{"id":58461,"date":"2026-02-19T17:08:26","date_gmt":"2026-02-19T16:08:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58461"},"modified":"2026-02-19T17:08:27","modified_gmt":"2026-02-19T16:08:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-il-promettente-del-1987-di-sara-rinaudo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58461","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Il Promettente del 1987&#8221; di Sara Rinaudo"},"content":{"rendered":"\n<p>Era il 1987 quando mi dissero \u201cpromettente\u201d. Fu una resurrezione, dopo lo sforzo di partorire il topos\u2026 o anche solo un racconto che avesse testa, coda e perfino un momento clou. Anni chino sui fogli per dare vita a quella creatura claudicante che, ai miei occhi, era un gigante.<br>&#8220;Promettente&#8221;, un piccolo aggettivo che crea aspettative pantagrueliche! E io, adolescente imberbe e imbelle, ci cascai e promisi! Promisi a me stesso che un giorno sarei entrato in editoria dalla porta principale, con giacca di velluto con le toppe sui gomiti, maglia di lana a collo alto &#8211; s\u00ec, pure a luglio, l&#8217;etichetta necessita sacrificio &#8211; e un\u2019espressione intensa da \u201cvoce necessaria\u201d o \u201ccantore di una generazione\u201d o pi\u00f9 prosaicamente \u201cpersona che non mette tre avverbi consecutivi nella stessa frase come se stesse stendendo il bucato\u201d.<br>Ci ho creduto finch\u00e9 i primi segni di vetust\u00e0 sono comparsi alle tempie. Oggi \u00e8 il 2026 e posso confermare, con serena lucidit\u00e0, che la porta principale era un\u2019uscita di sicurezza e io sono rimasto fuori a tirare la maniglia come un criceto romantico. Risultato: non una segnalazione, non un premio alla perseveranza.<br>Non chiamatemi sciocco. Sono rancoroso, insistente, grammaticalmente pruriginoso, stabile come una pila di libri su una mela annurca. Ma non sciocco. Gi\u00e0 nel 1988 capii che il mio destino non era la pubblicazione. Rimandato il medesimo racconto ad altri tre concorsi, il \u201cpromettente\u201d non si present\u00f2. Evaporato, come le bollicine di un prosecco lasciato senza tappo per una settimana.<br>Dopo qualche anno ebbi una folgorazione: dovevo scegliermi un pubblico. Folto, costante, di nicchia. Un pubblico che non potesse scappare n\u00e9 fingere di aver \u201cletto tutto\u201d fermandosi all\u2019incipit per impegni improvvisamente inderogabili. Bastava poco per garantirsi almeno cinque lettori disposti a concedere al testo attenzione nella speranza discreta, non di divertirsi, certo, ma almeno di trovarvi un effetto soporifero.<br>Ebbene: il mio pubblico sono i giudici dei concorsi letterari. Loro mi leggono. Sempre. Alcuni mi riconoscono dal titolo, come si riconosce un rash cutaneo. Ma la mia foscoliana anima inquieta non mi permette di indugiare in nostalgiche affezioni. I giudici sono la mia platea in ostaggio, il mio romanzo sociale, il mio esperimento antropologico, il mio buffet gratuito di emozioni passivo-aggressive.<br>Li immagino, seduti davanti a un tavolo, circondati da fogli, PDF, stampe, font improbabili e titoli che sembrano nomi di farmaci. Perifrasi, parafrasi, flussi di coscienza che sembrano pi\u00f9 prolassi logorroici incontrollati, tutto un\u2019inforcar di occhiali e stropiccio di capelli sfibrati dallo stress.<br>E l\u00ec, tra \u201cIl respiro della luna in un bicchiere sbeccato\u201d e \u201cCenere e desiderio: un viaggio\u201d, arrivo io con un testo dal titolo: \u201cSopralluogo nell\u2019Anima: perch\u00e9 il dolore \u00e8 un frullatore e noi siamo fragole\u201d<br>Titolo lungo? S\u00ec. Pretenzioso? S\u00ec. Ridicolo? Forse (mai giudicare un libro dalla copertina).<br>Stancante ancor prima della prima riga. Perch\u00e9 il segreto non \u00e8 scrivere male.<br>Il segreto \u00e8 scrivere troppo.<br>Scrivo ogni giorno. Viaggio con un piccolo libercolo sbeccato dalle orecchie piegate, una matita sferzata da colpi di taglierino\u2026 e basta. La gomma non \u00e8 contemplata. Cancellare \u00e8 un\u2019ammissione di colpa. Io non mi pento: mi espando!<br>Parliamo realmente di preparazione atletica: affilata di matita, produzione a livelli anaerobici e stretching profondo! Tutti i giorni, nessuna pausa, neppure durante le ferie. Anzi: le festivit\u00e0 sono i periodi pi\u00f9 prolifici, la mia finestra su un\u2019umanit\u00e0 variegata, fonte di inenarrabile ispirazione!<br>Entro in un centro commerciale e scrivo come un rubinetto rotto che ha letto Proust e l\u2019ha preso come una sfida. Faccio un giro ad una festa di paese e produco con lo spirito di un Dostoevskij della media pianura padana.<br>Il mio processo creativo \u00e8 rigoroso e scientifico: apro un concorso, leggo il regolamento, mi aggancio a una parola qualunque e\u2026 produco un mostro.<br>\u201cTema libero, massimo 9.000 battute spazi inclusi.\u201d Sorrido dalla tenerezza: ingenua fiducia nell\u2019autocontrollo umano. Ma alla fine, perch\u00e9 no? Del resto, l\u2019istinto di sopravvivenza del \u201cpromettente\u201d comprende adeguare lo stile allo spazio disponibile, pur di avere un lettore. Mi concedi un romanzo? Ti regaler\u00f2 spazi ampi, ariosi, abbastanza comodi da ospitare un ballo delle debuttanti o la battaglia di Verdun.<br>Mi limiti nelle battute? Ah, marrano! Perirai sotto il carico di una densit\u00e0 narrativa da nebbione campagnolo! Conto le battute come un carcerato conta i giorni e se arrivo a 8.732 battute e mi manca il terreno sotto i piedi, inserisco un personaggio inutilissimo che entra, dice una frase e scompare. Il mio preferito \u00e8 il vecchio con la sedia.<br>\u201cScusi,\u201d dice il vecchio, \u201cha visto la mia sedia?\u201d<br>\u201cNo.\u201d<br>\u201cVa bene, cercher\u00f2 altrove.\u201d<br>Sparisce.<br>Non torner\u00e0 mai pi\u00f9.<br>Come la mia credibilit\u00e0.<br>Sei righe. Cento e qualcosa battute. \u00c8 arte? \u00c8 diarrea? E chi se ne frega? L\u2019importante \u00e8 raggiungere il limite e se il limite non lo raggiungo, lo supero, cos\u00ec il giudice deve pure decidere se penalizzarmi o avere compassione e, quindi, punirsi con la lettura completa!<br>\u00c8 una vittoria a somma zero. Per me.<br>Nello scorrere il dito sulla rotella del mouse, a marzo ho notato un concorso imperdibile. Tema: novelle e novene. Mi sono impegnato e, con discreto orgoglio, ho mandato il mio contributo narrativo.<br>Titolo: \u201cL\u2019eco del silenzio e la marmellata: cronaca intima di un uomo che non trov\u00f2 il coperchio.\u201d<br>La trama era semplice: un uomo perde il coperchio della marmellata e, invece di comprarne un altro, si interroga sul senso della perdita. S\u00ec, suona stupido. Lo \u00e8, ma io l\u2019ho scritto come se fosse Madame Bovary in un supermercato, carico di dramma simulato e greve peso filosofico.<br>Ho iniziato con un incipit che profumava di tragedia:<br>\u201cOgni casa felice ha un coperchio. Ogni casa infelice ha una marmellata aperta.\u201d<br>Quindi mi sono lanciato nella descrizione del barattolo con una precisione erotico-estetica da far arrossire i realisti francesi:<br>Il vetro era \u201cfreddo e trasparente come certe verit\u00e0 inutili\u201d.<br>La marmellata \u201cdensa come il rimorso di chi ha usato troppi punti e virgola\u201d.<br>La luce del frigorifero \u201cuna lama di neon, crudele e democratica\u201d.<br>E poi, con sapiente puntualit\u00e0, ho fatto ci\u00f2 che so fare meglio: ho perso il filo. Ma non per sbaglio. Per mestiere.<br>Il protagonista, cercando il coperchio, trovava: una bolletta del gas del 1999 (memoria, traumi e conguagli); un calzino spaiato (solipsismo esistenziale e cattivo odore).<br>A pagina quattro non si parlava pi\u00f9 di marmellata.<br>A pagina cinque il protagonista ricordava una maestra delle elementari che gli disse \u201cpromettente\u201d.<br>A pagina sei ero io che parlavo di me che scrivevo di lui che ricordava.<br>Scocco l&#8217;e-mail dal mio arco, con PDF allegato. Perch\u00e9 il PDF \u00e8 sempre un atto di guerra.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Immagino spesso la giuria. Tutti pensano che si parli di persone qualunque che si distinguono per grande esperienza, anni di scrittura, decadi dedicate all\u2019editoria o alla creativit\u00e0 pi\u00f9 spinta, secoli di correzione di bozze. No. Non sono esseri umani come altri.<br>Sono persone che devono espiare una colpa. Magari risalente a tre vite precedenti, ma il karma colpisce alla cieca, un po&#8217; come la fortuna, ma nel senso arcaico del termine.<br>Nasci, cresci, studi e poi PAM: ecco che il karma arriva a reclamare il fio per aspirare al nirvana. Predestinati del sacrificio, martiri della consecutio temporum.<br>C\u2019\u00e8 la giudice gentile, quella che scrive \u201csi intravede una voce\u201d. Che cara. \u00c8 una donna che ancora crede che il dolore sia \u201cmateria narrativa\u201d, ignorando che per molti di noi \u201cpromettenti\u201d il dolore \u00e8 sadismo alfabetico.<br>C\u2019\u00e8 il giudice tecnico, che misura la punteggiatura come un geometra. Con me entra in crisi. Io non sono punteggiabile: sono meteo. Tempesta di virgole. Grandine di puntini di sospensione!<br>C\u2019\u00e8 il neofita dei concorsi, entrato in giuria per merito, che profonde entusiasmo da tutti i pori. Al termine delle letture, solitamente ha perso 10 anni di vita e in lui sopravvive l\u2019entusiasmo di un commesso dopo il Black Friday.<br>E infine c\u2019\u00e8 la coordinatrice. Il suo ingrato compito \u00e8 trovare le parole pi\u00f9 adatte per presentare i testi ai giurati. Generalmente l\u2019incipit suona molto come: \u201cQuesto testo\u2026 come dire\u2026 \u00e8\u2026\u201d e cerca parole diplomatiche perch\u00e9 non si pu\u00f2 scrivere nel verbale: \u201cQuesto autore \u00e8 un terrorista del periodo ipotetico.\u201d<br>Io li rispetto. Davvero. Sono eroi senza mantello, con un pacco di stampe e una tisana al dragoncello. Il senso di sacrificio che li pervade \u00e8 quasi partigiano, in un mondo di attacchi nemici a suon di dittici e crasi!<br>Una sera mi arriva una mail.<br>Oggetto: Esito concorso \u201cRacconti d\u2019Inverno\u201d<br>La apro col cuore da adolescente tardivo, quello che ancora pensa: magari stavolta.<br>Il testo recita:<br>\u201cGentile autore,<br>la ringraziamo per la partecipazione. Il suo testo ha suscitato un acceso dibattito in giuria.\u201d<br>Acceso dibattito. Io sorrido pi\u00f9 del dovuto, perch\u00e9 \u201cacceso\u201d significa che qualcuno ha alzato la voce.<br>E quando un giudice alza la voce, io ho gi\u00e0 vinto. Avr\u00e0 preteso test d\u2019ingresso prima dell\u2019invio degli elaborati? Un filtro anti-autore che cestini preventivamente gli indesiderati (come il sottoscritto)?<br>Continuo: \u201cPur non rientrando tra i finalisti, desideriamo segnalarle che la sua scrittura \u00e8\u2026 particolare.\u201d<br>Particolare. Eccolo l\u00ec. Il cugino povero di \u201cpromettente\u201d. Particolare \u00e8 quello che dici a un bambino che ha disegnato un cavallo con tre zampe e ti guarda soddisfatto.<br>Al termine del messaggio, una frase che mi fa rabbrividire.<br>\u201cP.S. La preghiamo, per le prossime edizioni, di rispettare i limiti prescritti. Il suo elaborato superava il massimo consentito di 7.000 battute.\u201d<br>La mia scrittura ossessivo-compulsiva mi ha portato a rompere la diga e, finalmente, il mio gesto \u00e8 stato riconosciuto! Medaglia di bronzo in narrativa incontinente! Bisogna festeggiare con un bel poema. Deve essere qualcosa di spettacolare, una derapata artistica con parcheggio ad incastro. Opto per l\u2019esistenzialismo simbolico che spacca!<br>Titolo:<br>\u201cResilienza\u201d<br>(termine abusato, ma che va su tutto, un po\u2019 come il nero)<br>Suona cos\u00ec:<br>\u201cNacqui.<br>E nascendo<br>Stetti.<br>Stretti<br>Affolliamo<br>La vita.<br>Evita<br>La gloria<br>Specchio del<br>Mondo.<br>Tondo<br>Nasci<br>Quadrato<br>Non muori.\u201d<br>Navigo e trovo i miei nuovi destinatari: Concorso a tema \u201cVita\u201d.<br>Mi alzo, gonfio il petto: PRESENTE! In cuor mio so gi\u00e0 cosa succeder\u00e0: un giudice aprir\u00e0 il file, sospirer\u00e0, dir\u00e0: \u201cNo\u2026 ancora lui.\u201d<br>E legger\u00e0.<br>Nel grande, patetico mercato dell\u2019attenzione, questo \u00e8 ci\u00f2 che resta ai \u201cpromettenti\u201d dell\u201987: un piccolo, crudele trionfo amministrativo.<br>Ed ora scusate: domani scade un altro bando.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58461\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58461\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 1987 quando mi dissero \u201cpromettente\u201d. 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