{"id":57409,"date":"2025-05-31T22:28:26","date_gmt":"2025-05-31T21:28:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57409"},"modified":"2025-05-31T22:28:28","modified_gmt":"2025-05-31T21:28:28","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-tenendoti-per-mano-di-kassandra-fedele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57409","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Tenendoti per mano&#8221; di Kassandra Fedele"},"content":{"rendered":"\n<p>Avresti dovuto dirmelo. Avresti dovuto dirmi che un giorno non ci saresti stato pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Che sarebbe successo in un giorno qualunque in cui tutto sembrava normale; un giorno in cui abbiamo discusso a tavola perch\u00e9 tu, come sempre, mi hai zittita e io ti ho detto, alzando la voce, che non te l\u2019avrei pi\u00f9 permesso; ma quel giorno, tu non hai ribattuto e io ho pensato che finalmente avevo vinto. Fino a quando, poco dopo, non ti ho incrociato per le scale, seduto da solo nel divanetto davanti alla porta di casa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Avresti dovuto avvisarmi, quando hai alzato lo sguardo su di me: perch\u00e9 io ero pronta a combatterti ancora, pap\u00e0, a sostenere la tua delusione per questa figlia ribelle e testarda, a lanciarti addosso il mio sguardo di sfida e tutta la mia rabbia. Ma tu invece hai giocato sporco e ti sei fatto trovare inerme, sconfitto. Negli occhi, il rammarico per avermi ferita, la vergogna di ammettere che avevi sbagliato tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tu un vecchio, mortificato e indifeso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io la guerriera, potente, invincibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi hai annientato.<\/p>\n\n\n\n<p>Avresti dovuto dirmelo che quello era soltanto il primo segno della guerra bastarda che avevi iniziato a combattere contro un nemico silente, uno sporco ladro di tempo e di ricordi che iniziava a rendere incerti i tuoi passi e annebbiata la tua mente.<\/p>\n\n\n\n<p>Avresti dovuto dirmi che, affacciandomi alla finestra sul giardino, non ti avrei pi\u00f9 visto fermarti sfinito e asciugarti il sudore sulla fronte appoggiato alla tua zappa; che non avrei pi\u00f9 dovuto imprecare contro i rumori molesti del trapano o della sega elettrica che disturbavano le mie letture estive; che un giorno non avrei pi\u00f9 visto un giardino diverso ogni settimana, oggi un nuovo vialetto, domani la terra arata a solchi, e poi gli ulivi tagliati e il nuovo recinto dei cani, e la geometria perfetta dei filari di pomodori e delle canne per i fagiolini, adesso \u00e8 il tempo delle melanzane, le nespole no, sono gi\u00e0 finite\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Avresti dovuto avvisarmi perch\u00e9 quella sedia, pap\u00e0, non ti si addice proprio, alle sette di mattina. Alle sette di mattina tu annaffi le tue piante e controlli che la brina sui rami non abbia danneggiato i germogli; alle sette di mattina tu hai gi\u00e0 comprato il pane e il giornale, hai riguardato le tue lezioni di Fisica e ti aggiri in giardino sistemando un attrezzo fuori posto o estirpando un\u2019erbaccia mentre aspetti le tue bambine per portarle a scuola.\u00a0Alle sette di mattina <em>tu<\/em> non stai seduto su una sedia con i palmi delle mani sulle ginocchia, senza sapere cosa fare nel\u00a0<em>tuo<\/em> giardino invaso di erbacce e foglie secche che non hai pi\u00f9 la forza di curare.<\/p>\n\n\n\n<p>Te lo ricordi, pap\u00e0, il sapore dei limoni appena colti, tagliati e mangiati in piedi accanto all\u2019albero con una manciata di sale? Assaggiavi tu la prima fetta, aspra e pungente. Io volevo soltanto l\u2019alb\u00e8do, perch\u00e9 era dolce e spugnosa.&nbsp;Ma poi la mangiavo anch\u2019io, la fetta; per vederti sorridere quando facevo le smorfie; per sorridere anch\u2019io, di rimando, e incrociare il tuo sguardo complice; perch\u00e9 la fetta me la porgevi tu, tagliata dalle tue belle mani curate col coltellino d\u2019acciaio brunito, quello che avevi sempre in tasca e non volevi darmi mai: temevi che mi sarei ferita, ma poi cedevi alle mie lusinghe e me lo lasciavi usare. Sotto il tuo sguardo vigile. Il tuo sguardo orgoglioso di quella figlia dannatamente ribelle e testarda, come te.<\/p>\n\n\n\n<p>Dov\u2019\u00e8 quel coltellino, pap\u00e0, ce l\u2019hai ancora? La lama sembrava una piccola piuma di Indiano\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Non fa niente pap\u00e0, scusami. Non volevo. Ora la tristezza ha di nuovo spento la luce e i tuoi occhi vagano nel vuoto di una vita che sbiadisce inesorabile. Come la sera che tornasti dal dottore: la discesa \u00e8 cominciata, hai detto. Hai abbassato lo sguardo, accasciato come un leone mansueto, vinto dalla consapevolezza della fine, dalla crudele certezza che quell\u2019ultima battaglia non l\u2019avresti vinta tu.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Avresti proprio dovuto dirmelo che non avrei pi\u00f9 avuto l\u2019occasione di riparare a trent\u2019anni di silenzi e musi duri, che non avrei pi\u00f9 avuto tempo per ritrovarti nei ricordi e dirti che mi manchi e che ti rivorrei com\u2019eri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ti ho visto l\u2019altro giorno, in cucina, senza che tu te ne accorgessi: ti ho sorpreso ad osservare un taglierino, con una lama nell\u2019altra mano, cercando inutilmente il verso giusto per cambiarla.&nbsp;<em>Dio<\/em>. Tu smonti e rimetti insieme i pezzi dei computer. Tu in giardino hai scavato una buca profonda per l\u2019auto, per fare quello che i meccanici non sanno fare: trovare il danno e sistemare il motore. Tu costruisci un tagliaerba con un macinacaff\u00e8, tu lavori il ferro e il legno,&nbsp;<em>tu&nbsp;<\/em>mi hai insegnato a usare martelli, chiodi, cacciaviti e chiavi inglesi:&nbsp;<em>tu<\/em>&nbsp;stai morendo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lentamente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto i miei occhi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un pezzetto alla volta, ti sto perdendo per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti sei accorto di me e hai lanciato spazientito il taglierino nel cassetto; lo sguardo muto che ci siamo rivolti ha squarciato entrambi. Ma io l\u2019ho visto: quel lampo di rabbia frustrata, di orgoglio ferito mi dice che ci sei ancora; che sei ancora qui e non ti vuoi arrendere.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora non lo faccio neanch\u2019io, pap\u00e0: sono pronta a scendere all\u2019inferno con te. <\/p>\n\n\n\n<p>Ti ripeter\u00f2 un\u2019altra volta a che ora parte il mio treno, anche se mille volte mi hai ricordato tu di non fare tardi altrimenti l\u2019avrei perso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Scender\u00f2 accanto a te le scale perch\u00e9 ti gira la testa se non ti reggi dal corrimano, anche se ti ho visto camminare su un cornicione al quarto piano senza battere ciglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti sistemer\u00f2 il verso della lama del taglierino, anche se mai mi hai permesso di cambiarla perch\u00e9 era pericoloso nelle mie mani mentre nelle tue bastavano due mosse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ti racconter\u00f2 di quando mi hai insegnato a guidare, rimetter\u00f2 in ordine i tuoi attrezzi, risponder\u00f2 ogni volta alle tue domande sempre uguali e riscriveremo insieme la tua storia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E mi prender\u00f2 di te tutto quello che mi sono persa: ora che insieme ai ricordi sbiadisce il rancore, ora che la delusione del passato lascia spazio alla scoperta di un presente sempre fresco, ora che guardi il mondo e me con occhi vergini e rinnovati gioir\u00f2 dei tuoi sorrisi inaspettati, della curiosit\u00e0 della scoperta di tutto quello che sapevi gi\u00e0; rallenter\u00f2 i miei passi per camminare al ritmo dei tuoi; mi stupir\u00f2 della tenerezza dell\u2019affidamento, della rassegnazione all\u2019obbedienza, della rinuncia alla lotta. E se troverai la macchina scarica o l\u2019autoclave vuota sapremo chi ha lasciato le luci accese e l\u2019acqua aperta, e sorrideremo leggeri perch\u00e9 nessun colpevole potr\u00e0 essere accusato.<\/p>\n\n\n\n<p>E quando un giorno mi ucciderai chiedendomi chi sono coi tuoi occhi spaesati, ingoier\u00f2 le lacrime che gi\u00e0 bruciano il mio viso, sosterr\u00f2 il dolore lancinante che mi spezzer\u00e0 in due, ti accarezzer\u00f2 la guancia, ti bacer\u00f2 la fronte e, tenendoti la mano, ti risponder\u00f2: mi chiamo Kassandra e sono tua figlia, pap\u00e0.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_57409\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57409\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avresti dovuto dirmelo. 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