{"id":58898,"date":"2026-04-15T21:19:58","date_gmt":"2026-04-15T20:19:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58898"},"modified":"2026-04-15T21:19:59","modified_gmt":"2026-04-15T20:19:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-il-viaggio-seguente-di-felicita-felle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58898","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Il viaggio seguente&#8221; di Felicita Felle"},"content":{"rendered":"\n<p>Ero stata fregata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero sta fregata alla stazione ferroviaria di Nuova Delhi, ero stata fregata all\u2019ufficio turistico, ero stata fregata all\u2019agenzia di viaggi. Tutti mi avevano fregata, anche il conducente del tuk tuk che mi aveva condotta alla fermata di un bus locale.<\/p>\n\n\n\n<p>Pure lui: fregata.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 decisamente fastidioso sentirsi ingannati non da un singolo individuo ma da un\u2019intera comunit\u00e0. Eppure la rabbia \u00e8 ampiamente superata dal vittimismo se la truffa non \u00e8 di significative proporzioni. Ci si sente cos\u00ec ingenui e perbene, cos\u00ec progressisti e fiduciosi nel prossimo da bearsi in quella incredulit\u00e0 che si manifesta nell\u2019 elaborazione dell\u2019accaduto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il sole ormai alto all\u2019orizzonte, ben visibile sopra il mercato di frutta e verdura e sulla scarna mucca vagante nel mezzo della via, donava un incanto di luce che rimbalzava sui sudici vetri del malmesso autobus che mi trasportava ad Agra.<\/p>\n\n\n\n<p>Due bambine mi occhieggiavano con irresistibile insolenza sgranocchiando patatine verdologne e sorbendo una bibita dall\u2019audace e non sostenibile colorazione. La loro comica sfrontatezza non mi impediva di ritornare alla quasi passata pandemia, ai suoni ossessivi delle sirene delle ambulanze, alla imposta solitudine ai miei cari.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi rifocalizzai sull\u2019origine dell\u2019impulso che mi aveva spinto in India in quel febbraio 2023: assenza, disagio senza nome, esorcizzazione. Paradossalmente ero alla ricerca della morte, delle sue manifestazioni, delle sue celebrazioni, del suo estinguersi.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima meta del mio viaggio fu il Taj Mahal ad Agra, il mausoleo che il sovrano moghul Shah Jahan fece erigere per accogliere le spoglie della moglie Mumtaz Mahal spirata dopo aver dato alla luce il suo quattordicesimo figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>La delicatezza dei marmi, la perfezione delle angolazioni, l\u2019eternit\u00e0 dei sentimenti d\u2019amore e del dolore che vi sono racchiusi, le tormentate pulsazioni che vi albergano e il subbuglio di disperazione, felicit\u00e0, delirio su cui poggiano quelle fondamenta, mi portarono a percepire il monumento come uno stato emozionale, come la materializzazione di un anelito evanescente, come un sentiero di passione costruito su lievi e glaciali pietre che ne fanno la pi\u00f9 armoniosa opera architettonica dedicata alla morte. La leggerezza dei massi che con naturalezza s\u2019innalzano verso l\u2019infinito sono un capolavoro di tristezza e desiderio, un\u2018apoteosi del tempo mancato, dell\u2019immortalit\u00e0 agognata.<\/p>\n\n\n\n<p>Da ogni parte lo guardassi, il monumento raccontava la sua storia dal respiro leggendario sospirando ed esalando sofisticate lacrime di ardore verso il cielo, inducendo una comune visitatrice come la sottoscritta a ripensare e a rileggere il proprio passato in funzione del grande trapasso che certamente mi avrebbe atteso dietro chiss\u00e0 quale prossimo angolo. Nessun amato avrebbe fatto erigere una tale sinfonia funebre per me e nemmeno io per qualcuno, com\u2019era misera la mia esistenza, com\u2019era scarna e asfittica la mia vita amorosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Smossa da tali avvilenti pensieri vacillai verso l\u2019uscita e forse per l\u2019intimo turbamento, forse per il bioritmo disallineato, forse per gl\u2019impacciati dondolii che caratterizzano la mia camminata, il mio passo scomposto incespic\u00f2 nel vuoto e mi ritrovai con un piede immerso in una vasca dell\u2019ingegnoso sistema idrico e il resto del corpo riverso sul ciglio di una fonte che splendidamente rifletteva le marmoree pietre funebri.<\/p>\n\n\n\n<p>Quale goffaggine, quale maldestrezza, quale imbarazzo di fronte a tale capolavoro celebrante l\u2019indissolubilit\u00e0 e la perennit\u00e0 dell\u2019amore. Mi sentii insignificante, sgangherata e meschina, un essere superfluo, persino parassitario, un elemento non conforme alla natura e alla imponenza artistica e spirituale del luogo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019accaduto mi si rivers\u00f2 addosso come una micidiale lastra sepolcrale. Un duro colpo che minacciava di minare alle radici la mia autostima.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi immersi in riflessioni lente e impegnative e in altrettanto impegnativi raccoglimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viaggio in India stava manifestando i suoi effetti.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019irrequietudine mi spinse a Varanasi. Mi convinsi che quello era il luogo che poteva placare il senso d\u2019inadeguatezza e la famelicit\u00e0 d\u2019esistere che mi rendevano insofferente e inquieta.<\/p>\n\n\n\n<p>A Varanasi scorre l\u2019anima dell\u2019India. Una citt\u00e0 costruita sul Gange, che profuma di Gange, che colora il cielo con le sfumature delle acque di madre Ganga.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli imponenti e decadenti palazzi urlano antichi splendori e si specchiano con ancor viva eleganza nelle sfuggenti acque del fiume che costante mormora e mormora di epoche passate, di dinastie maestose, di rituali mistici.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Gange sembra la vera casa di chi vi si reca per le preghiere serali e di chi vi si immerge per l\u2019abluzione mattutina, di chi riposa o abita lungo le sue sponde, di chi si siede sugli scalini delle sue enormi gradinate, chiamate ghat, per meditare.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimasi sopraffatta dall\u2019anima metafisica del luogo. Camminavo e camminavo lungo i ghat, ascoltavo orazioni, compravo cibo dagli ambulanti, respiravo palpitante l\u2019aria che transitava sopra quella riva.<\/p>\n\n\n\n<p>Lungo tutto il corso del giorno al Manikarnika&nbsp;<em>Ghat<\/em>avvengono le cremazioni funebri e le ceneri dei defunti sono rilasciate nel fiume. E\u2019 impressionante.<\/p>\n\n\n\n<p>Un tizio dall\u2019aria losca mi propose, per pochi denari, di farmi assistere a una cerimonia.<\/p>\n\n\n\n<p>Un grande bilanciere blu pes\u00f2 la legna necessaria ponendo il cadavere su un piatto e le fascine sull\u2019altro. I famigliari accompagnarono la salma alla pira, il rogo prosegu\u00ec per l\u2019intera notte, suppongo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che di primo acchito mi apparve come un rituale primitivo si rivel\u00f2 un evento toccante, un\u2019esperienza ineffabile, dove i principali elementi naturali si confondevano e s\u2019impadronivano di quel corpo per non lasciarlo pi\u00f9 andare.<\/p>\n\n\n\n<p>La liturgia terrena, la spiritualit\u00e0 del vento che alimentava il sacro fuoco e il principio vitale insito nelle acque che accoglievano e trasportavano lontano, oltre il visibile, il nuovo divenire di quelle spoglie, mi rendevano chiaro il ciclo continuo della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Profondamente turbata e interiormente elevata, mi accoccolai sulla gradinata vicina, approvando e quasi invidiando nell\u2019intimo quell\u2019estinzione dell\u2019essere nella solennit\u00e0 del Gange.<\/p>\n\n\n\n<p>In cerca di sintonia con l\u2019ambiente circostante, riflettendo sull\u2019essenza dell\u2019esistenza e sulla possibilit\u00e0 di una prosecuzione squisitamente incorporea della stessa, percepii un canto dall\u2019aria devozionale che si avvicinava al mio ascolto.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un sacerdote dall\u2019alto copricapo violaceo tendente una mano verso le persone che via via incontrava, accompagnato da un discreto stuolo di seguaci che cantilenavano quella che appariva un\u2019ode commovente. L\u2019uomo sacro si ferm\u00f2 a me davanti e rifilandomi un autorevole sorriso, scosse amabilmente sotto il mio naso una ciotola da questua.<\/p>\n\n\n\n<p>Del tutto impreparata all\u2019evento, mi frugai frettolosamente nelle tasche dei calzoni e fra i fazzoletti, gli occhiali e il cellulare, ecco arrivare alla consistenza di alcune monete che estrassi e riversai senza indugio nel recipiente con spirito di generosit\u00e0 e partecipazione, scuotendo leggermente la testa in segno di umilt\u00e0, sottomissione e rispetto.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019improvviso la litania armoniosa di sottofondo si fece rabbiosa e aggressiva, il viso del religioso perse ogni traccia di celestiale misticismo e si fece truce, il suo sguardo buio, il sorriso sprezzante, con tono urlante e tagliente mi urt\u00f2 con la mano per mostrarmi l\u2019elemosina raccolta: non insulse monetine tintinnanti ma fruscianti banconote di vario tipo e valore. &nbsp;Quindi, il medesimo, rivers\u00f2 sulla mia persona quelli che apparvero come tante e tali offese, ingiurie ed anatemi validi per l\u2019attuale e le future esistenze per me e per tutta la mia progenie. Probabilmente anche i miei avi furono tirati in ballo e chiss\u00e0 chi altro.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ondata di disprezzo e spregio prosegu\u00ec per diversi minuti, non avevo mezzi per fermare quel diluvio d\u2019insulti, che mi inond\u00f2 a tal punto da farmi rimanere basita e farmi vergognare al cospetto di coloro che parevano ben comprendere il senso di quegli improperi e mi osservavano divertiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ritirai sul gradino meno in vista del ghat successivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cielo era sereno, il Gange scorreva noncurante ai miei piedi.<\/p>\n\n\n\n<p>Proseguii il mio viaggio indirizzandomi verso l\u2019interminabile, caotica, inquinata e sovrabitata Nuova Dheli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ben lontana dal senso di supremo e assoluto percepiti nei giorni precedenti, tutto mi appariva prosaico e banale, nonostante il potere attrattivo della citt\u00e0. Preferii la zona del vecchio centro storico, mi avventurai fra i vicoli ingorgati dai tuk tuk e stracolmi di mercanzia e di banchetti affollatissimi e sporchi, gonfi di carne e fritture.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero sola o solitaria? Pi\u00f9 sola qui o altrove? Mi sentivo osservata, schiacciata, spinta, sospinta, parole gridate, risate, vestiti tinteggiati, visi grandi e affamati, occhi impudenti, bambini scalmanati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ero partita in cerca della morte e Nuova Dheli mi gettava addosso, sfacciata, lo scorrere rigoglioso del sangue nelle sue vene.<\/p>\n\n\n\n<p>Quell\u2019ondata di odori, quel frastuono di suoni, quelle membra in movimento mi portarono a sentirmi in armonia con la confusione della citt\u00e0, mi venne voglia di ridere e cantare, mi venne voglia di mangiare e divertirmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi fermai davanti a un ambulante zeppo di gente dove vendevano samosa, uno snack dal gusto pungente, cotto in olio bollente, con sfoglia croccante ripiena di piselli, patate e spezie.<\/p>\n\n\n\n<p>Adoro il cibo piccante e mi vanto di assaporare piatti ricchi di peperoncino e di gustarmeli appieno senza fastidio alcuno. Adoro pure il cibo fritto, tant\u2019\u00e8 che non sono mai riuscita ad assaporarne alcuno senza scottarmi il palato. E\u2019 pi\u00f9 forte di me. In definitiva adoro le fritture piccanti. Le samose facevano per me.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sentivo forte e baldanzosa, il mio palato era formato, complesso ed esperto. Mi feci passare una frittella bella grossa e mi avventai su di essa con voracit\u00e0, senza indugio.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre che bollente il ripieno era praticamente un vulcano in eruzione, le mie papille s\u2019infuocarono e le sentii gonfiarsi all\u2019istante.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto bruciava, il mio viso, il palato, la lingua, persino le dita con cui mi ero aiutata per mangiare. Trangugiai l\u2019intera bottiglietta d\u2019acqua che prontamente mi venne allungata. Rendendomi conto della mia inferiorit\u00e0 culturale e numerica e della sgraziataggine del mio comportamento mi diedi un contegno.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco dopo, il friggitore mi chiam\u00f2 al suo cospetto e mi rifil\u00f2 un\u2019altra samosa, pi\u00f9 piccola, urlandomi: \u201cplease wait, and taste, taste\u2026\u201d. &nbsp;Mi fidai, presi lo snack, attesi che si raffreddasse un poco e che le mie papille si sgonfiassero, sorreggendo quel vassoietto di cartone annusai, sentii le narici allungarsi di curiosit\u00e0 verso quell\u2019 aroma penetrante. Aspettai ancora, poi morsi e assaporai. Fu come essere catapultata nel mezzo di un carico di spezie, io ero samosa, la mia bocca era samosa, le mie papille gustative, il mio olfatto, i miei occhi erano samosa. Mangiai ancora e ancora, le dita unte, le labbra pure. Calda al punto giusto, croccante e morbida al tempo stesso, un pezzo d\u2019India. Chiesi altri tre triangoli di cibo e me le godetti indifferente degli altrui sguardi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi allontanai in tarda serata, sazia e acquietata.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre svicolavo dal vecchio centro cittadino, notai ancora una volta un uomo sdraiato nel bel mezzo di un marciapiede sopraelevato a lato della carreggiata. Ne avevo visti altri di corpi che si erano abbandonati lungo qualche intasata via, corpi dormienti, corpi ubriachi, a volte desolati, in un\u2019occasione ad Agra notai un giovane vestito da fattorino d\u2019albergo adagiato fra le due corsie di una strada trafficata, forse era stato licenziato, forse aveva bevuto troppo, chiss\u00e0\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Guardai ancora quell\u2019uomo, aveva una barba non rasata, indossava una camicia grigia, il primo bottone dei pantaloni era slacciato.&nbsp; C\u2019era qualcosa di diverso.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardai ancora: una mosca usc\u00ec dalle labbra spalancate, poi rientr\u00f2 per riuscirne nuovamente pochi istanti dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>I rumori che gorgogliavano dalle budella della citt\u00e0 vecchia erano sovrastati dalle grida del traffico che incessantemente annientavano ogni altro suono.&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58898\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58898\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ero stata fregata. 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