{"id":57428,"date":"2025-05-31T19:22:51","date_gmt":"2025-05-31T18:22:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57428"},"modified":"2025-05-31T19:22:53","modified_gmt":"2025-05-31T18:22:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-come-piombo-la-neve-di-bianca-taragna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57428","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Come piombo la neve&#8221; di Bianca Taragna"},"content":{"rendered":"\n<p>Quell\u2019inverno del \u201947 la neve era arrivata presto. Cadeva come piombo e attecchiva di peso, sommandosi a quella gi\u00e0 accumulata, e poi di notte gelava. Isolava tutto. Dovunque guardassi non vedevo altro che neve. Le curve delle montagne, i campi, i boschi, perfino le case sparse e i sentieri che le collegavano al borgo non si distinguevano pi\u00f9. Potevo soltanto cercare di ricordarli. E anche la strada sterrata non si sarebbe riconosciuta non fosse stato che per un viottolo stretto che gli uomini tenevano pulito facendo la <em>rotta<\/em> ogni poche ore. Le pareti di ghiaccio ai suoi lati si alzavano ogni giorno di qualche centimetro e i pochi passanti sembravano venire inghiottiti dal viottolo stesso. Anche quella mattina di dicembre fioccava abbondante, il cielo lattiginoso un tutt\u2019uno con la montagna carica di neve. L\u2019inverno era dappertutto, fuori e dentro la casa, e continuava a farsi avanti. Mi aveva strappato al rifugio del sonno il suono delle campane della chiesa che, a meno di mille metri da casa, <em>suonavano a morto <\/em>fomentando apprensioni e anticipando disgrazie<em>. <\/em>Tre rintocchi della campana maggiore della durata di un pensiero, e poi altri tre, e altri tre ancora, intervallati da silenzi. Sembr\u00f2 che la montagna innevata franasse. Il numero dei rintocchi che vibravano lenti nella mia testa aveva annunciato la morte di un uomo. Mi ero chiesta chi fosse. Pensai che nessuno voleva morire d\u2019inverno. Nessuno voleva calare i suoi morti in una fossa di terra scavata a fatica nella coltre di ghiaccio che aveva sepolto perfino le croci del cimitero. La morte era gi\u00e0 cos\u00ec fredda di suo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 tardi avevo sentito i colpi secchi del pugno del sagrestano abbattersi con foga sulla porta, come se volesse sfondarla. Picchi\u00f2 una, due, tre volte, poi ancora, sempre pi\u00f9 rapido, gli intervalli ridotti, fino a farsi un unico, urgente rimbombo. Facendosi strada a fatica nel solco scavato nella neve attraversava il borgo per arrivare alla caserma nel capoluogo. Raccont\u00f2 che era accorso al <em>Greppo<\/em> all\u2019alba richiamato dalle urla della madre, che avevano lacerato la fitta cortina di bioccoli bianchi e avevano investito la chiesa e la sacrestia e fatto gelare il sangue a lui e a Don Folco. Cercando con foga il sentiero divorato dalle nevicate e sfondando <em>le cavalle<\/em> di bianco d\u2019uovo montato che la furia bizzarra del vento aveva plasmato, lui davanti e il prete, stremato, di dietro, erano arrivati lass\u00f9. Poco dopo era sceso di nuovo fino al sagrato della chiesa, con la pala tra le mani aveva imboccato la strada principale, era passato sotto il cimitero, aveva superato la <em>Fontana dei Morti <\/em>dove un ostinato rivolo d\u2019acqua sgorgava tra le candele di ghiaccio ed era finalmente arrivato alla nostra casa, la prima del borgo. L\u00ec si era fermato per dare la notizia e per bere qualcosa di caldo. La faccia che sbucava appena come quella di un topo in preda alla fame dal tabarro di panno che lo nascondeva da capo a piedi, i cristalli sui fili di barba che gocciolavano e gli occhi ancora pieni di smarrimento. In piedi, pronto a ripartire all\u2019istante, le mani allungate solo un momento sulla stufa e lo sguardo che cercava un po\u2019 di conforto.&nbsp; La contadina, che abitava sotto di noi, e le donne vicine che dalle finestre lo avevano visto arrivare erano venute a sentire chi era morto.&nbsp; Lo sbigottimento pass\u00f2 insieme alla notizia di casa in casa, di podere in podere, di borgo in borgo, fino ad arrivare alla caserma, insieme e forse un po\u2019 prima del sagrestano.<\/p>\n\n\n\n<p>I fiocchi larghi e pesanti seguitavano a scendere dal cielo gravido ispessendo la coltre priva di crepe, di segni e di suoni. Io ero incinta di sette mesi e tutta quella neve che attecchiva e restringeva gli spazi mi faceva sentire ancora di pi\u00f9 il peso e l\u2019ingombro del mio corpo che con il passare dei mesi sbatteva dovunque. Andai in cucina per riempire la stufa. La legna era poca. Cos\u00ec mi buttai sulle spalle la <em>mantellina<\/em> di lana rossa e uscii col <em>panierone<\/em> di giunco per andare a prenderla in cantina, fuori, in fondo alle scale, sulla destra. La nostra casa si affacciava quasi sulla strada con una scala di pietra che dalla porta d\u2019entrata, al primo piano, scendeva fin gi\u00f9 sul selciato. La scala era ripida e coperta da una tettoia che sporgendo la proteggeva dalle intemperie, ma non dal freddo.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu da l\u00ec, sulla soglia dell\u2019uscio, in cima alle scale, che li vidi sbucare da dietro la curva. Tre figure macchiavano di nero il candore. Ora il viottolo veniva dritto verso la casa e potei vederli chiaramente.<\/p>\n\n\n\n<p>I due carabinieri, alti, impettiti, l\u2019uniforme nera e minacciosa, uno davanti, uno di dietro, e, in mezzo a loro, il ragazzo, minuscolo e chiuso nella <em>capparella<\/em> scura del padre dentro la quale il suo corpo infantile spariva. Poco pi\u00f9 che un bambino, il viso livido, negli occhi lo smarrimento e la paura di chi non sa dove lo stanno portando, forse piangeva, mentre la neve fredda continuava a cadergli addosso senza dargli tregua, impietosa. Le manette, appena nascoste da un lembo della mantella, gli impedivano di scansarla dalle ciglia, dalla bocca, dalle guance imberbi. Procedevano in fila, i carabinieri con lo sguardo a terra, i cristalli lucenti che impregnavano e appesantivano le divise, forse attanagliati dal dubbio di stare facendo la cosa giusta, il ragazzo con gli occhi come finestre buie spalancate sulla massa candida.&nbsp; Venivano avanti senza fare rumore, sprofondando nella coltre che nessuno aveva ancora <em>spalato<\/em>. Anche le orme lasciate dagli scarponi pesanti dei due militari poche ore prima erano state cancellate dai fiocchi caduti per ore senza respiro.&nbsp; Il primo carabiniere alzava la gamba come marciando, per spianare la strada al ragazzo. Riconobbi Anselmo che con l\u2019altro carabiniere lo seguiva impacciato come se incespicasse nella neve. D\u2019istinto misi le mani sulla pancia, come a proteggere il bambino che avevo in grembo dal freddo e da quel senso di angustia che mi chiudeva la gola. Erano cos\u00ec silenziosi che se avessi guardato da un\u2019altra parte non mi sarei accorta del loro passaggio. Continuavo a fissare il ragazzo e pensai al nostro mondo fatto di inverni senza odori n\u00e9 rumori che cominciavano presto e non finivano mai, di solitudini profonde e di violenze familiari di cui tutti sapevano e di cui nessuno parlava, tollerate come fatti ordinari. Anselmo era venuto a scuola da me solo pochi anni prima, quando insegnavo alla<em> Carbona<\/em>, in una pluriclasse di bambini che al ritorno da scuola andavano a sgobbare nei campi. Aveva fatto fino alla terza e poi era andato a lavorare la terra insieme ai suoi. Ripensai a quel bambino con la testa china, seduto in uno degli ultimi banchi, di poche parole perfino coi suoi compagni. Avrei voluto salvarlo, strapparlo ai carabinieri, levargli di dosso quelle scaglie di ghiaccio e portarlo dentro vicino alla stufa, ma non c\u2019era niente che potessi fare per lui. Pensavo che sarebbero passati davanti a casa senza vedermi. Io, minuta come un pettirosso, soltanto le spalle avvolte nello scialletto fatto a mano, dai punti larghi, scomparivo in quella cornice di scalini opalini. Invece, poco prima di arrivare all\u2019altezza della nostra casa, Anselmo rallent\u00f2 e ruot\u00f2 appena la testa nella mia direzione, quasi a cercarmi. Con un gesto rapido scost\u00f2 il mantello scoprendo le mani strette nei ferri. Le sollev\u00f2 con lentezza, come a fatica, e, piegando appena le dita della destra, disegn\u00f2 nell\u2019aria un saluto esitante e malinconico. Rimase un secondo cos\u00ec come se aspettasse che facessi qualcosa. Alzai la mano in un gesto altrettanto lento e malinconico. I nostri occhi si incontrarono e si riconobbero. Poi <em>la capparella<\/em> ricadde a nascondere ancora le mani infantili e Anselmo riprese a camminare guardando avanti con gli occhi di nuovo sbarrati. L\u2019impressione di quel breve saluto rest\u00f2 li, in stallo nell\u2019aria, per un poco. &nbsp;Mi ci aggrappai, e per un qualche secondo l\u2019angustia che avevo provato si sciolse, come se un gesto di normalit\u00e0 avesse incrinato il peso irreale che incombeva da quando il sagrestano aveva portato la notizia. Almeno ci eravamo guardati. Ci eravamo visti. Forse in quell\u2019istante lui non si era sentito pi\u00f9 solo. Per un attimo il senso di impotenza mi scivol\u00f2 via dal petto, lasciando spazio al respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi chiesi a cosa stesse pensando, se al nostro incontro fugace, a ci\u00f2 che si era lasciato alle spalle o a quello che lo stava aspettando. Aveva ammazzato suo padre quella mattina, poche ore prima. Non ce l\u2019aveva pi\u00f9 fatta. Quel padre padrone, prepotente e brutale, aveva di nuovo messo le mani addosso a sua madre e lui non lo aveva pi\u00f9 sopportato. Questa volta aveva staccato il fucile dal muro, un grosso fucile americano rimasto l\u00ec dal <em>fronte<\/em> e sempre carico, e gli aveva sparato. Un colpo solo. Poi era rimasto come sospeso. Nemmeno un muscolo si muoveva, il fiato fermo a mezz\u2019aria, entrambe le mani sull\u2019arma, ancora puntata contro il padre. Gli occhi, incapaci di credere che fosse davvero successo, fissavano il corpo accasciato. Il respiro e il pensiero bloccati. Cos\u00ec rifer\u00ec il sagrestano.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensai che se fossi scesa a quell\u2019ora a prendere la legna per la stufa, avrei sentito il colpo infrangere il silenzio ovattato della montagna imbiancata. Lo avrei sentito arrivare fino alla nostra casa e poi rotolare rimbombando gi\u00f9 a valle. Ma eravamo tutti chiusi dentro, a indugiare un po\u2019 nei letti che i nostri corpi avevano scaldato durante la notte e non avevo sentito niente. Dicono che non volesse proprio ucciderlo, che volesse solo minacciarlo. Ma nessuno sa com\u2019\u00e8 andata, forse nemmeno lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi venne alla mente sua madre, una donna minuta, gi\u00e0 vecchia da giovane, le sottane lunghe e caliginose che le nascondevano il corpo, il fazzoletto scuro legato dietro che le tratteneva i capelli e scopriva un viso raggrinzito dal sole e dalle fatiche da cui sbucavano, come braci spente, gli occhi infossati. Lo sguardo ostinato di chi andava avanti senza farsi domande in una vita fatta di lavoro e di botte, dove non c\u2019era posto per la compassione. Mi chiesi cosa le fosse passato per la testa quando aveva sentito lo sparo, quando lo aveva sentito cascarle addosso, se avesse prevalso il dolore, il senso di liberazione o la paura per il ragazzo. La immaginai come una lepre stanata dai cani fissare atterrita i carabinieri fare il loro lavoro, ascoltare il prete parlare senza sentirlo e guardare il sagrestano portare via il corpo del morto mentre il ragazzo piangeva. Mi figurai la casa sepolta, solo il camino che sul colmo del tetto spuntava dalle falde ammucchiate, <em>la rotta<\/em> davanti all\u2019uscio mantenuta appena quel poco che serviva per non trovarsi intrappolati dentro. La immaginai sulla soglia a seguire con lo sguardo il figlio portato via dai due carabinieri, gli occhi sbarrati dalla paura che gridavano aiuto, la mano sulla bocca per trattenere l\u2019urlo e un macigno nel petto.&nbsp; La vidi arrestarsi l\u00ec come una statua, insensibile al freddo che le impietriva le membra. La immaginai che seguiva con gli occhi le tre macchie di pece che scomparivano e poi riapparivano dietro le curve, per svanire del tutto nell\u2019oblio bianco, laggi\u00f9 in fondo, dopo il cimitero. Mi chiesi come avesse trovato la forza di rientrare in quella casa di sasso, ingabbiata dal gelo, dove la penombra confondeva le forme, svuotata di colpo dei suoi uomini. Pensai che forse s\u2019era seduta con le mani in grembo, gli occhi asciutti di lacrime per l\u2019attonimento, e poi aveva dovuto cominciare a pensare a come mandare avanti il podere da sola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Guardai le tre sagome cupe attraversare le <em>Ca\u2019 di Sotto<\/em> e salire verso le <em>Ca\u2019 di Sopra<\/em>, la parte alta del borgo, e poi scomparire, ingoiati dalla neve. Rimasi per qualche momento a guardare quella distesa, il candore che toglieva il fiato, il cielo cinereo, i fiocchi che non smettevano di cadere. Abbassai la testa e mi avviai verso la cantina. Quella mattina non riuscii a mangiare e sperai che il bambino non nascesse anzitempo. Mi serviva qualche altro giorno per ripensare al ragazzo e all\u2019eco fuggevole di quel breve contatto. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_57428\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57428\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8216;Come piombo la neve&#8217; racconta una storia di violenza familiare ambientata negli anni del dopoguerra. In un borgo di montagna in una giornata di neve spessa una maestra incinta vede passare un ragazzo imberbe in mezzo a due carabinieri. Il ragazzo, un suo ex-scolaro, \u00e8 stato arrestato per aver ucciso il padre che picchiava la madre. <\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_57428\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57428\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":36478,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[703],"tags":[],"class_list":["post-57428","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2025"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57428"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/36478"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=57428"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57428\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":57672,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57428\/revisions\/57672"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=57428"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=57428"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=57428"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}