{"id":57563,"date":"2025-05-31T19:51:36","date_gmt":"2025-05-31T18:51:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57563"},"modified":"2025-05-31T19:51:37","modified_gmt":"2025-05-31T18:51:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-corinna-e-il-maestro-di-sonia-benassini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57563","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Corinna e il Maestro&#8221; di Sonia Benassini"},"content":{"rendered":"\n<p>Mi chiamo Celide, ma per tutti sono Corinna. Non sono la Corinna dei salotti eleganti, quella che avrebbe fatto perdere la testa al giovane Puccini. Io sono un\u2019altra Corinna, con braccia robuste avvezze al lavoro e una mente pratica e concreta\u2014perch\u00e9 da queste parti, la vita si affronta cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono l\u2019ultima di dieci figli. Mio padre, un uomo severo, ogni sera leggeva la Bibbia ad alta voce, scandendo ogni parola con attenzione. Da lui imparai la disciplina del lavoro e il valore della fatica. Ogni giorno mi diventava pi\u00f9 chiaro che, oltre ai sogni, nella vita servono mani forti e una testa dritta.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle sere d\u2019inverno ci radunavamo attorno alla stufa, alimentata dalla poca legna raccolta, cercando calore e ascoltando la sua voce profonda. Mia madre, sempre indaffarata, preparava la cena: spesso una minestra arricchita con le erbe selvatiche che raccoglievo nei campi. I suoi gesti, pazienti e precisi, mi colpirono fin da bambina; fu accanto a quella stufa che imparai le prime nozioni di cucina, osservandola trasformare il poco che avevamo in piatti capaci di darci conforto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando arriv\u00f2 il momento di decidere il mio futuro, mio padre non c\u2019era pi\u00f9. La responsabilit\u00e0 della famiglia gravava ormai su mio fratello maggiore, uomo pratico e intraprendente, sempre alla ricerca di un modo per andare avanti in quei tempi difficili. Convinto che solo il lavoro e il guadagno fossero la chiave per superare ogni ostacolo, mi trov\u00f2 un posto alla villa di Chiatri. Fu l\u00ec che inizi\u00f2 il mio legame con lui: il Maestro.<\/p>\n\n\n\n<p>Eh s\u00ec, Giacomo Puccini l\u2019ho conosciuto davvero. Nella villa che si fece costruire a Chiatri, quando Torre del Lago aveva perso la sua quiete. Il fragore delle industrie e l\u2019odore di torba avevano spazzato via la serenit\u00e0 che un artista come lui desiderava. Cos\u00ec venne a Chiatri, nella villa arroccata sulle colline, con i mattoni rossi e le grandi finestre affacciate sulla pianura, da cui si poteva scorgere prima il lago e, pi\u00f9 in lontananza, il mare. Nei giorni limpidi, si potevano persino intravedere le isole: Capraia, Gorgona e la Corsica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo bene quei giorni. Noi giovani trasportavamo i mattoni per costruire la villa\u2014i maschi sulle spalle, noi ragazze sulla testa, come si usava allora. Avevamo poco pi\u00f9 di dieci anni, ma gi\u00e0 conoscevamo la fatica. Il Maestro, conquistato da quel luogo e dalla sua quiete, impaziente di vedere la casa ultimata, ci dava \u00abun soldo per mattone\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivava avvolto nella sciarpa, con il cappotto e il cappello, in groppa al mulo, dopo aver lasciato l\u2019auto parcheggiata nel garage alle Vallilunghe. Noi ragazzi lo accoglievamo con entusiasmo, ma lui, impassibile, si limitava a un cenno della mano, senza mai sorridere. Nei pomeriggi d\u2019estate passeggiava nei suoi tenimenti, fermandosi spesso su un poggio, le gambe distese, una mano dietro la schiena, sempre con la sigaretta in bocca. Da l\u00ec osservava le mietitrici al lavoro e scambiava qualche parola con gli uomini.<\/p>\n\n\n\n<p>Una mattina, il Maestro venne accompagnato dai suoi amici, e avevano fatto una colazione improvvisata sul prato verde del podere.&nbsp; Lui, come sempre al centro della scena, parlava di sogni e di futuro, e l\u2019atmosfera era eccitata come prima di una grande avventura.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo bene quando due degli uomini lo sollevarono a braccia, quasi come fosse un rito. Con un fazzoletto legato a una canna come bandiera improvvisata e l\u2019obiettivo fotografico pronto a immortalare il momento, Puccini venne portato sul luogo stabilito per la costruzione. Raggiunto il punto esatto dove la villa avrebbe preso forma, si chin\u00f2 e afferr\u00f2 una pietra.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Alea iacta est<\/em>\u201d, disse con un sorriso sulle labbra, lanciandola con forza tra gli urr\u00e0 vigorosi di tutti. Il dado era tratto.<\/p>\n\n\n\n<p>Io non capivo il latino, ma sentii che quelle parole avevano un peso, un significato speciale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la costruzione fu completata, mio fratello mi trov\u00f2 lavoro in cucina. La musica del Maestro accompagnava le mie giornate mentre sfaccendavo. Con le mani sporche di farina e il grembiule stretto intorno alla vita, mi fermavo un istante ad ascoltare quelle note. Poi, naturalmente, tornavo al mio daffare. Avevo rispetto per quell\u2019uomo, certo. Ma non ero una da lasciarsi ammaliare. Io col fuoco ci cucinavo, mica ci giocavo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella casa divenne per lui un rifugio, un luogo dove ritrovare la pace, respirare l\u2019aria pura delle alture e lasciarsi ispirare. Nel silenzio di quel paesaggio, tra pini e cipressi, nacquero le sue melodie. Cercava s\u00ec la serenit\u00e0, ma forse, senza nemmeno accorgersene, anche un calore pi\u00f9 intimo: quello della legna che ardeva nel camino, del pane appena sfornato, del mio passo discreto che si muoveva dalla cucina alla sala. Cercava una casa. E io, con la mia semplicit\u00e0 e dedizione, riuscivo a offrirgli quel senso di accoglienza che, in fondo, persino un genio come lui desiderava.<\/p>\n\n\n\n<p>A Chiatri, nel silenzio delle colline, nacque parte della sua <em>Fanciulla del West<\/em>, un\u2019opera intrisa del fascino di terre lontane, aride e selvagge. La sera, e persino di notte, le note della sua musica si diffondevano nell\u2019aria, uscendo dalle finestre aperte della villa. La serenit\u00e0 di quel luogo nutriva la sua creativit\u00e0, trasportandolo altrove. Di tanto in tanto si affacciava sul terrazzino, scrutando l\u2019orizzonte: prima il lago, poi il mare distante, in cerca d\u2019ispirazione. Poi rientrava e si sedeva al pianoforte, e il silenzio si scioglieva sotto il tocco delle sue dita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio palcoscenico era la cucina della villa di Chiatri, dove il Maestro e chi gli stava accanto diventavano il mio pubblico. Il mio applauso si nascondeva nel tintinnio dei piatti appena lavati e nel profumo caldo del rag\u00f9 che riempiva l\u2019aria. Forse, chiss\u00e0, anche in qualche nota del Maestro, nata mentre mescolavo il sugo o davo forma al pane.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era facile, lo ammetto. Bastava vederlo passeggiare nel giardino nelle giornate estive, avvolto nel suo abito impeccabile e con il panama bianco in testa. Il contrasto era evidente: da un lato l\u2019eleganza e la modernit\u00e0 che lo accompagnavano, dall\u2019altro la vita semplice dei contadini, con gli abiti rattoppati e le mani segnate dalla fatica. Sembrava appartenere a un altro mondo. E forse era davvero cos\u00ec. Aveva fascino e modi gentili, e una voce che ti scivolava addosso come una coperta calda. Ma io lo sapevo bene: al fuoco, come al Maestro, non conveniva avvicinarsi troppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio fratello Efraim\u2014tutti lo chiamavano Frack\u2014era il suo fattore. Durante gli anni in cui Puccini frequent\u00f2 Chiatri, diventammo quasi una famiglia. C\u2019era mia sorella Palmira che gli serviva da mangiare, e sua figlia Antonia che gli portava il caff\u00e8, guardandolo come si guarda un dio distratto. E io, in cucina, a far quadrare tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era un uomo esigente a tavola: adorava i crostini che gli preparavo con pomodori freschi, un pesto di aglio e prezzemolo e un filo d\u2019olio buono nostrano, sempre accompagnati dall\u2019immancabile vino di Chiatri, il suo preferito.<\/p>\n\n\n\n<p>Tranne quando l\u2019arrivo di ospiti illustri metteva in moto la macchina dei preparativi. Una volta arriv\u00f2 Mascagni, e il Maestro Puccini chiese un piatto che ci colse di sorpresa: le uova in fricassea. Io e Palmira ci scambiammo uno sguardo che diceva tutto\u2014non avevamo la minima idea di cosa fosse.<\/p>\n\n\n\n<p>Mandammo Antonia a chiedere spiegazioni. Torn\u00f2 col viso arrossato e ci raccont\u00f2, divertita, che lui, ridendo, le aveva detto: <em>\u201cAh, lo sapevo io che le chiatresi non erano buone a nulla!\u201d<\/em> Poco dopo, con il suo solito fascino, si present\u00f2 in cucina. Prese una padella, apr\u00ec una decina di uova e, dopo averle sbattute con energia, dichiar\u00f2: <em>\u201cEcco le uova in fricassea!\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non mi lasciai impressionare e, risentita, gli risposi con tono fermo: <em>\u201cSe era questo che voleva, bastava chiedere le uova\u2026 fracassate!\u201d<\/em> Risero tutti\u2014Palmira, Antonia e persino il Maestro. Io, per\u00f2, rimasi seria, ma sotto sotto lo ammiravo. E forse anche lui cap\u00ec che davanti a s\u00e9 aveva una donna che non si lasciava facilmente incantare.<\/p>\n\n\n\n<p>Capitava spesso che Antonia e la cugina Serafina lo accompagnassero a valle, facendo su e gi\u00f9 sul sentiero ripido. Un giorno\u2014lo raccontava sempre Antonia\u2014lui si ferm\u00f2 quattro volte. Ogni sosta era accompagnata dalle stesse parole: <em>\u201cSi torna indietro.\u201d<\/em> Nonostante la fatica, le ragazze obbedirono. Poi, appena rientrato in villa, corse al pianoforte: l\u2019ispirazione era arrivata tra i boschi e lui la inseguiva con l\u2019urgenza di un amante impaziente.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ascoltavo quei racconti con un mezzo sorriso. Sapevo che quel genio, venerato da tutti, aveva bisogno di terra sotto i piedi, di mani che preparassero il pranzo, di una casa dove tornare. Di donne che non cadevano ai suoi piedi.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 noi donne eravamo tutte un po\u2019 innamorate. Ma non nel senso che potreste immaginare. Era come amare il fuoco: lo guardi, ti scalda, ma sai bene che non ti ci puoi buttare dentro. Eravamo innamorate, non di un uomo, ma di ci\u00f2 che lui rappresentava. Non c\u2019\u00e8 mai stato nulla. E se qualcosa c\u2019\u00e8 stato, non \u00e8 stato con noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, il Maestro smise di venire alla villa sulla collina. Era stanco delle promesse mai mantenute di costruire la strada che avrebbe reso pi\u00f9 agevoli i suoi soggiorni. E forse sua moglie Elvira e il figlio Antonio contribuirono a spegnere quel desiderio. Chiatri ne risent\u00ec profondamente; era come se il paese avesse perso un pezzo della propria anima.<\/p>\n\n\n\n<p>A tutti, per\u00f2, rimase Puccini nel cuore, come un\u2019eco lontana che non smette mai di vibrare. Con la sua musica e il suo carisma, il Maestro aveva lasciato in ognuno di noi qualcosa di indimenticabile, una nota profonda che continuava a risuonare nei ricordi e nelle emozioni. Anche quando le melodie si spensero e la villa sulla collina cadde nel silenzio, costringendoci a reinventarci per sopravvivere, il suo spirito rimase parte di noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, molti di noi fummo costretti a lasciare Chiatri, spinti dal desiderio di ricostruire un futuro, proprio come aveva fatto il Maestro.&nbsp; Frack riusc\u00ec a mantenere viva la sua attivit\u00e0, trasformandosi da bottegaio in oste e aprendo una trattoria rinomata che portava il suo nome. Anche Palmira e la sua famiglia trovarono la loro strada nella ristorazione, inaugurando un locale accanto alla villa di Puccini a Torre del Lago. Io, invece, mi spostai a valle, nel paese di Bozzano, dove inizi\u00f2 un nuovo capitolo della mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia storia, cos\u00ec diversa da quella dell\u2019altra Corinna, non appartiene ai salotti eleganti n\u00e9 alle pagine dei libri. Ma certe storie non hanno bisogno di clamore per lasciare un segno. Si celano nelle pieghe pi\u00f9 profonde della memoria, in attesa che qualcuno le scopra e le racconti.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_57563\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57563\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi chiamo Celide, ma per tutti sono Corinna. 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