{"id":5868,"date":"2011-04-22T11:56:55","date_gmt":"2011-04-22T10:56:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5868"},"modified":"2011-04-25T10:47:01","modified_gmt":"2011-04-25T09:47:01","slug":"nero-nero-profondamente-nero-di-giulia-penzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5868","title":{"rendered":"&#8220;Nero, nero, profondamente nero&#8230;&#8221; di Giulia Penzo"},"content":{"rendered":"<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><em>La prima volta che la vide&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Era stata una giornata noiosissima, con mille cose da fare. Pioveva, doveva raggiungere l&#8217;aeroporto ma la tangenziale di Mestre era bloccata da un incidente stradale e si stava rassegnando ad una partenza posticipata di qualche ora.<\/p>\n<p>Usc\u00ec al primo svincolo e cerc\u00f2 la stazione ferroviaria.<\/p>\n<p>Trov\u00f2 velocemente parcheggio e corse per fare il biglietto e prendere il treno.<\/p>\n<p>Fu l\u00ec che la vide, sulla scalinata della stazione, nel buio del crepuscolo notturno. E incroci\u00f2 il suo sguardo, i suoi occhi, occhi neri, misteriosi e profondi, contornati da un intenso kajal nero.<\/p>\n<p>Si ferm\u00f2 d&#8217;istinto, avrebbe voluto dirle qualcosa, non gli importava pi\u00f9 della partenza, ma in quel momento un&#8217;altra donna raggiungeva la ragazza e se ne andavano insieme, voltandogli le spalle.<\/p>\n<p>Si accorse degli stivaletti rossi che le accarezzavano i polpacci sottili e affusolati nonostante le calze di lana pesante di mille righe arcobaleno.<\/p>\n<p>Indossava un cappello di lana nera da cui uscivano ciuffi di capelli biondi. Non gli era mai capitato di fermarsi a guardare una donna.<\/p>\n<p>Certo, qualche sbirciata a decollet\u00e9 traboccanti, a gambe chilometriche o a chiome fluenti, ma una donna&#8230; non ci pensava proprio in quel momento, con tutto il lavoro da progettare come informatico. Lo sguardo di quella ragazza chiedeva qualcosa, ne era rimasto incantato.<\/p>\n<p>Deluso, and\u00f2 in biglietteria e decise di partire con il primo treno a disposizione.<\/p>\n<p><em>La seconda volta&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Erano ormai passati alcuni mesi, si era dimenticato di quella ragazza e si trovava con alcuni colleghi di lavoro. Entr\u00f2 in bar e la vide, seduta al tavolino, insieme ad un&#8217;altra donna. La riconobbe subito, il suo sguardo era sempre quello: nero, nero, profondamente nero, ed era uno sguardo carico d&#8217;ira. Stava litigando con la donna che le era seduta di fronte, di questo ne era sicuro, anche se le voci erano bisbigli incomprensibili agli altri. E probabilmente la donna era la stessa che l&#8217;accompagnava la volta precedente.<\/p>\n<p>Si ferm\u00f2 vicino al suo tavolino. Tanto insolito quel gesto che la ragazza tir\u00f2 su lo sguardo e lo fiss\u00f2 con aria interrogativa. Rimase un attimo immobile, tuffandosi dentro quel nero, poi, come se si fosse sbagliato e timoroso, abbass\u00f2 gli occhi e si diresse verso il bancone insieme con gli amici.<\/p>\n<p>&#8211; Marco, che hai? La conosci? &#8211; gli chiese un amico che lo aveva seguito e aveva notato il suo imbarazzo.<\/p>\n<p>&#8211; No, no, non la conosco, mi sembrava una tipa che avevo incontrato tempo fa&#8230; &#8211; rispose con finta naturalezza.<\/p>\n<p>&#8211; A me sembra una puttana &#8211; disse il suo amico con aria scherzosa.<\/p>\n<p>&#8211; Da dove lo capisci?<\/p>\n<p>&#8211; Be&#8217;, una truccata in quel modo, vestita cos\u00ec!<\/p>\n<p>In effetti, indossava un top e una minigonna nera, con calze coprenti e scarpe dal tacco infinito, ma il suo sguardo, in fondo a quel nero, era di una purezza cristallina. I capelli lisci biondi risaltavano impudenti tra quel nero.<\/p>\n<p>La vedeva gesticolare, mentre la donna che le era seduta di fronte se ne stava impassibile a guardarla con amore, sembrava cercare compassione. Aveva all&#8217;incirca una quarantina d&#8217;anni, molto bella, un po&#8217; trasandata nell&#8217;abbigliamento, senz&#8217;altro fuori moda.<\/p>\n<p>Poi improvvisamente quella ragazza si alz\u00f2, and\u00f2 verso il bancone, butt\u00f2 con stizza qualche moneta vicino alla cassa e incroci\u00f2 nuovamente il suo sguardo interrogativo e allora lo sfid\u00f2 con voce alterata: &#8211; Che cazzo vuoi?<\/p>\n<p>Non ebbe nemmeno il tempo di risponderle che se n&#8217;era gi\u00e0 uscita dal locale.<\/p>\n<p>&#8211; Che ti avevo detto? Quella \u00e8 una che pippa&#8230; &#8211; sorrise divertito l&#8217;amico.<\/p>\n<p>Ma non lo ascoltava, lui era felice, per un attimo aveva goduto della sua attenzione e, ne era sicuro, anche lei aveva capito che tra loro c&#8217;era un&#8217;alchimia particolare, qualcosa che sfuggiva ad una sua definizione.<\/p>\n<p><em>La terza volta&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Pioveva a dirotto, una pioggia incessante che lo deprimeva. I server bloccati delle varie aziende a causa degli sbalzi di tensione lo avevano portato a numerosi controlli improvvisi in giro per la citt\u00e0. Si sentiva certe volte come un<em> cyberobinh<\/em><em>ood<\/em>, avrebbe potuto combinare un bel casino, magari in qualche webfarm piena di conti segreti archiviati sapientemente.<\/p>\n<p>Si era infilato in macchina e sulla strada l&#8217;aveva vista che camminava spedita, incurante della pioggia.<\/p>\n<p>Come al solito era vestita di nero. La pioggia cadeva incessante e mentre cercava di avvicinarsi con la macchina al marciapiede, la carreggiata ora sprofondava in un sottopassaggio. Quando risal\u00ec, la rivide.<\/p>\n<p><em>Eccola!<\/em><\/p>\n<p>Non fece nemmeno in tempo ad accostare che la ragazza gi\u00e0 si era dileguata, forse entrando dentro uno di quegli innumerevoli portoni: trovarla sarebbe stata un&#8217;impresa impossibile.<\/p>\n<p><em>Maledizione!<\/em><\/p>\n<p>Imprec\u00f2 contro quella giornata, il tempo, il destino e tutto quello che gli rimaneva.<\/p>\n<p><em>La ragazza prima aprire il portone e di entrare si guard\u00f2 alle spalle, per un attimo pens\u00f2 di essere osservata da qualcuno. Ormai aveva sempre paura di trovarsela davanti, sua madre. La seguiva dappertutto, ma non voleva tornare a casa, ormai aveva fatto la sua scelta, anche se sbagliata. Sal\u00ec le scale fino all&#8217;appartamento, dove aveva fissato l&#8217;incontro. L&#8217;uomo che le apr\u00ec era un grassone gi\u00e0 in mutande&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Marco torn\u00f2 a casa. Si sistem\u00f2 davanti al pc con una buona tazza di latte caldo e qualche biscotto e cominci\u00f2 a scrivere in quel nuovo sito, quello degli incontri casuali. L&#8217;aveva scovato proprio su wikipedia, un nuovo progetto di incontri e interscambio. Bastava affiggere il proprio messaggio in questa bacheca virtuale e poi si doveva sperare che il messaggio venisse letto dalla persona giusta.<\/p>\n<p>Si registr\u00f2 e compil\u00f2 il modulo, inserendo i propri dati anagrafici e poi lasci\u00f2 il messaggio:<\/p>\n<p><em>I nostri occhi si sono incrociati all&#8217;uscita della stazione ferroviaria a Mestre il giorno 11 febbraio 2010 alle h. 17.30. In quel preciso momento avrei voluto dirti qualcosa, ma te ne sei andata insieme con un&#8217;altra donna, che probabilmente stavi aspettando. Tu indossavi stivaletti rossi e calze a righe arcobaleno, e un piccolo cappello di lana nera in testa&#8230; Ci siamo incontrati in altre due occasioni.<\/em><\/p>\n<p><em>In un bar in centro a Mestre: maggio 2010. Eri seduta ad un tavolino insieme ad un&#8217;altra donna, di circa quarant&#8217;anni. Eri vestita di nero; mi hai anche parlato e poi sei uscita di corsa dal bar.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ultima volta ti ho visto vicino al sottopassaggio che sbuca in via Dante.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi piacerebbe incontrarti di nuovo, anche solo per prenderci un caff\u00e8.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono alto, con la barba, occhi azzurri, e insieme a me porto sempre un&#8217;insolita borsa rosa per il pc.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono solo.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi chiamo Marco, ti aspetto&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Chiuse il pc. Uno che ci lavora nel web, ne conosce la potenza delle connessioni. Funziona un po&#8217; come il nostro cervello, tanti piccoli neuroni che si attivano e formano sempre nuovi e insoliti collegamenti.<\/p>\n<p>Prima o poi lei, ne era sicuro, avrebbe risposto al suo messaggio.<\/p>\n<p>Anna torn\u00f2 a casa. Anche quella giornata era passata. Con chi doveva prendersela per quella vita di schifo? Con sua madre, tossica, alcolista, depressa, che fin da piccola l&#8217;aveva lasciata a parenti, genitori in affido, case famiglia?<\/p>\n<p>Dopo quindici anni di abbandoni l&#8217;aveva cercata. In segreteria le lasciava i soliti messaggi: &#8220;Torniamo insieme, riproviamo&#8230; amiche, almeno.&#8221;<\/p>\n<p><em>Mamma, non ti credo pi\u00f9! Ho vent&#8217;anni ormai e con qualcuno me la devo prendere!<\/em>, le gridava.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;assistente sociale insisteva. La psicologa insisteva. Tutti insistevano. Aveva deciso di resistere, ora da maggiorenne poteva decidere della sua vita, per una volta.<\/p>\n<p>Prese una birra dal frigorifero e accese il pc.<\/p>\n<p>Fissava gli incontri in rete, ormai aveva i siti giusti dove lasciare il proprio profilo.<\/p>\n<p>Cercava uno di questi quando incapp\u00f2 in un&#8217;insolita pubblicit\u00e0 di un progetto. Entr\u00f2 nel sito: bisognava lasciare un messaggio nella bacheca virtuale.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che lo vide. Sorrise, felice. Aveva lasciato una foto e un messaggio per lei.<\/p>\n<p>Se lo ricordava, alla stazione, al bar e persino in quell&#8217;insolita giornata di pioggia, con la sensazione di essere seguita.<\/p>\n<p>Rispose al messaggio di Marco:<\/p>\n<p><em>Mi chiamo Anna&#8230;<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5868\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5868\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Incontri reali e virtuali si intrecciano nella rete della realt\u00e0.<br \/>\nImmaginario e reale si sovrappongono.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5868\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5868\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1595,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-5868","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2011"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5868"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1595"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5868"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5868\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5928,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5868\/revisions\/5928"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5868"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5868"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5868"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}