{"id":585,"date":"2009-02-06T12:42:00","date_gmt":"2009-02-06T11:42:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=585"},"modified":"2009-02-06T12:42:00","modified_gmt":"2009-02-06T11:42:00","slug":"il-tempo-suona-sempre-la-sua-musica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=585","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Il tempo suona sempre la sua musica&#8221; di Martino Sgobba"},"content":{"rendered":"<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"text-align: left;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">Era quasi l\u2019una del mattino quando l\u2019orchestra smise di suonare e le luci si affievolirono. Il palco cess\u00f2 di essere una macchia di luce e la piazza, di colpo, disperse ogni suono. Per qualche minuto restarono soltanto le voci fragili dei pochi vecchi, che erano rimasti ad aspettare il crollo delle note dell\u2019Aida. La piazza era un grande rettangolo segnato da querce prigioniere in ovali di terra. Gli alberi avevano gli occhi bassi, abituati a fissare lo scorrere dei destini, fermi sulla direzione dell\u2019andata e ritorno dei passi perduti. <\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">Anna e Enrico si erano confusi fra la folla per spiare le imperfezioni delle esistenze, per inventare storie partendo da un naso, da una bocca, da una gamba fuorilegge. Collezionare gli sbreghi dei corpi era un loro vecchio gioco. <\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">Terminata la musica, erano rimasti soli in quella notte di fine agosto, col primo fresco alle braccia. Per un momento soli, come pesci a cui \u00e8 stata tolta l\u2019acqua dal vaso. Lentamente tornarono a occuparsi di se stessi. Camminavano vicini, quasi a sfiorarsi, ma non era ancora tempo di toccarsi. Nemmeno di prendersi per mano: era il tempo del racconto. <\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">Nelle parole, come un\u2019ombra, il sospetto di aver consumato molto e il meglio della provvista di tempo a loro riservata. Il gioco di luci e di buio di quella piazza li aveva visti adolescenti e poi giovani, colorati e grigi, a seconda delle giornate, dei desideri, dei sogni, delle paure, delle labbra incontrate. Sorridendo, si fermarono vicino al loro albero, il loro \u201cufficio\u201d, dove ogni sera avevano aspettato gli altri amici. Arrivavano prima e andavano via per ultimi. Prima e dopo esistevano insieme. Ma nel gruppo prendevano altre strade. Quando avevano bocche da baciare e fianchi da cingere, o anche un\u2019immaginazione di volto da attendere, si sentivano soltanto amici. Quando le loro mani erano vuote, le riempivano di parole, non capendo che era il loro modo di fare l\u2019amore. Le parole. Avevano avuto una lunga storia di parole. Una coppia di trapezisti della discussione, del nulla ben argomentato.<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">Parlarono anche quella notte, quando la festa era ormai diventata silenzio. Ciascuno present\u00f2 la propria vita raccolta in qualche data, in poche vicende, in dubbie interpretazioni. Lei sistem\u00f2 in frasi amare figli diventati grandi, figli rimasti piccoli, figli non nati, amori mandati via, rincorsi, persi. Lui elenc\u00f2 con solenne meraviglia le donne che avevano creduto alla sua finta fragilit\u00e0. Poi, cambiando tono, accarezzando le parole, nomin\u00f2 tutti i figli che lo avevano schivato e tacque sul grande rimpianto di non aver potuto sciogliere alla parola almeno uno di loro. <\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">Un albero dopo l\u2019altro, la luce di un lampione, poi il buio e poi di nuovo la luce. Si guardarono intorno e si accorsero di essere davvero soli. Lui le prese il braccio e si appoggiarono l\u2019uno all\u2019altra. Dopo la piazza, li aspettava il porto, ma prima si fermarono sotto il palco dell\u2019orchestra. Rimasero a osservare quel tempio scrostato, sporco di bianco; salirono i pochi scalini e si ritrovarono sopra, al posto degli orchestrali. Lei avrebbe voluto ballare, ma sapeva che lui avrebbe sorriso un rifiuto. Non sarebbe stato capace di ritmare nemmeno gli occhi. Uno degli enigmi di Enrico. Anna sapeva che era stato un uomo molto amato perch\u00e9 le sue parole sapevano diventare corpo. Quel corpo in pubblico, tuttavia, era sempre stato controllato, refrattario ad ogni ritmo. Inutile chiedergli di ballare. Non lo avrebbe fatto e, di rimando, le avrebbe chiesto di danzare per lui. Ma Anna non ne aveva voglia, perch\u00e9 temeva l\u2019ironia degli anni e gi\u00e0 Enrico le aveva afferrato le mani per poter raccontare meglio, per togliere ogni umidit\u00e0 alle frasi, per evitare che qualcuna sgusciasse via.<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">Scesero dallo spettacolo malinconico di se stessi e percorsero in fretta la diagonale di uscita dalla piazza, mentre la linea pi\u00f9 breve fra i loro pensieri era l\u2019arabesco di un antico desiderio che cominciava a riemergere. Era il loro antico segreto: una sera, un desiderio, che aveva ben nascosto l\u2019etichetta di amore, li aveva invasi, spogliandoli di ogni parola. Forse per un sorriso chiuso fuori tempo, forse per<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>una mano liberata con ritardo, i loro diciotto anni erano divenuti gemito nell\u2019auto dove stavano giocando a sillabare &#8212; <em>s\u00ec no s\u00ec no s\u00ec no s\u00ec <\/em>&#8212; la dispettosa luce del faro. Quella volta si erano lasciati prendere dal desiderio, ma non avevano saputo riconoscerlo. Lo avevano invitato a non tornare pi\u00f9, temendo di perdere molto e, forse, avevano rinunciato a troppo. Avevano recuperato la schermaglia delle parole, ma avevano disertato l\u2019occasione di capire che nessun discorso ha pi\u00f9 senso del gemito. <\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">Il molo vecchio era rimasto uguale, con i pescherecci allineati uno accanto all\u2019altro a formare una preghiera di nomi di sante, di madri, di padri. Anna si strinse a Enrico,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>gli ricord\u00f2 di quando era stato bravo a inventare d\u2019aver visto un\u2019imbarcazione chiamata Edvige, con un profilo di schiena disegnato appena sopra la linea di galleggiamento. Gli amici si erano precipitati al porto per vederla e trovarono le solite Assunta, Addolorata, Concetta. <\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">Cosa resta nella memoria, se non il gioco, la delusione, l\u2019ironia, gli imbarazzi gravidi di rossore? Enrico le chiese se avesse notizie di Federica, la loro amica lesbica. Era sempre a Torino a psicanalizzare donne frigide? Anna custodiva ancora, da qualche parte, un bacio di Federica,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>improvviso, lungo e feroce, come il bacio che sa di essere il primo e l\u2019ultimo. Era stata corteggiata a lungo da Federica e si era ritrovata ad aspettarla la sera per non deluderla. Ma quel bacio aveva aperto e chiuso la porta. <\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\"><span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>Dopo Federica, quando il molo cominciava a diventare faro, i loro ricordi accolsero Giorgio. Lo avevano intravisto poche ore prima, seduto su una panchina. Guardava niente e pensava tutto, come capita a chi ha perso se stesso dietro tanti pensieri. Non si erano fermati. La piet\u00e0 \u00e8 anche evitare di sentirsi in salvo a poco prezzo, con inutili parole di conforto. Enrico aveva conosciuto Giorgio in<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>treno. Stava leggendo <em>Le parole<\/em> di Sartre. Giorgio gli si era avvicinato e, mostrando le cicatrici ai polsi, gli aveva chiesto se la filosofia servisse a imparare a vivere. Cominciarono a parlare e smisero due o tre anni dopo, quando l\u2019amico fragile, una notte, fu accusato da Dio di non saper vivere e chiese di essere accompagnato in clinica. Viaggiarono in auto fino a Roma, senza dire una parola. Il rumore del cancello trasform\u00f2 Giorgio in lettere sempre meno frequenti e infine soltanto attese. Anna era andata con loro e, durante il ritorno, pianse a lungo tenendo la mano di Enrico. <\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"&quot;Book Antiqua&quot;;\">Arrivarono al faro e, per quella sera di vacanza dal presente, non c\u2019era pi\u00f9 tempo per le altre vite che bussavano alla porta della memoria. <em>S\u00ec no s\u00ec no s\u00ec no\u2026 no<\/em>.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>In silenzio, ripresero a distillare i passi sulla via del ritorno. La piazza riapparve di colpo, grande, con i lecci addormentati, con le luci sempre pi\u00f9 perse nel buio. Solo Giorgio ancora seduto: per lui, un musico assente continuava a battere sempre la stessa nota.<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_585\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"585\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era quasi l\u2019una del mattino quando l\u2019orchestra smise di suonare e le luci si affievolirono. 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