{"id":5850,"date":"2011-04-20T17:59:49","date_gmt":"2011-04-20T16:59:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5850"},"modified":"2011-04-26T16:23:51","modified_gmt":"2011-04-26T15:23:51","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-luomo-di-pongo-di-rita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5850","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 \u201cL\u2019uomo di pongo\u201d di Rita Banci"},"content":{"rendered":"<p>Dalla finestra della sua casa l\u2019uomo di pongo vedeva Parigi. Non tutta Parigi, solo uno scorcio d\u2019angolo. Oltre i tetti d\u2019ardesia blu e i comignoli rosa puntellati di canne fumarie che spuntavano come denti incerti in una bocca sdentata, poteva vedere, nitida, in lontananza, la ragnatela metallica della Torre Eiffel fendere il cielo come una lama. Non era una veduta speciale, perch\u00e9 migliaia di altre persone condividevano quella stessa ragnatela da ogni parte della citt\u00e0. E quello dell\u2019uomo di pongo non era neppure uno scorcio felice, perch\u00e9 la Torre a momenti faceva i capricci e sfuggiva alla sua vista: rispetto al rettangolo vuoto della finestra, rimaneva cos\u00ec a sinistra che, se l\u2019uomo di pongo si spostava per la stanza, la grande ragnatela spariva, lasciando il cielo sgombro e il blu dei tetti d\u2019ardesia e l\u2019uomo di pongo a barcamenarsi per trovare la posizione perfetta, alla destra della finestra. Certi giorni, per\u00f2, anche quando l\u2019uomo di pongo aveva scovato il punto ideale, la Torre si rifiutava di farsi vedere, scomparendo dalla visuale, nascosta dalla fitta coltre di nebbia nelle umide, grigie giornate d\u2019autunno. Nonostante i capricci aristocratici della Torre, l\u2019uomo di pongo era felice di quella silenziosa compagnia e lasciava sempre la finestra aperta per fare entrare l\u2019immagine nella sua casa, ogni giorno dell\u2019anno, con qualunque condizione climatica. Con il sole, con la pioggia, con il vento gelido dell\u2019inverno, sempre la Torre poteva buttare un occhio e fare capolino.<\/p>\n<p>L\u2019uomo di pongo aveva solo quella finestra per vedere Parigi e, sebbene fosse un paesaggio monotono (cielo e tetti e la Torre), non si annoiava mai. Aveva scoperto la magia del cielo parigino cambiare colore ad ogni minuto del giorno, ad ogni ora, ad ogni stagione. Il rosa del mattino, l\u2019azzurro intenso del giorno, l\u2019oro del pomeriggio, il viola della sera; il bianco accecante del cielo d\u2019inverno gravido di neve, i grigi infiniti delle giornate di pioggia, i rossi violenti dei tramonti, i verdi pallidi dell\u2019alba in quella zona fredda in cui il giorno non \u00e8 ancora giorno e la notte tarda a morire. E poi il giallo marcio carico di pioggia e gli azzurri in tutte le loro sfumature di celeste e di blu. Cos\u00ec l\u2019uomo di pongo passava le sue giornate, davanti alla finestra, nel punto in cui poteva vedere la Torre Eiffel, e sedeva di fronte al suo cavalletto di pongo, cercando con i suoi pennelli di ricreare la tavolozza dei colori del cielo di Parigi.<\/p>\n<p>In effetti, l\u2019uomo di pongo era un discreto artista. Aveva imparato a stendere le tinte molto velocemente, perch\u00e9 si era reso conto, con un certo disappunto, che i colori del cielo mutavano forma sotto il suo naso ad ogni minuto. I primi tempi in cui aveva iniziato a dipingere, impiegava giorni e giorni prima di terminare un quadro; ma, nonostante ci mettesse tutto il cuore e l\u2019impegno, il risultato non si avvicinava mai a quello che i suoi occhi vedevano. Quando, dopo un po\u2019 di tempo passato in religiosa osservazione dei fenomeni coloristici atmosferici, era arrivato a comprendere il motivo per cui la sua resa pittorica era cos\u00ec fallimentare, era riuscito ad organizzarsi in modo tale da poter lavorare su pi\u00f9 tele contemporaneamente. Aveva approntato, con infinita pazienza, una tela per ogni quarto d\u2019ora del giorno: iniziava a lavorare su una, poi, passati quindici minuti, la sostituiva con la successiva che avrebbe rappresentato i colori del cielo un quarto d\u2019ora dopo l\u2019altra, e cos\u00ec via, fino a fare notte. Purtroppo, per\u00f2, dopo i primi giorni, si accorse, con dolore, che questo metodo ingegnoso non poteva funzionare. Oltre ad invadere la sua piccola casa di pongo di un\u2019infinit\u00e0 di tele ammezzate, non poteva contare neppure sulla costanza del clima parigino. Cos\u00ec, se la tela del mezzogiorno aveva dei meravigliosi colori azzurri intensi, e gialli dorati, e bianchi di nuvole cotonose, il mezzogiorno del giorno dopo poteva essere una giornata grigia e uggiosa perch\u00e9 la pioggia aveva spazzato via gli azzurri del sole. Sconsolato per il bizzoso tradimento del cielo di Parigi, aveva tentato l\u2019impresa con i colori ad olio, conscio di poter apportare mutamenti al lavoro in caso di variazioni climatiche, ma, purtroppo, neppure l\u2019olio di lino poteva nulla contro gli improvvisi temporali primaverili o la foschia novembrina. Alla fine, sconfitto e scoraggiato, aveva dovuto ingegnarsi a dipingere nel pi\u00f9 breve tempo possibile, per essere sicuro di riuscire a cogliere l\u2019attimo su cui i suoi occhi bramosi si erano posati, ed era diventato cos\u00ec abile che aveva finito per riempire ugualmente la sua casa di tele, ma tutte di opere finite. Cos\u00ec, sulle pareti arancioni e viola e verdi della sua piccola dimora, spiccavano affastellate infinite Torri Eiffel, tutte nello stesso punto, tutte grandi uguali, ciascuna immersa nel suo arcobaleno atmosferico di sfumature: rosa, gialle, blu, rosse. Qualche volta, per dare un tocco di imprevisto, aggiungeva al rettangolo della finestra le piante di pelargoni rossi che teneva sul balconcino, unica presenza vegetale nel paesaggio architettonico umano.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni, l\u2019uomo di pongo era arrivato cos\u00ec a dipingere ben millesettantaquattro tele, tutte diverse. Essendo cos\u00ec tante, aveva smesso di contarle, ma le teneva tutte registrate sul suo taccuino, aggiornandolo volta volta con l\u2019ultima opera, il titolo e la data di creazione. La Torre era la sua cattedrale di Rouen e lui poteva compiacersi inorgoglito di quanta maestria avesse acquisito tra quelle quattro mura.<\/p>\n<p>Per quanto fosse ossessionato dal colore delle cose e dalle forme della luce \u2013 circostanza, questa, che gli faceva provare un\u2019empatia mistica con l\u2019uomo Monet \u2013 l\u2019immane mole di lavoro che gravava sulle pareti domestiche era dovuta in realt\u00e0 al fatto che l\u2019uomo di pongo non era mai uscito dalla sua casa. Come Monet, che aveva ossessionatamente affittato una camera d\u2019albergo di fronte alla cattedrale, l\u2019uomo di pongo si trovava tra quelle mura da cos\u00ec tanto tempo, che, a dire il vero, non ricordava pi\u00f9 da quanto fosse l\u00ec n\u00e9 se mai fosse stato altrove. E in verit\u00e0, la cosa aveva assai poca importanza. Nella sua casa di pongo aveva tutto il suo mondo. E la lavorazione dei suoi quadri occupava cos\u00ec freneticamente la totalit\u00e0 del suo tempo, che eran diventate consuetudine le volte in cui si dimenticava di mangiare: non sentiva fame quando dipingeva e non avrebbe avuto neppure bisogno di pause, se il miagolio di Baptiste non gli avesse ricordato che \u2013 ahim\u00e9 \u2013 i gatti non sono altrettanto rapiti dall\u2019estasi della creazione come lo sono gli artisti.<\/p>\n<p>Il gatto Baptiste era a tutti gli effetti l\u2019unica compagnia di cui godeva l\u2019uomo di pongo, se si eccettua quella ben pi\u00f9 raffinata della Torre Eiffel che faceva capolino dalla finestra. Oltre a non saper pi\u00f9 da quanto tempo soggiornava in quella casa, l\u2019uomo di pongo non ricordava nemmeno se mai avesse conosciuto persone. Non parlava con nessuno, se non con Baptiste, e non vedeva nessuno. Sapeva di avere un vicino di casa che gli portava la spesa, ma di lui non conosceva che il nome: Ramier. Monsieur Ramier bussava una volta al giorno alla porta dell\u2019uomo di pongo, quando lasciava sullo zerbino la sporta con la spesa. L\u2019uomo di pongo attendeva il rumore della porta di casa di Monsieur Ramier che si chiudeva, apriva l\u2019uscio, ritirava la busta e lasciava sullo zerbino i soldi della spesa del giorno e la lista delle cose per il giorno dopo. Era un tacito accordo che i due signori avevano stipulato, ma, in tutta onest\u00e0, l\u2019uomo di pongo non rammentava proprio come ci\u00f2 fosse accaduto n\u00e9 da quanto tempo andava avanti. Doveva essere molto, se ne aveva perso memoria.<\/p>\n<p>Probabilmente l\u2019uomo di pongo doveva anche aver avuto una famiglia, dei genitori, perch\u00e9 questo \u00e8 un incidente che in genere accade alle persone, ma su tutto ci\u00f2 aveva preso piede l\u2019oblio e, dopo giornate passate a sforzarsi di ricordare, l\u2019uomo di pongo si rassegnava e, sospirando confuso, scrollava le spalle e riprendeva a dipingere. Non sapeva dire se fosse vecchio n\u00e9 quale fosse la sua et\u00e0 precisa, bench\u00e9 dovesse averne una: l\u2019uomo di pongo, da che rammentava, era sempre stato cos\u00ec. Di pongo. Le sue pastose manine verdi avevano modellato tutto ci\u00f2 di cui si era circondato, compresa la sua stessa casa: le mura stondate, i soffitti, i pavimenti, i mobili e persino il grande tappeto rosso a fiori viola che campeggiava in salotto. Oltre a dare un tocco di vivace colore, la morbida consistenza del pongo esercitava un grande fascino sull\u2019uomo di pongo: era soffice, malleabile e poteva modificare la forma delle cose a suo piacimento, perch\u00e9 non seccava mai. Era l\u2019equivalente plastico della pittura a olio. Ovviamente, quando non era occupato a dipingere la Torre Eiffel \u2013 cosa che in realt\u00e0 rubava quasi tutto il suo tempo \u2013 si dilettava a mutare di forma e di dimensione le cose della casa: un divano pi\u00f9 lungo, una cuccia pi\u00f9 morbida per Baptiste, un cavalletto pi\u00f9 alto per dipingere tele pi\u00f9 grandi. Non solo, la malleabilit\u00e0 del pongo gli impediva di farsi male quando sbatteva per casa. S\u00ec, perch\u00e9 l\u2019uomo di pongo era sempre stato un tipo un po\u2019 sbadato: vuoi perch\u00e9 si riteneva d\u2019animo artistico, o forse semplicemente perch\u00e9 era stato baciato da uno scarso senso dell\u2019equilibrio, fatto sta che l\u2019uomo di pongo inciampava e sbatteva spesso in ogni dove. Per questo motivo aveva creato la sua casa come un piccolo scrigno di pongo dove, se anche cadeva, le mura tonde lo facevano dolcemente rimbalzare senza farsi male. Egli stesso aveva beneficiato dei vantaggi dell\u2019essere un uomo di pongo, poich\u00e9, non indurendosi mai, era diventato insensibile ai dolori fisici delle persone normali, o\u00a0a quelli di Baptiste (povero, gatto! il suo padrone aveva pi\u00f9 volte invano tentato di ricoprirlo di pongo, ma la bestiola pelosa se la svignava non appena ne annusava l\u2019odore fresco).<\/p>\n<p>Tutto sommato l\u2019uomo di pongo si riteneva felice. Nella sua casa di pongo, tra le morbide mura e le tele dipinte, con la compagnia noncurante del gatto Baptiste e della Torre, aveva tutto ci\u00f2 di cui aveva bisogno. Solo a momenti il suo passato, sospeso come un\u2019ombra di mistero nella sua vita, tornava a fargli visita sotto forma di una sensazione fastidiosa. La notte in special modo, quando si stendeva sul suo lettino di pongo dopo aver rimesso via i colori a olio, gli capitava sovente di essere attanagliato da una terribile quanto inspiegabile angoscia. Proprio nel momento in cui stava per addormentarsi, in quello spazio intangibile in cui la ragione cede il passo all\u2019oblio del sonno, immagini di un sogno ricorrente lo accompagnavano danzanti verso il cammino buio della notte. Passeggiava, l\u2019uomo di pongo, in un luogo che non aveva mai visto. Un luogo grigio, arido, informe. Non c\u2019era niente in quel posto. Solo un pavimento di cemento e pareti, forse. L\u2019uomo di pongo camminava incerto, si guardava intorno, spaesato, smarrito, ma non vedeva null\u2019altro che una nebbia grigia che copriva tutto. Allora allungava il passo cercando di uscire da l\u00ec e trovare la strada per la sua casa; si affrettava, marciava, correva. Correva veloce \u2013 com\u2019era possibile, si domandava nel sogno? lui non sapeva correre! \u2013 correva senza sapere verso dove. Poi a un tratto \u2013 cos\u2019era? \u2013 un sasso. No, una protuberanza. Un avvallamento. Qualcosa nel pavimento. No, le sue gambe. Le sue gambe cedevano, le ginocchia si piegavano. Una forza sconosciuta lo tirava gi\u00f9 e lui cadeva, cadeva. E nell\u2019attimo in cui stava per toccare il suolo, sapeva che avrebbe urtato qualcosa di duro, che non c\u2019era il suo pavimento di pongo a proteggerlo. Che avrebbe provato dolore. Ma non era possibile, perch\u00e9 l\u2019uomo di pongo non aveva mai provato dolore. Era di pongo, era morbido. Era malleabile e indistruttibile. Eppure, nel sogno conosceva quella sensazione, quella paura razionale poco prima dell\u2019impatto. Cercava di tirarsi su, allungava le braccia tentando di afferrare qualcosa in quella nebbia pesante, alzava i piedi, ma non poteva impedirsi di cadere. Cadeva gi\u00f9 e non poteva farci niente. Il dolore lo avrebbe colpito violento e impietoso. Allora si svegliava di colpo, proprio un istante prima di cadere, in un bagno di sudore, ed era sul suo letto di pongo, avvolto dalla sua coperta viola a quadri gialli e rossi, Baptiste che dormiva nella cuccia ai suoi piedi, le infinite Torri colorate che lo sorvegliavano dalle pareti e le luci di Parigi di notte che lo rassicuravano con il loro caldo sfavillio.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 solo un sogno, Baptiste. Non ti preoccupare\u201d, sussurrava al suo gatto che, indifferente e sornione, non aveva mai smesso di ronfare beato.<\/p>\n<p>La Torre da lontano lo guardava, illuminata come una regina dalle mille luci della citt\u00e0. Era bella a quell\u2019ora della notte, dorata contro un cielo viola, mentre i tetti d\u2019ardesia intorno diventavano tutt\u2019uno con il colore del firmamento stellato. Solo le luci dei lampioni per le strade e quelle di qualche finestra ancora accese facevano l\u2019occhiolino nel buio della notte, come piccole stelle artificiali sui tetti della citt\u00e0. \u201cEppure mi manca un quadro della Torre a quest\u2019ora\u201d, si disse l\u2019uomo di pongo mentre scostava la coperta viola. \u201cDevo dipingerla.\u201d E, cos\u00ec dicendo, una notte si alz\u00f2 dal suo letto, vestito di un pigiama anch\u2019esso viola, appost\u00f2 il cavalletto, prese una tela intonsa dalle infinite affastellate in un angolo, ve la sistem\u00f2 sopra, appront\u00f2 i colori, avvicin\u00f2 lo sgabello, si mise a sedere. La Torre lo guardava altera in lontananza, abituata alle loro solitarie conversazioni. Un musico per strada suonava un violino nel silenzio notturno, unica delicata compagnia in mezzo al brusio meccanico delle automobili sui boulevard. L\u2019uomo di pongo contemplava fuori dalla finestra sospirando, seduto al suo sgabello. Aveva preso il pennello in mano e si apprestava a sfiorare la tela vergine, quando si accorse di aver dimenticato la lampada che aveva lasciato sul tavolo giallo. \u201c\u00c8 troppo buio\u201d, disse. \u201cCos\u00ec non vedo i colori.\u201d L\u2019uomo di pongo si alz\u00f2 \u2013 al buio per non svegliare Baptiste \u2013 e si diresse verso il tavolo. Ma quando fu al centro della stanza, la punta del suo piede urt\u00f2 qualcosa di morbido che non ricordava fosse l\u00ec: il tappeto rosso a fiori viola. Gli bast\u00f2 un attimo per realizzare quello che stava accadendo. Il suo piede aveva inciampato nel bordo del tappeto e, agganciandolo, lo aveva trascinato via con s\u00e9. La stanza buia intorno a lui ruot\u00f2, l\u2019uomo di pongo piroett\u00f2 su se stesso, le mani in aria tentarono di afferrare qualcosa. Cadde. Un tonfo sordo e il rumore netto e attutito di qualcosa che si rompeva. L\u2019uomo di pongo apr\u00ec gli occhi: il soffitto arancione era nero nel buio della notte. Di fianco a lui, due punti gialli lo fissavano miagolando: Baptiste si era svegliato e lo fissava sinistro. \u201cOh, non \u00e8 niente, Baptiste. Io sono di pongo.\u201d In quel momento, una scarica elettrica lo attravers\u00f2 da parte a parte. Il cuore dell\u2019uomo di pongo si ferm\u00f2 un istante ad ascoltare: il suo corpo, una parte del suo corpo, pulsava impazzita. Sent\u00ec caldo e un brivido di freddo. Poi una cosa incontrollabile, una sensazione che lo paralizz\u00f2. Un grido squarci\u00f2 la stanza nera. E il dolore che prov\u00f2 lo fece tremare di paura. Sollev\u00f2 la testa, sollev\u00f2 le braccia, sollev\u00f2 una gamba e poi l\u2019altra. Un altro grido, un altro strazio. Baptiste miagol\u00f2 spaventato. E in quell\u2019istante, l\u2019uomo di pongo realizz\u00f2 cos\u2019era quel dolore: la sua gamba era rotta. Era andata in mille pezzi e non si poteva aggiustare. Ma com\u2019era possibile? si domand\u00f2 mentre le lacrime rigavano le sue guance verdi. Guard\u00f2 fuori dalla finestra aperta, ma non c\u2019era niente al di fuori del velluto buio della notte. Della Torre, non era visibile nemmeno la punta. Anche il suo amore lo aveva abbandonato. Baptiste era tornato tranquillo a dormire, miagolando infastidito. Dalla penombra delle pareti, le millesettantaquattro riproduzioni lo scrutavano impietose. E mentre il dolore lo faceva piangere, solo, l\u00ec su quel tappeto rosso a fiori viola, l\u2019uomo di pongo finalmente cap\u00ec il triste gioco della sua finzione. Non era morbido, non era eternamente malleabile. Si era seccato, come le tempere su una tela. E l\u2019illusione cos\u00ec a lungo cullata di essere immune alle sofferenze del mondo si abbatt\u00e9 su di lui ancor pi\u00f9 dolorosamente della sua gamba rotta.<\/p>\n<p>Non era fatto di pongo. Era fatto di argilla.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5850\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5850\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla finestra della sua casa l\u2019uomo di pongo vedeva Parigi. 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