{"id":58827,"date":"2026-04-08T21:07:28","date_gmt":"2026-04-08T20:07:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58827"},"modified":"2026-04-08T21:07:32","modified_gmt":"2026-04-08T20:07:32","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-una-possibilita-di-stefano-tigani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58827","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Una possibilit\u00e0&#8221; di Stefano Tigani"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019eco dei suoi passi rimbalzava sui muri umidi di via Palazzo. Alle tre del mattino non si vedeva anima viva nei paraggi. Qualche foglia si adagiava sul pav\u00e9 lasciandosi andare in un fruscio leggero che riempiva quella notte nebbiosa e muta di novembre. Edo aveva freddo e si stringeva nel cappotto color cammello e nella sciarpa a quadretti; come sempre, aveva lasciato il cappello in auto, sul sedile posteriore. Di notti cos\u00ec ne aveva vissute molte, pi\u00f9 per i pensieri che gli si annidavano nella testa che per il freddo o la solitudine silenziosa. Nel suo lavoro trovava sempre, prima o dopo, la soluzione giusta. Ci riusciva, con il passare dei minuti, delle ore e dei giorni, un po\u2019 per l\u2019esperienza, un po\u2019 per la passione che metteva in campo. Ma questa era tutta un\u2019altra storia. Questa volta c\u2019era la sua stessa vita in gioco e doveva chiudere il cerchio alla svelta.<\/p>\n\n\n\n<p>Milo lo aspettava nello stesso posto di sempre, seduto con la testa bassa sopra la panchina alla fermata del 2, in direzione Carpenedo, in mezzo a due enormi tigli bruni. Come sempre era silenzioso e assonnato. Il suo viso si riconosceva da lontano, spigoloso e deciso. Gli si sedette a fianco, senza guardarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNotte Don\u201d, disse. &nbsp;\u201cNotte boss\u201d, rispose lo sloveno. Parlava perfettamente l\u2019italiano, si conoscevano da quando Edo lo aveva assistito in quella che per l\u2019uomo era una semplice <em>marachella<\/em> ma che per la Guardia di Finanza era in tutto e per tutto riciclaggio. E di quello pesante. Una serata tranquilla, come tante, alla guida di una Mercedes con targa svizzera. Milo viaggiava sereno verso casa quando, all\u2019uscita dall\u2019autostrada A4, all\u2019altezza di Latisana, era stato fermato per via della targa straniera che stuzzica i sensi degli operatori di Polizia Giudiziaria. L\u2019auto era zeppa di banconote da cinquecento euro, pulite, stirate e \u2013 aveva detto Milo &#8211; profumate. Era bastato un paio di minuti per finire nel registro degli indagati, con il telefono sequestrato e l\u2019auto passata al setaccio alla ricerca di chiss\u00e0 cosa. <em>\u201cSolo perch\u00e9 sono sloveno\u201d,<\/em> aveva commentato con quella sua voce roca e l\u2019accento secco, nell\u2019unica telefonata che gli era stata concessa col difensore. Edoardo Bruni, per l\u2019appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano passati dieci anni da allora. Milo era diventato l\u2019informatore perfetto. Discreto e pieno di risorse. Fidato e potente, era rispettato e invisibile. Era il suo preferito e gli doveva un paio di arresti importanti. Ormai erano amici e le cose erano cambiate. Se c\u2019era un uomo che poteva portare a termine quella follia senza fare rumore, era proprio lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Edo, nel frattempo, era diventato un sostituto Procuratore della Repubblica. La professione l\u2019aveva sfinito, ma non era stata la causa dei suoi insuccessi, anche se ogni tanto aveva voluto credere il contrario. Addebitava al suo lavoro le colpe che, aveva dovuto ammettere, erano solo sue. Gli era anche capitato di pensare che qualcuno in qualche parte del mondo avesse ottenuto la felicit\u00e0 e il successo a condizione che uno sconosciuto dall\u2019altra parte di quello stesso mondo venisse travolto dalla mala sorte al posto suo, come in un vecchio racconto de \u201cAi confini della realt\u00e0\u201d. <em>Prema il bottone e sar\u00e0 felice.<\/em> Solo che l\u00ec quel qualcuno era morto. Quindi, si riteneva fortunato. A quarantacinque anni era solo e insoddisfatto, ma benestante. Durante la sua prima vita aveva riposto nella toga tutto il suo essere devoto al diritto di difendere e di essere difesi. Poi qualcosa in lui si era rotto, dalla sera alla mattina, quando aveva dovuto ammettere a se stesso che qualcosa non funzionava pi\u00f9. Dopo tanti sacrifici e soldi spesi in analisi, si era ritrovato punto a capo ed era andato oltre. Aveva <em>\u201ccambiato sponda\u201d<\/em>, come gli ricordava sempre il suo dominus ogni volta che si incrociavano nei corridoi o nelle aule del Palazzo di Giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCos\u00ec hai per me, Don?\u201d, esord\u00ec Edo. \u201cNiente di sicuro, ma quel mio amico di Roma, quello zingaro che mi ha rubato l\u2019auto che poi mi ha restituito\u2026 ricordi? Mi dice che una possibilit\u00e0 c\u2019\u00e8; una possibilit\u00e0, boss, non una cosa sicura, una possibilit\u00e0, e basta\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Una possibilit\u00e0.<\/em> Era gi\u00e0 pi\u00f9 di qualcosa per Edo. Negli ultimi tempi aveva vissuto un viaggio schizofrenico alla ricerca di una soluzione che solo lui considerava. Una soluzione di certo immorale per un uomo di legge. Ma non per lui. Non pi\u00f9. Era come una nuova verit\u00e0 che lo prendeva per le gambe e lo costringeva a proseguire. Si sentiva un maratoneta al trentaquattresimo chilometro. Non poteva mollare, ma sentiva che non ne aveva ancora per molto.<\/p>\n\n\n\n<p>Milo spezz\u00f2 il silenzio che nel frattempo si era ripreso la scena: \u201cDevo andare avanti?\u201d. Edo si dest\u00f2:\u201d Ah, certo Don, certo. Tienimi aggiornato. Ci vediamo alla prossima Luna piena\u201d. I due si erano dati quella regola per i loro colloqui segreti. Avevano valutato che non fosse una buona idea telefonarsi. Andava bene cos\u00ec e comunque, in caso di emergenza, il telefono esisteva ancora. Sapevano entrambi che prima o poi qualcuno avrebbe notato quei due individui fermi sulla panchina, in piena notte. Una guardia giurata, un transessuale, un anziano insonne col cane, una semplice pattuglia di ronda o un individuo qualunque che non si faceva i fatti propri. Ma lui sarebbe arrivato li dove voleva, prima o poi. E dopo quel poi niente sarebbe stato come prima. Ma non aveva molto tempo. Si abbracciarono e si diressero in direzioni opposte.<\/p>\n\n\n\n<p>Edo respir\u00f2 a fondo per tutto il tragitto che lo ricondusse a casa, cercando di assorbire il profumo di quella notte fredda e umida. Voleva godersi al massimo l\u2019essenza di quel che stava facendo, perch\u00e9 stava facendo la cosa giusta. Ne era convito e aveva trovato il coraggio necessario per farlo. Arrivato in via Dante, riaccese il cellulare, apr\u00ec la porta di casa e prima di entrare si gir\u00f2 verso il cielo scuro. La notte era davvero straordinaria.<\/p>\n\n\n\n<p>II<\/p>\n\n\n\n<p>Pass\u00f2 un mese esatto, tra le mille scartoffie di tutti i giorni, qualche decreto di citazione da firmare e soprattutto, milioni di pensieri. Alle 7 del mattino di una domenica, squill\u00f2 il telefono. Edo sobbalz\u00f2. Il prefisso era sloveno. <em>Cazzo.<\/em> Rispose: \u201cSi?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBoss ci siamo\u201d. La telefonata era uno strappo vietato alla regola, ma allo stesso tempo significava che il tempo era finito, che c\u2019erano le condizioni per chiudere quella storia. Per chiuderla come lui aveva deciso. Un brivido lo pass\u00f2 dalla testa ai piedi. Si accorse che stava sudando.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDimmi allora\u201d. La sua voce tremava e Milo lo cap\u00ec. \u201cBoss, sta sereno, ci penso io\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci penso io. <\/em>Edo imprec\u00f2, in dialetto. \u201cVai da Lino e fa che arrivi a Nova Gorica, c\u2019\u00e8 un vecchio Casin\u00f2 dismesso proprio dietro il binario dell\u2019entrata al confine Nord. Lo aspetto l\u00ec fra tre ore. Tre ore al massimo. Dopo non avr\u00f2 pi\u00f9 il controllo di questo casino\u201d. \u201cCome lo mando li?\u201d, chiese Edo. Milo rise con la sua voce stridula, pensando a quanto Edo fosse straordinariamente colto e preparato, ma allo stesso tempo ingenuo: \u201cCi sar\u00e0 un mio uomo, Bogdan. Non fa domande e non sa nulla. Be\u2019 insomma, sa il giusto. Fidati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>III<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Edo buss\u00f2 alla porta, Lino Durante stava leggendo \u201cIl momento di uccidere\u201d; attendeva l\u2019udienza che, con ogni probabilit\u00e0, lo avrebbe condannato ad almeno vent\u2019anni per aver investito e ucciso l\u2019assassino di suo figlio Marco. \u201cDottor Bruni \u2026\u201d. &nbsp;\u201cSi vesta e salga su quell\u2019auto\u201d, comand\u00f2 Edo. Lino, stordito, chiese il motivo della visita del sostituto procuratore che ne aveva chiesto la condanna a ventisei anni di carcere, senza alcuna piet\u00e0 e senza considerare tutto ci\u00f2 che lo aveva condotto a quel gesto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLino, si fida di me?\u201d. \u201cChe cazzo di domanda \u00e8?\u201d \u201cSi fidi e mi ascolti bene, perch\u00e9 io sono la sua unica via di uscita\u201d. Un sorriso amaro disegn\u00f2 il volto di Edo, era come se la sua espressione fosse rivolta a s\u00e9 stesso. Lino era disorientato: \u201cNon ci sono vie d\u2019uscita da questa storia. E che ci fa quel bestione l\u00ec con la portiera dell\u2019auto aperta?\u201d Edo sorrise, il nuovo Edo si era preso la sua vita. Si sentiva bene: \u201cSi fidi di me\u201d, ribatt\u00e8 il magistrato. E\u2019 una persona&nbsp; che non la conosce. Si chiama Bogdan, la porter\u00e0 da un amico. Eviti di fargli domande. Tanto non le risponder\u00e0. I documenti e la sua nuova identit\u00e0 sono gi\u00e0 pronti. Pu\u00f2 ricominciare lontano da qui, se vuole. I soldi non saranno un problema.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAh, vuole farmi evadere, dottore. Che fa, vuole processarmi per direttissima e chiedere qualche anno in pi\u00f9? Quando si \u00e8 trattato di considerare la mia capacit\u00e0 al momento del fatto, o semplicemente di valutare che \u00e8 stato solo un incidente, lei mi ha riso in faccia. Ma forse, stronzo com\u2019\u00e8, se l\u2019\u00e8 gi\u00e0 dimenticato. Vuole fregarmi? Mi ha preso per scemo?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLino, non la trover\u00e0 mai nessuno. E poi qui lei non ha nessuno. Lo sappiamo tutti. Non ha famiglia e non mi pare di aver visto la fila di amici chiedere l\u2019autorizzazione per venirla a trovare ai domiciliari. Figuriamoci quando sar\u00e0 in carcere. Meglio lontano con un nuovo nome che in galera per un reato che dice di non aver commesso, non crede?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il dottor Bruni aveva l\u2019aria seria. Non se ne sarebbe andato, era chiaro, e se era serio come lo era stato fino a quel giorno, c\u2019era da credergli. \u201cLo sa che perder\u00e0 il lavoro e si prender\u00e0 una condanna per questo, dottore?\u201d \u201cSe mi beccano, si. Comunque non \u00e8 un suo problema\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lino era un brav\u2019uomo ma non ci aveva pensato due volte quando, un paio di settimane dopo la morte di Marco, aveva incrociato il ghigno del suo carnefice all\u2019incrocio tra via Terraglio e via Trezze. Sulle strisce pedonali aveva spedito quel delinquente dove avrebbe dovuto stare: all\u2019inferno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dottor Bruni, rappresentante della Giustizia con la G maiuscola, aveva sostenuto l\u2019accusa con diligenza e rigore. Per lui era in tutto e per tutto omicidio volontario. Lo aveva capito subito. C\u2019era da credere che molto probabilmente, grazie all\u2019impianto accusatorio che aveva costruito con la sua bravura tecnica, le solide consulenze svolte e le testimonianze raccolte lo sarebbe stato anche per la Corte d\u2019Assise che, ora, aveva il pallino in mano e lo avrebbe stampato di sicuro in mezzo alla fronte di Lino. Per la stampa che si divertiva a scommettere su macabri pronostici l\u2019ergastolo non era la probabilit\u00e0 pi\u00f9 gettonata, ma era pur sempre uno spettro dietro l\u2019angolo. E se Durante avesse preso venticinque o trent\u2019anni sarebbe comunque morto in carcere.<\/p>\n\n\n\n<p>Le persone cambiano messe di fronte a ci\u00f2 che la Giustizia \u2013 quella di cui si \u00e8 parte &#8211; non riconosce? Vale a dire l\u2019equit\u00e0? Se c\u2019era un momento per scoprirlo, era quello, si disse Lino.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di salire in auto, si volt\u00f2 verso Edo e gli disse: \u201cSe ci fermano dir\u00f2 che mi ha rapito\u201d. Edo, in precedenza, lo aveva visto sorridere solo in una foto apparsa nel giornale in cui, abbracciato al figlio, alzava al cielo una trota salmonata gigante appena pescata sul torrente Avisio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Bogdan chiuse la porta della Mercedes che avrebbe condotto quel vecchietto cos\u00ec provato verso una nuova vita, per i suoi ultimi dieci o quindici anni, Edo cadde in ginocchio e pianse, spinse fuori tutta la rabbia che aveva nel cuore. Sapeva di aver perso anni, troppi, sostenendo da una parte e dall\u2019altra un impegno verso lo Stato in cui non credeva pi\u00f9 da un pezzo, di sicuro almeno da quando aveva richiesto e ottenuto quel processo per omicidio volontario che ora si avvicinava all\u2019epilogo; al momento in cui la sua pervicacia avrebbe fatto calare il sipario sulla vita di un pap\u00e0 a cui, in fin dei conti, avevano portato via l\u2019unica gioia. Senza alcun motivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dottor Edoardo Bruni era arrivato al capolinea della propria moralit\u00e0, o l\u2019aveva semplicemente scoperta o anche solo superata di quel tanto che basta per atterrare oltre ogni canone consociativo e oltre ogni giudizio. Al di l\u00e0 del ruolo che gli dava da mangiare e al di l\u00e0 degli sforzi sostenuti per ritagliarsi quel pezzo di posizione che lo rendeva molto rispettato.<\/p>\n\n\n\n<p>Era pronto a perdere anche il lavoro e la reputazione e forse la sua stessa libert\u00e0. Per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sempre che lo avessero beccato.<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58827\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58827\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019eco dei suoi passi rimbalzava sui muri umidi di via Palazzo. 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