{"id":58118,"date":"2025-12-14T16:05:18","date_gmt":"2025-12-14T15:05:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58118"},"modified":"2025-12-14T16:06:38","modified_gmt":"2025-12-14T15:06:38","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-gaetano-o-comunista-le-ragioni-romantiche-della-militanza-di-periferia-di-ignazio-riccio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=58118","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Gaetano \u2018o comunista: le ragioni romantiche della militanza di periferia&#8221; di Ignazio Riccio"},"content":{"rendered":"\n<p>Un caldo afoso pungeva le labbra e gli occhi della folla assiepata sul sagrato della chiesa. Il sole cocente teneva bassi gli sguardi di uomini e donne in preghiera per l\u2019ultimo saluto al loro concittadino. Il giorno prima era morto Gaetano,<em> \u2019o comunista<\/em>. La bara era ferma sulla porta e insieme alla cassa di legno le bandiere rosse con falce e martello, portate a mano dai militanti del partito. La mattina del 5 luglio 1966 a Frattaminore si doveva decidere se accogliere o meno davanti all\u2019altare i vessilli di sinistra tanto ostili al clero. <\/p>\n\n\n\n<p>Don Alfonso Cristiano, prete della parrocchia di San Simeone, era irremovibile: \u00abIl funerale non si celebra, potete anche andare via\u00bb. Gli uomini della famiglia di Gaetano <em>\u2019o comunista<\/em>, spalleggiati dai compagni della sezione cittadina del Pci e dal sindaco \u201crosso\u201d, l\u2019avvocato Alfonso Conte, insistevano. \u00abLe bandiere entrano, lui cos\u00ec avrebbe voluto\u00bb. Un braccio di ferro che aveva ammutolito la folla. Nessuno capiva perch\u00e9 quel feretro non varcava l\u2019ultimo gradino della chiesa. La discussione si svolgeva nella sagrestia e don Alfonso, sempre pi\u00f9 indispettito, non cedeva. \u00abSe insistete cos\u00ec tanto, rivolgetevi al vescovo, per me le esequie saltano\u00bb. Un invito accolto a fatica dagli uomini di partito, spinti dalle donne della famiglia Riccio a ragionare. Si doveva andare ad Aversa, in diocesi, per sentire il parere del vescovo Antonio Cece. La corsa fu breve, cos\u00ec come il responso del prelato. \u00abIl funerale si fa, non si nega la benedizione a un cristiano, ma le bandiere comuniste aspettano fuori\u00bb. Il giorno delle esequie per Gaetano Riccio si svolse come tutta la sua vita: una continua ribellione contro le convenzioni e le regole costituite. D\u2019altronde era un marxista dalla nascita, da quando esserlo procurava pi\u00f9 di un problema. Gaetano <em>\u2019o comunista <\/em>era capitato a Frattaminore per caso. Nel 1923 era dovuto scappare via da Napoli a causa della sua militanza politica. Alla Doganella si era fatto troppo notare e neppure la sua vena artistica lo aveva salvato dall\u2019ira dei fascisti. Gaetano Riccio era uno stuccatore di fino; oggi sarebbe catalogato tra i restauratori di beni storico-artistici, allora era semplicemente <em>\u2019o stuccatore<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Le facciate dei Quattro Palazzi di Corso Umberto I a Napoli portano la sua firma, cos\u00ec come tanti altri lavori effettuati nel capoluogo campano. Ma il suo credo marxista cominciava a dare fastidio e gli amici lo avevano avvisato: \u00abPrima o poi subirai una rappresaglia, non te la faranno passare liscia, vattene in provincia, l\u00ec darai meno nell\u2019occhio e sarai pi\u00f9 protetto\u00bb. A Frattaminore Gaetano Riccio si ambient\u00f2 presto. Con moglie e figli cominci\u00f2 una nuova vita, senza mai rinunciare a fare politica. In quel paese della provincia napoletana non tard\u00f2 a stringere amicizia con operai e contadini affascinati dall\u2019idea di vivere in un mondo migliore, dove sarebbe stato possibile affrancarsi dal dispotismo e dai soprusi. Queste idee lo stuccatore napoletano non le nascondeva, tutti conoscevano a Frattaminore Gaetano Riccio, anche se pochi lo frequentavano. I fascisti erano attenti ad ogni movimento e scambiare due chiacchiere con un sovversivo faceva paura. Il podest\u00e0 non sapeva, per\u00f2, che il \u201cforestiero\u201d venuto dalla Doganella teneva le riunioni con i compagni a casa sua, clandestinamente. Nel salone, al centro del muro maestro, era appesa una grande cornice con la foto della moglie. In mezzo alla stanza un tavolo di legno massiccio e un numero spropositato di sedie impagliate. <\/p>\n\n\n\n<p>Era l\u00ec che si riunivano di nascosto i \u201ccompagni\u201ddi Frattaminore per discutere di come sovvertire il regime fascista e guidare la rivolta dei proletari, ed era l\u00ec che si svolgeva ad ogni incontro il rituale che dava inizio alla discussione. Gaetano <em>\u2019o comunista <\/em>si alzava dalla sua sedia a capotavola e ruotava la cornice al centro del muro maestro. Il volto della moglie finiva per baciare l\u2019intonaco, dando luce all\u2019immagine di Karl Marx. \u00abAdesso possiamo cominciare\u00bb, erano le parole che il padrone di casa pronunciava sistemandosi di nuovo sulla sedia. E quelle parole, nel segreto di una stanza, l\u2019artigiano della Doganella le articol\u00f2 ripetutamente fino alla caduta del fascismo. Il 25 luglio del 1943 cominci\u00f2 una nuova vita per i \u201ccompagni\u201d frattaminoresi. L\u2019eco del Gran consiglio giunse in tutte le case d\u2019Italia, anche nella piccola abitazione di piazza Crispi, dove quei militanti clandestini, guidati da <em>\u2019o comunista<\/em>, raccolti dal clamore delle notizie,facevano fatica a credere che il regime di Benito Mussolini era crollato. Ma una nuova epoca era sopraggiunta a spazzare il recente passato, stravolgendo la vita di tutti, anche degli abitanti della piccola citt\u00e0 di Frattaminore. <\/p>\n\n\n\n<p>Quando il 10 giugno del 1946 furono proclamati dalla Corte di Cassazione i risultati del referendum istituzionale, che sancivano la nascita della Repubblica italiana, l\u2019insegna con falce e martello gi\u00e0 campeggiava sulla serranda della sezione frattaminorese del Pci. Gaetano Riccio l\u2019aveva fondata insieme ad un manipolo di \u201ccompagni\u201d dopo la liberazione d\u2019Italia. La prima sede fu aperta nel vico degli Studenti, nella zona della <em>purtella<\/em>, dove per pagare l\u2019affitto i militanti vendevano i <em>bomboloni<\/em> di zucchero colorato e altri dolciumi. Per i bambini la casa dei comunisti evocava le fiabe lette sui libri di scuola, con la falce e martello che ai loro occhi si spogliava di ogni significato politico, assumendo il sapore mielato di un paese dei balocchi. Gaetano Riccio della sezione della <em>purtella<\/em> ne fu segretario, per acclamazione, ma anche tesoriere e custode. Era lui ad accogliere i pi\u00f9 piccoli, con la stessa austerit\u00e0 e pacatezza con cui trattava i militanti iscritti al partito e questo lavoro lo ha svolto con rigore e intransigenza fino a quando le forze lo hanno sorretto. Segretario, tesoriere e custode anche nei trasferimenti di sede a piazza Atella e in via San Nicola. Era seduto in prima fila al Teatro Eliseo di Frattamaggiore il giorno in cui si festeggiava la vittoria al referendum della Repubblica. Sul palco le autorit\u00e0 e una bandiera tricolore, che gli era saltata subito agli occhi. A quello stemma sabaudo al centro del vessillo nessuno aveva prestato attenzione, fino a quando Gaetano <em>\u2018o comunista<\/em> non decise d\u2019impeto di strapparlo via e gettarlo ai piedi del sipario. \u00abSiamo qui per rallegrarci dell\u2019esito del referendum, facciamolo seriamente\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>E seriamente il segretario del Pci di Frattaminore si occupava di politica, quella di partito, lasciando agli altri gli impegni e gli incarichi amministrativi. \u00abMi devo occupare della sezione, non posso fare altro\u00bb, diceva a quei \u201ccompagni\u201d che gli chiedevano di candidarsi. Gaetano Riccio ci teneva a far crescere il partito, pagava di tasca sua la tessera a quegli operai e ai contadini che non potevano permettersela, distribuiva personalmente le copie de<em> L\u2019Unit\u00e0 <\/em>nelle abitazioni dei \u201ccompagni\u201d e sovvenzionava le iniziative politiche, specie quando a Frattaminore, durante le campagne elettorali, arrivavano i leader regionali e nazionali del Pci. Giorgio Napolitano, Luigi Longo, Giorgio Amendola, Eugenio Reale, Manlio Rossi Doria e altri \u201ccompagni\u201d dei quadri dirigenziali del partito hanno frequentato la casa dello <em>stuccatore<\/em>. Per loro recarsi nel piccolo centro di periferia a nord di Napoli significava trovare sostegno elettorale, ma anche ristoro e risorse economiche. Erano i tempi in cui cresceva, utilizzando un\u2019espressione gramsciana, l\u2019attenzione delle \u201cclassi sociali subalterne\u201d nei confronti del Partito comunista e Gaetano Riccio esibiva orgogliosamente un nome e un simbolo che andava oltre la propria vita quotidiana, oltre la famiglia. \u00abSembra quasi che il Pci sia pi\u00f9 importante di noi\u00bb, ebbe a dirgli un giorno la figlia Giovannina, in un momento di disperato coraggio. \u00abPer me il partito viene prima di ogni cosa. Portare avanti le nostre idee serve a garantire un futuro migliore anche a voi\u00bb, fu la sua risposta lapidaria. Che Gaetano Riccio fosse capace di scontrarsi a viso aperto anche con i familiari per questioni ideologiche se ne rese conto ben presto il figlio Salvatore che, a differenza del fratello Ignazio, aveva il pallino della politica. <\/p>\n\n\n\n<p>Si era iscritto al Partito socialista ed era entrato in lista per le elezioni comunali. I dirigenti del Psi, probabilmente, immaginavano che il giovane rampollo di casa Riccio avrebbe ottenuto il pieno dei voti, ricevendo l\u2019aiuto del padre comunista, ma avevano fatto male i loro conti. \u00abNon ti voto e non ti far\u00f2 votare, hai sbagliato partito, cavatela da solo\u00bb. Gaetano Riccio non amava le mezze misure e non ebbe dubbi, neppure per un istante. Salvatore dovette arrangiarsi da solo e lo fece bene, dato che per anni ha ricoperto ruoli amministrativi a Frattaminore, anche senza il sostegno del padre che, neppure invecchiando, ha abbandonato i suoi ideali comunisti. Con i funerali di Gaetano Riccio del 5 luglio 1966 si \u00e8 chiusa una pagina di storia politica importante per Frattaminore. Un periodo in cui la militanza comunista di base, quella vissuta dal basso, nelle polverose e povere sezioni di periferia, ha avuto ragioni romantiche fondamentali e tali sono rimaste, anche se buona parte dei dirigenti di allora ha finito per predicare la rivoluzione senza credere in essa o, quantomeno, senza fidarsi dei rivoluzionari che la praticavano. <\/p>\n\n\n\n<p>La sezione del Pci di Frattaminore \u00e8 stata intitolata a Gaetano Riccio dopo la sua morte e lo \u00e8 rimasta anche negli anni successivi alla caduta del muro di Berlino. Poi, con le varie scissioni del partito, quel nome \u00e8 andato perso, forse per dimenticanza. Ma anche l\u2019oblio, spesso considerato nella sua accezione negativa, pu\u00f2 avere un buon sapore. Oggi i familiari di Gaetano <em>\u2018o comunista<\/em> sono felici che l\u2019intitolazione della sezione del partito di piazza Atella sia scomparsa. Nessuno nutre dubbi sul fatto che lo stuccatore della Doganella, se in vita, avrebbe strappato e gettato via quell\u2019insegna con il suo nome, come fece con la bandiera sabauda il giorno della nascita della Repubblica italiana.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gaetano Riccio \u00e8 il mio bisnonno. Ho potuto scrivere queste righe grazie ai racconti di mio padre Gaetano e di mia zia Orsolina. Con la loro memoria, mi hanno permesso di mettere su carta una storia che, probabilmente, si sarebbe persa per sempre.<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_58118\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"58118\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un caldo afoso pungeva le labbra e gli occhi della folla assiepata sul sagrato della chiesa. 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