{"id":57607,"date":"2025-05-31T21:20:17","date_gmt":"2025-05-31T20:20:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57607"},"modified":"2025-05-31T21:20:18","modified_gmt":"2025-05-31T20:20:18","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-ombrelli-di-matteo-maniero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57607","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Ombrelli&#8221; di Matteo Maniero"},"content":{"rendered":"\n<p>Pioveva, di nuovo.<br>Tommaso camminava lungo il marciapiede, poggiando un piede sul cordolo e un piede sulla strada, apparendo buffo, quasi gobbo, ai passanti che, per caso o distrattamente, lo avessero notato. Sembrava stesse facendo uno strano gioco di equilibrio. Indossava dei pantaloni di stoffa grigi, come l&#8217;asfalto su cui incespicava, usurati ormai da tempo; un maglione col cappuccio tirato in testa, anch&#8217;esso logoro e sporco, e una giacca beige troppo piccola per coprire le braccia fino ai polsi, lasciando uscire di fuori le maniche sfilacciate del maglione, anche lui di una tinta grigio topo. Un pastello in bianco e nero sotto la pioggia. Acquarello tenue, sbavato lungo i bordi.<br>Le automobili procedevano in un flusso continuo, quasi ipnotico, consueto come il tragitto mattutino che le portava al lavoro. Gente molto pi\u00f9 colorata di Tommaso, almeno esternamente, ma forse non meno grigie dentro l\u2019anima.<br>Anche lui un tempo aveva un\u2019automobile, un lavoro e dei vestiti colorati, e tutte le mattine con quella stessa automobile si infilava nel traffico per andare in fabbrica. Ma erano tempi lontani, sbiaditi e ingrigiti come il cielo di quel mattino. Tommaso non ci pensava pi\u00f9 ormai, la sua mente faceva fatica a collegare il prima e il dopo, non funzionava pi\u00f9 come avrebbe dovuto, o come il resto del mondo avrebbe voluto.<\/p>\n\n\n\n<p>Finito il marciapiede che costeggiava la rete di recinzione di un capannone in disuso, Tommaso rest\u00f2 per un istante immobile, insicuro su come procedere. Volse lo sguardo a sinistra, vide le strisce pedonali e orient\u00f2 il suo passo verso la carreggiata. Un\u2019automobile rossa fren\u00f2 di colpo per farlo passare, lui se ne accorse un attimo dopo, come se il suo pensiero fosse in differita rispetto alla realt\u00e0. Sollev\u00f2 la mano sinistra per chiedere scusa e attravers\u00f2 il pi\u00f9 rapidamente possibile la strada. Dall\u2019altro lato la tettoia in plastica ricoperta di graffiti di una fermata dell\u2019autobus, gente che aspettava ammassata l\u00ec sotto per non stare alla pioggia. Tommaso intu\u00ec che la sua presenza non era gradita, e anche se avrebbe voluto ripararsi un po\u2019 e magari sedersi, continu\u00f2 oltre, con lo sguardo sempre puntato sull\u2019asfalto, come se volesse vedere cosa c\u2019era sotto, attraversarlo come un laser.<br>Pi\u00f9 avanti c\u2019era una scuola media, o forse erano elementari? Non importava, Tommaso non riusciva a ricordare e comunque non faceva nessuna differenza. Vedeva le auto parcheggiate, in doppia fila, il riflesso delle quattro frecce nelle pozzanghere basse. Le mamme \u2013 e qualche pap\u00e0 \u2013 che accompagnavano i figli sotto ombrelli che mostravano immagini colorate di supereroi, personaggi di fumetti o di cartoni animati che lui non ricordava di avere mai visto. Ricordava per\u00f2 di essere stato bambino un tempo. Un tempo molto remoto. Almeno lui pensava lo fosse: la vita gli aveva appesantito gli anni sulle spalle, facendoli sembrare di pi\u00f9, moltiplicandoli, elevandoli a potenza. Ogni anno come due, cinque o dieci. Non sapeva pi\u00f9 dire quanti ne avesse o da quanto vivesse in quel modo, per la strada. Documenti non ne aveva in tasca, n\u00e9 soldi. N\u00e9 sogni. Ma bambino lo era stato, un bambino felice e colorato, con un ombrello con l\u2019immagine di qualche cartone animato che non ricordava pi\u00f9, e una mamma che lo accompagnava a scuola per mano tutte le mattine. Lo ricordava come una scossa, un\u2019interferenza nella sua mente consumata. Ricordava anche la nonna, con lei passava i pomeriggi quando la mamma era al lavoro. La nonna cucinava spesso. O puliva casa. Era una cuoca eccezionale, faceva di tutto: dagli antipasti ai dolci. A Tommaso piaceva pi\u00f9 di ogni altra cosa la torta Pasqualina con le uova e gli spinaci. Ricordava ancora il suo sapore, anche se non riusciva a collocarlo in un ricordo specifico, nitido. Solo qualche fotogramma confuso. Ricordava anche un gatto, anzi due. Ma uno era sempre fuori casa, tornava solo per mangiare e dormire. Non sempre per dormire per\u00f2. Questo ricordava, in effetti non molto, ma abbastanza per lui.<br>I ricordi erano pesanti da portare, fardelli che lo piegavano ancora di pi\u00f9 verso l\u2019asfalto bagnato. Meglio non averli, meglio abbandonarli per alleggerirsi un poco. Zavorre da sganciare da una mongolfiera per provare a sollevarsi. Pass\u00f2 davanti alla scuola senza che nessuno lo notasse o desse segno di farlo. Del resto, si mimetizzava bene con il colore e l\u2019umore della giornata.<\/p>\n\n\n\n<p>Passeggiava, lento come faceva sempre, senza una apparente destinazione. Svolt\u00f2 ancora l\u2019angolo dopo la scuola, e poi un altro angolo l\u2019isolato successivo. Pass\u00f2 davanti ad un\u2019officina meccanica, a un bar, un lavaggio auto chiuso, per via del brutto tempo, un paio di concessionarie d\u2019auto e un\u2019altra officina. Al termine della strada gir\u00f2 a destra in un piccolo sentiero sterrato che costeggiava la via principale, verso il cavalcavia dell\u2019autostrada. Tommaso ricordava che andava spesso a giocare vicino a un cavalcavia, da piccolo, con gli amici. Ricordava che ci andava in bicicletta, una bella bicicletta, forse blu o gialla, non ricordava. Era una di quelle con tante marce. Per\u00f2 lui non riusciva a fare le impennate come i suoi amici. A fianco del cavalcavia ricordava un piccolo boschetto dove facevano anche dei picnic tutti insieme. A volte giocavano a nascondino, lui era piuttosto magro e si nascondeva bene dietro ai fusti degli alberi. Era successo almeno cento anni prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche oggi era magro, forse anche di pi\u00f9. Mangiava poco, solo quando riusciva a trovare qualcosa tra i rifiuti. Non chiedeva mai elemosina, se ne vergognava. Forse per\u00f2 non si vergognava del gesto, ma della sua condizione. Chiedere elemosina significava riconoscere quello che era, e lui non riusciva a sopportarlo. La gente lo guardava di sfuggita, senza mai incrociare lo sguardo. Era brutto da vedere, sempre con quei vestiti sporchi e vecchi. Puzzava, ma non aveva modo di lavarsi e non aveva altri vestiti. Si sentiva strano, ma cercava di non pensarci. <em>Matto<\/em>. Gliel\u2019avevano detta tante volte quella parola, quando aveva un lavoro e una casa. <em>Tu sei matto<\/em>. Lo dicevano senza rendersi conto di ferirlo, per giudicare i suoi comportamenti. Lui non sapeva se fosse davvero cos\u00ec, ogni tanto ci pensava, sempre meno per la verit\u00e0, e non riusciva a capire. Matto era una parola che non significava molto per lui. Lui era Tommaso, di questo s\u00ec, ne era certo, ma matto non sapeva dirlo. Non era in grado di definirlo. O forse lo era stato prima. I pensieri erano confusi. Meglio lasciarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto al cavalcavia si tolse il cappuccio fradicio. Capelli radi, leggermente mossi, castani e grigi, che lo facevano apparire molto pi\u00f9 vecchio di quanto fosse in realt\u00e0. Si lasci\u00f2 quasi cadere a terra, con la schiena contro il cemento di un pilone. Prese dalla tasca un mezzo panino al salame che aveva recuperato da un cestino la sera prima, ma che aveva conservato per il pranzo del giorno dopo, e lo addent\u00f2 stancamente. Non era male, anche se il pane era un po\u2019 secco. Una volta era riuscito a trovare un mezzo hamburger del McDonald\u2019s ancora tiepido dentro al suo cartone. Il pi\u00f9 delle volte per\u00f2 trovava cibo immangiabile o troppo rovinato. In primavera riusciva a rubare qualche ciliegia da un albero i cui rami carichi di frutta sbucavano dal muretto di un\u2019abitazione poco lontana. In autunno invece trovava facilmente dei prataioli intorno alla zona industriale, anche se una volta ne aveva mangiati di un tipo che gli avevano fatto venire mal di pancia per due giorni. Non era molto esperto di funghi, e da allora aveva deciso di non rischiare e di lasciarli perdere. Finito di mangiare il mezzo panino al salame, chiuse gli occhi e si addorment\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu la frenata a svegliarlo, o le ruote che sterzavano sullo sterrato. Quanto aveva dormito? Un minuto o un\u2019ora, non ricordava. Vide un\u2019automobile rossa, ferma l\u00ec a pochi metri dal cavalcavia, con i fari accesi e i tergicristallo che andavano su e gi\u00f9. Vedeva la pioggia iridescente, riflessa davanti ai fari accesi, era un\u2019immagine piacevole, quasi confortante. La portiera del guidatore si apr\u00ec e ne usc\u00ec un ombrello rosso chiuso che subito si apr\u00ec verso il cielo. Sotto l\u2019ombrello usc\u00ec una figura femminile, forse, ma Tommaso non la vedeva bene da l\u00ec, per colpa la luce abbagliante dei fari che lo costringevano a socchiudere gli occhi. La persona parlava, stava dicendo qualcosa, Tommaso ci fece pi\u00f9 attenzione. Stava chiamando il suo nome? Vide che usciva dall\u2019auto con in mano un sacchetto e un altro oggetto, ma non capiva cosa fosse. Sent\u00ec ancora il suo nome mentre la ragazza si avvicinava. \u00abTommaso? Sono Claudia, ti ricordi di me?\u00bb <em>Claudia<\/em>, era il nome della ragazza, ma lui non ricordava di averla mai vista. E lei come sapeva il suo di nome? Pensieri affollati comparvero all\u2019improvviso nella mente di Tommaso, quasi gli facevano male. La ragazza stava ancora parlando, ma lui era intento a cercare una via d\u2019uscita dal groviglio che si era creato nella sua mente. Lei gli stava porgendo il sacchetto e l\u2019altro oggetto che ora vedeva essere un piccolo ombrello. Tommaso allung\u00f2 le mani meccanicamente per prendere ci\u00f2 che gli veniva dato. Nel sacchetto c\u2019erano dei panini, poteva sentire l\u2019odore di prosciutto e di salame, e due bottigliette di acqua. La ragazza stava ancora parlando, ma lui riusc\u00ec a recepire solo poche parole confuse. <em>Classe\u2026 terzo banco\u2026 lavorare\u2026 davanti la scuola\u2026<\/em> Era tutto confuso. Claudia gli sorrise e lo salut\u00f2 con la mano. \u00abCi vediamo\u00bb gli disse mentre se ne andava. Tommaso osserv\u00f2 l\u2019auto fare manovra, i fari spostare il loro raggio verso la strada e il rumore del motore affievolirsi man mano che l\u2019auto si allontanava. La mente era ancora confusa. Apr\u00ec il sacchetto e osserv\u00f2 meglio. Insieme ai panini c\u2019erano anche delle confezioni di cioccolata. Ne prese una, l\u2019apr\u00ec e gli diede un morso. Da quanto tempo non sentiva il gusto della cioccolata? Un senso di piacere gli pervase tutto il corpo. Sospir\u00f2 e si appoggi\u00f2 meglio al pilone. Stava ancora piovendo, ma ora aveva l\u2019ombrello che gli aveva lasciato Claudia. Era un ombrello rosso a quadri pi\u00f9 scuri, niente supereroi o cartoni animati. Peccato, pens\u00f2 mentre lo apriva e lo osservava meglio. Richiuse l\u2019ombrello e lo ficc\u00f2 dentro al sacchetto insieme ai panini, alla cioccolata e alle bottigliette d\u2019acqua. Ci fece due nodi al e lo mise sotto alla giacca, come a volerlo proteggere, poi richiuse gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci vediamo, gli aveva detto. Era la prima volta da chiss\u00e0 quanto tempo che qualcuno si rivolgeva a lui cos\u00ec. Mentre scivolava nel sonno, una scintilla di calore gli si accese in petto, una sensazione di benessere quasi, come non ricordava di avere mai sentito prima. Sotto alle palpebre vedeva ancora il suo volto mentre scendeva dall\u2019auto e gli si avvicinava sorridendo, con il sacchetto e l\u2019ombrello in mano. Le sorrise anche lui, ma non sapeva se in sogno o nella realt\u00e0, il ticchettio della pioggia lo stava trascinando dal dormiveglia al sonno. E mentre abbracciava il sacchetto sotto la giacca, dalle labbra gli affiorarono due parole che solo la pioggia pot\u00e8 sentire; lui stesso non se ne rese conto. Due parole che lo cullarono, dolcemente, come un morbido miele, facendolo definitivamente cadere in un sonno tranquillo. \u00abCi vediamo\u00bb.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_57607\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57607\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pioveva, di nuovo.Tommaso camminava lungo il marciapiede, poggiando un piede sul cordolo e un piede sulla strada, apparendo buffo, quasi gobbo, ai passanti che, per caso o distrattamente, lo avessero notato. 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