{"id":58615,"date":"2026-03-10T19:33:17","date_gmt":"2026-03-10T18:33:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58615"},"modified":"2026-03-10T19:33:18","modified_gmt":"2026-03-10T18:33:18","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-la-decima-firma-di-paola-castagnino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58615","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;La decima firma&#8221; di Paola Castagnino"},"content":{"rendered":"\n<p>Non tutte le firme pesano allo stesso modo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella mia vita ne ho messe molte. Alcune scivolano via come inchiostro sull\u2019acqua, altre restano addosso per anni, anche quando la carta non esiste pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La prima firma<\/strong> importante non \u00e8 stata la mia, ma porta il mio nome. Un ufficiale dello Stato civile ha attestato che io, Rita, ero nata. Ignorava per\u00f2 che il mio nome fosse ispirato a una star hollywoodiana che mio padre, un burbero ligure, ammirava al cinema.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma <em>nomen omen<\/em>, come dicevano i latini, e io crebbi ignara, ma all\u2019altezza di quel nome.<\/p>\n\n\n\n<p>Nemmeno <strong>la seconda firma<\/strong> \u00e8 stata la mia, ma quella del parroco del mio Paese, che ha attestato il mio battesimo. Quindi, un mese esatto dopo la nascita, come da tradizione, entravo ufficialmente a far parte di una piccola comunit\u00e0 contadina e cattolica: il senso di fratellanza e reciproco sostegno, il mio senso del dovere e della responsabilit\u00e0 hanno inequivocabilmente quella matrice. Anche quello della colpa e dell\u2019inadeguatezza, ma, in questo caso, riconosco che ci ho aggiunto molto di mio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La terza firma<\/strong>, invece, \u00e8 la prima che ho messo proprio io.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul retro di una fotografia che mi ritrae con il grembiule e il fiocco rosa, alle Elementari, la maestra aveva scritto \u201cA Rita, perch\u00e9 nello studio trovi le maggiori gioie della sua vita\u201d. Poi aveva vergato il suo nome e mi aveva chiesto di sottoscrivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ero piccola e diligente, ma avevo firmato con una certa riluttanza. Pensavo che la matematica o l\u2019italiano potessero darmi gioie, s\u00ec. Ma anche correre nei prati \u2014 o il mio compagno di banco, con il ciuffo ribelle \u2014 non erano affatto male. Il senso del dovere e il rispetto che riservavo agli adulti avevano fatto s\u00ec che le obiezioni \u201crimanessero dentro il mio cervello\u201d e scrivessi il mio bel \u201cRita\u201d in un corsivo ancora stentato, con una bella \u201ca\u201d finale svolazzante. Il cognome non si aggiungeva ancora. Ed io, presuntuosa ed amata quanto basta, ritenevo di essere l\u2019unica Rita che il mondo potesse desiderare.<\/p>\n\n\n\n<p>Sbagliavo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La quarta firma<\/strong> importante \u00e8 stata sul primo contratto di lavoro. Gli anni del Liceo e dell\u2019Universit\u00e0 erano stati una splendida parentesi della mia vita. La laurea, arrivata un 2 novembre, il giorno in cui si commemorano i Defunti, mi era sembrata un segno di riscatto per tutta la mia famiglia. Ero la prima e mi sembrava che quel traguardo fosse anche quello di tutte le generazioni che mi avevano preceduto. Era quindi ovvio che, il giorno in cui sono stata assunta, sentissi attorno a me il calore di tutti quegli avi, ruvidi lavoratori della terra. Misi la mia bella firma, completa di cognome \u201cValentini\u201d, con lettere cos\u00ec grandi da sbordare la riga nera designata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero giovane, bella, capace. Il mondo era mio, pronto ad essere morso come una generosa anguria in piena estate. Mancava l\u2019amore. Non l\u2019amore della mia famiglia, ma l\u2019amore che ti tiene sveglia la notte, che ti fa dimenticare il senso del dovere e ti fa scegliere non quello che \u00e8 opportuno, ma quello che ti fa sentire viva.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLei \u00e8 un prezioso acquisto, per la nostra Societ\u00e0. E pure per me\u201d. La voce del principale azionista era calda, ferma, seducente. Era anche la voce della persona che avrebbe sconvolto la mia vita, facendomi mentire agli altri e, soprattutto, a me stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo il suo profumo \u2014 legno e tabacco \u2014 e le dita che tamburellavano sulla scrivania quando parlava.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto che mi ama\u201d, mi ripetevo. Il fatto che fosse sposato, che ci frequentassimo in posti splendidi e defilati, nascosti da tutti quelli che ci conoscevano, mi sembrava irrilevante di fronte ai sentimenti che provavo per lui. Avevo fiducia in lui, in noi, nel nostro amore, finch\u00e9 l\u2019amore non ha dato il pi\u00f9 naturale dei frutti: sono rimasta incinta. Di un figlio che non doveva nascere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La quinta firma<\/strong> \u00e8 stata la pi\u00f9 difficile della mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Non importa cosa dice la legge, o la morale, o la Chiesa. So solo che, da quel momento, nulla \u00e8 pi\u00f9 rimasto davvero intatto.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia firma era minuscola, la firma di una persona che si vergogna. Il medico prov\u00f2 ad essere pi\u00f9 forte della mia vilt\u00e0: \u201cLei \u00e8 giovane e sana&#8230; torni per partorire\u201d. Ho immaginato la delusione che avrebbe provato la mia famiglia, la mia comunit\u00e0 nello scoprire che Rita non era poi cos\u00ec perfetta, non era poi cos\u00ec intelligente da scegliere un uomo come si deve, non era poi cos\u00ec bella da essere seconda a qualcun&#8217;altra.<\/p>\n\n\n\n<p>E ho firmato.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019infermiera che mi conduceva in sala operatoria canticchiava \u201c<em>Mare&#8230; profumo di mare.<\/em>..\u201d. Una mancanza di empatia rimasta incisa nella mia pelle: il prezzo da pagare per continuare a sembrare perfetta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La sesta firma<\/strong> \u00e8 stata su un modulo d\u2019ammissione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nuovamente non mia, ma di una ragazza poco pi\u00f9 che adolescente, gli occhi vuoti e la pancia nascosta da una felpa troppo grande. Io l\u2019ho solo controfirmata, in fondo alla pagina, come responsabile della struttura che l\u2019avrebbe accolta.<\/p>\n\n\n\n<p>Lavoravo da qualche anno in una casa che offriva aiuto alle donne in difficolt\u00e0 \u2014 ragazze \u201ca rischio\u201d, cos\u00ec le chiamavano nelle relazioni ufficiali. A rischio di cosa, mi chiedevo spesso. Di vivere? Di sbagliare? Di somigliare troppo a me?<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni volta che una di loro partoriva, o cambiava idea, o semplicemente decideva di restare, io sentivo che un piccolo frammento di me si ricomponeva. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che, in fondo, non ci si ricompone mai del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo ancora la sua firma, il nome tracciato a fatica, come se la penna pesasse pi\u00f9 della vita che portava dentro. Io le ho preso la mano, le ho sorriso e ho firmato accanto a lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Non per salvarla \u2014 non si salva mai nessuno che non voglia essere salvato \u2014 ma per dirle, in silenzio: <em>ci sono passata anch\u2019io<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La settima firma<\/strong> \u00e8 quella sul certificato di nascita di mia figlia.<\/p>\n\n\n\n<p>Un foglio qualunque, con righe e timbri come ne avevo visti tanti, ma stavolta c\u2019era scritto <em>madre: Rita Valentini<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Non <em>responsabile<\/em>, non <em>testimone<\/em>, non <em>consulente<\/em>. Madre. Madre \u201cprimipara attempata\u201d, termine che mi ricordava, data l\u2019assonanza, una papera. Ma, nonostante l\u2019ironia, era il dono pi\u00f9 grande che la vita potesse ancora concedermi.<\/p>\n\n\n\n<p>Era nata troppo presto, come se avesse avuto fretta di conoscermi, o forse paura di arrivare tardi.<br>Pesava poco pi\u00f9 di un chilo, e quando l\u2019ho vista la prima volta, attraverso l\u2019incubatrice, mi \u00e8 sembrato impossibile che un\u2019anima cos\u00ec pura potesse nascere da me, che mi sentivo addosso il respiro dei secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva le mani minuscole, ma gi\u00e0 serrate a pugno, come se sapesse che vivere \u00e8 una lotta.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ero sposata. Il mio compagno era accanto a me, commosso e fragile, e non importava pi\u00f9 n\u00e9 la firma di un prete, n\u00e9 quella di un ufficiale di stato civile.<\/p>\n\n\n\n<p>Importava quella che stavo mettendo io, in un corsivo stanco ma deciso, accanto al suo nome.<br>Per la prima volta, dopo anni, non provavo vergogna n\u00e9 colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo gratitudine per quel piccolo respiro che mi restituiva il senso di tutte le firme precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019ottava firma<\/strong> \u00e8 quella che ha attestato di essere diventata madre dei miei genitori.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 successo senza che me ne accorgessi, poco a poco: prima una visita medica accompagnata, poi una bolletta pagata al posto loro, poi la chiave della loro casa, che ha cominciato a pesarmi in borsa come un dovere antico.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino al giorno in cui ho firmato il modulo per il ricovero in una struttura assistita. Era una bella casa di riposo, pulita, con fiori nei corridoi e un odore gentile di minestra.<\/p>\n\n\n\n<p>La direttrice mi aveva spiegato, con voce dolce ma ferma, che per evitare cadute sarebbe stato necessario applicare delle sbarre ai letti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho firmato, ho dato il consenso. La penna scivolava bene, l\u2019inchiostro non ha esitato \u2014 come se la mia mano sapesse che non c\u2019era alternativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, quella firma mi \u00e8 sembrata una resa. Ho sentito di tradire qualcosa: la loro fiducia, o forse la mia infanzia.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre, con la sua ironia intatta, mi aveva detto: \u201cCos\u00ec almeno non scappo di notte.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Io avevo sorriso, ma il sorriso si era rotto subito dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera, tornando a casa, ho controllato dieci volte se avevo chiuso bene il portone, come faceva mia madre. Poi ho pianto in silenzio, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 colpa pi\u00f9 amara di quella che nasce dall\u2019amore \u2014 e dall\u2019impotenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La nona firma<\/strong> non \u00e8 su un foglio, ma sulla sabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare, da sempre, mi scorre nelle vene. Da bambina ci giocavo, da adolescente lasciavo che il suo rumore coprisse i miei pensieri, da adulta ci portavo i miei genitori, per illuderli \u2014 e illudermi \u2014 che fossero ancora forti, ancora vivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, senza pensarci, ho tracciato il mio nome con un bastoncino, come facevo da piccola: <em>Rita<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sole stava calando, e le onde arrivavano lente, quasi timide, come se volessero restituirmi qualcosa invece di portarlo via. Ma hanno invece cancellato le mie quattro lettere, mio padre che voleva una figlia bella come la Hayworth, i voti dell\u2019Universit\u00e0 e il figlio che non \u00e8 mai nato.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora ho capito che nessuna firma resta davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo quelle che tracciamo negli altri resistono al mare, al tempo, e perfino al silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono tornata a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia figlia dormiva, ormai adolescente: un groviglio di capelli e di pensieri che si stavano affacciando alla vita.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho guardata a lungo e ho pensato che <strong>la decima firma<\/strong> non potr\u00e0 che essere la sua.<\/p>\n\n\n\n<p>Io posso solo sperare che, un giorno, capisca le mie.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58615\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58615\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non tutte le firme pesano allo stesso modo. Nella mia vita ne ho messe molte. Alcune scivolano via come inchiostro sull\u2019acqua, altre restano addosso per anni, anche quando la carta non esiste pi\u00f9. La prima firma importante non \u00e8 stata la mia, ma porta il mio nome. Un ufficiale dello Stato civile ha attestato che [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_58615\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58615\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":37771,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[355],"class_list":["post-58615","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026","tag-raccontinellarete"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58615"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/37771"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58615"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58615\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58624,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58615\/revisions\/58624"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58615"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58615"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58615"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}