{"id":58338,"date":"2026-02-02T19:03:28","date_gmt":"2026-02-02T18:03:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58338"},"modified":"2026-02-02T19:03:30","modified_gmt":"2026-02-02T18:03:30","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-il-quadro-di-una-vita-di-enrico-chiarugi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58338","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Il quadro di una vita&#8221; di Enrico Chiarugi"},"content":{"rendered":"\n<p>Era un uomo sui cinquant\u2019anni, basso, con una calvizie gi\u00e0 in stato avanzato, accentuata dal secco taglio a spazzola. Si muoveva in modo veloce e inquieto, guardandosi intorno con circospezione, come se volesse scusarsi per lo spazio che occupava e che considerava di propriet\u00e0 altrui; di quelli che, al contrario di lui, avevano un lavoro e una famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>I vestiti gli andavano un po\u2019 larghi. A volte gli erano stati passati da amici che volevano rinnovare<\/p>\n\n\n\n<p>il guardaroba, pi\u00f9 spesso erano stati acquistati al mercato della cittadina toscana in cui abitava e poi sformati dal lungo uso.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto lo conoscevano come \u201cZizzi\u201d. In molti non sapevano neanche il suo vero nome e lui stesso non avrebbe potuto dire quando, perch\u00e9 e da chi era nato quel buffo nomignolo che conteneva l\u2019ultima lettera dell\u2019alfabeto ripetuta tre volte, quasi un marchio di nullit\u00e0 elevato al cubo.<\/p>\n\n\n\n<p>In quella piccola societ\u00e0 di provincia, Zizzi svolgeva un ruolo di pubblica utilit\u00e0: permetteva ai suoi concittadini (laureati e non, sposati, con figli e senza, traditori e\/o traditi, sfiniti dal lavoro, sfiduciati della vita) di rianimarsi per un attimo: davanti a lui, incontrato per strada o al bar e che era stato fatto oggetto di una battuta tagliente, la loro esistenza sembrava ritrovare un senso; i loro successi millantati, le loro bugie, dette ad altri e a s\u00e9 stessi, le loro piccole miserie sparivano e tutto prendeva una parvenza di dignit\u00e0. Non era molto per vivere ma abbastanza per sopravvivere.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Guardando al suo stile di vita Zizzi non si poteva certo definire povero. Aveva un\u2019auto, anche se una vecchia Cinquecento, fumava un pacchetto di Marlboro al giorno (nel Bar Tabacchi \u201cNorge\u201d &#8211; dove si recava ogni mattina a prendere il secondo caff\u00e8 della giornata, fare quattro chiacchiere e leggere il giornale a sbafo \u2013 gliele davano morbide, come piacevano a lui, ma Zizzi tastava comunque il pacchetto per esserne sicuro), andava tutte le sere al cinema, a pranzo e a cena mangiava in trattoria, un posto tradizionale, senza troppe pretese, dove ordinava regolarmente un primo, un secondo con contorno e una macedonia, pi\u00f9 un quartino di rosso \u201cdella casa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimasto a ventisette anni senza i genitori, morti in un incidente stradale quando lui era ampiamente fuori corso alla Facolt\u00e0 di Giurisprudenza di Pisa, Zizzi si sent\u00ec subito dispensato non solo dal dovere di terminare gli studi, ma anche da quello pi\u00f9 doloroso di doversi mettere a lavorare. Suo padre e sua madre, che da tempo avevano accantonato il sogno di vederlo laureato, avvocato e sposato con figli, stavano gi\u00e0 pensando di lasciare i propri risparmi alle Sorelle del Divino Amore o ai Frati Comboniani (o magari a entrambi) ma il destino fu pi\u00f9 rapido dei loro piani: deceduti senza aver fatto testamento (in cui avrebbero almeno potuto sfogarsi contro quell\u2019inetto senza ambizioni che era toccato loro in sorte), i genitori di Zizzi lasciarono al figlio due appartamenti sul lungomare e un conto corrente di tutto rispetto. Un appartamento fu venduto e il ricavato fu messo in banca, a incrementare quel tesoretto che avrebbe dovuto farlo vivere di rendita, anche se con pochi lussi.<\/p>\n\n\n\n<p>Zizzi inizi\u00f2 cos\u00ec a vivere una vita senza pensieri (come se prima li avesse mai avuti!). Niente di particolare: con gli interessi del capitale poteva vivere decentemente, sempre che si attenesse a un programma rigido che non prevedeva colpi di testa. Per esempio, le vacanze, in questo suo piano, non erano previste. Del resto lui non ne aveva bisogno. Prima di tutto perch\u00e9 abitava in una cittadina sul mare e poi perch\u00e9 \u201cle ferie sono la misera consolazione di chi deve sgobbare tutto l\u2019anno, non certo di un uomo libero come me\u201d \u2013 cos\u00ec almeno pensava, senza il coraggio di dirlo ad alta voce, seduto a un tavolino del bar frequentato dagli impiegati e dagli operai della grande fabbrica chimica che dava lavoro a mezzo paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si accorse di provare qualcosa per una donna conosciuta al bar (fino a quel momento aveva avuto solo qualche pigro flirt estivo) ne fu quasi spaventato: la sola idea di dover introdurre nel suo programma di vita voci di spesa quali \u201cinvito a cena\u201d, \u201cfiori\u201d, \u201canello\u201d, fino alla pi\u00f9 spaventosa di tutte, \u201cmatrimonio\u201d, lo indusse a lasciar perdere ancor prima di cominciare a fare sul serio.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel momento in poi inizi\u00f2 a frequentare con moderazione le prostitute che si vendevano lungo l\u2019Aurelia. Ne trov\u00f2 una, Lina, neanche pi\u00f9 tanto giovane, che lo tratt\u00f2 con particolare gentilezza dopo una sua prestazione rapidissima, che, proprio per la sua velocit\u00e0, venne ricompensata con un piccolo sconto. Fu forse l\u2019aspetto economico, unito ai toni dimessi di Lina, cos\u00ec diversi dagli abiti chiassosi delle altre ragazze, a far diventare Zizzi un suo cliente abituale e affezionato. Mai pi\u00f9 di due volte al mese, per\u00f2, ridotte poi a una man mano che l\u2019inflazione gli erodeva in modo implacabile le sostanze, cos\u00ec come faceva il mare con le spiagge di quella modesta cittadina, bianchissime per gli scarichi del colosso del bicarbonato.<\/p>\n\n\n\n<p>Zizzi teneva alle sue abitudini pi\u00f9 di tutto. Ogni taglio alle entrate lo obbligava purtroppo a calcoli complicati e a dolorose \u201criallocazioni delle risorse\u201d (parole sue) in cui coinvolgeva, come dispensatori di consigli inascoltati, non soltanto i suoi pochi amici ma anche i clienti occasionali del bar. Non era tanto il fatto di dover rinunciare a qualcosa (passare, per esempio, da un pacchetto di sigarette al giorno a tre quarti e poi a met\u00e0 pacchetto), no; era il fatto che questo cambiamento ne causava altri: tempi di permanenza ridotti nel bar, dove all\u2019epoca si poteva fumare mentre si leggeva il giornale, e tempi vuoti da riempire con altro, purch\u00e9 fosse gratis.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine degli anni \u201970 e soprattutto nei primi anni \u201980 l\u2019inflazione marciava nel nostro paese con un passo trionfale, senza fare prigionieri. Dopo aver ridotto il conto corrente ai minimi termini, non bastandogli pi\u00f9 i soli interessi, Zizzi si sentiva ormai costretto a vendere anche il secondo appartamento, quello in cui abitava. E qui bisogna dire che la sua pigra intelligenza riusc\u00ec a partorire un\u2019idea, forse la prima, che si potesse definire quasi geniale.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei frequentatori del bar, un piccolo e avido commerciante della zona, parlando di sua madre, una vedova sull\u2019ottantina ancora in gamba, confid\u00f2 agli amici del biliardo di non poterne pi\u00f9 dell\u2019anziana donna, che si lamentava di continuo perch\u00e9 lui andava raramente a farle visita preferendole la stecca e il panno verde. In un attimo, davanti a un uditorio attento e sorpreso, dopo essersi schiarito teatralmente la voce, Zizzi si fece avanti ed espose con semplicit\u00e0 un teorema affilato. Il commerciante avrebbe potuto comprare il suo appartamento per un prezzo \u201cinteressante\u201d, versandogli un piccolo mensile invece dell\u2019intera cifra. La madre avrebbe potuto trasferirsi anche subito nella nuova casa, dove lui avrebbe per\u00f2 conservato l\u2019uso di una stanza. La vecchia signora, in cambio della sua compagnia, si sarebbe \u201csdebitata\u201d preparandogli la colazione tutte le mattine: \u201cUn momento, questo, ideale per fare un po\u2019 di conversazione\u201d concluse Zizzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Attirato soprattutto dal prezzo, il commerciante, che non si faceva scappare neanche il pi\u00f9 piccolo affarucolo, disse \u201cs\u00ec\u201d d\u2019istinto, proponendosi di convincere la madre in un secondo momento \u2013 cosa che poi regolarmente avvenne, non dopo pochi tentativi.<\/p>\n\n\n\n<p>Zizzi riusc\u00ec cos\u00ec a ottenere quello che si era proposto: un gettito mensile sicuro, con l\u2019aggiunta di 850 lire di risparmio giornaliero sulla colazione al bar, e soprattutto il privilegio di non dover essere costretto a rinunciare alle proprie abitudini.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante questo suo sforzo \u2013 peraltro l\u2019unico della sua vita \u2013 fosse stato coronato da successo, sembrava che il mondo intero si fosse passato la voce per congiurare contro di lui. Era in questa chiave almeno che Zizzi leggeva le notizie sul giornale. Il rinnovarsi della crisi israelo-palestinese, l\u2019invasione dal Libano, l\u2019aumento del prezzo del petrolio, persino le Brigate Rosse &#8211; fu fermato da una pattuglia della polizia a causa del suo vecchio montgomery da \u201csessantottino\u201d in ritardo e fu perquisito piuttosto rudemente \u2013 tutto succedeva solo per dargli fastidio, per creargli un problema. Pi\u00f9 lui cercava di nascondersi nelle pieghe della realt\u00e0 \u201csenza dar noia a nessuno\u201d (cos\u00ec diceva) e pi\u00f9 la realt\u00e0 lo veniva a cercare, anche solo per annunciargli che la nuova legge finanziaria prevedeva ritocchi del bollo auto e delle tariffe energetiche.<\/p>\n\n\n\n<p>I continui aumenti resero la sua vita un vero inferno. Zizzi, con le occhiaie e l\u2019aria afflitta, si portava sempre dietro una calcolatrice e, battendo nervosamente sui tasti, faceva calcoli su calcoli. A chi gli chiedeva che cosa avesse, rispondeva con degli \u201cEeeh&#8230;\u201d&nbsp; lunghi e sospirosi, come a dire \u201cLo so solo io!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava molto pi\u00f9 stanco degli operai che frequentavano il suo stesso bar. Molti di loro, conoscendolo come arrivano a conoscersi le persone in provincia, grazie a una catena di pettegolezzi e pregiudizi, lo disprezzavano e lo deridevano da anni, da sempre ricambiati (ma sempre in silenzio). Anche con il suo vecchio cappotto di due taglie in pi\u00f9, Zizzi si sentiva superiore ai lavoratori in tuta e non era raro sentirlo predicare, in quell\u2019epoca di scioperi frequenti, \u201cche il paese era allo sfascio, che ci voleva ordine, che non era possibile andare avanti cos\u00ec\u201d. Il tutto mai urlato e sempre detto di fronte a un conciliabolo di pochi intimi, anche perch\u00e9 prendersi un pugno in faccia avrebbe significato altre scocciature (andare dal medico, magari anche dal dentista) e lui non poteva certo permetterselo; non era solo per i soldi, era perch\u00e9 aveva le ore della giornata scandite da una miriade di impegni.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra questi c\u2019era anche quello di telefonare una o due volte alla settimana alle zie di Firenze, due signorine di ottantanove e ottantasette anni che vivevano insieme in un bell\u2019appartamento di propriet\u00e0 sul Lungarno. Quella casa era, in prospettiva, la sua assicurazione sulla vita: unico nipote, figlio della sorella amatissima, l\u2019unica che si fosse maritata, Zizzi si sentiva gi\u00e0 l\u2019eredit\u00e0 in tasca. Non arrivava ad augurare la morte alle due vecchiette che, sorde come due campane e magre come due acciughe, sembravano invece avere una salute di ferro, ma, si sa, prima o poi tutti si muore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 che le zie non morivano mai. La sua chiamata dal telefono a gettoni del bar (Zizzi non aveva pi\u00f9 il telefono in casa, un\u2019altra spesa eliminata) era fatta un po\u2019 per sincerarsi che le due donne ci fossero ancora, un po\u2019 per accattivarsele ben bene: \u00e8 vero che era l\u2019unico nipote, ma meglio non dare niente per scontato. Peccato che la sordit\u00e0 delle zie lo costringesse ad alzare la voce nel locale affollato e alla fine gli facesse sprecare pi\u00f9 gettoni del dovuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era raro che qualche cliente del bar, dando di gomito a un altro o facendo l\u2019occhiolino alla cassiera, si divertisse a provocarlo: \u201cAllora, come stanno le zie? Tutto bene a Firenze?\u201d. C\u2019era la volta in cui qualcuno diceva di aver letto sul giornale che il capoluogo della Toscana guidava le statistiche per la maggiore longevit\u00e0 dei suoi abitanti. O chi invece vantava ad alta voce i ben\u00e8fici effetti del Gerovital, un farmaco \u201cmiracoloso\u201d di cui a quei tempi si era molto occupata la stampa: \u201cMacch\u00e9 novanta, cento anni! Vedrete che tra un po\u2019 si vivr\u00e0 fino a centoventi, centocinquant\u2019anni!\u201d E intanto faceva cenni d\u2019intesa ai vicini.<\/p>\n\n\n\n<p>Zizzi li lasciava dire con un sorriso di superiorit\u00e0 stampato in faccia e senza dar loro corda, tanto sarebbe stato lui a ereditare e allora figurarsi la rivincita che si sarebbe preso!<\/p>\n\n\n\n<p>Le due sorelle, abituate a vivere in simbiosi, morirono a pochi giorni di distanza l\u2019una dall\u2019altra, quando ormai lui non se lo aspettava pi\u00f9, quasi fossero diventate immortali. Fu proprio una telefonata fatta al Bar Norge dalla loro portinaia a dargli la notizia che \u201csua zia Ersilia si era spenta serenamente\u201d. E fu sempre per telefono, una settimana dopo il funerale della zia pi\u00f9 anziana (Zizzi era andato a Firenze in treno \u2013 costava meno \u2013 indossando un vestito nero prestatogli da un amico) che venne a sapere che \u201csi era spenta serenamente\u201d anche Angela, la pi\u00f9 giovane.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi prima lo derideva ora gli batteva la mano sulla spalla ma Zizzi non sembrava poi cos\u00ec felice. Lo aspettavano tutte le preoccupazioni dell\u2019eredit\u00e0, le pratiche burocratiche e poi far pulizia nella casa dove le due vecchiette avevano ammonticchiato avanzi di stoffe, vecchi bottoni, riviste polverose; al solo pensarci non riusciva quasi a trattenere le lacrime. Sarebbe stato costretto a fermarsi a Firenze per qualche giorno. E dove avrebbe mangiato?<\/p>\n\n\n\n<p>La delusione di Zizzi fu enorme. Le due donne avevano lasciato la casa e i soldi del conto corrente al Convento delle Suore di Maria Addolorata, la cui Madre Superiora \u201c\u00e8 stata di particolare conforto per le sue povere zie, alleviando la loro solitudine\u201d \u2013 cos\u00ec gli disse il notaio, un vecchio amico di famiglia, non senza un leggero tono di riprovazione nella voce. Il nipote era ricordato solo come legatario delle suppellettili, in gran parte ciarpame, e di un gatto soriano senza et\u00e0 e dal sesso indefinito. Unica nota positiva per lui, che era comunque costretto a liberare i locali entro una settimana (su questo la Madre Superiora era stata inflessibile), una decina di quadri di post-macchiaioli toscani coperti di polvere, che avevano comunque un qualche valore sul mercato locale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un po\u2019 di giorni non lo si vide al Bar Norge, dove la notizia del testamento si era gi\u00e0 diffusa, tanto che ci fu pure qualcuno che si preoccup\u00f2 per lui. Possibile che avesse fatto un gesto insano?<\/p>\n\n\n\n<p>Zizzi odiava gli eccessi, giudicandoli uno spreco inutile dei suoi nervi (e di pastiglie di ibuprofene 400). Per cui, presi i quadri e dato tutto il resto a un rigattiere in cambio di due lire e di un passaggio in furgone verso la costa, giudic\u00f2 che la cosa migliore da fare fosse accettare il corso degli eventi e tornare alla routine di sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Una sua visita in banca per prelevare un po\u2019 di contanti (si era ancora lontani dalla diffusione delle carte di credito e dei bancomat) gli ricord\u00f2 duramente che non solo gli interessi si erano ormai ridotti al lumicino, ma anche che i suoi risparmi \u201cerano gravemente intaccati\u201d \u2013 come gli disse con un sorriso sulle labbra il direttore. Era questi una specie di \u201comino di burro\u201d che nel tempo aveva proposto a Zizzi di \u201cmuovere il capitale\u201d con investimenti che, con il senno di poi, gli avrebbero dato ottimi risultati. In quel sorriso Zizzi leggeva, non a torto, il sadico piacere di chi sa di avere la ragione dalla sua, oltre al senso di superiorit\u00e0 morale \u2013 questo, per lui, assolutamente incomprensibile \u2013 di chi si guadagna il pane lavorando.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cominci\u00f2 a vendere i quadri, uno dopo l\u2019altro. Contadini e covoni, calessi e barrocci, marine e barconi: Zizzi non li aveva mai guardati con attenzione se non nell\u2019angolo in basso a destra, quello della firma. Natali, Domenici, Romiti: scolari diligenti dei primi macchiaioli, nessuno di loro aveva mai fatto un colpo di testa in vita sua, proprio come lui. Ogni nome significava per\u00f2 almeno un milione, un milione e mezzo di lire; qualche mese in pi\u00f9 di ossigeno, poi si sarebbe visto. Nel frattempo li aveva appesi in sala, nonostante le proteste della vecchia signora, che, a buon diritto,<\/p>\n\n\n\n<p>si sentiva la vera proprietaria della casa. Zizzi stava infatti invadendo il suo territorio, dove montavano la guardia, da due grandi quadri a olio, Padre Pio e la Madonnina di Lourdes.<\/p>\n\n\n\n<p>La donna ormai lo tollerava a malapena. Ogni mattina la tazza di caffellatte che Zizzi prendeva tra le 10.00 e le 10.30, mai prima, gli veniva regolarmente sbattuta davanti accompagnata da un borbottio ostile, con conseguente fuoriuscita di liquido a bagnare la tovaglia. Lui non protestava, ma per ripicca aveva abolito qualsiasi forma di conversazione. Pur di non doverla incontrare sui suoi passi, trascorreva quasi tutta la giornata fuori casa, diviso tra bar, ristorante, di nuovo bar, di nuovo ristorante e cinema a chiudere. Uniche varianti, il mare d\u2019estate e un passaggio finale al bar la domenica sera, quando il cinema locale replicava il film del sabato.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra tutte le voci di spesa quella che cominci\u00f2 a creargli dei seri problemi fu il ristorante. L\u2019idea di cucinarsi qualcosa in casa, neanche a pensarla: non ne era capace e poi avrebbe voluto dire entrare in cucina ma quella stanza gli era preclusa dalla vecchia. I panini del bar non si accordavano con il suo frequente mal di stomaco. E mangiare si doveva comunque.<\/p>\n\n\n\n<p>La trattoria \u201cDa Armando\u201d era passata di mano pi\u00f9 di una volta. Nessuno si ricordava pi\u00f9 chi fosse davvero quell\u2019Armando che aveva dato inizio alla serie dei proprietari e di cui nessuno, pi\u00f9 per indolenza che per una precisa volont\u00e0, aveva voluto cambiare l\u2019insegna, rassicurante nel suo stile anni \u201950. Le varie gestioni si erano passate anche Zizzi, ospite fisso del secondo tavolo in fondo a destra, come fosse un arredo del locale. Mario, l\u2019ultimo padrone, una volta che il suo cliente pi\u00f9 fedele aveva fatto un discorso vago sul voler provare anche l\u2019altra trattoria del paese, gli aveva praticato un piccolo ritocco alla cifra gi\u00e0 modesta che gli veniva saldata a fine mese, ma anche \u201cquei quattro soldi che non ci pagano neanche la luce &#8211; cos\u00ec diceva Mario alla moglie, che stava ai fornelli \u2013 cominciavano a pesare troppo. Del resto Zizzi ci aveva provato, ma non c\u2019era modo di tagliare da altre parti.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu proprio Maria, la moglie di Mario (i rispettivi genitori non si erano certo sprecati con la fantasia) ad avere l\u2019idea e a comunicarla a Zizzi con il dovuto tatto: se avesse dato una mano a servire ai tavoli, avrebbe avuto pranzo e cena gratis, per non parlare delle possibili mance. Certamente non glielo disse in questo modo cos\u00ec diretto e neanche in una sola volta. Conoscendo la sua suscettibilit\u00e0, la procace signora impieg\u00f2 una settimana buona per arrivare al punto.<\/p>\n\n\n\n<p>Zizzi, sulle prime, non cap\u00ec. Un lavoro? Ma stavano scherzando? E da cameriere, poi! Servire, lui?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon sarebbe stato un vero lavoro. Si trattava solo di porgere i piatti con un sorriso \u2013 gli disse Maria &#8211; Non era neanche servire. Era piuttosto mostrare l\u2019ospitalit\u00e0 di un padrone di casa. E di quella casa poteva a buon diritto considerarsi uno dei proprietari, no?\u201d Zizzi non doveva rispondere subito; che si prendesse pure tutto il tempo per pensarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Spar\u00ec per una settimana. Il tempo di provare l\u2019altra trattoria, che lo scontent\u00f2 nel gusto, ma soprattutto nel prezzo. Si affacci\u00f2 anche in alcuni bar del paese che in quegli anni stavano offrendo i primi \u201cpiattini\u201d e le prime \u201cinsalatone\u201d a quei pochi impiegati della fabbrica, compatiti dai colleghi, che non riuscivano a mangiare a casa nella pausa pranzo. Fu uno schifo totale.<\/p>\n\n\n\n<p>Mario e Maria lo videro affacciarsi alla porta poco prima delle 12.00, mentre stavano pranzando insieme alle due aiuto cuoche. Non ci fu bisogno di parole, che avrebbero solo fatto del male a Zizzi. Mario aggiunse alla tavola una sedia e un piatto, le cuoche gli fecero lo spazio in mezzo, Maria gli porse la cofana con i ravioli al rag\u00f9 che, quella volta, trov\u00f2 ancora pi\u00f9 buoni del solito.<\/p>\n\n\n\n<p>Finito di mangiare, Zizzi si avvi\u00f2 in silenzio verso la grande credenza in noce, apr\u00ec il primo cassetto e ne tir\u00f2 fuori un grembiule immacolato; un\u2019infinit\u00e0 di volte lo aveva visto fare a Mario e a tutti i gestori che lo avevano preceduto. Si guard\u00f2 poi nello specchio di fronte e non riusc\u00ec a nascondere un pizzico di autocompiacimento. Per fortuna non si accorse del sorriso che si scambiarono in quel momento marito e moglie; un sorriso di tenerezza, non certo di derisione, che per\u00f2 , se fosse stato scoperto, avrebbe fatto fallire l\u2019impresa sul nascere.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto and\u00f2 molto meglio del previsto. Zizzi fu un cameriere inappuntabile, come quel ristorante non ne aveva mai avuti: preciso nel servire a tavola, preciso negli orari di lavoro. Prese persino l\u2019abitudine di mettere la sveglia al mattino (anche se alle 9.00) per l\u2019ansia di non riuscire a fare il solito passaggio al Bar Norge, che ora lasciava misteriosamente con un\u2019ora di anticipo. Qualcuno cominci\u00f2 a fargli delle domande che Zizzi riusc\u00ec per\u00f2 a eludere abilmente.<\/p>\n\n\n\n<p>In una ventosa giornata d\u2019inverno, una delle tante in quel paese sul mare, un avventore del bar fece capolino al ristorante, che era frequentato per lo pi\u00f9 da camionisti, rappresentanti e gente di passaggio; stava traslocando in un nuovo appartamento e non gli avevano ancora installato la cucina, altrimenti non avrebbe mai sprecato novemila lire solo per pranzare. Il suo stupore nel vedere Zizzi che serviva ai tavoli fu enorme, ma ancora pi\u00f9 grande fu il suo sollievo quando venne direttamente il padrone a prendere la comanda, togliendolo dall\u2019imbarazzo di un saluto.<\/p>\n\n\n\n<p>Zizzi sembrava non averlo riconosciuto o aveva fatto semplicemente finta di niente, tanto il suo percorso tra un tavolo e l\u2019altro sembrava studiato, in modo da non doversi mai trovare di fronte a quel suo compaesano.<\/p>\n\n\n\n<p>Precipitatosi dopo pranzo al Bar Norge, l\u2019uomo diffuse la notizia in un attimo, dopo aver teatralmente radunato la gente intorno a s\u00e9, come qualcuno che si prepara per un colpo a effetto. Fu la seconda sorpresa di quella giornata. La storia certamente lasci\u00f2 tutti stupiti, ma invece di suscitare ilarit\u00e0, come il delatore aveva previsto, fece nascere in tutti un sottile fastidio e anche una certa vergogna di s\u00e9 stessi. Le persone ora si sentivano a disagio, soprattutto quelle che avevano preso in giro Zizzi pi\u00f9 delle altre, quasi fosse una colpa personale se il loro zimbello era stato punito in un modo che consideravano avvilente. Furono in particolare le donne a esclamare tutta una serie di \u201cMa no!\u201d, \u201cOddio!\u201d, \u201cPoverino!\u201d, fulminando con gli occhi l\u2019autore del racconto che in quel momento avrebbe tanto voluto scomparire. Da quel giorno il poveruomo vide calare le sue fortune con l\u2019altro sesso, venendo via via emarginato anche dal giro dei giocatori di scopone e da quello degli amanti della stecca.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Zizzi si apr\u00ec una stagione nuova della sua vita, forse la pi\u00f9 serena. Intorno a lui si svilupp\u00f2 un\u2019affettuosa rete di protezione di cui egli non si accorse subito. Al bar la cameriera lo serviva prima degli altri, il caff\u00e8 gli veniva preparato ben ristretto, proprio come piaceva a lui, la cassiera gli metteva da parte le Marlboro morbide; i clienti, poi, cercavano di coinvolgerlo nelle discussioni del giorno non \u2013 come facevano un tempo \u2013 per avere l\u2019occasione di prenderlo in giro, abitudine viva e vegeta in quei crudeli paesini della Toscana, ma per farlo sentire protagonista di qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Al ristorante gli avventori erano aumentati e quelli affezionati si facevano vedere ancora pi\u00f9 spesso. Mario e Maria non fecero alcuna fatica a riconoscere che Zizzi, con la sua dignitosa cortesia, aveva contribuito non poco a questo successo. Dopo i primi tempi la sua rigidit\u00e0 nel porgere i piatti come nell\u2019interloquire con i clienti aveva lasciato il posto a una gentilezza naturale che per\u00f2 non oltrepassava mai i confini del rispetto reciproco, diventando una troppo facile confidenza. Questo alle persone piaceva molto.<\/p>\n\n\n\n<p>Marito e moglie avevano anche pensato di assegnare a Zizzi una piccola quota del locale, in modo da farlo sentire ancora pi\u00f9 coinvolto, ma quando glielo proposero, immaginando una sua risposta entusiastica, si trovarono invece davanti a un \u201cno\u201d abbastanza secco. Non avevano pensato, loro, a tutte le grane che questo voleva dire? Il notaio, il commercialista, \u201cil rischio imprenditoriale\u201d \u2013 Zizzi us\u00f2 proprio questa espressione. Non se ne parlava neanche. Ci aveva messo cos\u00ec tanto ad accettare il suo \u201cnuovo destino\u201d (parole sue) che la sola idea di modificarlo, anche di poco, non lo avrebbe pi\u00f9 fatto dormire. Il \u201cnuovo destino\u201d, forse richiamato da questa citazione, si risvegli\u00f2 e prese una forma inaspettata.<\/p>\n\n\n\n<p>La \u201cvecchia\u201d che viveva con lui era diventata del tutto inabile e ora, a restringere ancora di pi\u00f9 gli spazi di Zizzi nella sua ex casa, era arrivata anche una badante moldava dai modi spicci. Niente pi\u00f9 caffellatte servito al mattino e movimenti sempre pi\u00f9 ridotti, anche perch\u00e9 la badante dormiva su un divano letto in salotto. Al mattino Zizzi metteva fuori la testa solo quando la donna era gi\u00e0 uscita per fare velocemente la piccola spesa del giorno, dato che l\u2019anziana signora, immobilizzata a letto, non poteva essere lasciata sola per molto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla parete sopra il divano i quadri, tranne uno, erano spariti tutti, lasciando le sagome polverose delle cornici impresse sull\u2019intonaco malandato della stanza. Era rimasta solo una marina di Gino Romiti, tutta giocata sui toni del grigio e dipinta in un\u2019uggiosa giornata di autunno, proprio come quella che si poteva scorgere dietro i vetri delle finestre in quel giorno determinante per questa storia.<\/p>\n\n\n\n<p>A Zizzi restavano pochissimi soldi in banca. Prese perci\u00f2 lo scala dallo sgabuzzino, la avvicin\u00f2 alla parete e la apr\u00ec con cura. &nbsp;Inizi\u00f2 a salirne i gradini pensando a quello che avrebbe potuto ricavare dalla vendita del quadro, lasciato per ultimo perch\u00e9 era stato l\u2019unico che era riuscito a fargli provare qualche emozione, anche nelle rapide occhiate che gli capitava di dargli prima di uscire di casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il quarto gradino si spezz\u00f2 con un suono secco. Nei pochi anni in cui la scala aveva fatto comunque il suo dovere, quel sottile pezzo di legno era riuscito a nascondere perfettamente il suo difetto di fabbricazione. Zizzi cadde all\u2019indietro, roteando le braccia come per cercare un appiglio che non c\u2019era. La sua caduta si ferm\u00f2 solo quando la seconda vertebra cervicale centr\u00f2 con precisione millimetrica lo spigolo anteriore destro di una grossa cassapanca nera, dove la vecchia signora teneva ancora parte del suo corredo da sposa. Nel lampo che pass\u00f2 tra lo schianto e lo spegnersi definitivo di ogni luce, Zizzi fiss\u00f2 lo sguardo sui due tronconi dello scalino, caduti per terra a pochi centimetri dal suo viso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa gente oggi lavora male\u201d furono le ultime parole di colui che sarebbe sicuramente diventato, se solo lo avesse voluto, il pi\u00f9 grande cameriere del mondo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58338\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58338\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era un uomo sui cinquant\u2019anni, basso, con una calvizie gi\u00e0 in stato avanzato, accentuata dal secco taglio a spazzola. 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