{"id":58415,"date":"2026-02-16T19:00:26","date_gmt":"2026-02-16T18:00:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58415"},"modified":"2026-02-16T19:03:14","modified_gmt":"2026-02-16T18:03:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-puro-cobalto-il-cielo-di-lucia-lo-bianco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58415","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Puro cobalto il cielo&#8221; di Lucia Lo Bianco"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Torino mi dicevano meraviglie. Ecco perch\u00e9 ho finito per incunearmi qui, in quest&#8217;angolo di mondo dove l&#8217;aria profuma di dolce e amaro al tempo stesso. Che poi la mia vita di dolce ha ben poco. Le mattine sanno di fogli sgualciti quando mi sveglio. S\u00ec. Mi sento proprio cos\u00ec quando sollevo la coperta a scacchi che fodera il mio lettino all&#8217;angolo. Pure le lenzuola hanno smesso d&#8217;essere bianche e ormai si tingono di grigio o forse \u00e8 il colore del cielo che si riflette sul piccolo giaciglio improvvisato sotto i portici della stazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9, vedete, \u00e8 proprio l\u00ec che vivo. Il mio letto \u00e8 tra l&#8217;hotel e il negozio dell\u2019indiano. Ci puoi trovare proprio tutto in quel negozio. Un vero e proprio bazar di chincaglierie d\u2019ogni tipo. Tovagliette per la colazione, fiocchi, nastri, matita per gli occhi, calzini e collant. Di giorno ci vado per farmi un giro e rifarmi gli occhi. L\u2019indiano mi conosce e a volte mi regala qualcosina. Come quel rossetto rosso ciliegia che mi piaceva tanto. Lo sfioravo e lo sognavo di notte. Allora lui me l\u2019ha messo in mano. \u201cTi star\u00e0 benissimo\u201d, mi ha detto. Che brava persona l\u2019indiano!<\/p>\n\n\n\n<p>La mia valigia \u00e8 posata alla testata del letto, accanto al cuscino. Di notte allungo le mani e la sfioro. Non sia mai me la rubano. Come farei poi senza le mie cose? \u00c8 poca roba, in fondo, ma il mio mondo \u00e8 l\u00ec. In quella scatola che ho trascinato dal paese 10 anni fa, in cerca di fortuna. Ho girato un po&#8217; a vuoto al principio ma l&#8217;unica porta aperta l&#8217;ho trovata qua.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno Veronica, con le sue vesti maleodoranti ed il rossetto marcato mi vede e mi invita nel suo \u201cappartamento\u201d. S\u00ec, lei lo chiamava proprio cos\u00ec. Aveva sistemato un materasso e l\u00ec accanto una borsetta faceva bella mostra di cianfrusaglie strane e ingiallite mentre il <em>n\u00e9cessaire<\/em> per il <em>makeup<\/em> gliel&#8217;avevano regalato le signore bene della citt\u00e0 e lei lo teneva da parte come un tesoro d&#8217;inestimabile valore.<\/p>\n\n\n\n<p>Veronica si alzava al mattino, si sistemava i capelli arruffati e incominciava a imbellettarsi il viso. Dopo tutto era importante mantenere la propria dignit\u00e0. Guardandola, un giorno, avevo pensato che se fossi rimasta a Torino sarei diventata proprio come lei. Dovevo andar via e subito. Ma no! Che pensiero malsano! Torino era una citt\u00e0 magica e ne avevano detto meraviglie.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi un giorno Veronica non si \u00e8 svegliata pi\u00f9. Che freddo quel giorno. L&#8217;aria era tagliente e la copertina con cui si copriva si era ritirata con le gelate al mattino. Dall\u2019angolo nascosto della strada il suo corpo mi era sembrato come un micio abbandonato e impaurito. Capelli arruffati e trucco disfatto della sera prima: Veronica la ricordo proprio cos\u00ec nelle notti fredde quando la luce tarda ad arrivare sotto i portici della stazione. Eppure al paese dicono che Torino \u00e8 bella, una citt\u00e0 magica.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec il posto di Veronica, il suo \u201cappartamento\u201d, l\u2019ho preso io. Ho subito tirato fuori le mie belle lenzuola coi ricami dalla valigia. Quelle che la mamma mi aveva regalato. Che bella figura che mi hanno fatto fare all\u2019inizio. Si fermavano tutti e si divertivano a far scorrere la mano sui bei disegni bianchi del cuscino. Sono stata proprio felice al principio. Mi hanno aiutato tutti, proprio tutti. Yvonne, la polacca, mi ha spiegato come fare <em>toilette<\/em> e curare la mia persona. Ahmed, il senegalese, mi ha preso sotto la sua ala protettiva. Di certo a me non ha mai fatto i suoi scherzi, come far scoppiare i petardi tra le gambe. Quelli li riservava alle ragazze carine che arrivavano in stazione con le loro valigie enormi e finivano per passare dai portici, prima di raggiungere il loro albergo. Moussa era il pi\u00f9 cattivo, invece. Mi ha piantato addosso il suo sguardo sospettoso sin dal principio. Proprio non lo sopportavo. Mi cambiavo la camicetta e lui l\u00ec, a sbirciare. Non lo faceva con Yvonne o le altre donne. Ancora adesso me lo ritrovo accanto quando raccolgo le monete lasciate dalla gente. Non mi piace per niente. Mi sento a disagio con lui vicino e se mi distraggo mette le mani tra le mie cose e rubacchia. Lo fa. Ne sono certa. Ma per fortuna che c\u2019\u00e8 Ahmed. Mi vuole bene, come Seydou.<\/p>\n\n\n\n<p>Seydou \u00e8 un pittore. Ogni mattina sistema il suo panchetto l\u00ec, al confine del porticato grande che fiancheggia la stazione. Sciorina la sua tela e guarda in alto verso il cielo, coi suoi colori freddi e intensi che ti schiacciano da dentro. Lui guarda su e scorge qualcosa. Lo so perch\u00e9 sorride, quasi sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli ho chiesto un giorno: \u201cChe hai visto oggi, Seydou?\u201d, ma non mi ha risposto subito. \u00c8 rimasto l\u00ec con il suo mezzo sorriso a sbirciare il grigio delle nuvole, quasi aspettasse che si diradassero per far spazio a un po\u2019 di azzurro. L\u2019azzurro, per\u00f2, non \u00e8 spuntato pi\u00f9 e Seydou si \u00e8 voltato e mi ha guardato alla fine. \u201cHo visto un passerotto che cercava di volare in alto, ma da solo non riusciva e cos\u00ec sono arrivate un po\u2019 di ali per aiutarlo a sollevarsi.\u201d Non ho capito di quali ali parlasse. Ancora oggi mi chiedo cosa volesse dire.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi un giorno mi ha fissato. \u201cTi va se ti faccio il ritratto?\u201d, ma non gli avevo mai visto disegnare alcun ritratto. Mi \u00e8 piaciuta l\u2019idea. Tanto. Gli ho detto di s\u00ec. Solo non capivo dove dovessi mettermi. E soprattutto come. Ma Seydou \u00e8 stato meno complicato di me e mi ha detto di restare l\u00ec dov\u2019ero, accanto a lui. Semplice come bere un bicchier d\u2019acqua. \u00c8 cominciato cos\u00ec il pi\u00f9 bel periodo della mia vita. Giornate fantastiche colorate di rosa. Almeno la mattina mi alzavo con uno scopo. Pettinavo i capelli e mi truccavo con cura. E poi mi sentivo importante. Una vera star. Mi ritrovavo a ricevere attenzioni che non avevo mai avuto. I passanti poi! Tutti concentrati a guardare. I loro occhi si spostavano da me al dipinto per ritornare su di me. E non finivano di commentare. \u201cSta venendo proprio bene!\u201d. \u201cIo ci metterei un po\u2019 pi\u00f9 di colore\u201d. \u201cMa perch\u00e9 il cielo \u00e8 cos\u00ec grigio?\u201d, come se a Torino il cielo fosse di un altro colore! Seydou restava calmo ma a tratti dava segni di insofferenza lanciando sguardi di fuoco. Allora il critico di turno si zittiva e si allontanava, impaurito.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno che Seydou ha finito il mio ritratto abbiamo festeggiato. L\u2019indiano ha comprato dei dolcetti e ci ha fatto entrare nel suo retrobottega. Che meraviglia. Non assaggiavo un dolcetto da cos\u00ec tanto tempo! Avevo dimenticato che sapore avesse lo zucchero tra i denti, quella soffice sensazione d\u2019impalpabile leggerezza sulla lingua e sul palato. Per poche frazioni di secondo mi sono sentita come una vera signora. Con quel ritratto tra le mani e l\u2019immagine di qualcuno che non sembravo neanche io. A guardarlo sembrava proprio un\u2019altra persona. Non poteva essere la stessa persona, no. Poi tutti a complimentarsi, a dirmi come stavo bene coi capelli e con il rossetto sulle labbra. Sicuramente qualcuno mi avrebbe notato ora e, chiss\u00e0, magari riuscivo pure ad andarmene da l\u00ec e non rischiare di fare la fine di Veronica. Dopo tutto di Torino si dicevano meraviglie. Una citt\u00e0 magica.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno mancava solo Moussa. Cattivo e invidioso com\u2019era non si era unito ai festeggiamenti. Non \u00e8 mancato a nessuno perch\u00e9, vedete, la gente come me capisce subito con chi ha a che fare e cerca di proteggersi. Qualcuno per\u00f2 ha pensato di mettere da parte qualcosa da mangiare per lui. Di sera l\u2019avrebbe sicuramente apprezzato e magari sarebbe stato pi\u00f9 gentile, con le donne soprattutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando l\u2019indiano ha chiuso il suo negozio mi sono spostata all\u2019angolo, tra le mie cose. Proprio non ci riuscivo a staccare gli occhi dal mio bel ritratto. Poteva davvero rendermi famosa in fondo. Moussa mi \u00e8 spuntato accanto all\u2019improvviso. Ho sentito uno spintone e poi una stretta al collo. Di certo voleva rubarmi il ritratto. Provava sempre a rubarmi tutto. Ma stavolta dovevo impedirglielo. Le sue mani mi frugavano in ogni parte del mio corpo, ma dovevo salvare il ritratto. Sono riuscita a liberarmi. Mi sono alzata. Sono scappata via. Sono scivolata l\u00ec, al confine del porticato grande che fiancheggia la stazione. Moussa mi ha tirato per le caviglie. Ho visto che aveva un coltello. Ma il ritratto l\u2019ho salvato. Sono caduta a faccia in gi\u00f9, difendendolo con la pancia, giusto in tempo per alzare lo sguardo e volare in alto.<\/p>\n\n\n\n<p>Puro cobalto il cielo. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il ritratto poi \u00e8 servito? Sta l\u00ec, vicino la valigia posata alla testata del letto, accanto al cuscino. Di notte allungo le mani e lo sfioro. Non sia mai me lo rubano. Come farei dopo senza?<\/p>\n\n\n\n<p>N.B. <em>(Dedicato alla clocharde dal dolce sguardo che mi sorrideva ogni mattina. Proprio non riesco a staccarmela dal cuore)<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58415\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58415\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Torino mi dicevano meraviglie. 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