{"id":58854,"date":"2026-04-10T10:43:14","date_gmt":"2026-04-10T09:43:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58854"},"modified":"2026-04-10T10:44:27","modified_gmt":"2026-04-10T09:44:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-parco-del-dio-silvano-di-edoardo-ferrero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58854","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Parco del dio Silvano&#8221; di Edoardo Ferrero"},"content":{"rendered":"\n<p>Dal piccolo portico di casa mia, nel respirare la brezza che porta l&#8217;aroma di salso e di macchia, guardo verso i colli.<br>Ogni colle toscano non \u00e8 solo terra, ma un\u00a0organismo vivente\u00a0che respira al ritmo di un segreto millenario.\u00a0<br>Poggio ai Segreti, il mio\u00a0domestico rifugio e coltivo del cuore, appare come un giardino naturale dove il tempo, allo scoccare delle sette di sera, inizia a curvarsi.<br>In quel momento, quando il Sole cede il passo alla Luna diafana, io mi preparo. Indosso la mia\u00a0tunica verde salvia, i sandali di gomma violetti e sento sotto i piedi la stessa ghiaia che porta al grande cedro geloso (Citrus medica). La mia meta \u00e8 per\u00f2 pi\u00f9 nel profondo del bosco, pi\u00f9 in alto sul colle: il sentiero tra le ginestre, dove il profumo dell&#8217;edera e della terra umida si fa pi\u00f9 intenso.<br>Giunta ai piedi dell&#8217;imponente\u00a0<br>betulla\u00a0dove tre passerotti hanno appena smesso di danzare, apro il pugno e lascio andare il segreto sin qui custodito. La polvere di\u00a0zafferano e pepe rosa\u00a0danzano nell&#8217;aria, e il giardino botanico si risveglia. &#8220;Ciao&#8221;, sussurrava la menta, mentre l&#8217;erba cipollina agita i suoi cappellini viola.<br>Inizio il gioco delle ombre cinesi contro il muretto scrostato, ma questa sera il gioco \u00e8 diverso. Il\u00a0vecchio riccio, passando tra le foglie secche, sembra indicarmi la direzione verso la cima del colle.<br>Dice a me? Mi incammino come ad ascoltare il consiglio di un anziano, fidato amico e arrivo sotto il\u00a0grande pino, il punto pi\u00f9 fresco, proprio dove so che la lumaca cerca riparo. L\u00ec, il silenzio incantato si rompe ed irrompe un suono. Non \u00e8 il vento, non \u00e8 il gufo: \u00e8 un\u00a0canto di flauto\u00a0che vibra di un soffio non umano.<br>Mi fermo, ricordando i racconti su Don Juan di Castaneda: il cuore mi batte nel petto come le ali di una falena. In quel momento, la mezzanotte scocca e le\u00a0lucciole\u00a0esplodono in una scia scintillante, illuminando ci\u00f2 che per anni mi era rimasto invisibile.<br>Ai piedi del pino, la luce diafana della luna rivela un cerchio di\u00a0coccio pesto\u00a0seminascosto dal timo che emana un odore intenso, pungente. Il gioco delle ombre, il risveglio delle piante e quel canto ancestrale sono una cosa sola: il richiamo della\u00a0divinit\u00e0 silvestre\u00a0che ancora abita un tempietto dimenticato. Gli spiriti non se ne sono mai andati; aspettavano solo che qualcuno aprisse la mano e liberasse il profumo del pepe rosa e zafferano per tornare a danzare tra le radici della storia.<br><br>Mentre la scia delle lucciole vortica sopra il\u00a0coccio pesto, un riflesso anomalo colpisce la mia attenzione. Tra le radici del pino, proprio dove il\u00a0Timo\u00a0si agita pi\u00f9 freneticamente, qualcosa di metallico brilla sotto la luce diafana della Luna. Mi chino allora quasi sfiorando la terra umida, e tra le dita sento la fredda carezza di un piccolo oggetto circolare: una\u00a0moneta di bronzo\u00a0corrosa dal tempo.<br>La prendo in mano e alla pallida luce della luna, vedo che porta incisa l&#8217;effigie di un volto coronato di fronde.<br>Quell\u2019indizio, stretto nel pugno come prima lo erano le spezie, \u00e8 il mio talismano per la notte.<br><br>Viene l&#8217;alba e non appena il Sole torna a scaldare il colle, torno sul luogo con lo spirito pratico della luce del giorno.<br>Scosto con delicatezza il tappeto di aghi di pino e la Melissa, che ancora emana il suo profumo intenso quasi a volermi guidare. Sotto pochi centimetri di terriccio e radici superficiali, il frammento di coccio visto di notte si rivela essere il bordo di un\u00a0altare votivo\u00a0in terracotta invetriata, tipico delle\u00a0manifatture antiche toscane di epoca Etrusca.<br>Continuando a scavare con le mani, emerge la verit\u00e0: non e solo una buca, ma il basamento di un piccolo\u00a0sacello.<br>La moneta di bronzo che avevo trovato di notte, ripulita dalla terra, rivel\u00f2 chiaramente il profilo di\u00a0Silvano, il dio delle selve.<br><br>Il medico del borgo, cultore della storia archeologica del luogo, da tempo mi parlava dei culti antichi e della probabile presenza di luoghi di culto.<br>Il &#8220;medico archeologo&#8221; non si sbagliava: il tempio era l\u00ec, ed era stato il\u00a0canto di flauto\u00a0a indicarmi il punto esatto dove la storia e la terra si erano fuse. Aveva cercato un segreto per anni, ma il segreto mi possedeva e lui era diventato il mio!<br><br>Stretta la moneta nel pugno, ho sentito il bisogno di dare un nome a quella presenza. Prima di consegnare il bronzo alla scienza o al medico, dovevo interpellare la carta.<br>Corsi in biblioteca e mentre il profumo di curcuma ancora mi solleticava le narici, mi immersi nello studio di\u00a0Silvano, l&#8217;antico custode che non aveva mai abbandonato il mio colle.<br>Scopro cos\u00ec che\u00a0Silvano\u00a0\u00e8 una divinit\u00e0 puramente italica, un dio\u00a0autoctono del mondo preromano\u00a0che non ha un corrispettivo diretto nella mitologia greca.<br>Ecco cosa ho appreso su di lui:<br>= Non \u00e8 il dio della foresta selvaggia e impenetrabile (quello era Fauno), ma il protettore del\u00a0limite. Sorveglia il confine tra la civilt\u00e0 (la casa, il campo coltivato) e la natura selvaggia. Proprio come il mio sentiero, che faceva da ponte tra la periferia e il cuore del bosco.<br>= Spesso raffigurato come un uomo barbuto e vigoroso, porta con s\u00e9 un\u00a0pino\u00a0sradicato (esattamente come l&#8217;albero del mio bosco!) e un falcetto per potare le piante. \u00c8 colui che permette alla natura di fiorire senza travolgere l&#8217;uomo, protettore dei greggi, dei campi e dei boschi.<br>= Gli antichi credevano che la sua voce si udisse nel fruscio delle fronde o in suoni improvvisi nel silenzio dei boschi. Quel\u00a0canto di flauto da me udito non \u00e8 un&#8217;allucinazione: \u00e8 il\u00a0signum\u00a0della sua presenza, un modo per rivendicare la propriet\u00e0 di quel colle.<br>= A differenza dei grandi dei dell&#8217;Olimpo, Silvano amava i piccoli santuari rurali, i\u00a0compita, spesso situati proprio sotto alberi secolari o vicino a sorgenti, dove i contadini offrivano latte, vino o cereali.<br><br>Pi\u00f9 leggo, pi\u00f9 capisco perch\u00e9 la\u00a0Melissa\u00a0e il\u00a0Timo\u00a0danzassero sotto quel pino. Ieri notte non erano semplici piante, ma il &#8220;giardino sacro&#8221; che Silvano ha continuato a curare nei secoli, nonostante l&#8217;oblio degli uomini. La mia polvere di zafferano non \u00e8\u00a0 stata che una moderna offerta per risvegliare la sua benevolenza.<br>Dopo aver scoperto che Silvano era considerato anche il protettore del &#8220;segreto&#8221; e della propriet\u00e0 privata, ho sentito un brivido. Forse la moneta non \u00e8 un caso, ma un\u00a0pagamento\u00a0<br>per la mia fedelt\u00e0 al luogo.<br><br>La moneta di bronzo scotta sul tavolo della cucina, quasi sia ancora intrisa del calore del sole di luglio. Per giorni, la tentazione di chiamare il medico condotto, di telefonare alla Soprintendenza o di scrivere un articolo per la cronaca locale \u00e8 stata un ronzio incessante, pi\u00f9 insistente di quello delle api al mattino.<br>Immagino gi\u00e0 i titoli:\u00a0\u201cRitrovato il tempio perduto di Silvano\u201d. Vedo nella mia mente le jeep dei ricercatori solcare la ghiaia, i nastri bianchi e rossi delimitare il perimetro del pino, e il mio &#8220;giardino naturale&#8221; trasformarsi in un cantiere di scavo.<br>Ma il pensiero pi\u00f9 doloroso \u00e8 un altro: la\u00a0folla. Vedo orde di turisti della domenica calpestare il timo con scarponi pesanti, famiglie ignare urlare dove i passerotti ora cercano la pace, e mani distratte strappare le foglie di melissa per un selfie ricordo.<br>Il colle diverrebbe un\u00a0prodotto, un luogo &#8220;consumato&#8221; dallo sguardo di chi cerca l&#8217;eccezionale ma non sa ascoltare il silenzio.<br>Guardo fuori dalla finestra: il\u00a0grande cedro deodora\u00a0sembra osservarmi con un\u2019aria di ammonimento, come se sapesse del mio tradimento interiore. Se rivelassi il segreto, il gioco delle ombre cinesi sarebbe finito per sempre. La menta non potrebbe pi\u00f9 sussurrare &#8220;ciao&#8221; nel rumore dei motori, e il vecchio riccio cercherebbe un rifugio lontano dal calpestio incessante.<br><br>Silvano era il dio dei\u00a0confini, e io sto per abbattere l&#8217;ultimo rimasto: quello tra il sacro e lo spettacolo.<br>Cos\u00ec, prendo una decisione che mi costa un sospiro profondo. Torno sotto l&#8217;imponente pino, mentre il sole inizia la sua discesa arancione. Chiedo scusa alla terra per la mia vanit\u00e0. Con un gesto lento, quasi liturgico, scosto di nuovo la terra con le mani, adagio la moneta di bronzo nel punto esatto in cui l&#8217;avevo trovata e la ricopro con il coccio pesto.<br>Sopra di essa, stendo uno strato generoso di aghi di pino e terra umida, piantandovi un piccolo cespuglio di\u00a0ruta, nota per la sua capacit\u00e0 di proteggere i luoghi magici.<br>\u00abResta qui,\u00bb sussurro. \u00abQuesto regno non \u00e8 in vendita.\u00bb<br>Mentre mi allontano, sento un leggero fruscio provenire dalla chioma dell&#8217;albero. Non \u00e8 un flauto, ma un soffio di brezza che sa di gratitudine. Il segreto \u00e8 tornato nel buio, protetto dalle lucciole e dalla mia fedelt\u00e0.<br><br>\u00c8 pochi giorni dopo che il medico condotto si presenta al cancello con una vecchia mappa catastale e l&#8217;entusiasmo di chi ha passato la notte sui libri. Ha gli occhi lucidi di una curiosit\u00e0 quasi febbrile. \u00abAllora? Mi avevi promesso di portarmi al grande pino\u00bb, esclama sistemandosi gli occhiali. \u00abHo trovato dei documenti che parlano di una\u00a0stipe votiva\u00a0proprio in questa zona. Se la trovassimo, sarebbe la scoperta della vita per questo comune! Diventerebbe un luogo rinomato e di attrazione turistica.\u00bb<br>Non posso negarmi e lo accompagno lungo il sentiero di ghiaia, sentendo il cuore martellare contro le costole come quello del timido ghiro. Arrivati sotto l&#8217;imponente chioma, il medico inizia a girare intorno al fusto, scrutando ogni centimetro di terreno, battendo il suolo con il bastone da passeggio. Io resto in disparte, stringendo i bordi della mia tunichetta verde salvia, invoco in silenzio la complicit\u00e0 della natura.<br>\u00ab\u00c8 strano\u00bb, mormor\u00f2 lui, chinandosi proprio sopra il punto dove avevo interrato la moneta. \u00abLa vegetazione qui \u00e8&#8230; diversa. La\u00a0Melissa\u00a0e la\u00a0Ruta\u00a0sembrano formare una barriera naturale. E guarda questo coccio\u00bb, dice indicando un frammento insignificante che avevo lasciato in superficie per sviarlo. Lo ripulisce, lo osserva con la lente d&#8217;ingrandimento, ma scuote il capo deluso: \u00abSemplice scarto di fornace moderna. Nulla di che.\u00bb<br>Proprio in questo momento, il vento soffia tra i rami del pino producendo un sibilo acuto, quasi un fischio di scherno. Il medico trasale, guardandosi attorno inquieto. \u00abC&#8217;\u00e8 una strana corrente d&#8217;aria qui&#8230; e questo profumo di spezie \u00e8 quasi stordente. Mi sta venendo un&#8217;emicrania terribile.\u00bb<br>La natura sta facendo la sua parte: Silvano sta alzando il suo velo di protezione. Il medico, vinto da una spossatezza improvvisa e dal timore reverenziale che quel silenzio innaturale gli incute, rinuncia. \u00abForse ho sbagliato calcoli. La terra ha inghiottito tutto secoli fa. Meglio lasciar perdere, la vecchiaia mi fa vedere templi ovunque.\u00bb<br>Mentre lo riaccompagno all&#8217;uscita, vedo con la coda dell&#8217;occhio il\u00a0vecchio riccio\u00a0spuntare tra le foglie di lampone, quasi a farmi l&#8217;occhiolino. Il segreto \u00e8 salvo.<br>Alla luce di un sole senza ardore<br>scendo la strada di ghiaia chiara<br>che porta al laghetto d&#8217;acque scure dall&#8217;altro lato della collina, dove colto da un&#8217;uzza d&#8217;aria cricchia<br>lieve il canneto e nell&#8217;ombra una libellula in volo con un frullo lambisce l&#8217;acqua stagnante.<br>Arrivo ed un pensiero mi pesa e suona ed insiste la mente e vorrei che la mia voce s&#8217;alzasse qual ponte sottile che saldo e forte andando oltre l&#8217;oscuro, sappia chiamare la\u00a0 volpe, il ghiro e il riccio per rassicurarli: ho saputo trattenere il segreto.<br><br>Il segreto \u00e8 di nuovo sepolto, ma la moneta di Silvano ha lasciato un\u2019impronta indelebile non sulla terra, ma nella mia anima.<br>Non sento il bisogno di lasciare offerte; il dono \u00e8 stato il mio silenzio. Tuttavia, avverto un richiamo, una necessit\u00e0 di capire come quel sacro antico possa sopravvivere nel cemento del presente.<br>Decido cos\u00ec di intraprendere un viaggio verso il\u00a0Casentino, nel cuore della foresta sacra, per raggiungere il\u00a0Santuario della Verna. Non cerco la liturgia, ma il dialogo tra l&#8217;uomo e la roccia, lo stesso che ho vissuto sul mio colle.<br>Il motivo \u00e8 profondo: voglio vedere come un luogo possa restare &#8220;custodito&#8221; nonostante la fama. Arrivata tra i faggi secolari e le rupi scoscese, comprendo la differenza. L\u00ec, dove\u00a0San Francesco\u00a0aveva cercato il dialogo con il creato, l&#8217;energia non \u00e8 diversa da quella del mio tempietto di coccio pesto.<br>Il santuario moderno non \u00e8 che un guscio costruito attorno a un silenzio primordiale, un modo per &#8220;arginare&#8221; la folla e proteggere il nucleo di luce che vibra tra i sassi.<br>Mentre camminavo nel corridoio delle Stimmate, sento lo stesso profumo di muschio e d&#8217;ombra che emana il mio pino. Capisco che non c\u2019\u00e8 bisogno di scavare o di mostrare: il santuario pi\u00f9 autentico \u00e8 quello che portiamo dentro, un\u00a0bosco interiore\u00a0dove Silvano e i santi parlano la stessa lingua di vento.<br><br>Sono tornata a casa sotto una pioggia leggera che lava i pensieri.<br>Prima di ripararmi sotto il portichetto, passando davanti al pino non mi fermo. Non servono pi\u00f9 riti. So che, finch\u00e9 avr\u00f2 protetto questo confine, la vita notturna, speciale e magica, continuer\u00e0 a danzare tra le lucciole, al riparo dallo sguardo del mondo.<br><br>Passati diversi giorni dal mio viaggio nelle\u00a0 foresta casentinesi, questa mattina verso le nove e trenta un rumore di copertoni che spostano la ghiaia ed il rumore metallico di una portiera sbattuta hanno spezzato l&#8217;incanto.<br><br>Non sono passate che due settimane dal mio ritorno dal Casentino quando vedo le prime\u00a0tute fosforescenti\u00a0profanare il sentiero di accesso.<br>Sono in tre: due geometri e un ingegnere con il volto sepolto in un tablet. Portano con s\u00e9 treppiedi laser e rotelle metriche, strumenti di precisione chirurgica pronti a sezionare il mistero. Il progetto, approvato in fretta tra le pieghe del piano regolatore, parla chiaro: un\u00a0resort ecosostenibile\u00a0(la solita etichetta usata per giustificare il cemento &#8220;gentile&#8221;), una serie di bungalow di lusso con spa panoramica proprio sul crinale del colle.<br>\u00abQui ci va la vasca idromassaggio esterna\u00bb, dice l&#8217;ingegnere, picchiettando lo scarpone proprio sopra la\u00a0radice del pino. \u00abE quel vecchio albero andr\u00e0 abbattuto, toglie troppa luce e le radici solleverebbero il deck in legno\u00bb.<br>Sento un freddo improvviso, lo stesso che deve aver provato la lumaca quando ha capito che il suo guscio non basta pi\u00f9. Cerco con lo sguardo il\u00a0vecchio riccio, ma il fragore del cantiere che sta per nascere lo ha gi\u00e0 messo in fuga.<br>La Melissa, calpestata senza riguardo dai loro passi pesanti, esala un ultimo, disperato profumo di limone prima di essere schiacciata nel fango.<br>\u00abScusi, lei \u00e8 la proprietaria confinante?\u00bb, mi chiede uno dei geometri con un sorriso professionale. \u00abNon si preoccupi, valorizzeremo tutto il giardino botanico. Sar\u00e0 un paradiso per i turisti\u00bb.<br>Non rispondo, il mio \u00e8 uno sguardo carico di rancore. Volto gli occhi verso la cima del pino, sperando di udire ancora quel\u00a0canto di flauto, un avvertimento, un fulmine divino, una maledizione di Silvano. Ma il cielo \u00e8 muto. Il dio dei confini \u00e8 stato sconfitto dai confini catastali. La moneta di bronzo \u00e8 ormai prigioniera sotto i loro calcoli di cubatura.<br>Mentre tornavo verso casa, sento lo scatto metallico di un metro a nastro che si chiudeva.<br>Il gioco delle ombre \u00e8 finito. La magia non \u00e8 stata consumata dalla folla, ma cancellata dalla\u00a0matita di un tecnico.<br>Sono avvilita, possibile che tutto questo debba finire cos\u00ec?<br><br>Il tempo della contemplazione \u00e8 finito: \u00e8 giunto quello dell&#8217;azione. Se il silenzio non basta pi\u00f9 a proteggere il dio Silvano, sar\u00e0 la\u00a0storia\u00a0a farlo.<br>Corro al telefono e chiamo il medico archeologo. \u00abDottore, si dimentichi le mie reticenze. Porti i suoi colleghi, porti la Soprintendenza. Subito\u00bb.<br>Gli ho raccontato ogni cosa, le mie paure, cosa ho visto e compreso su alla Verna, l&#8217;arrivo del nuovo progetto e dell&#8217;ingegnere con i geometri, i primi paletti con la sommit\u00e0 rossa; non gli ho detto del silenzio che ha invaso il bosco e del gelo che ho dentro il cuore, anche se forse potrebbe capire.<br><br>\u00c8 passato un giorno di ansia e palpitazioni, e quando le ruspe stanno gi\u00e0 scaldando i motori ai piedi del colle, una piccola delegazione di esperti guidata dal\u00a0Ministero della Cultura\u00a0arriva a bloccare ogni operazione. L&#8217;ingegnere del resort ha cercato di protestare, agitando i permessi edilizi come scudi, ma il medico non lo ascolta nemmeno. Si dirige dritto al pino e, guidato dalle mie indicazioni precise, rimuove il primo strato di aghi.<br>Quando il sole di mezzogiorno colpisce il\u00a0coccio pesto\u00a0e il profilo della moneta di bronzo torna alla luce, il silenzio che scende non \u00e8 quello magico della sera, ma quello solenne della\u00a0scoperta scientifica. \u00ab\u00c8 un\u2019area sacra intatta\u00bb, sussurra il medico emozionato. \u00abQui il resort non si far\u00e0 mai\u00bb.<br><br>Sono passate solo poche settimane, i picchetti dei geometri vengono sostituiti dalle paline del\u00a0cantiere archeologico. Il progetto del resort \u00e8 stato bloccato, cancellato e al suo posto nasce il\u00a0Parco Archeologico Silvano, un\u2019area protetta dove la natura e la storia potranno finalmente respirare insieme.<br>Certo, non ci sar\u00e0 pi\u00f9 la solitudine assoluta di un tempo.<br>Sono ormai passati dei mesi ed anche se ancora ci sono operai intenti ai piccoli lavori di gestione dei sentieri, arrivano i primi visitatori, ma sono diversi: camminano con rispetto sui sentieri tracciati, parlano a bassa voce e leggono i cartelli che spiegano l&#8217;importanza del\u00a0rispetto per il limite.<br>I piccoli lavori nel frattempo procedono: scalini di legno nei tratti pi\u00f9 ripidi; ringhiere sempre di legno a delimitare sentieri ed aiuole. Vengono posti cartelli esplicativi che narrano la natura e il culto al dio Silvano.<br>Il lavoro pi\u00f9 grande \u00e8 recintare il laghetto delle libellule, a proteggere\u00a0 rane, salamandre e tritoni che l\u00ec hanno il loro habitat. Qui c&#8217;\u00e8 un assoluto divieto di accesso, la necessit\u00e0 del massimo rispetto.<br>Le operose api continuano a vagare, e la melissa, ora curata e protetta, profuma pi\u00f9 che mai.<br>La sera, verso le sette, mi siedo sulla panchina che \u00e8 stata messa all&#8217;ingresso del parco. La Luna diafana sta sorgendo. In lontananza, vedo una\u00a0scia scintillante\u00a0di lucciole danzare proprio sopra le rovine del tempietto. Silvano non se n&#8217;\u00e8 andato; ha solo cambiato pelle, trasformandosi da segreto privato in\u00a0patrimonio di tutti.<br><br>Il Parco Archeologico \u00e8 ormai immerso nel blu profondo della notte toscana. Le ruspe sono solo, per fortuna, un brutto ricordo e i visitatori\u00a0 tornati alle loro case, lasciano il colle alla sua nuova, protetta sacralit\u00e0.<br>Mentre le prime stelle bucano il cielo come spilli di diamante, accade qualcosa di inatteso. Non \u00e8 il fruscio del vento, n\u00e9 il verso del gufo. Nell&#8217;aria inizia a vibrare come una melodia cristallina, un intreccio di note che sembrano cadere direttamente dalla Via Lattea. Ma da dove proviene?<br>Non arriva dal suolo, n\u00e9 dalle rovine del tempietto. Alzo lo sguardo e mi accorgo che il suono scaturisce proprio dalle fronde dell&#8217;imponente\u00a0betulla\u00a0e del\u00a0grande pino. Una musica che pare prodotta dalle vibrazioni degli aghi e delle foglie, come se gli alberi fossero diventati le canne di un immenso organo naturale.<br>Ecco la voce di\u00a0Silvano che non usa pi\u00f9 il flauto solitario di un tempo, ma una\u00a0canzone corale\u00a0fatta di armonie ancestrali. La fonte \u00e8 l&#8217;aria stessa: il suono nasce dal punto in cui la brezza incontra i rami, trasformando l&#8217;intero bosco in uno strumento musicale vivente. Una melodia che ricorda i canti armonici della\u00a0Foresta di Vallombrosa, dove il sacro si fa musica.<br>Le lucciole, seguendo il ritmo di quella canzone invisibile, iniziano a comporre geometrie luminose nel buio, quasi a voler scrivere le note nel cielo. Capisco allora, cos\u00ec all&#8217;improvviso, senza che nulla lo dica esplicitamente, che il dio \u00e8 soddisfatto: il parco non \u00e8 pi\u00f9 solo un sito da studiare, ma un tempio dove la musica della terra non si spegner\u00e0 mai pi\u00f9,\u00a0privilegio uditivo per chi, come me, sa ancora sussurrare alla menta e al timo, lasciando Silvano finalmente libero di regnare nel suo giardino ritrovato.\u00a0<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58854\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58854\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 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\u00e8 solo terra, ma un\u00a0organismo vivente\u00a0che respira al ritmo di un segreto millenario.\u00a0Poggio ai Segreti, il mio\u00a0domestico rifugio e coltivo del cuore, appare come un giardino naturale dove il tempo, [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_58854\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58854\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 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