{"id":58999,"date":"2026-04-20T20:35:32","date_gmt":"2026-04-20T19:35:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58999"},"modified":"2026-04-20T20:35:33","modified_gmt":"2026-04-20T19:35:33","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-il-treno-che-andava-piano-di-franco-miccolis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58999","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Il treno che andava piano&#8221; di Franco Miccolis"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Attraverso gli occhi di un bambino, il viaggio del Milite Ignoto da Aquileia a Roma diventa un percorso nella memoria collettiva di un Paese, dove il movimento lento di un treno unisce storia, dolore e identit\u00e0 in un\u2019unica esperienza condivisa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0 mi teneva la mano stretta da cos\u00ec tanto tempo che non sentivo pi\u00f9 le dita. Non glielo dissi, perch\u00e9 non era il momento di chiedere cose piccole. Era il 4 novembre 1921, eravamo in Piazza Venezia e io non avevo mai visto Roma cos\u00ec. Non era la Roma che correva, che gridava, che faceva rumore. Era una Roma ferma, come se qualcuno avesse chiesto a tutti di stare zitti, senza dirlo ad alta voce.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPap\u00e0, perch\u00e9 nessuno parla?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi guard\u00f2 subito. Guardava davanti, verso il bianco del monumento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9 oggi si ascolta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti a noi c\u2019era il monumento grande e bianco che pap\u00e0 chiamava Altare della Patria. Io lo avevo sempre visto da lontano, come una cosa enorme che non riguardava i bambini. Quel giorno, invece, sembrava pi\u00f9 vicino, come se si fosse spostato un poco verso di noi. Il marmo era cos\u00ec bianco che faceva male agli occhi. Le scale salivano larghe, una dopo l\u2019altra, e sembravano non finire mai. In alto, tra le colonne, c\u2019era il posto dove avrebbero messo il soldato. Pap\u00e0 lo chiamava sacello. Io non sapevo bene cosa fosse, ma capivo che era un luogo dove non si ride.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019erano persone ovunque. Uomini con cappotti scuri e cappelli in mano. Donne con scialli stretti sulle spalle, come se avessero freddo anche se non faceva freddo. Bambini come me, ma tutti pi\u00f9 zitti del solito. Nessuno correva. Nessuno spingeva. Sembrava che anche i passi dovessero chiedere permesso, come quando si entra in chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0 mi aveva detto che stavamo aspettando il Milite Ignoto. Ignoto voleva dire senza nome. Questa parola mi tornava in mente spesso. Senza nome non si pu\u00f2 essere chiamati. Senza nome non si pu\u00f2 rispondere. Io avevo cinque anni e mezzo e sapevo che, se qualcuno mi chiamava, io rispondevo sempre. Quel soldato no.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPap\u00e0, ma se non ha nome, come fanno a sapere che \u00e8 lui?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi strinse un po\u2019 di pi\u00f9 la mano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9 potremmo essere tutti noi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Nei giorni prima, a casa, pap\u00e0 mi aveva raccontato tutto. Non in una volta sola. Un pezzo ogni sera, prima di dormire. Mi aveva detto che, dopo la guerra, l\u2019Italia era diventata strana. La gente era arrabbiata e stanca. Molti non lavoravano. Molti avevano fame. Molti parlavano con voci dure di cose che io non capivo. Diceva che c\u2019erano scioperi, fabbriche chiuse, uomini che litigavano anche se avevano sofferto le stesse cose. La guerra era finita nel 1918, ma non era finita davvero. Era rimasta dentro le persone: nei silenzi, nei posti vuoti a tavola, nelle sedie che non servivano pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPap\u00e0, la guerra pu\u00f2 tornare?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ci pens\u00f2 un attimo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSe ci dimentichiamo, s\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo qualcuno aveva pensato che servisse un segno: un segno grande, che non dividesse. Un segno che fosse di tutti. Pap\u00e0 disse che persino quelli che non erano mai d\u2019accordo avevano votato insieme, per una volta sola, per dare una tomba a un soldato senza nome.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, nel 1921, erano state cercate undici salme di soldati che non si potevano riconoscere. Venivano da posti con nomi difficili, montagne e fiumi dove si era combattuto tanto e dove la terra era stata rovinata dalle bombe. Pap\u00e0 diceva quei nomi piano, come se facessero male anche solo a pronunciarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Quelle undici bare erano state portate ad Aquileia, dentro una basilica grande e fredda. Tutte uguali. Nessuna diceva da dove veniva il soldato che c\u2019era dentro, quanti anni aveva, se aveva avuto paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 28 ottobre 1921 era entrata una donna. Si chiamava Maria. Era una mamma. Aveva perso il figlio in guerra e non aveva nemmeno un corpo da piangere, solo una lettera. Aveva camminato davanti alle bare una per una, piano, come se avesse paura di sbagliare. Poi aveva posato il suo scialle nero sulla seconda bara e si era inginocchiata davanti alla decima. Io immaginavo quella scena e ogni volta mi sembrava che la chiesa diventasse pi\u00f9 grande per contenere tutto quel dolore. Anche l\u2019aria doveva essere diventata pi\u00f9 pesante.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel momento, quella bara era diventata il Milite Ignoto. Non perch\u00e9 dentro ci fosse proprio quel figlio, ma perch\u00e9 dentro ci poteva essere chiunque.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPap\u00e0, la mamma del Milite Ignoto \u00e8 salita sul treno che ha portato la bara a Roma?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAnche lei ha viaggiato?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec. Fino a Roma.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo, il 29 ottobre 1921, la bara era salita su un treno speciale. Un treno lungo, con diciassette carrozze, tirato da due locomotive nere che sbuffavano piano. Non una sola, ma due, come se una non bastasse a portare tutto quel peso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il treno non doveva correre. Aveva l\u2019ordine di andare piano, cos\u00ec piano che la gente potesse vederlo e nessuno potesse far finta di niente. Part\u00ec da Aquileia alle otto del mattino. Faceva freddo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPap\u00e0, il soldato pesa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTanto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPi\u00f9 di quanto sembra.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Io pensai che, se pesava cos\u00ec tanto, allora il treno doveva essere molto forte.<\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0 mi disse che quel treno non portava valigie. Portava persone ferme. In ogni stazione la gente arrivava prima del treno. Non correva per salirci sopra, ma per esserci. Alcuni stavano in piedi da ore, senza muoversi. Altri avevano portato sedie da casa. Altri ancora si erano messi in ginocchio, con la testa bassa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPap\u00e0, ma se non salgono, perch\u00e9 vengono?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9 il viaggio \u00e8 anche guardare passare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>A Udine il treno si ferm\u00f2 un\u2019ora intera. La gente era ferma sui marciapiedi, in piedi, con i cappelli in mano. Nessuno parlava. A Treviso si ferm\u00f2 mezz\u2019ora, a Mestre novanta minuti. In ogni stazione la stessa cosa: nessuno saliva, nessuno scendeva, tutti aspettavano.<\/p>\n\n\n\n<p>A Venezia il treno arriv\u00f2 la sera. Le luci si riflettevano sull\u2019acqua, ma non sembravano serene. Anche l\u2019acqua faceva rumore piano, come se sapesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 30 ottobre il treno ripart\u00ec: Padova, Rovigo, Ferrara. Ogni nome era una fermata, e ogni fermata sembrava una ferita. A Bologna Centrale la stazione era enorme e piena come un mare. Molti di quelli che aspettavano avevano combattuto. Guardavano la bara come si guarda qualcosa che non si pu\u00f2 aggiustare.<\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0 disse che i macchinisti non furono scelti a caso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9 proprio loro?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9 sapevano andare piano.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il 31 ottobre il treno attravers\u00f2 le montagne. Andava ancora pi\u00f9 piano, come se anche le pietre dovessero essere rispettate.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 2 novembre arriv\u00f2 a Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 4 novembre tutto si ferm\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle dieci la bara arriv\u00f2. Non fece rumore. Sembrava scivolare nell\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu portata su per le scale, gradino dopo gradino.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle dieci e trenta fu posata nel sacello.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle dieci e trentasei la lastra di marmo scese, piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando tocc\u00f2 terra, il silenzio divent\u00f2 enorme.<\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0 mi disse che, in tutta Italia, nello stesso momento, tutti si erano fermati.<\/p>\n\n\n\n<p>Un Paese intero era diventato una stazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando a casa camminammo piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Io continuavo a pensare al treno. Al treno che aveva attraversato l\u2019Italia, fermata dopo fermata. Al treno che non aveva avuto fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Capii allora una cosa, da bambino, ma vera: la guerra corre sempre troppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel treno no. Era andato piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo tutti lo avevano visto.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo nessuno aveva parlato.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel silenzio c\u2019era qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nomi chiamati che non rispondono pi\u00f9.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58999\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58999\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attraverso gli occhi di un bambino, il viaggio del Milite Ignoto da Aquileia a Roma diventa un percorso nella memoria collettiva di un Paese, dove il movimento lento di un treno unisce storia, dolore e identit\u00e0 in un\u2019unica esperienza condivisa. 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