{"id":58263,"date":"2026-01-11T17:19:50","date_gmt":"2026-01-11T16:19:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58263"},"modified":"2026-01-11T17:19:51","modified_gmt":"2026-01-11T16:19:51","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-il-regalo-di-daniela-mazzoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58263","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Il regalo&#8221; di Daniela Mazzoni"},"content":{"rendered":"\n<p>E\u2019 una pioggia assassina quella che cade gi\u00f9 da questo cielo terso, senza l\u2019ombra di una nuvola, di un azzurro cos\u00ec uniforme che sembra dipinto dal pastello di un bambino. In questo mattino cos\u00ec splendente, con il vento di primavera che soffia lieve e carico di profumi e di promesse, l\u2019aria cristallina \u00e8 frantumata ad un tratto dall\u2019urlo delle sirene.<\/p>\n\n\n\n<p>La bolla di normalit\u00e0 e di pace si sgretola sotto i nostri occhi increduli. Per un attimo ci eravamo voluti dimenticare dell\u2019orrore che ci circonda. Per un attimo la carezza del sole e la luminosit\u00e0 del cielo hanno fatto sbocciare germogli di desideri, subito stroncati dal gelo improvviso. L\u2019illusione \u00e8 squarciata dal cupo lamento dell\u2019allarme antiaereo. Siamo in guerra, ricordiamocelo. La nostra vita \u00e8 sempre appesa a un filo; gli uccelli che solcano l\u2019aria con le loro ali di metallo non annunciano la primavera ma morte e devastazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Le sirene improvvise ci trapanano il cervello e ci paralizzano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma un attimo dopo per la strada si scatena il caos.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti fuggiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Verso un rifugio. Una cantina.<\/p>\n\n\n\n<p>Troppo tardi.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019orizzonte gi\u00e0 si profila la sagoma argentea di una squadra di velivoli. Uno stormo rapace, affamato delle nostre vite, che piomba su di noi in pochi attimi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi riparo nella rientranza di un androne. Sono in una via del centro, piena di palazzi. Il mio pensiero corre alla mia Dorotea. E\u2019 per farle un regalo che stamani stavo passeggiando per la citt\u00e0, con in tasca pochi spiccioli e nella mente vaghe idee. Domani \u00e8 il suo compleanno. Volevo comprarle un fermaglio per quei suoi riccioli bruni a cui adoro intrecciare le dita. La mia dolce e coraggiosa ragazza. L\u2019unica luce in questo buio.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli aerei oscurano il cielo, sganciano i loro proiettili. Il mio cuore si ferma mentre le esplosioni mi feriscono i timpani e il mondo intorno a me si sgretola come un vaso di argilla. I palazzi si sbriciolano in mucchi di polvere e macerie, il fumo e le grida mi avviluppano. Rimango illeso, anche se accecato dal pulviscolo. Appena riesco a vedere qualcosa, scorgo poco lontano una donna anziana con una bambina. La vecchia \u00e8 caduta a terra e la piccola cerca invano di aiutarla a rialzarsi. Ha i capelli raccolti in due trecce arruffate e il visetto sporco di lacrime e fuliggine. Tira la donna per un braccio con le sue manine paffutelle. Mi viene in mente la mia sorellina, Gioia, e di slancio esco dal mio riparo e corro verso di loro.<\/p>\n\n\n\n<p>-Aspetta, ti aiuto!- dico e mi inginocchio accanto alla bambina. Lei mi getta le braccia al collo.<\/p>\n\n\n\n<p>-La nonna\u2026 si \u00e8 fatta male\u2026 \u2013 balbetta fra i singhiozzi.<\/p>\n\n\n\n<p>-Tranquilla, ci penso io! \u2013 cerco di rassicurarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi chino ad aiutare la vecchia, che si rialza a fatica appoggiandosi a me. Mi ringrazia e prende la piccola per la mano. Ma zoppica, barcolla e rischia di cadere di nuovo. Allora le dico di afferrarsi al mio braccio e procedo piano piano con loro, in mezzo ai detriti, con gli aerei che sorvolano il cielo sopra di noi continuando a seminare distruzione. Avanziamo chini, con gli occhi e i polmoni pieni di polvere, orientandoci a stento.<\/p>\n\n\n\n<p>La vecchia pronuncia parole che non riesco a sentire, ma dai suoi gesti comprendo che mi sta guidando in una direzione precisa. Mi fa girare in una strada in cui gli edifici sono ancora in piedi, si ferma davanti a un cancellino di ferro battuto lasciato aperto. Entriamo, la donna ancora aggrappata a me. Procediamo per un vialetto sterrato, in fondo al quale una stretta rampa di scale&nbsp; in pietra scende verso una cantina.<\/p>\n\n\n\n<p>-Vieni, ragazzo \u2013 mormora la vecchia. \u2013 E\u2019 troppo pericoloso rimanere fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>La bambina bussa alla porta che subito si apre. Una giovane donna con il viso stravolto dall\u2019ansia spalanca le braccia per accogliere la piccola e prorompe in esclamazioni di sollievo:<\/p>\n\n\n\n<p>-Mamma, Anna! Siete salve, grazie a Dio! Ero cos\u00ec preoccupata!<\/p>\n\n\n\n<p>Poi mi vede e si blocca, una domanda sospesa sulle labbra.<\/p>\n\n\n\n<p>La vecchia interviene:<\/p>\n\n\n\n<p>-Questo bravo ragazzo mi ha aiutata. Io sono caduta, niente di grave, tranquilla, ma se non fosse stato per lui sarei ancora in mezzo alla strada sotto le bombe.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guarda con dolcezza e riconoscenza, mentre racconta nel dettaglio l\u2019accaduto alla figlia, che mi ringrazia con le lacrime agli occhi. In questo momento, per\u00f2, sono io che le ringrazio: fuori i bombardamenti continuano e il riparo offerto dalla loro cantina \u00e8 un dono del cielo. Per distrarre la piccola Anna mi inginocchio accanto a&nbsp; lei e le racconto buffe storielle e filastrocche, come faccio con la mia sorellina. Le prendo una manina e con il dito indice inizio a solleticarle il palmo mentre recito \u201cMano mano piazza, pass\u00f2 una lepre pazza\u2026\u201d. Funziona. Lei ride e mi chiede di ripetere il gioco con l\u2019altra mano. L\u2019accontento volentieri. Le due donne si stringono a noi in un abbraccio invisibile, come per rinchiuderci in una bolla di serenit\u00e0,&nbsp; evanescente ma bella e preziosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Finalmente il frastuono delle esplosioni si allontana e poi cessa del tutto. Ritorniamo alla luce. Ci troviamo davanti un mondo stravolto, sottosopra. Sembra lo schizzo di un disegnatore folle che abbia riempito il foglio di scarabocchi e poi lo abbia accartocciato. Mi guardo intorno smarrito. Stento a riconoscere quei luoghi familiari. E\u2019 come cercare di&nbsp; distinguere in un volto vecchio, devastato dalle rughe e dal tempo, i tratti di un compagno d\u2019infanzia rivisto dopo tanti anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Penso ai miei cari, a mia madre, a Dorotea. Staranno tutti morendo di preoccupazione. E d\u2019un tratto mi rendo conto che non so che cosa \u00e8 successo loro. Staranno bene? Saranno arrivati anche l\u00ec i bombardamenti? Domande a cui diventa urgente rispondere. Devo andare. Chiss\u00e0 se anche la stazione \u00e8 stata danneggiata, se riuscir\u00f2 a trovare un treno.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbraccio la piccola Anna e saluto le due donne, che mi benedicono, mi stringono le mani con affetto. Ci auguriamo buona fortuna e mi avvio per la strada da cui sono arrivato, ora ingombra di detriti e macerie. La polvere \u00e8 ancora sospesa nell\u2019aria e mi fa lacrimare gli occhi. D\u2019un tratto mi sembra di riconoscere il punto in cui mi ero riparato. Rimango inchiodato a fissarlo. Il muro esterno del palazzo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, l\u2019androne \u00e8 crollato, ridotto a un ammasso informe di calcinacci e pietre. Se fossi rimasto l\u00ec, a quest\u2019ora sarei sotto quel mucchio di sassi. Le gambe mi cedono e mi lascio cadere in ginocchio. Penso che alla fine non sono stato io ad aver salvato Anna e sua nonna, ma loro ad aver salvato me. Il mio sguardo scivola sui resti di quella devastazione, finch\u00e9 non \u00e8 attratto da un luccichio. Il sole colpisce una superficie metallica che ne riflette la luce. Scosto i calcinacci e trovo una piccola brocca di rame. E\u2019 polverosa e un po\u2019 ammaccata su un lato, il coperchio \u00e8 lievemente schiacciato e il manico si \u00e8&nbsp; piegato, ma per il resto \u00e8 integra. Una sopravvissuta. Come me. La lucido con la manica della camicia e lei lampeggia, come per dirmi: \u201cL\u2019abbiamo scampata per un pelo, fratello! Non era destino che la nostra vita finisse oggi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>No, a quanto pare non era oggi il mio appuntamento con la Morte.<\/p>\n\n\n\n<p>La Nera Signora ha deciso di aspettare ancora, mi ha concesso altro tempo da trascorrere su questa terra, ha rimandato il suo incontro con me. Mi ha donato giorni da spendere qui ed ora.<\/p>\n\n\n\n<p>Metto la brocca in tasca e continuo la mia strada.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero venuto per cercare un regalo per la mia Dorotea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Eccolo.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorno dopo giorno. Istante dopo istante.<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 Morte non ci separi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58263\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58263\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 una pioggia assassina quella che cade gi\u00f9 da questo cielo terso, senza l\u2019ombra di una nuvola, di un azzurro cos\u00ec uniforme che sembra dipinto dal pastello di un bambino. 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