{"id":58675,"date":"2026-03-19T12:31:27","date_gmt":"2026-03-19T11:31:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58675"},"modified":"2026-03-19T12:31:27","modified_gmt":"2026-03-19T11:31:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-un-incontro-di-marco-mallica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58675","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Un incontro&#8221; di Marco Mallica"},"content":{"rendered":"\n<p>La notte si infilava nei due millimetri vuoti del finestrino destro, che non mi ero ancora deciso a far riparare, e di stelle non ce n\u2019erano. Una volta abbandonata l\u2019autostrada, con le sue strisce di luci melliflue messe a rischiarare facciate logore di capannoni industriali, la statale correva in mezzo al nulla, tra brevi semicurve e infiniti rettilinei ingannatori in cui mi veniva sempre voglia di addormentarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo specchietto mi rimandava l\u2019ombra scura delle scatole che occupavano il sedile posteriore, accatastate l\u2019una sull\u2019altra come piccoli e cadenti grattacieli di cartone. Cravatte superseta, camicie Millirex, collant dieci denari. Un tempo era pi\u00f9 semplice girare su e gi\u00f9 per la provincia e piazzare quella roba, ma da quando c\u2019era la rete era cambiato tutto. Negli ultimi anni un mucchio di colleghi avevano abbandonato il mestiere funambolico e sempre meno redditizio del rappresentante di commercio per ripiegare su lavori d\u2019ufficio, fare i supplenti negli istituti commerciali o dedicarsi all\u2019agricoltura inseguendo un miraggio di bucolica felicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cellulare mi riscosse dalle mie meditazioni, che dopo le dieci della sera imboccavano sempre sentieri malinconici e immancabilmente cupi. Mia moglie.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSei ancora in viaggio?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, sulla 764.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCi metti molto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn\u2019oretta massimo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo vado a letto, sono stanca. In frigo c\u2019\u00e8 un po\u2019 di tutto, vedi tu cosa mangiare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVa bene, quando arrivo\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La mia frase rest\u00f2 a penzolare nell\u2019aria viziata dell\u2019abitacolo, troncata a mezzo dal bip del telefono. Era sempre cos\u00ec negli ultimi tempi, non c\u2019era una volta che le nostre conversazioni prendessero una piega normale. Non prendevano nessuna piega, a dire il vero. Le cose tra di noi non andavano granch\u00e9 bene, e la cosa peggiore era che non sapevo nemmeno io perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Poggiai il cellulare sul cruscotto e cercai di concentrarmi sulla guida, ma dopo neanche un chilometro vidi qualcosa che sporgeva sul ciglio della strada. Una forma opaca, rotondeggiante, con delle appendici brune che si allungavano sull\u2019asfalto. La conoscevo bene quella forma, e sapevo perfettamente che nove volte su dieci non c\u2019era nulla da fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi fermai e accesi le luci d\u2019emergenza per evitare che qualche camionista assonnato mi piombasse addosso. Il cane se ne stava riverso sulla strada, il corpo abbandonato nella sua agonia e un lungo squarcio rosso all\u2019altezza della zampa posteriore. Respirava ancora. Lunghi respiri affannosi che sembravano preannunciare la fine e gli facevano alzare e riabbassare l\u2019addome come una vecchia e spossata fisarmonica. Aveva un collare e, per quanto potevo capirne io, doveva essere il risultato di una lunghissima catena di incroci.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornai in macchina, presi il telefono e cercai. I vantaggi della rete, mi venne da pensare, quella stessa rete che aveva mandato a casa un mucchio di miei colleghi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il veterinario pi\u00f9 vicino stava a dieci chilometri dal punto in cui mi trovavo io. Una veterinaria, anzi. Feci il numero, e dopo qualche istante mi rispose una voce ferma ma gentile, che sembrava percorrere in discesa quella stessa strada che la voce di mia moglie, quando mi telefonava, percorreva in salita, arrancando e sbuffando come le prime locomotive. Quando le esposi il mio problema, per\u00f2, si fece diffidente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl mio studio chiude alle sette e mezzo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQui ho letto che si pu\u00f2 chiamare per le emergenze. Secondo me non ne ha per molto, non si muove&#8230;\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Per qualche secondo la linea fu invasa dal silenzio, come se lei stesse cercando di mettere assieme tutti i pezzi per prendere la decisione pi\u00f9 saggia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVa bene\u00bb soffi\u00f2 via alla fine. \u00abLei suoni il citofono e aspetti, ci penso io a farla entrare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Dieci minuti dopo mi trovavo di fronte al numero civico 46, in una via desolata di un paese desolato, con dei lampioni che gettavano sull&#8217;asfalto una luce ancora pi\u00f9 triste di quelle dell\u2019autostrada. Il cane se ne stava adagiato sul sedile del passeggero e continuava a muovere il petto su e gi\u00f9, ma per fortuna non sembrava peggiorato.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando suonai il citofono e sentii la stessa voce di prima dirmi di entrare, solo con un\u2019inflessione leggermente pi\u00f9 metallica, presi il cane e me lo misi in braccio. Mi avvicinai piano, come fanno i criminali di certi film quando avanzano con le mani in alto. Un modo per dire: ecco, non ti voglio fregare.<\/p>\n\n\n\n<p>Vidi una porta bianca aprirsi di qualche millimetro, proprio come il mio finestrino, e l\u2019alone giallo che veniva dall\u2019interno illuminare sulla parete esterna una targhetta con il nome della veterinaria. Per un tempo brevissimo, ma che a me parve interminabile, mi sentii studiato, spiato, analizzato. Poi la porta ruot\u00f2 verso destra e sulla soglia comparve una ragazza in camice azzurro, i capelli castani un po\u2019 arruffati, due occhiali dalle lenti ovali e l\u2019inconfondibile aspetto di quelle persone che hanno passato i quaranta ma dimostrano sei o sette anni di meno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEntri, prego.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi mossi verso l\u2019ingresso e solo in quel momento mi accorsi che dietro di me c\u2019era un tizio che passeggiava sul marciapiede con aria indifferente, le mani dietro la schiena. Piovuto all\u2019improvviso da una delle stelle che quella notte non si vedevano. Sicuramente un amico, un parente, qualcuno che aveva chiamato per sentirsi al sicuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando fummo nello studio sorrise. I nostri occhi si incontrarono, indugiando per qualche istante prima di tornare a posarsi sul corpo dolorante del cane.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019hanno investito\u00bb dissi. \u00abL\u2019ho visto a bordo strada mentre tornavo a casa da lavoro.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Sollev\u00f2 di nuovo gli occhi, ma stavolta nel suo sguardo mi parve di avvertire quella stessa venatura di diffidenza che avevo percepito qualche minuto prima al telefono. Capii subito e ricambiai con un\u2019occhiata che speravo eloquente. No, il cane non l\u2019avevo investito io. Chi investiva i cani di solito scappava, oppure si fermava per controllare i danni alla carrozzeria e poi ripartiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei torn\u00f2 al cane. Gli auscult\u00f2 il cuore, lo gir\u00f2 dall\u2019altra parte, controll\u00f2 la ferita. Prov\u00f2 ad alzargli la zampa, ma quello digrign\u00f2 i denti e lei la lasci\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer fortuna non \u00e8 grave\u00bb sentenzi\u00f2 infine. \u00abHa solo preso una brutta botta, ma ad ogni modo ha fatto bene a portarlo qui. Se fosse restato tutta la notte sulla strada sarebbe morto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Sorrise di nuovo, e stavolta fu un sorriso limpido, sincero, privo di sospetti. I nostri sguardi stettero per qualche secondo a rincorrersi e sfuggirsi e, per la prima volta da quando ero entrato, sentii di essere in imbarazzo. La osservai mentre bendava il suo paziente e mi resi conto solo allora di come assomigliasse a una bambina cresciuta tutto in una volta, con quei riccioli che le danzavano sulla testa e l\u2019espressione tipica delle persone buone.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAbita da queste parti, lei?\u00bb mi chiese a un tratto, facendo zampillare la domanda, tesa e un po\u2019 forzata, come l\u2019acqua di una fontana.<\/p>\n\n\n\n<p>Scandii piano il nome del mio paese e per un attimo ebbi l\u2019impressione che volesse aggiungere qualcosa. Se ne stette con la bocca mezzo aperta, mentre muoveva delicatamente la zampa del cane a destra e a sinistra per assicurarsi che la fasciatura fosse venuta bene. Un altro attimo di esitazione, poi i suoi occhi tornarono a posarsi sui miei e la bocca torn\u00f2 a sorridere. Questa volta, per\u00f2, in un modo diverso. Lo stesso sorriso che avevo visto qualche giorno prima alla tiv\u00f9, sul viso di un tennista, mentre gli consegnavano il trofeo del secondo classificato dopo che aveva perso la finale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl mio fidanzato abita in un paese vicino\u00bb disse riabbassando gli occhi. \u00abA lui, per\u00f2, non piace questa zona. Vorrebbe trasferirsi in citt\u00e0.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Feci di s\u00ec con la testa, ma non le chiesi quale fosse il paese. Lei fin\u00ec di medicare il cane e poi mi disse che per quella notte era meglio tenerlo l\u00ec, sotto osservazione. L\u2019indomani si sarebbe messa d\u2019impegno per provare a rintracciare il padrone, se esisteva. Non dovevo pagare nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>La ringraziai, ci salutammo e riuscii sulla strada, dove il tizio di prima continuava ad andare su e gi\u00f9 con le mani dietro la schiena. Mentre salivo in macchina il telefono si mise a squillare: di nuovo mia moglie.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon riesco a dormire\u00bb, mi fece sapere, \u00abdev\u2019essere lo scirocco.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, a volte capita\u00bb feci accomodante.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi ho preparato la cena, tanto stavo a rotolarmi nel letto senza riuscire a prendere sonno. Tu, piuttosto, a quest\u2019ora dovresti essere gi\u00e0 arrivato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Le dissi che avevo preso una birra all\u2019autogrill. Non perch\u00e9 volessi nasconderle qualcosa, ma perch\u00e9 spiegarle tutta la faccenda del cane sarebbe stato troppo lungo e complicato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVa bene, ti aspetto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Misi in moto e ripartii, mentre il tizio spariva finalmente dalla strada. La notte adesso sembrava meno buia, ma di stelle non se ne vedevano lo stesso.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58675\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58675\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notte si infilava nei due millimetri vuoti del finestrino destro, che non mi ero ancora deciso a far riparare, e di stelle non ce n\u2019erano. 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