{"id":57559,"date":"2025-05-31T19:40:13","date_gmt":"2025-05-31T18:40:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57559"},"modified":"2025-05-31T19:40:15","modified_gmt":"2025-05-31T18:40:15","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-con-i-tuoi-occhi-con-le-tue-ali-di-marta-reder","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57559","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Con i tuoi occhi, con le tue ali&#8221; di Marta Reder"},"content":{"rendered":"\n<p><br>Vola, vola. Da lungo, lungo tempo. Le sue ali, ormai irrigidite, la mantengono in aria soltanto per<br>inerzia. Vorrebbe posarsi, ma non c\u2019\u00e8 alcun ramo d\u2019albero, sporgenza rocciosa, lembo di terra o<br>anche edificio su cui possa adagiarsi per riposare. Non resister\u00e0 ancora molto. Il vento gioca ad<br>arruffare le sue penne intirizzite, mentre gli occhi sono appannati da una foschia di morte. Con uno<br>sforzo immenso cambia posizione per immettersi in un\u2019altra corrente d\u2019aria, nella speranza che<br>possa sostenerla ancora per un po\u2019. Il cambiamento le provoca una lieve sensazione di distensione,<br>cos\u00ec dispiega le ali rattrappite e si abbandona al rinfrescante piacere della brezza momentanea.<br>Quasi non percepisce pi\u00f9 n\u00e9 il calore n\u00e9 il freddo, eppure quell&#8217;inaspettato e benefico refolo<br>risveglia in lei improvvisi e dolci ricordi di ombrosi boschi pervasi dall\u2019aroma di pigne e foglie<br>secche, brillanti radure velate di rugiada e azzurri di cieli infiniti. Chiude gli occhi e si immerge<br>nella nostalgia, affidandosi all\u2019aria.<br>Riaffiora inaspettatamente da quella dimensione sospesa tra il ricordo e il sogno. Smarrita, ma allo<br>stesso tempo rinvigorita, sbatte le ali un paio di volte, riprendendo coscienza del suo corpo. Un<br>istinto la spinge a guardare in basso, ma si aggrappa alle sue ultime energie per non cedere al<br>suadente richiamo dell\u2019oblio che la caduta porterebbe con s\u00e9. Se cadr\u00e0, sar\u00e0 perch\u00e9 non avr\u00e0 altra alternativa, ma finch\u00e9 sar\u00e0 in grado di mantenersi in volo, si opporr\u00e0 con tutte le forze che le rimangono. E ha visto talmente tanti orrori da essere certa che, non appena abbasser\u00e0 lo sguardo,<br>precipiter\u00e0 inesorabilmente.<br>Non vuole cadere.<br>Vola, vola.<br>Il cielo che la avvolge sfuma in un morbido e discreto indaco, che si fa spazio in lei come una<br>tiepida carezza e la riporta ai giorni cui era semplicemente una tra le tante.<br><\/p>\n\n\n\n<p>I primi tempi fuori dal guscio erano ammantati da un caldo abbraccio sonnolento, sferzato di tanto<br>in tanto dalle gelide dita delle raffiche di vento che si insinuavano tra i ramoscelli del nido. Altre tre<br>creature implumi e pigolanti come lei condividevano le sue giornate scandite dal ritmo del sonno e<br>dei pasti. Un giorno una di loro, attratta dalla vastit\u00e0 del mondo che i suoi occhi avevano appena<br>cominciato a scorgere, si era sporta dall\u2019intrico di erbe, giunchi e rametti ed era precipitata.<br>Si erano presto dimenticate di lei.<br>L&#8217;aria si fece pi\u00f9 mite e delicata, l\u2019azzurro del cielo pi\u00f9 morbido.E giunse il suo momento. Si<br>affacci\u00f2 dal nido, fremente. La vertigine del vuoto la atterriva e la attirava. Prima che potesse anche<br>solo distendere le ali acerbe, venne spinta gi\u00f9 con forza. La caduta sembrava infinita. Mentre<br>vedeva quel che era stato il suo mondo fino a quel momento allontanarsi sempre di pi\u00f9 vorticando,<br>mentre veniva risucchiata nella spirale di cielo che si avvolgeva intorno a lei, desider\u00f2 dissolversi<br>nel turbine d&#8217;aria che l&#8217;aveva inghiottita. Ma quando il suolo cominci\u00f2 a farsi pericolosamente<br>vicino, ecco che un impulso, fino a quel momento sopito, fece forza sulle sue ali affinch\u00e9 si<br>spiegassero e la sua natura trov\u00f2 finalmente il proprio compimento.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Vola, vola. I ricordi sfumano e si confondono con le nuvole pallide e sfilacciate, muti spettri aerei.<br>La volta celeste si \u00e8 fatta pi\u00f9 scura dell\u2019oceano. Quanta maestosa eleganza in quell\u2019intreccio di onde<br>perennemente inquiete\u2026 Quale potente magnetismo nel guizzante rincorrersi di spruzzi d\u2019acqua e<br>scintille di luce\u2026 Un giorno, durante la fuga, affascinata da quell&#8217;incessante danza di schiuma e di goccioline, si era tuffata bramosamente in quella dimensione che tanto somigliava al suo cielo. La<br>delusione era rimasta attaccata alle sue penne insieme al sale, mentre si allontanava, debole e<br>avvilita, da quell\u2019ingannevole lusinga. Adesso per\u00f2 avrebbe soltanto voluto lasciarsi cadere e<br>affogare, teneramente accolta da acque amiche. Ma l&#8217;oceano era sparito, lasciando spazio a una<br>superficie irregolare e sterile, una pelle piena di graffi profondi come fosse e protuberanze rocciose,<br>una distesa di morte sulla quale, tra montagne di sabbia, detriti, relitti e rifiuti, agonizzavano gli<br>antichi abitanti dei mari.<br>Ecco, troppo tardi. Lei, creatura celeste, figlia dell&#8217;aria e dei venti, \u00e8 attraversata da una profonda,<br>acuta, struggente nostalgia della terra. Non ricorda da quanto tempo duri il suo folle volo, ma<br>l\u2019unica forza a sostenerla fino a quel momento in quell\u2019affannosa fuga era stata la certezza che, se<br>avesse rivolto lo sguardo verso quel che aveva lasciato e che era irrimediabilmente perduto, sarebbe<br>stata la fine. Ma \u00e8 stremata e quanto ancora la sosterranno le ali? E, soprattutto, dove potrebbe<br>trovare rifugio? Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla. Resta solo il cielo, trafitto dalle voci disincantate delle stelle.<br>Giunge l\u2019alba, una rosa dai petali di nuvole e dal cuore dorato. Le sue dita di luce sollevano il velo<br>della foschia che nascondeva la terra alla vista. Il suolo eroso e spaccato implora piet\u00e0 con un muto<br>grido disperato; quella stessa terra che \u00e8 stata madre adesso accoglie nel suo abbraccio ormai sterile<br>le sue creature, abbandonandosi insieme a loro alla morte. Un mosaico di paesaggi devastati si offre<br>ai suoi occhi in tutta la sua desolazione: intere vallate denudate da tronchi di alberi divelti prostrati<br>sui loro fianchi; quei pochi laghi non ancora prosciugati ristagnano di liquidi bruni e nauseabondi;<br>focolai isolati, ultime lingue purpuree uscite dalle fauci di grandi incendi, offuscano l\u2019aria con i loro<br>fumi soffocanti; perfino le catene montuose, un tempo inviolabili guardiani, espongono, sconfitte,<br>ferite che hanno modificato irreparabilmente i loro volti. E tra tutto questo, tra altissime piramidi di<br>macerie grigie e polveri, giacciono i figli di un pianeta che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Perfino lei stenta a<br>riconoscere che quella \u00e8 stata la sua casa. Cos\u2019\u00e8 accaduto? Come \u00e8 potuto accadere? Ogni traccia<br>della bellezza di un tempo \u00e8 stata spazzata via, definitivamente cancellata da una forza pi\u00f9 potente<br>della natura stessa. Ormai non ha alcun significato interrogarsi sulle cause di tale terribile<br>devastazione, \u00e8 tutto finito. Cumuli stremati di esseri morenti, creature selvagge e indomabili,<br>creature piccole e discrete, creature di ogni specie, animali e uomini sono riverse sulla superficie<br>dissanguata della Terra, come tracce di lacrime asciugate dal morso cocente del sole. Sul fondo di<br>crateri bruni pezzi di metallo contorto artigliano il cielo aspro e incolore. Grandi macchie di ruggine<br>divorano tutto quello di cui riescono a cibarsi. Tra ammassi di plastica semisciolta e lembi di sacchi<br>neri rilucono perlacei bagliori di ossa spolpate.<br>Una volta c\u2019erano gli oceani, vastissimi e meravigliosi, c\u2019erano le foreste, floride e verdeggianti,<br>c\u2019erano i deserti, gialli e asciutti, c\u2019erano le cime, candide e altere, c\u2019erano i vulcani, i fiumi, i laghi,<br>le placide distese pianeggianti e le morbide colline. C\u2019erano i pesci argentei e i delfini guizzanti e i<br>grandi cetacei, sovrani del mare; c\u2019erano le scimmie festose e i serpenti sinuosi, i pappagalli dai<br>ventagli di piume multicolori; c\u2019erano le pantere eleganti e snelle, i felini maestosi e scaltri;<br>c\u2019eranole farfalle leggiadre, gli insetti laboriosi e i grilli melodiosi; c\u2019erano i piccoli roditori svelti e<br>impauriti, le chiocciole pazienti e gli stormi di uccellini vivaci; c\u2019erano gli imponenti elefanti e le<br>tigri ammalianti; c\u2019erano le greggi mansuete e i cavalli indomiti, i fieri falchi e gli agili stambecchi.<br>Una volta c\u2019erano le citt\u00e0 brulicanti e indaffarate e i paesini sonnolenti sparsi per le campagne, i<br>borghetti arroccati sui colli e sui fianchi dei monti, le casette che si specchiavano negli occhi puri<br>dei laghi e i villaggi affacciati sul mare. Una volta c\u2019erano gli uomini. Una volta c\u2019era il mondo, ma<br>lei ancora non lo sapeva. Per tutta la sua esistenza aveva ignorato che cosa fosse la violenza, ma in<br>seguito la conobbe fin troppo bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Vacilla e perde quota. L\u2019ha fatto. Ha guardato in basso. Cosa le rimane? Sente, sa che il suo volo<br>deve giungere a un termine. La vista le si appanna e ogni cosa si mescola in un turbine di chiazze<br>informi e vapori velenosi. Cosa succede quando si va incontro alla fine? Non pu\u00f2 fare altro che<br>abbandonarsi alla morte che ha raggiunto tutti ormai, tutti tranne lei. Lei, n\u00e9 aquila n\u00e9 passero, n\u00e9<br>regina austera e glaciale, n\u00e9 creatura gaia e frizzante. Lei, freccia di bronzo scoccata dal vento. Lei,<br>che non pu\u00f2 fare nulla per salvare ci\u00f2 che \u00e8 per sempre perduto. Lei, la poiana, precipita.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_57559\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57559\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vola, vola. 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