{"id":5785,"date":"2011-04-11T16:18:55","date_gmt":"2011-04-11T15:18:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5785"},"modified":"2011-04-11T16:18:55","modified_gmt":"2011-04-11T15:18:55","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-ultime-notizie-dalla-california-di-chiara-sessa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5785","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Ultime notizie dalla California&#8221; di Chiara Sessa"},"content":{"rendered":"<p>Tutte le mattine lo stesso rito: faccio la doccia, mi preparo il t\u00e8 bollente, metto di fianco alla tazza quattro biscotti ai cereali e guardo le notizie del giorno. Comincio con le foto sulle pagine del Corriere: Berlusconi appisolato in parlamento, la Moratti che inaugura una mostra, un paese di nonsopi\u00f9dove cancellato da un torrente di fango. Leggo le didascalie, raramente gli articoli.<br \/>\nPrima di iniziare a lavorare, apro un\u2019altra finestra sul mondo. Accendo il pc e passo in rassegna i siti dei quotidiani stranieri. The Guardian, Le Monde, Liberation, New York Times, El Pa\u00ecs\u2026 Stesso rituale della carta stampata: guardo la foto, leggo titolo e didascalia. La notizia \u00e8 tutta concentrata in quel grumo di colori e lettere. Perdersi nelle paginate scritte \u00e8 inutile. A volte dannoso. Confonde, fa nascere dubbi che devi risolvere. Non ne esci pi\u00f9. Passi da un sito all\u2019altro alla ricerca di chiarimenti fino all\u2019ora di pranzo con la testa come a un frullatore alla velocit\u00e0 massima. Non mi posso permettere di sprecare tempo. Le traduzioni le pagano (poco) a cartella: pi\u00f9 produco, pi\u00f9 guadagno. La catena di montaggio della cultura.<br \/>\nStamattina, per\u00f2, mi sono fermata un po\u2019 troppo sulla prima pagina del Los Angeles Times. Da 30 secondi ho gli occhi appiccicati a una foto e non riesco a staccarli: c\u2019\u00e8 qualcuno che conosco, regge un cartello durante una manifestazione. Dietro vedo le palme di West Hollywood. Zoom sul viso: un ragazzino che ha passato i 40 anni. Qualche ruga in pi\u00f9, gli occhialini da intellettuale, il cespuglio di capelli \u00e8 diventato un ordinato prato all\u2019inglese. Leggo lo slogan sul cartello.<br \/>\n~~~~<br \/>\nAvevo conosciuto Sergio sui banchi del liceo, ma me ne ero innamorata all\u2019universit\u00e0. Io avevo scelto lingue, lui filosofia. Eravamo diventati inseparabili: cinema, teatro, concerti, cene in trattorie da pochi soldi. Stessi interessi, grandi speranze. Una coppia perfetta. A parte il fatto che non stavamo insieme. Sergio mi cercava in continuazione, io cercavo lui, ma la scintilla non scoccava.<br \/>\nPer scintilla intendo il contatto fisico, il bacio, la notte di sesso selvaggio o qualcosa di simile.<br \/>\n\u00abChe devo fare?\u00bb chiedevo affranta alle amiche.<br \/>\n\u00ab\u00c8 timido, abbi pazienza\u00bb. \u00abHa paura di rovinare un\u2019amicizia di lunga data\u00bb. \u00abSaltagli addosso tu, siamo quasi nel 2000, non deve mica essere sempre l\u2019uomo a prendere l\u2019iniziativa\u00bb. \u00abCercati uno con pi\u00f9 muscoli e meno cervello\u00bb.<br \/>\nTra dubbi e consigli era arrivato Capodanno, il Capodanno del 1989.<br \/>\nEravamo in dieci, nella casa sul lago di Anna, inseparabile compagna di avventure dalle elementari. Ma non eravamo una comitiva di vecchi amici. Come capita spesso la sera del 31 dicembre, alcuni si conoscevano bene, altri si vedevano per la prima volta. Davanti al camino, accendevamo una sigaretta dietro l\u2019altra e chiacchieravamo in attesa della mezzanotte. Simona si lamentava perch\u00e9 aveva le lenti a contatto e il fumo le faceva bruciare gli occhi; Giulia, che non la sopportava, anche se si erano presentate solo un paio d\u2019ore prima, gettava piatti di plastica sul fuoco con costanza e perfidia. Uno ogni cinque minuti.<br \/>\nLe voci di Antonio e Luigi, infervorati in una discussione sul crollo del Muro, mi arrivavano attutite. Sergio era seduto accanto a me sul divano e conversava pacatamente con qualcuno di fronte a lui; la sua gamba ogni tanto faceva una leggera pressione sulla mia. Per caso o per calcolo? Alle 23.30 avevo gi\u00e0 bevuto tre bicchieri di prosecco, una quantit\u00e0 imprecisata di un rosso siciliano ad alta gradazione ed ero certa che quella sarebbe stata la volta buona.<br \/>\nUn paio d\u2019ore dopo il brindisi eravamo seduti per terra, abbracciati alla stufa del primo piano, unica fonte di calore, oltre al camino, nella cascina di pietra. Sergio mi accarezzava la mano e io farfugliavo qualcosa su quanto lui era importante per me.<br \/>\n\u00abAnche tu conti molto per me, sei la mia pi\u00f9 cara amica\u00bb. Cominciai a piangere. Le lacrime mi riscaldavano le guance, le mani erano ghiacciate. Benvenuto 1990.<br \/>\n~~~~<br \/>\nAvrei dovuto capire, avrei dovuto abbandonare l\u2019impresa. Ma allora pensavo che la forza di volont\u00e0 potesse piegare tutto, come lo sguardo magnetico di Uri Geller deformava i cucchiai in televisione.<br \/>\nQuindi, ecco le vacanze di Pasqua. A Napoli, a casa di Antonio, il ragazzo di Simona. La finta doppia coppia va in gita a Capri. Siamo in piazzetta e ci atteggiamo a ricchi habitu\u00e9es con villa sui faraglioni. Parliamo con la erre moscia del party che abbiamo \u00abovganizzato\u00bb per quella \u00abseva\u00bb. Ridiamo, camminiamo, sudiamo un po\u2019. Poi tutto scompare, anche Antonio e Simona. Nella scena successiva sono sdraiata su un muretto con la testa appoggiata sulle gambe di Sergio. Silenzio, cinguettii lontani e all\u2019improvviso qualcosa tra i capelli. Scrollo la testa come per allontanare un tafano o una foglia secca.<br \/>\n\u00abChe cosa stai facendo, stupido?!?\u00bb. Con quella frase ironica, mormorata con la voce di una ragazzina stizzita, Sergio d\u00e0 la sua interpretazione del mio gesto; solo in quel momento mi rendo conto che tra i miei capelli c\u2019era la sua mano. C\u2019era, ma \u00e8 stata ritirata in fretta e furia. Come ho fatto a pensare che fosse una foglia secca? Siamo pure in aprile\u2026 Nel mio cervello c\u2019\u00e8 un tumulto, ma dalla bocca non esce una parola. Le mie corde vocali riprendono servizio solo sul traghetto di ritorno.<br \/>\nHo rivisto la scena alla moviola un migliaio di volte, ho pensato centinaia di risposte diverse, ma era tardi per modificare qualcosa. Per Woody Allen forse quello sarebbe stato il match point. La pallina, per\u00f2, era rimasta sospesa sulla rete.<br \/>\n~~~~<br \/>\nRiporto la foto del Los Angeles Times alla dimensione 100%.<br \/>\nSono dieci anni che Sergio vive in California e insegna italiano alla Ucla University. Non sono mai andata a trovarlo e a un certo punto si \u00e8 interrotta anche la corrispondenza via mail.<br \/>\nPer un periodo piuttosto lungo mi sono chiesta come mai tra di noi non fosse successo niente. Le risposte pi\u00f9 frequenti erano due: \u00abTi sei lasciata sfuggire la Grande Occasione di Capri\u00bb e \u00abLui \u00e8 un pavido, che getta il sasso e ritira la mano\u00bb. Poi la mia vita ha accelerato il suo corso. Matrimonio, divorzio, niente figli, un lavoro precario, ma l\u2019unico che voglio fare\u2026 La non-storia con Sergio \u00e8 finita archiviata sotto la voce \u00abamori sfortunati di giovent\u00f9\u00bb. Dimenticata senza nessuna postilla di spiegazione. Almeno fino a oggi.<br \/>\nNon avevo mai preso in considerazione l\u2019ipotesi che ora \u00e8 davanti ai miei occhi, in quell\u2019immagine che arriva dalla California. \u00c8 stata scattata durante una manifestazione per sostenere il diritto di matrimonio tra gay. Sergio cinge le spalle di un ragazzo allampanato con il sorriso aperto e bianchissimo; il suo sguardo \u00e8 una sfida a chi \u00e8 dietro l\u2019obiettivo o davanti al pc. Il cartello dice \u00abNon ti innamori di un uomo o di una donna, ti innamori della loro anima\u00bb.<br \/>\nIl frullatore mentale si \u00e8 avviato improvvisamente e ora \u00e8 in piena attivit\u00e0. Apro la mail, da qualche parte ho ancora l\u2019indirizzo di Sergio. Se lo trovo, gli scrivo cos\u00ec gli chiedo se era la mia anima o il mio involucro che non andavano. Vorrei chiudere definitivamente il fascicolo aperto pi\u00f9 di dieci anni fa come in Cold Cases e allontanarmi dall\u2019archivio con il sorriso soddisfatto di chi ha una soluzione qualunque in mano. Guardo l\u2019orologio, sono gi\u00e0 le 11 e non ho ancora tradotto una riga. Vabb\u00e8, mi metto un post it elettronico e gli scrivo domani.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5785\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5785\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutte le mattine lo stesso rito: faccio la doccia, mi preparo il t\u00e8 bollente, metto di fianco alla tazza quattro biscotti ai cereali e guardo le notizie del giorno. 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