sensazione: perdersi qualcosa, tutto, illudendosi di tutto comprendere ed acquistare. E quando il treno rallenta, tra le brume sottili che sfocano i lampioni, imbucandosi nella gola immensa di Milano Centrale, io chiudo un ennesimo libro: mi ritrovo in un altro posto, a dovermi inventare un\u2019altra vita e quotidianit\u00e0, con l\u2019inutile e prezioso bagaglio di un altro libro letto. Me lo tengo stretto al petto (noi non lo butteremo, no, il C\u00e9line), indeciso se esso ci abbia caricato di una riserva d\u2019energia (fatta di ore ed emozioni) spendibile nell\u2019inumana frenetica citt\u00e0, oppure sia solo il reperto di uno spreco d\u2019ore.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Leggendo in treno, una volta, e giuro che \u00e8 successo davvero: potrei citare la presenza di almeno altri quattro maschi, nativi\u00a0italiani, imbarazzati e sconvolti, le cui generalit\u00e0 malauguratamente non ho appuntato; \u00e8 successo: che in uno scompartimento, sollevando gli occhi dal libro, vedessi che c\u2019era una giovane donna che leggeva <em>Il diavolo in corpo<\/em> di Radiguet. E lo vidi davvero, il diavolo. Lei in gonna, unica femmina presente, aveva spalancato le gambe, l\u2019incavo del retroginocchio (ci siamo capiti) destro accavallato su un bracciolo: mostrava l\u2019allarmante impudicizia degli slip, cos\u00ec, come a volte la vita ci si presenta svergognata e sconvolgente in certi libri. Un libro aperto non mima forse la stessa postura delle gambe aperte di una donna? <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">E che cosa faceva, lei? Cos\u2019altro avrebbe potuto fare, per mostrarsi devastante ed ingenua, leziosa ed intoccabile, per eccitare ma al tempo stesso tenere a distanza? Cosa poteva fare, se non <em>leggere<\/em> <em>un libro<\/em>? Quando lo chiuse, <em>paf<\/em>, osserv\u00f2 con deliziosa distrazione (quel leggero sfocamento e riallineamento dello sguardo) il cartello della stazione. Lesse <em>Agropoli<\/em> \u2013prese la valigetta, usc\u00ec, scese. Senza una parola sola. Ne aveva dette anche troppe, silenziose e feroci.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">La scena era durata per ore. Impossibile descrivere la tensione disumana, la sudorazione degli altri maschi; i loro continui movimenti sul sedile, ad attenuare le pressioni dei corpi cavernosi. Accavallavano le gambe, per nascondere l\u2019imbarazzo, non ci riuscivano, si disponevano di lato, ecc. Una tortura. E per tre ore filate, tante quante ce ne sono tra Paola ed Agropoli! <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Capii allora quanto \u00e8 difficile l\u2019urbanit\u00e0 di modi, la cortesia, il \u201cnonsifa\u201d, quando l\u2019offerta della vita \u00e8 cos\u00ec straziante, dirompente e diretta: quando il velo degli abiti, delle convenzioni civili, \u00e8 ridotto al minimo \u2013il tessuto leggero di uno slip. Ebbi pena per loro, sinceramente: si sforzavano di guardare il paesaggio, l\u2019orologio, di sfogliare le parole crociate, di lavorare su relazioni e fatture, di scartare panini unti, di chiudere gli occhi reclinandosi sui poggiatesta. Tutto invano: d\u2019un tratto, gli occhi si spalancavano, ed il loro sguardo tornava a calamitarsi l\u00e0, all\u2019Origine del Mondo. Come se guardare nel corridoio (<em>altrove<\/em>)<em> <\/em>sbadigliando fosse costato loro uno sforzo immane -un piccolo asteroide che tentasse di sfuggire all\u2019attrazione di un buco nero. Ma poi, l\u2019immensurabile gravit\u00e0 l\u2019aveva vinta: e tornavano a guardare <em>l\u00e0<\/em>, le bocche finto sbadiglianti restavano anchilosate nell\u2019icona classica del desiderio sbavante. Un ago che il polo nord riafferra imperioso.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Immaginavo il disprezzo che lei, leggendo, nutriva per quei maschietti infoiati ed impastoiati dalle convenzioni. Leggere libri in treno autorizza ad ogni sdegno e presunzione verso i compagni di viaggio, per chi legge la <em>Gazzetta<\/em><em> dello Sport<\/em> o <em>Gente<\/em>. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Per anni mi sono chiesto perch\u00e9 mai l\u2019avesse fatto. Una bella donna come lei, gambe lunghe e perfette, abbronzate (ripeto: \u00e8 successo davvero, nel mese di giugno del 1985): non avrebbe avuto affatto bisogno di quel gesto puttanesco, per far sbavare chiunque. Voleva semplicemente quel che otteneva: una tempesta ormonale compressa e dolorosa, sangue che si ammaccava nel divieto. Era come se l\u2019intenzione coincidesse con l\u2019ottenimento, ne fosse indistinguibile: addirittura, era sovvertito il rapporto di causa-effetto, la successione temporale. Lo sbavamento preventivo dei maschi a vederla sedere aveva evocato ed innescato l\u2019ulteriore provocazione. Un circolo che pi\u00f9 vizioso non si poteva. Sospetto che fosse una studiosa di antropologia, di sociologia criminale: che stesse verificando una qualche teoria sui freni inibitori maschili. Il libro che leggeva (di cui <em>chi mai <\/em>tranne me aveva notato il titolo) era adeguatissimo: l\u2019aveva scelto apposta, o meglio, il libro forse l\u2019aveva ispirata. Lei <em>era<\/em> un diavolo dotato di corpo. Giocava in modo sporco con l\u2019istinto maschile, lo scherniva. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Ma il suo piano fall\u00ec per un imprevedibile 20%. Perch\u00e9 c\u2019ero io, l\u00e0, tra<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>i cinque: io che leggevo. E non un<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>libro qualsiasi: leggevo Proust, <em>Dalla parte di Swann<\/em>. E sapevo, sapevo perch\u00e9 ce l\u2019avevo l\u00ec scritto e spiattellato sotto il muso, che nella vita la promessa di una donna \u00e8 malinconicamente vana: che \u201cla felicit\u00e0 non esiste e l\u2019amore \u00e8 senza speranza\u201d. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Leggere \u00e8 difendersi da quel che ti pu\u00f2 succedere in treno. Forse ti salva anche dai deragliamenti, dalle bombe dei fondamentalisti islamici. Ecco, una cosa cos\u00ec: una donna che ti esplode contemporaneamente nell\u2019anima e nei pantaloni, una scena allucinante ed irreale persino a raccontarla, poteva succedere solo in treno.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Lei not\u00f2 (sollevando gli occhi dal libro) che io non mi agitavo nei jeans, che mantenevo una perfetta postura (gambe accavallate) da gentiluomo inglese (esibivo un calzino ben attillato). Corse uno sguardo indicibile, tra noi (nessuna parola, ripeto: pensate questo: ore di silenzio perfetto in una situazione da cinema porno; pensate l\u2019impossibilit\u00e0 di dire cose come \u201cabbiamo recuperato il ritardo\u201d). Ci scrutammo per un istante, io al di sopra del mio libro, lei al di sopra del suo -come sull\u2019orlo di una complicit\u00e0, o di un\u2019avversione mortale. Le fiancate dei nostri libri ci proteggevano dal reciproco abbordaggio. Restai dalla parte di Swann, a leggere, e non col mio ago di bussola puntato al suo triangolo delle Bermuda. Sperai che il mio sorriso scafato, \u201cconscio di vanit\u00e0\u201d, fosse una vendetta ed una rivalsa della povera umanit\u00e0 maschile torturata nei 4\/5 dello scompartimento.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Allora ebbi la rivelazione decisiva di come fosse difficile tenere a bada la belva primitiva che ringhia in noi, apparentemente addormentata ma pronta a suggerire immediate violenze, stupri ripetuti come unica sensata consequenzialit\u00e0 a quello che non poteva che configurarsi come un <em>attacco<\/em>. (Sapete: la vita che chiede vita, il sangue sangue.) Poveracci. Ma il fatto era che, loro, non leggevano, in treno: per loro il treno era solo una cosa che li portava velocemente (a volte: lentamente, in ritardo) da un\u2019altra parte. Non un\u2019ordalia ed una possibilit\u00e0, quelle cose che ci aspettano spalancando un libro, delle cosce. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">E\u2019 dura, lo so, senza un libro, senza la sublimazione della letteratura: come resistere a quel che la vita ci presenta di drammatico ed irridente, senza <span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>il rifugio, la vigliaccheria e la forza di un libro dietro cui nascondersi e barricarsi? Che poi col libro si capiscano cose, diventiamo pi\u00f9 colti, \u00e8 tutto sommato irrilevante rispetto alla sua funzione primaria: vincere il tempo che sta vincendo lo spazio. Distrarci dalla gola immensa della morte che ci aspetta in fondo ai binari. Accompagnarci in quella corsa sferragliante e sballottante che \u00e8 la vita.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Il treno \u00e8 come un libro. In esso avvengono eventi magici, incredibili (l\u2019immagino, starete dicendo: non \u00e8 vero, ha fatto letteratura). Eventi tutto sommato inutili il pi\u00f9 delle volte, incompresi ed indicibili. Non li si pu\u00f2 dire, ma raccontare, cos\u00ec: a distanza d\u2019anni (di ventiquattro anni) e per iscritto. Con un altro racconto, quello che state finendo di leggere. Tra poco richiuderete il libro, indecisi tra una rivelazione ed una delusione. Allo stesso modo si scende qualche volta ad Agropoli, lasciandosi dietro possibilit\u00e0 inutili e misteriose.<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_590\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"590\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci dev\u2019essere qualcosa di tenero ed irrisolto, tra libri e treni. 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