{"id":58477,"date":"2026-02-22T21:43:01","date_gmt":"2026-02-22T20:43:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58477"},"modified":"2026-02-22T21:43:02","modified_gmt":"2026-02-22T20:43:02","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-una-vita-vissuta-a-bassa-voce-di-simone-di-giovanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58477","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Una Vita Vissuta a Bassa Voce&#8221; di Simone Di Giovanni"},"content":{"rendered":"\n<p>I miei primi ricordi non hanno colori netti. Sono frammenti, luci intermittenti come quelle di una stanza d\u2019ospedale vista attraverso le palpebre socchiuse. Da bambino il mio corpo era una gabbia che non capivo. Le crisi arrivavano senza chiedere permesso. Un attimo prima ero l\u00ec, l\u2019attimo dopo tutto si spegneva. Epilessia. Una parola troppo grande per un bambino troppo piccolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino ai sei anni la mia vita fu fatta di assenze. Assenze da scuola, dall\u2019asilo soprattutto. Gli altri bambini imparavano a stare insieme, io imparavo a stare fermo su un letto, ad aspettare che qualcuno mi dicesse che era passato l\u2019attacco. Quando finalmente guar\u00ec, quando i medici dissero che era finita, qualcosa era rimasto indietro. Non la malattia, ma io.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle elementari e alle medie il mio corpo non cresceva come quello degli altri. E quando il corpo non cresce, cresce tutto il resto: gli sguardi, le prese in giro, le risate soffocate che senti anche quando nessuno ride apertamente. Il bullismo non ha sempre bisogno di pugni. A volte basta uno sguardo che ti dice: sei meno. Cos\u00ec iniziai a rifugiarmi dove nessuno poteva prendermi in giro: nel cibo. Mangiavo per riempire i vuoti che non sapevo nominare. E ingrassavo. E pi\u00f9 ingrassavo, pi\u00f9 sparivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle superiori qualcosa cambi\u00f2. Mi avvicinai allo sport: bici, nuoto, palestra. Il mio corpo inizi\u00f2 lentamente a rispondere. Non diventai bello, non diventai sicuro. Ma diventai un po\u2019 meno invisibile. Mi feci degli amici. Ridevo con loro, uscivo. Ma non ero mai al centro. Ero quello un passo indietro, quello che ascolta, quello che non guida mai. Con le ragazze era peggio. Impacciato, rigido, sempre convinto che qualunque segnale fosse solo gentilezza. Forse qualcuna era interessata, col senno di poi. Ma io smisi presto di provarci. Era pi\u00f9 facile convincermi che non fosse cosa per me.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi arriv\u00f2 il diploma. Il lavoro. E a ventitr\u00e9 anni, nel mio primo posto fisso, arriv\u00f2 lei. Sposata. Tre anni pi\u00f9 grande. All\u2019inizio sembrava impossibile. Io, che non avevo mai avuto niente, diventavo improvvisamente scelto. La relazione dur\u00f2 cinque anni. Cinque anni vissuti a met\u00e0, nascosti, rubati. Io ero giovane, innamorato, dipendente. Lei aveva una vita fuori da me. Quando cambiai lavoro, la storia si spezz\u00f2 di netto. Niente spiegazioni lunghe, niente addii drammatici. Solo un vuoto improvviso. E qualcosa dentro di me si indur\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Smisi di preoccuparmi dei rapporti. Smisi di cercare. Tornavo a casa, chiudevo la porta, accendevo il PC. Il mondo restava fuori. Ogni tanto un viaggio in Thailandia. L\u00ec non dovevo dimostrare niente. Pagavo per essere desiderato. Era semplice. Freddo. E funzionava. A trentacinque anni ebbi una breve storia con una barista del mio paese. Uscimmo un paio di volte. Poi fin\u00ec. Subito dopo mi innamorai davvero. Una ragazza di due anni pi\u00f9 giovane, stessa compagnia. Un anno insieme. Un anno senza mai consumare davvero. Il mio senso di inadeguatezza era pi\u00f9 forte di tutto. Lei se ne and\u00f2. Dopo, una diciottenne. Solo sesso. Nessun amore. Nessuna promessa. Poi basta. Convinsi me stesso che fosse meglio cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma alla soglia dei cinquanta anni, una sera come tante, seduto sul divano, con una serie TV che scorreva senza che io la guardassi davvero, lo pensai chiaramente per la prima volta: \u00abHo sprecato la mia vita\u00bb. Ed \u00e8 l\u00ec che accadde. Il personaggio sullo schermo si ferm\u00f2. Letteralmente. Si gir\u00f2 verso di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Saltai sulla sedia.<br>\u00abTranquillo\u00bb disse lui. \u00abNon sei impazzito.\u00bb<br>\u00abChe cazzo sta succedendo?\u00bb balbettai.<br>\u00abMi chiamo come vuoi tu. Non \u00e8 importante.\u00bb Mi guard\u00f2 come nessuno mi aveva mai guardato: senza giudizio. \u00abQuello che conta \u00e8 questo: se potessi tornare indietro, non per cambiare il passato, ma per consigliare te stesso\u2026 lo faresti?\u00bb<br>Risi nervosamente. \u00ab\u00c8 una domanda del cazzo.\u00bb<br>\u00abRispondi.\u00bb<br>Il silenzio mi pes\u00f2 addosso come una verit\u00e0 troppo rimandata. \u00abS\u00ec\u00bb dissi. \u00abS\u00ec, cazzo. Lo farei.\u00bb<br>\u00abQuando?\u00bb chiese lui.<br>Ci pensai un attimo. Non all\u2019infanzia. Non ai bulli. \u00abSubito prima di quella relazione\u00bb risposi. \u00abPrima della donna sposata.\u00bb<br>Lui annu\u00ec. \u00abAllora vai.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo si pieg\u00f2. Quando lo guardai meglio mi resi conto di quanto fosse giovane. Non solo nel corpo: nello sguardo. Aveva ancora addosso quella fame di approvazione che io avevo imparato a mascherare col cinismo.<br>\u00abSei\u2026 io?\u00bb chiese lui, come se dirlo una seconda volta potesse renderlo pi\u00f9 reale.<br>\u00abS\u00ec.\u00bb Mi sedetti sul bordo del letto. \u00abE no, non sono qui per dirti che andr\u00e0 tutto bene.\u00bb<br>Lui incroci\u00f2 le braccia. Un gesto di difesa che conoscevo fin troppo bene. \u00abAllora perch\u00e9 sei qui?\u00bb<br>\u00abPerch\u00e9 stai per prendere una decisione che ti sembrer\u00e0 una fortuna. E invece sar\u00e0 solo una scorciatoia.\u00bb<br>\u00abParli di lei?\u00bb<br>Il suo tono cambi\u00f2. Non era pi\u00f9 sospettoso. Era coinvolto.<br>\u00abS\u00ec. Ti far\u00e0 sentire speciale. Desiderato. Per la prima volta nella tua vita penserai: qualcuno mi ha scelto.\u00bb<br>Abbass\u00f2 lo sguardo. \u00ab\u00c8 sbagliato volerlo?\u00bb<br>\u00abNo\u00bb risposi subito. \u00ab\u00c8 umano. Ma \u00e8 sbagliato accettarlo alle sue condizioni.\u00bb<br>Si alz\u00f2 in piedi. Iniziava a essere nervoso. \u00abTu non capisci. Io non ho mai avuto niente. Mai. E ora\u2014\u00bb<br>\u00abE ora sei disposto ad accontentarti di essere un segreto.\u00bb La mia voce era ferma, ma dentro tremavo.<br>\u00abMeglio di niente\u00bb disse lui. E in quella frase c\u2019era tutta la nostra storia.<br>Mi alzai anche io. \u00abNo. Meglio di niente \u00e8 vivere senza nasconderti. Meglio di niente \u00e8 qualcuno che pu\u00f2 prenderti per mano in mezzo alla strada.\u00bb<br>\u00abE se nessuna lo far\u00e0?\u00bb Mi guard\u00f2 negli occhi. \u00abSe resto solo?\u00bb<br>Inspirai a fondo. \u00abResterai solo comunque, se continui a pensare di non meritare di pi\u00f9.\u00bb<br>Il silenzio ci cadde addosso come un macigno. \u00abIo non sono come gli altri\u00bb disse piano. \u00abSono sempre stato quello in ritardo. Quello sbagliato.\u00bb<br>\u00abNo\u00bb risposi secco. \u00abSei quello che ha imparato a sopravvivere invece che a vivere. Io ho passato anni a evitare il rifiuto. Sai cosa ho ottenuto? Il rimpianto.\u00bb<br>Mi fissava come se stessi parlando di una malattia che poteva ancora evitare. \u00abCosa dovrei fare?\u00bb<br>\u00abAllenati\u00bb dissi. \u00abNon per piacere agli altri. Per sentirti a casa nel tuo corpo. E smetti di raccontarti che sei meno. Ogni volta che pensi \u201cnon fa per me\u201d, chiediti: o \u00e8 solo paura?\u00bb<br>\u00abE con le donne?\u00bb Arross\u00ec leggermente. Era quasi tenero.<br>Sorrisi. \u00abSarai goffo. Dirai cazzate. Verrai rifiutato. Succede a tutti. La differenza \u00e8 che tu non devi prenderlo come una sentenza.\u00bb<br>\u00abE se mi faccio male?\u00bb<br>Lo guardai dritto. \u00abTi farai male comunque. Ma almeno sar\u00e0 per qualcosa che vale. Non sarai pi\u00f9 spettatore della tua vita.\u00bb<br>Il mondo inizi\u00f2 a vibrare.<br>\u00abAspetta!\u00bb disse lui. \u00abSei sicuro che non mi stai mentendo?\u00bb<br>Lo guardai un\u2019ultima volta. \u00abMi sono mentito per quarant\u2019anni. Con te ho finito.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Tornai nel mio tempo. Era il 24 dicembre 2025. Ma i ricordi iniziarono a sovrapporsi. Ricordavo due vite: quella che avevo vissuto e quella che avevo visto nascere dopo quell&#8217;incontro.<br>Nella nuova linea temporale, il me giovane non inizi\u00f2 quella relazione. Ricordo lei che gli sorrideva nello spogliatoio, proponendogli di vedersi. Lui esit\u00f2, poi rispose: \u00abNo. Merito qualcosa di pi\u00f9 semplice. E tu anche\u00bb. Quella porta non si apr\u00ec mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Continu\u00f2 ad allenarsi, ma per occupare spazio, non per sparire. Si fece amici veri, come Marco, che divent\u00f2 una presenza costante. Ci furono i rifiuti, come quello di Elisa, ma questa volta lui non lasci\u00f2 che un silenzio su WhatsApp lo definisse. A trentun anni incontr\u00f2 Anna. Non fu perfetto, fu impacciato, fu vero. La storia dur\u00f2 quattro anni e fin\u00ec, ma non lo distrusse. Invece della Thailandia ci fu il Portogallo, da solo, per imparare a scegliersi.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo rividi un\u2019ultima volta, in una sorta di sogno cosciente, quando lui aveva quarant&#8217;anni. \u00abNon sono diventato un vincente\u00bb mi disse.<br>\u00abNemmeno io\u00bb risposi.<br>\u00abMa non mi sento sprecato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Gennaio 2026 arriv\u00f2 con una consapevolezza nuova. Iniziai a uscire con Sara. Eravamo entrambi goffi. \u00abTendo a spiegare troppo. \u00c8 un meccanismo di difesa dal sentirmi fuori posto\u00bb le dissi un giorno.<br>Lei rispose: \u00abAnch&#8217;io mi sento cos\u00ec. Solo che ho smesso di scusarmi\u00bb.<br>Restammo insieme un po&#8217;, poi le nostre strade si separarono, ma senza il senso di fallimento di un tempo. A cinquantacinque anni incontrai Lucia in biblioteca. Ci sposammo con un pranzo semplice. Lei capiva i miei silenzi e io le sue paure. Non avemmo figli, e imparammo ad accettare anche quel vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Lucia se ne and\u00f2, lasciandomi solo a sessant&#8217;anni, non provai ribellione. Avevamo fatto un buon lavoro. Ora sono vecchio. La stanza \u00e8 silenziosa. Il me giovane torna un&#8217;ultima volta accanto al mio letto.<br>\u00abNe \u00e8 valsa la pena?\u00bb chiede.<br>\u00ab\u00c8 stata pi\u00f9 vera di quanto pensassi\u00bb rispondo.<br>\u00abHai ancora paura?\u00bb<br>\u00abS\u00ec. Ma non mi guida pi\u00f9.\u00bb<br>Lui sorride e svanisce. Quando il respiro si fa corto, non penso agli errori. Penso che non sono stato perfetto, ma sono stato presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, non \u201cmi sveglio\u201d. Semplicemente sono.<br>La stanza \u00e8 vasta, senza angoli. Io non ho un corpo, ma ho memoria. Sono l\u2019anima che ha vestito quell&#8217;uomo. Osservo quella vita e capisco che non era progettata per \u201criuscire\u201d, ma per sentire. Sentire il limite, la vergogna e, infine, la scelta di restare. Quell&#8217;identit\u00e0 non \u00e8 guarita dalla paura, ha solo imparato a non lasciarsi governare da essa.<br>L\u2019esperienza \u00e8 completa.<br>Potrei dissolvermi nella totalit\u00e0, ma sento una curiosit\u00e0 consapevole. Voglio continuare a esplorare cosa succede quando la coscienza decide di non scappare da un corpo fragile. Mi reincarner\u00f2. Non per debito, ma per scelta. L\u2019identit\u00e0 che ho lasciato si dissolve come un nome che non serve pi\u00f9. L\u2019essenza resta. Non \u00e8 servito essere straordinari. \u00c8 bastato essere sinceri.<\/p>\n\n\n\n<p>E con questa certezza, scelgo di tornare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58477\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58477\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I miei primi ricordi non hanno colori netti. 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