{"id":58689,"date":"2026-03-23T19:00:09","date_gmt":"2026-03-23T18:00:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58689"},"modified":"2026-03-23T19:00:11","modified_gmt":"2026-03-23T18:00:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-escalier-di-simona-quilici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58689","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Escalier&#8221; di Simona Quilici"},"content":{"rendered":"\n<p>-Giorgio, Giorgio , fermati, ti prego un attimo solo, io non ce la faccio pi\u00f9!-<\/p>\n\n\n\n<p>-E ti pareva,\u00a0 sei sempre la solita! Perch\u00e9 non fai come tutti. Perch\u00e9 prima di uscire non vai in bagno?      Dai nasconditi dietro a quel cespuglio, forza, ti aspetto e controllo che nessuno ti veda &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p>-Ma che dici sei matto! considera poi che per fare la pip\u00ec devo spogliarmi completamente.-<\/p>\n\n\n\n<p>S<em>ei mesi di dieta ferrea per entrare dentro questo abito, e comunque\u00a0\u00e8 cos\u00ec stretto che dovr\u00f2 fare acrobazie per toglierlo<\/em>, penso, mentre sorrido e mi volto, in modo che Giorgio riesca ad abbassare la zip dietro la schiena.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Dai faccio prestissimo,\u00a0 tu adesso per\u00f2 vai avanti che sono le undici meno dieci, la cerimonia sta per iniziare. Sei anche il testimone, guarda che tu non puoi proprio fare tardi,\u00a0 la tua amica non te lo perdonerebbe, anzi non me lo perdonerebbe mai !-<\/p>\n\n\n\n<p>Detto questo&nbsp; sorrido con il dubbio che esca fuori una strana smorfia&nbsp; e mi allontano velocemente dal corteo nuziale, guardando con attenzione a dove metto i piedi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Prendo un viottolo erboso a passi veloci ballettando per l\u2019urgenza, <em>ma chi me l\u2019ha fatto fare <\/em>penso, <em>potevo starmene tranquilla a casa mia, potevo andare al mare, potevo prendere tempo per me, concedermi il lusso di un pasto al chiosco sulla spiaggia, la compagnia di un bel libro in assoluto relax e invece<\/em>.. quando alzo gli occhi mi appare come un miraggio; di fronte a me una struttura imponente, luccica come un faro nella notte, da qui non riesco bene a distinguere ma&nbsp; immagino sia piena di vetri a specchio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il parco di Bois de Boulogne \u00e8 immenso e pieno di sorprese.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Avere con me Google Maps oggi pu\u00f2 tornare utile, ci mancherebbe che mi perdessi in questo labirinto verde<\/em>, penso, mentre mi\u00a0 tolgo le scarpe e per accorciare le distanze.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Spero tanto che l\u00e0 dentro ci sia una toilette per fare tutto con comodo.\u00a0Per\u00f2 che strano, prima non avevo fatto caso a questo cubo abbagliante, \u00e8 una nota stonata in questo verde cos\u00ec naturale. I francesi sono parecchio strani\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Accenno una corsetta, ma strizzata dentro il tubino aderente fatico anche a respirare, figurarsi se riesco a correre.                                                                                                                                                        Rallento. La struttura che raggiungo, non solo \u00e8 gigante ma alquanto bizzarra; un cubo di specchi che sparisce al di sopra della fitta vegetazione, eppure sulla mappa non esiste nessun riferimento a questo edificio. <em>Che strano<\/em> penso, mentre giro per tutti e quattro i lati.\u00a0Non\u00a0c\u2019\u00e8 nessuno a cui possa chiedere con il mio francese approssimativo:\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pouvez-vous m\u2019indiquer les toilettes? ma si \u00e8 molto&nbsp; meglio cos\u00ec<\/em>&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>penso, <em>la mia condizione \u00e8 gi\u00e0 abbastanza imbarazzante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tra le vetrate e gli specchi distinguo una porta, entro.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; C\u2019\u00e8 nessuno? Je peux entrer-<\/p>\n\n\n\n<p>Mi trovo su un pianerottolo senza profondit\u00e0, un cubo illuminato a giorno. Quattro ampie vetrate dove entra la luce invadente del sole, da dove si ammira l\u2019immensit\u00e0 del parco. Cercavo un bagno, ma qui dentro ci sono solo scale, non ho mai visto, n\u00e9 immaginato niente del genere\u2026 eppure ora che ci penso mi ricorda un dipinto, ma si certo \u00e8 lei la scala infinita di Escher.\u00a0 Incredibile sembra proprio uno dei suoi disegni, scale infinite che si innalzano fin dove l&#8217;occhio riesce a vedere e si perdono fin nelle oscure profondit\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<p>-Ma che posto \u00e8 ?-<\/p>\n\n\n\n<p>In un angolo, dove le cornici delle vetrate si incontrano, una freccia rossa indica sopra ad una\u00a0 pianta, in che punto del locale mi trovo.\u00a0 Stando a quello che c&#8217;\u00e8 scritto, sono entrata al piano S 666.\u00a0                         Non ho idea di cosa significhi la lettera S, ma se\u00a0il numero si riferisce al piano, immagino che questo edificio, scenda per chilometri gi\u00f9 nelle profondit\u00e0 della terra.\u00a0 Guardo sotto, mi sporgo leggermente dalla ringhiera di legno scuro e ferro battuto che delimita, in un quadrato perfetto il centro della stanza immacolata, quasi accecante in verit\u00e0. Gi\u00f9 sotto la luce sembra pian piano si attenui, \u00e8 come guardare in un pozzo senza fine.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019impulso appoggio a terra le scarpe e apro la borsetta,&nbsp; l\u2019intento \u00e8 quello di trovare una monetina da far cadere gi\u00f9, tanto per vedere se esiste un fondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Che idea bislacca, sei sempre la solita curiosa, datti una mossa,\u00a0 qui chiaramente non troverai quello che cerchi.\u00a0<\/em>Decido, senza farmi ulteriori domande, di tornare fuori. Prendo le scarpe, volto i miei passi e allungo la mano in cerca della maniglia.\u00a0Incredibilmente la porta dalla quale sono entrata \u00e8 sparita, mimetizzata tra il doppio vetro e la cornice immacolata.\u00a0Mi rendo presto conto che non c\u2019\u00e8 modo di uscire, o se c&#8217;\u00e8 io non riesco proprio a trovarlo, adesso sono nervosa,\u00a0 giro intorno al\u00a0 cubo di vetro e parlo da sola; lo faccio sempre quando l&#8217;ansia sale:<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cEppure era qui\u2026 \u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Mentre parlo continuo a&nbsp; ispezionare la vetrata centimetro per centimetro; tasto, spingo, tiro:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c Mantieni la calma&#8230; respira\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>dico a me stessa, mentre prendo il cellulare dalla tasca interna della borsa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOra provo a chiamare Giorgio!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Chiss\u00e0 perch\u00e9 non ci avevo pensato prima. Il fatto \u00e8 che da tempo ormai provo un odio viscerale per il\u00a0 cellulare, \u00e8 \u00a0cos\u00ec invadente.. Da quando Giulia si \u00e8 trasferita a Parigi l&#8217; iphone di Giorgio suona canzoni stonate ad ogni secondo, trilli personalizzati e insopportabili e io  persa nel mio silenzio assenzo passo le nottate a pugni stretti con le unghie conficcate nella pelle.\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Lo schermo si accende. Cerco l\u2019icona della cornetta e subito appare la faccia sorridente di Giorgio ripetuta all\u2019infinito. Chiamo sempre e solo lui, strano che me ne accorga adesso mentre ne schiaccio una a caso con l&#8217;indice tremante.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLui potrebbe aprire da fuori\u2026\u00a0 dai squilla ! Certo dico io che assurdit\u00e0! Solo i francesi potevano avere l\u2019idea, di una porta dalla quale sia possibile solo entrare!\u201d\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Inspiro, espiro, aria dentro aria fuori, vorrei restare concentrata ma il cuore \u00e8 in subbuglio. Appoggio l\u2019apparecchio all\u2019orecchio e aspetto che mio marito risponda:\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c Dai forza, incredibile che quando sono io a chiamare lui ha sempre il cellulare in modalit\u00e0 silenziosa.\u201d\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La voce che risponde non \u00e8 quella di Giorgio, la cantilena metallica mi fa salire il cuore in gola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c La personne que vous appelez, ne peut r\u00e9pondre au t\u00e9l\u00e9phone pour le moment. Veuillez rappeler plus tard\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c Maledizione, respira stai calma e respira.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il panico arriva.\u00a0                                                                                                                                                    lo sento, parte gi\u00f9 dai piedi ma sale veloce; uno, due, al tre \u00e8 gi\u00e0 al petto, agguanta il cuore e pompa.         Il muscolo aumenta di volume nel petto, si gonfia, diventa gigante\u00a0poi di colpo si affloscia svuotato, potrebbe esplodere o implodere.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCoraggio decidi, le opzioni sono semplici; salire o scendere !\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Infilo il cellulare dentro la borsa, alzo l\u2019abito stretto sopra le cosce e salgo le scale due alla volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Tre rampe da sedici scale e un pianerottolo identico a quello da cui sono entrata.\u00a0La cosa incredibile, \u00e8 che fuori c\u2019\u00e8 ancora il giardino identico a quello visto al piano terra. Incredibile! eppure sono certa di aver salito almeno sei metri di scale :<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCom\u2019e possibile ?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Salgo ancora, tre rampe di scale,\u00a0 pianerottolo, vetrate e ancora fuori il giardino, potrei toccare l\u2019erba uscendo. Chiaramente sto male, ho le allucinazioni. Prendo di nuovo\u00a0il cellulare e premo un unico tasto che ripete l\u2019ultima chiamata:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c La personne que vous appelez ne peut r\u00e9pondre au t\u00e9l\u00e9phone..\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMerda!\u201d&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inizio a scendere velocemente,\u00a0 le scale da questa nuova prospettiva sembrano diventare pi\u00f9 grandi.\u00a0 Sempre pi\u00f9 grandi.\u00a0Mi tengo stretta al corrimano, ho le vertigini, un paio di volte rischio di\u00a0cadere.\u00a0Lascio indietro tutti i pianerottoli conosciuti e mi addentro nel pozzo, gi\u00f9 sempre pi\u00f9 sotto. Come per la salita, le rampe sono tre e di nuovo un\u00a0 pianerottolo cubico, ognuno con la propria vetrata identica, da dove ammirare il giardino, sempre lo stesso un piano dopo l\u2019altro.\u00a0Sono scesa di dieci o forse dodici piani. Ho fatto la pip\u00ec accucciata in un angolo buio, tra una rapa e l\u2019altra di scale, ho abbandonato l\u00ec le mie scarpe nuove, ho tolto il vestito stretto e continuo a scendere in brassiere e slip, mi tengo stretta la borsa dove ancora il cellulare non suona.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChiss\u00e0 com\u2019\u00e8 tardi. Giorgio sar\u00e0 preoccupatissimo, ho rovinato tutto, anche il giorno di nozze di Giulia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oddio non \u00e8\u00a0 che poi me ne freghi un gran che\u2026 sono qui solo per compiacere lui. La dieta, il vestito, le scarpe, tutto per essere per una volta meglio di quella \u2026 io non la odio,\u00a0 no! \u00e8 lui che ha fatto in modo che mi fosse insopportabile!\u00a0 Ogni occasione\u00a0 \u00e8 buona per tirarla in ballo,\u00a0 Giulia ha fatto questo, Giulia ha detto quest&#8217;altro. Quando si \u00e8 trasferita a Parigi ho dovuto trattenere l\u2019entusiasmo,\u00a0 per giorni ho sprizzato dai pori guizzi di gioia e piccole esultanze mute, tenute ben nascoste dietro un velo di finta tristezza.\u00a0La lontananza sarebbe stata una mia alleata, avevo pensato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, senza fare i conti con i cellulari!\u00a0 Quei due\u00a0 passano ore interminabili a dirsi tutto per lasciare a me il niente . Non sono gelosa no e l&#8217;invidia che lentamente mi mangia da dentro, consuma il grasso e l\u2019anima quella!\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Riprendo fiato appoggiata al muro. Tiro fuori il cellulare e scopro con meraviglia che\u00a0mancano dieci minuti alle undici. Anche il tempo si \u00e8 fermato a quella che mi pare essere una vita fa, quando ancora\u00a0 la pip\u00ec mi dava un non so che di dignitoso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c E&#8217; un incubo\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Mi siedo sulla rampa di scale che precede il pianerottolo, con la testa sprofondata tra le ginocchia nude. Non so pi\u00f9 cosa fare conto le lacrime che cadono a bagnare i piedi scalzi, non c\u2019\u00e8 scampo.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019improvviso mi pare di sentire\u00a0 un rumore. Il cigolio di una maniglia. Una porta che si apre, la voce\u00a0 inconfondibile\u00a0 di una\u00a0 donna :\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c C\u2019\u00e8 nessuno? Je peux entrer\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;impulso guida i miei gesti sconnessi, devo uscire prima che la porta si chiuda di nuovo:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c Per carit\u00e0 aspetti, la prego non chiuda!\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Urlo, mentre con uno scatto nervoso scendo tre scalini in una volta, inciampo, cado ruzzolando per i tre gradini rimasti prima del pianerottolo.\u00a0Ho perso troppo tempo. Spalmata alla vetrata che si affaccia sul vialetto del giardino grido, sbatto con forza i palmi delle mani  al doppio vetro:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAiuto! La prego mi aiuti !\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Lei non sente e si allontana lentamente nel suo abito stretto:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Che strano<\/em>, mi trovo a pensare che quel vestito  <em>\u00e8 identico a quello che indossavo io!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Lei tiene le scarpe in una mano e percorre il vialetto erboso con la pochette stretta nell\u2019altra, anche la sua borsa sembra identica alla mia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c La prego si fermi!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Urlo di nuovo pi\u00f9 forte che posso.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei si ferma.\u00a0Io allora  speranzosa  accenno un sorriso incredulo, per un secondo mi sento salva,\u00a0 batto le mani sul vetro sempre pi\u00f9 forte,\u00a0 urlo con quanto fiato ho in corpo.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c Sono qua dentro, mi apra !\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lei lentamente si volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Io resto senza fiato, arranco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcosa dentro di me si spezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono io.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei \u00e8 me!<\/p>\n\n\n\n<p>Non so, non capisco.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il corpo si accascia svuotato di ogni speranza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fisso alla parete la freccia rossa  che pulsa al ritmo del cuore  e indica ancora la cazzo di  S  e il piano 666.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58689\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58689\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>-Giorgio, Giorgio , fermati, ti prego un attimo solo, io non ce la faccio pi\u00f9!- -E ti pareva,\u00a0 sei sempre la solita! 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