{"id":58395,"date":"2026-02-09T12:12:33","date_gmt":"2026-02-09T11:12:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58395"},"modified":"2026-02-09T12:12:34","modified_gmt":"2026-02-09T11:12:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-colpo-dordinanza-di-nicola-sguera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58395","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Colpo d\u2019ordinanza&#8221; di Nicola Sguera"},"content":{"rendered":"\n<p>Il colpo ha fatto pi\u00f9 rumore dentro la mia testa che nel parcheggio spoglio. Lo stadio \u00e8 l\u00ec, a una distanza che non so misurare: un\u2019ombra massiccia. Il vento gira e porta l\u2019odore di gomma.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei \u00e8 a terra, a due passi dalla portiera. Gli occhi aperti, come quando fingeva di dormire e sorrideva ancora, nel buio. Ora non sorride. Io tengo l\u2019arma d\u2019ordinanza nella destra, alta ancora. Pare che qualcuno abbia fermato l\u2019avambraccio a met\u00e0 corsa. Sento il metallo contro il palmo, freddo, familiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Respiro. Conto. Uno, due, tre. I miei addestramenti mi hanno insegnato a contare per non tremare. Adesso il tremito non \u00e8 nelle mani: \u00e8 nel petto, nelle tempie. Non riesco a tossire. Non riesco a parlare. Se ci fosse qualcuno qui, se comparisse improvviso un cane, un guardiano, un ragazzo in bicicletta, saprei quale voce usare, saprei che faccia mettere.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi viene da ridere, ma la risata si spezza contro i denti. Ho sempre creduto di essere un uomo misurato. Ho lucidato la pistola con cura, negli anni; non l\u2019ho mai temuta.<\/p>\n\n\n\n<p>La gelosia. L\u2019ho chiamata amore fino a ieri, zavorra buona, cura, vigilanza. L\u2019ho chiamata protezione. Ho accarezzato con la mente ogni suo movimento, l\u2019ho accompagnata anche quando si allontanava, ho costruito intorno a lei una casa di sguardi. Ogni sorriso che non capivo diventava una lama sulla mia lingua. Ogni ritardo, un processo. Ogni messaggio, un indizio. Ho studiato le sue abitudini come si studia un colpevole. Ho trasformato la fiducia in indagine.<\/p>\n\n\n\n<p>Rivedo la nostra cucina, il tavolo con i compiti dei ragazzi. Tre. Il grande che mette le dita sul bordo della pagina e le macchia di grafite, l\u2019altro che storpia le parole lunghe, la pi\u00f9 grande che ci aiutava con gli altri. Li ho amati a modo mio. Oggi li ho sgozzati dentro senza toccarli, ho tolto loro la madre e mi sto togliendo da solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi do comandi, sembra d\u2019essere in pattuglia. \u201cRiponi l\u2019arma.\u201d \u201cControlla la scena.\u201d \u201cFai un passo indietro.\u201d La voce interiore non obbedisce. Guardo le scarpe di lei, sporche di polvere. La stringa destra \u00e8 leggermente sciolta. Mi viene in mente la volta in cui, fuori da scuola, si chin\u00f2 a rifare il nodo al primo, che piangeva per il cappio venuto male. Le sue mani, veloci e dolci: un gesto che non guardai, perch\u00e9 stavo discutendo con un collega di turni.<\/p>\n\n\n\n<p>Stanotte non ho dormito. Mi sono alzato senza far rumore, ho camminato in cucina a piedi nudi, ho sentito il frigo vibrarmi nella schiena. Ho lavato la tazza senza usarla, come se volessi cancellare una colpa ancora da commettere. Poi ho aperto l\u2019armadietto, ho controllato l\u2019arma. Un gesto automatico, neutro, da militare. Eppure era gi\u00e0 un saluto.<\/p>\n\n\n\n<p>Le ho chiesto dove andava, stamattina. \u201cDevo passare da tua madre, poi allo stadio, mi ha chiamato Sara per camminare un po\u2019.\u201d Le parole \u201callo stadio\u201d hanno acceso una spia. Mi ero gi\u00e0 immaginato lo spiazzo, le barriere, il vuoto. Mi sono visto arrivare. Mi sono visto aspettare. L\u2019ho fatto. E adesso sono qui, dentro l\u2019immagine che ho disegnato io.<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei poter dire che \u00e8 stato un raptus, che mi \u00e8 calato addosso e mi ha preso senza darmi tempo. Non \u00e8 vero. In realt\u00e0, ho fatto prove in silenzio. Ho provato frasi. \u201cPerch\u00e9?\u201d \u201cCon chi?\u201d \u201cQuando?\u201d Erano domande che non volevano risposte; volevano una condanna. La gelosia \u00e8 un giudice che scrive la sentenza prima del processo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo una vacanza al mare, qualche anno fa, una settimana sbagliata e perfetta. Avevamo litigato di continuo, ma una sera, mentre i bambini dormivano, lei si sedette accanto a me sul balcone e restammo in silenzio. Mi prese la mano, come se non fosse mia. \u201cNon ce la faccio a essere sempre sotto esame,\u201d disse. Io risposi qualcosa di inutile, una frase da uomo corretto. Dentro, per\u00f2, sentii il primo scricchiolio. L\u2019ho ignorato. Ho preferito diventare sordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sorprende la calma del mio corpo. Non sto correndo, non sto fuggendo. Un carabiniere sa cosa accade quando si aspetta dopo aver sparato: sirene, lampeggianti, verbali, ferri, voci. Io potrei aspettare. Potrei alzare le mani, potrei raccontare, potrei piangere davanti a uomini che non conosco, potrei lasciare che la legge mi nomini colpevole e mi tenga in vita al posto mio. C\u2019\u00e8 anche un\u2019altra voce, spietata: non posso attraversare il volto dei miei figli con la mia faccia ai telegiornali.<\/p>\n\n\n\n<p>Penso a mia madre. Sapeva che dentro di me la rabbia era una brace. \u201cStai attento con la testa,\u201d mi diceva. Io rispondevo con le spalle. Non ho mai imparato la leggerezza. Forse per questo ho scelto il lavoro che ho scelto: regole chiare, dritto e rovescio, catene di comando. \u00c8 una lingua che conosco. Ma la casa non \u00e8 una caserma. Ho tradotto la vita in un regolamento e poi l\u2019ho punita perch\u00e9 lo infrangeva.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi avvicino a lei. Non tocco. La pelle ha lo stesso colore di ieri. Gli occhi cercano una superficie su cui posarsi. Non la trovano. Inseguo un dettaglio sciocco per non affogare: l\u2019anello che le scivola sempre un poco. Le ho promesso, una volta, di farlo stringere dal gioielliere. Non l\u2019ho fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>I tre ragazzi. Mi paiono figurine ritagliate che non sanno dove incollarsi. Chi gli preparer\u00e0 lo zaino domani? Chi dir\u00e0 al secondo di non correre in corridoio? Chi canter\u00e0 le canzoni stonate che la fanno ridere? Forse qualcuno lo far\u00e0. Forse la sorella di lei. Forse una cugina. Forse un vicino amorevole. Eppure non sar\u00e0 la voce che li ha chiamati dal primo respiro, e non sar\u00e0 la mia. La mia voce finir\u00e0 oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una parte di me che cerca una via per mentire. \u201c\u00c8 stata un\u2019improvvisa follia.\u201d \u201cMi ha provocato.\u201d \u201cHo perso il controllo.\u201d Il vero \u00e8 semplice: ho scelto. \u00c8 terribile e semplice.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo quando mi chiese di fidarmi. \u201cDi\u2019 che ti fidi, almeno.\u201d Lo disse senza pianto, fermissima, come si chiede a un medico di dire la verit\u00e0. Io guardai in basso, dissi una parola qualunque, e poi feci finta di niente. La fiducia \u00e8 un dono che non so fare. Non le ho mai detto \u201cmi fido\u201d. Le ho detto \u201cti controllo\u201d con tutti i miei gesti.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi rivedo nella camera da letto, stanotte, in piedi vicino all\u2019armadio. Lei dormiva di lato, con una guancia nella mano. Io le ho guardato il polso, le vene sottili. Una volta le ho detto che le sue vene mi tranquillizzavano.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 stato di colpo. \u00c8 stato un lavorio di tarli: una parola qui, un sospetto l\u00e0, un confronto finto. Ho spiato il suo telefono per alimentare la fiamma, non per scoprire. Anche quando non trovavo nulla, trovavo qualcosa. Una foto vecchia diventava recente. Una collega diventava rivale. Un saluto diventava promessa. Il geloso crea l\u2019oggetto del suo terrore. L\u2019ho creato. E l\u2019ho punito in lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Se chiudo gli occhi vedo i miei figli tra vent\u2019anni. Non sanno se usare il mio nome. Lo diranno come si dice \u201cincidente\u201d, \u201cmalattia\u201d, \u201ccosa successa\u201d. Non sar\u00f2 una storia, sar\u00f2 un buco. Forse uno di loro cercher\u00e0 la mia faccia in foto e non capir\u00e0 come si sta vicini a un uomo che ha fatto questo. Forse lei mi perdoner\u00e0 in una lingua che io non so. Forse nessuno perdona. Non importa. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 contrattazione possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi siedo sul bordo del marciapiede. L\u2019arma riposa sulle cosce. Ho imparato da ragazzo a smontarla, rimontarla, pulirla. Mi piacevano i pezzi in fila, la logica di ogni molla. La logica non mi ha salvato. L\u2019arma non \u00e8 la colpa; \u00e8 lo strumento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascolto il telefono che vibra. \u00c8 nella mia giacca. Non lo prendo. So che potrebbe essere lei, ma lei non pu\u00f2 pi\u00f9 chiamarmi. Potrebbe essere la scuola o mia madre. Vorrei rispondere con una frase semplice: \u201cNon ce la faccio.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una foto che porto nel portafogli: noi cinque in una stanza piena di luce. Io ho un\u2019espressione uguale a tutte le mie espressioni: attenta alla macchina, preoccupata di venire bene. Lei ride al di fuori del riquadro, si vede solo la curva dell\u2019orecchio e una ciocca di capelli che le scappa sul collo. Ogni volta che la guardavo mi dava fastidio che non fosse centrata. Volevo ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon si muore per amore,\u201d diceva mia nonna. Si moriva per fame, per fatica, per caso. Io sto morendo per possesso. L\u2019ho travestito, gli ho messo parole buone. Era possesso. Volevo che fosse mia persino quando non era con me. Volevo piegare il suo sguardo, i suoi pensieri, le sue amiche. Volevo ridurre ci\u00f2 che non capivo. Ho scambiato il timore per cura. Ho confuso il controllo con la fedelt\u00e0. E il mondo mi ha seguito, complice, con tutte le sue frasi ben stirate. \u201cUn uomo deve essere uomo.\u201d \u201cUna donna deve capire.\u201d Le abbiamo imparate tutti, e io le ho usate a mo\u2019 di chiodi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sollevo l\u2019arma, la guardo. Non \u00e8 pesante. \u00c8 esatta. Sento il dito che conosce la curvatura del grilletto. Mi chiedo se soffrir\u00f2. Mi chiedo se, nel mezzo del suono, ci sar\u00e0 un punto vuoto, una luce. Mi chiedo se ci sia qualcuno che abbia il tempo di fermarmi. Non c\u2019\u00e8 nessuno. L\u2019ho voluto cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono un credente. O meglio: ho sempre parlato con una presenza a met\u00e0. A volte, entrando in casa tardi, ho ringraziato piano, senza sapere chi. Oggi non ringrazio. Se c\u2019\u00e8 qualcuno, se c\u2019\u00e8 una misura che comprende ci\u00f2 che non capisco, vorrei che andasse dai miei figli, non da me. Vorrei che qualcuno si sedesse accanto a loro, sul bordo del letto, e dicesse una frase buona: \u201cNon sei il male di tuo padre.\u201d Basterebbe.<\/p>\n\n\n\n<p>Tocco il volto di lei con lo sguardo. Non posso lasciare parole su di lei, non posso affidarle nulla che non sia gi\u00e0 rovinato da me. Vorrei chiederle perdono, ma \u00e8 un verbo che non mi appartiene, e suona falso perfino dentro. Il perdono \u00e8 degli altri. Io ho solo la mia decisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripenso ai preparativi. Ieri ho cambiato il sacchetto della pattumiera con attenzione, come se fosse importante. Ho piegato una maglietta dei bambini e ho sentito un odore di sapone buono. Per un attimo ho avuto la sensazione che tutto si sarebbe sgonfiato. Ho scelto l\u2019eroismo del disastro: apparire forte facendo la cosa pi\u00f9 vigliacca.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 altro da dire. Potrei inginocchiarmi. Potrei lasciare un biglietto. Potrei comporre un numero. Potrei chiamare mio padre, la voce che non ascolto mai. Potrei. Non ci riesco: l\u2019odore del ferro copre tutto. E c\u2019\u00e8 questa immagine dello stadio vuoto, le gradinate sono scale senza qualcuno, il cielo basso. \u00c8 una scena, s\u00ec. Io sono il mio stesso spettatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Penso ancora una volta ai tre. Li chiamo per nome, uno per uno, a bassa voce, come quando li sveglio la domenica e dico \u201cpiano, piano, che la mamma dorme.\u201d Oggi la mamma non dorme. E non ci sar\u00e0 una domenica prossima, per me. Forse per loro s\u00ec. Mi aggrappo a quell\u2019avverbio. Forse.<\/p>\n\n\n\n<p>Appoggio la schiena al muretto. Sento la superficie ruvida passarmi attraverso la giacca. Chiudo gli occhi per un secondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Porto l\u2019arma alla tempia. Le mani, finalmente, non tremano. Penso una frase che non ho mai detto a nessuno: \u201cHo paura.\u201d L\u00ec dentro, dove nessuno la sente, suona pi\u00f9 vera di tutte le mie parole. Poi un\u2019altra, che non so a chi inviare: \u201cPrendetevi cura di loro.\u201d \u00c8 presuntuosa anche questa, quasi&nbsp; potessi comandare il futuro. La lascio cadere a terra, la frase, insieme a tutto il resto.<\/p>\n\n\n\n<p>In quell\u2019istante prima, quello che nei film dura un\u2019eternit\u00e0 e nella vita \u00e8 una punta di spillo, rivedo lei che gira la chiave nella porta e dice \u201cciao\u201d come se il mondo fosse ancora un luogo abitabile. Lascio che quel \u201cciao\u201d mi attraversi. \u00c8 l\u2019ultima cosa buona che prendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Respiro una volta, lunga. Il vento finalmente arriva, porta odore di erba bagnata. C\u2019\u00e8 sempre qualcosa che continua, anche quando noi no.<\/p>\n\n\n\n<p>Premo. Nel mezzo del gesto, il silenzio si fa ancora pi\u00f9 grande. Dentro, dico solo: \u201cHo distrutto tutto.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>E non c\u2019\u00e8 altro.<\/p>\n\n\n\n<p>* * *<\/p>\n\n\n\n<p>Sono passati solo pochi giorni. La casa \u00e8 la stessa, eppure camminare dentro le stanze \u00e8 come entrare in un museo di ceneri.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi hanno detto di essere forte, perch\u00e9 sono la pi\u00f9 grande. Forte per i miei fratelli, che piangono senza capire, che chiedono \u201cdov\u2019\u00e8 mamma?\u201d e poi, subito dopo, \u201ce pap\u00e0?\u201d. Io stringo le spalle, faccio un nodo alla gola e invento risposte che non hanno radici. Ho 18 anni e mi chiedono di essere adulta, di diventare madre e padre nello stesso corpo piccolo.<\/p>\n\n\n\n<p>La notte ti parlo, pap\u00e0. Non so se ti arriva, non so nemmeno se c\u2019\u00e8 un luogo dove le parole cadono quando non ci sei pi\u00f9. Ti parlo perch\u00e9, dentro, ti voglio ancora bene. E questo mi fa paura. Perch\u00e9 tutti mi ripetono che sei un mostro, che hai rovinato la nostra famiglia, che non meriti nemmeno di essere nominato. Io ascolto e annuisco, eppure dentro c\u2019\u00e8 una parte di me che non ti lascia andare. Sento ancora la tua mano sulla mia spalla, quando mi portavi a scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi c\u2019\u00e8 lei, mamma. La vedo in ogni foto, nelle stoviglie che ha lavato, nelle tende che ha scelto. La sento nel modo in cui i miei fratelli pronunciano il suo nome, piano: fragile, maneggiare con cura. Nel profondo, io la guardo con un\u2019ombra negli occhi. Perch\u00e9? Perch\u00e9 non ha fatto qualcosa? Perch\u00e9 i suoi sorrisi a volte erano ambigui, le sue assenze misteriose? So che non \u00e8 giusto pensarlo, so che \u00e8 vittima. Ma un pezzo di me la accusa. E se ti avesse spinto, pap\u00e0, pi\u00f9 vicino al baratro?<\/p>\n\n\n\n<p>E allora mi sento colpevole due volte. Colpevole verso di te, perch\u00e9 una parte di me ti comprende. Colpevole verso di lei, perch\u00e9 una parte di me la biasima. Io che dovrei piangere e basta, non riesco a piangere in modo pulito. Ogni lacrima porta dentro due verit\u00e0 contrarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse crescendo capir\u00f2 meglio, o forse questa confusione rester\u00e0 la mia ombra. Forse sar\u00f2 madre anch\u2019io, e allora sentir\u00f2 il peso delle scelte che avete fatto, che abbiamo sub\u00ecto. Forse trover\u00f2 una via per perdonare, o forse il perdono \u00e8 una parola inventata per consolare i vivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per ora, ti parlo. Ti dico che ti odio e ti amo nello stesso respiro. Ti dico che vorrei abbracciarti e insieme cancellarti. Ti dico che porter\u00f2 i miei fratelli per mano. Eppure, lo so, non sar\u00f2 mai abbastanza. E ti chiedo solo una cosa, pap\u00e0: se c\u2019\u00e8 davvero un posto dove i morti possono guardare i vivi, tieni lo sguardo su di noi. Perch\u00e9 io non so se ce la far\u00f2 da sola.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58395\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58395\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il colpo ha fatto pi\u00f9 rumore dentro la mia testa che nel parcheggio spoglio. Lo stadio \u00e8 l\u00ec, a una distanza che non so misurare: un\u2019ombra massiccia. Il vento gira e porta l\u2019odore di gomma. Lei \u00e8 a terra, a due passi dalla portiera. Gli occhi aperti, come quando fingeva di dormire e sorrideva ancora, [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_58395\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58395\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":38144,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[],"class_list":["post-58395","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58395"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/38144"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58395"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58395\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58399,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58395\/revisions\/58399"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58395"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58395"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58395"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}