{"id":58497,"date":"2026-02-23T21:35:36","date_gmt":"2026-02-23T20:35:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58497"},"modified":"2026-02-23T21:35:37","modified_gmt":"2026-02-23T20:35:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-storia-del-mio-primo-trauma-di-sara-marcon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58497","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Storia del mio primo Trauma&#8221; di Sara Marcon"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo scuola di psicoterapia, in una sera di novembre, era sabato.<br>Io e Davide andammo al Centro Commerciale a mangiare qualcosa. Ci fermammo al punto di ristoro, quello del fritto misto: semplice, ordinario, eppure capace di sembrare speciale quando hai fame davvero.<br>Fuori c\u2019era aria di pioggia, ma dentro faceva caldo. Un caldo strano, uno di quei primi weekend invernali in cui l\u2019aria dovrebbe mordere e invece ti lascia addosso una stanchezza tiepida. L\u2019odore del fritto si mescolava a quello dei negozi, ai profumi dolciastri delle vetrine, all\u2019umidit\u00e0 portata dentro dalle giacche.<br>A un certo punto, mentre mangiavamo con quella goduria quasi infantile, il pesce croccante, il sale sulle labbra; mi bloccai.<br>Mi bruciarono gli occhi all\u2019improvviso, come se l\u2019aria si fosse fatta pi\u00f9 densa. Nel rumore del centro commerciale, nella confusione del sabato sera, arriv\u00f2 un urlo: il pianto di un bambino. Un pianto che non era solo pianto. Era grido, era disperazione. Era come se quel posto, per lui, fosse diventato l\u2019inferno.<br>Mi girai e lo vidi.<br>Un bambino che si dimenava, che non voleva andare via, che non voleva salire su quell\u2019ascensore che lo avrebbe portato gi\u00f9, verso la macchina, verso l\u2019uscita, verso qualcosa che nella sua testa era una condanna.<br>La madre lo teneva stretto, le braccia tese come per trattenere non solo un corpo, ma una tempesta.<br>Nella mia mente si accavallarono luci e suoni: le insegne, i corridoi, le voci dei passanti, gli odori che cambiavano a ogni respiro. Lui sembrava inghiottito da tutto. E pi\u00f9 veniva trascinato, pi\u00f9 urlava. Come se gridare fosse l\u2019unico modo per dire: ho paura.<br>Io abbassai lo sguardo sul mio piatto. Inerme. I calamari croccanti davanti a me, e quella scena a pochi metri che mi strappava via la fame come un gesto brusco.<br>PACK. PACK.<br>Due botte secche. Sonore.<br>Non ebbi il coraggio di guardare. Mi si irrigidirono le spalle, come se quelle botte fossero arrivate anche a me. Chiesi a Davide, che aveva la scena di fronte: &#8220;L\u2019ha picchiato?&#8221;<br>Davide annu\u00ec.<br>In quel momento sentii un vuoto presente, enorme. Una rabbia di quelle che sembrano gole profonde, senza fondo. E gli occhi mi si lucidavano da soli, mentre la mente, contro la mia volont\u00e0, tornava a guardare.<br>Il pianto e il grido del bambino non erano pi\u00f9 solo disperazione.<br>Erano anche dolore.<br>Dolore fisico per le botte. Dolore per quel gesto violento delle mani.<br>Dolore di un padre non capito.<br>Dolore di non sapere perch\u00e9 proprio lui, la figura che dovrebbe accudire, insegnare, ascoltare, si fosse trasformato in chi punisce.<br>Punisce perch\u00e9 \u00e8 in collera. Perch\u00e9 non capisce.<br>Che cosa volevi da me?<br>Io volevo solo essere confortato.<br>Una carezza, piano.<br>Forse mi faceva male il pancino, forse il pannolino bagnato, forse era troppo, e non ne potevo pi\u00f9. Come potevo dirtelo, pap\u00e0, se ancora non conosco le parole?<br>Ho fatto del mio meglio.<br>Ho provato a spiegarti quanto stavo male con la mia voce, con la mia disperazione.<br>Ma tu mi hai punito.<br>E adesso non so pi\u00f9 quale dolore \u00e8 pi\u00f9 forte.<br>Li vidi avviarsi verso l\u2019ascensore. Entrarono. Io scattai d\u2019istinto verso quelle porte che si stavano chiudendo. I genitori mi notarono arrivare e si voltarono appena, non verso di me, ma via da me, come per evitare il mio sguardo.<br>Non feci in tempo.<br>Le porte si chiusero. E in quell\u2019istante, prima che sparisse, incrociai gli occhi del bambino: grandi, azzurri come il mare. Occhi che non chiedevano spiegazioni. Chiedevano solo di essere visti.<br>Tornai al nostro tavolo con la gola stretta e gli occhi pieni di lacrime. Avrei voluto dire qualcosa. Avrei voluto urlare io, al posto suo. Avrei voluto fermarli, chiamarli, costringerli a guardarsi dentro anche solo per un secondo.<br>Ma ormai era troppo tardi.<br>E quello, senza che io lo sapessi ancora, fu la storia del mio primo trauma.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58497\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58497\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo scuola di psicoterapia, in una sera di novembre, era sabato.Io e Davide andammo al Centro Commerciale a mangiare qualcosa. 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