{"id":57406,"date":"2025-05-31T15:54:48","date_gmt":"2025-05-31T14:54:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57406"},"modified":"2025-05-31T15:59:42","modified_gmt":"2025-05-31T14:59:42","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-ed-il-vento-sta-cambiando-di-patrizia-gioia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57406","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Ed il vento sta cambiando&#8221; di Patrizia Giola"},"content":{"rendered":"\n<p>In mano la sua agenda piena di appuntamenti, l\u2019estensione di un s\u00e9 che come un vecchio vestito in quel momento sentiva andargli stretto. Luigi era stanco. Giornataccia, Livia, la sua compagna, poche ore prima lo aveva lasciato.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; E che diavolo Luigi, possibile che non riesci mai a liberarti dal tuo lavoro? Potevamo passare due giorni insieme e sapevi quanto ci tenessi. La prima esposizione dei miei quadri, a Parigi!! A Parigi, ma ti rendi conto? Basta, non ne posso pi\u00f9 di essere sempre al secondo posto, e del tuo ordine maniacale e dei tuoi rituali.<\/p>\n\n\n\n<p>Con un gesto rabbioso spazz\u00f2 via dalla sua scrivania tutti gli oggetti rigorosamente messi in posti stabiliti che nessuno poteva toccare.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u00c8 finita!<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo addio non lo soprese, aveva notato da tempo la sua insofferenza, ma il dipinto che lei pos\u00f2 sulla sua scrivania prima di chiudere la porta dello studio e andarsene quello s\u00ec, eccome: vi era raffigurato un uomo immerso sino alla gola in una pozza di acqua stagnante con la bocca spalancata dal terrore di affogare. Fu come ricevere un pugno nello stomaco, per alcuni secondi aveva sentito l\u2019aria mancargli, poggiato il quadro per terra in un angolo seminascosto del suo studio, con il volto dell\u2019uomo rivolto verso la parete, di corsa apr\u00ec la finestra e rest\u00f2 con i gomiti sul davanzale a respirare, sotto di lui Livia attraversava la strada per scomparire alla sua vista. Lei cos\u00ec piena di energie, imprevedibile, troppo aveva resistito quell\u2019anno insieme a lui, specie gli ultimi mesi, pens\u00f2 Luigi mentre seduto alla scrivania ancora in preda all\u2019ansia riposizionava ogni singolo oggetto, le penne allineate secondo il colore, a destra del portatile, i libri perfettamente incolonnati, dal pi\u00f9 grande al pi\u00f9 piccolo a sinistra. La sua agenda di cuoio al centro.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, era prigioniero di s\u00e9 stesso, del suo maledetto bisogno di avere tutto sotto controllo, ora pi\u00f9 che mai e pi\u00f9 la rabbia dentro cresceva pi\u00f9 sistemava e risistemava ogni oggetto. Sudava e non riusciva a porre fine a quella compulsione, ci pens\u00f2 per fortuna la suoneria del telefono, un collega lo stava aspettando.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno passando davanti allo specchio del suo armadio si sofferm\u00f2 a guardarsi e quello che vide non gli piacque per niente.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Gli occhi spenti, la solita giacca grigia, la solita camicia, bianca come l\u2019arredamento intorno a s\u00e9, un moderno essenziale, quasi da reparto ospedaliero, tutto sapeva di morto dentro, di acqua stagnante. Panico. Davanti ai suoi occhi l\u2019uomo del ritratto e quel maledetto pezzo di carta che il dottore gli consegn\u00f2 due mesi fa. Doveva essere un normale controllo di un rigonfiamento al collo e invece fu l\u2019annuncio di una grave malattia, arrivata senza bussare alla porta e chiedere permesso a lui che non poteva fare a meno di tener sempre tutto sotto controllo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Interveniamo subito per togliere la massa tumorale poi dovr\u00e0 sottoporsi a percorsi di terapia, tutto dipende da come reagir\u00e0 il suo fisico e da come lei affronter\u00e0 la malattia. Signor Luigi c\u2019\u00e8 sempre un margine di possibilit\u00e0 di venirne fuori, mi dia retta &#8211; gli disse il dottore davanti alla sua espressione attonita.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ne parl\u00f2 con nessuno, neppure con Livia, che forse avrebbe capito meglio il suo cambiamento degli ultimi tempi, il suo nervosismo, il suo buttarsi ancora di pi\u00f9 nel lavoro, e chiss\u00e0 forse gli sarebbe rimasta accanto. Soprattutto non si fece pi\u00f9 vedere dal dottore. Non riusciva a tollerare il \u201cdisordine\u201d che l\u2019operazione e le successive terapie avrebbero recato alla sua abitudinaria esistenza. Una esistenza che quel giorno davanti allo specchio gli apparve per quello che realmente era, una non esistenza. &nbsp;Ne aveva paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Si allent\u00f2 il nodo della cravatta e si sedette sul letto; era mattina, la valigetta del lavoro in mano, sent\u00ec qualcosa strapparsi dentro, e una corrente di lacrime risalire come un fiume che straripa trascinando con s\u00e8 tutto, rami secchi, tronchi, sassi, terriccio. Avvocato da sempre, anzi da generazioni, Luigi, 60 anni, quella mattina non and\u00f2 al lavoro, fece alcune telefonate, si tolse il completo grigio, non lo appese alla stampella come era sua abitudine, maniaco dell\u2019ordine, lo gett\u00f2 quasi con rabbia sul letto e si mise a rovistare nell\u2019armadio in una ricerca spasmodica di un borsone. Lo riemp\u00ec di corsa gettandovi dentro dei vestiti alla rinfusa, pochi oggetti personali. Non sapeva dove sarebbe andato, sapeva solo di volersi allontanare da quel dipinto e da quel maledetto referto, in lui fame di aria, di spazi aperti, voglia di seguire il vento, era terrorizzato ed eccitato insieme. Chiuse la porta di casa e usc\u00ec. Davanti a s\u00e9 l\u2019ascensore.<\/p>\n\n\n\n<p>Di solito preferiva le scale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non amava i luoghi ristretti anche se la sua vita sino a quel momento lo era: uno spazio ristretto, in cui tutto aveva un posto preciso, un ruolo stabilito, da altri (rifletteva pensando al padre, al nonno, al loro studio poi diventato il suo). Quel giorno aveva fretta per\u00f2, vi entr\u00f2. Scendere a piedi i quattro piani di scale che lo separavano dall\u2019uscita della palazzina richiedeva pi\u00f9 tempo, temeva un ripensamento, non era per niente sicuro di farcela: la sua agenda era rimasta sul letto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quarto piano, terzo, secondo, stop! Maledizione!<\/p>\n\n\n\n<p>Passarono secondi, minuti, mentre premeva compulsivamente il pulsante di allarme l\u2019ansia cominci\u00f2 a salire, niente, non succedeva niente. Bloccato, con il respiro affannoso prese a guardare l\u2019interno della cabina, pareti grigio metallico luminoso, in una un grande specchio, in alto le luci, sei lucette rotonde a neon, su una parete tanti tasti, prese a contare anche quelli. 1,2,3,4\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Contare era uno dei modi ossessivi di tenere a bada la paura. Si sedette per terra, temeva di svenire, il marmo bianco del pavimento era freddo. Lucido, liscio. Poi si rialz\u00f2.&nbsp; In una parete un grande specchio lo obbligava a fare i conti con se stesso, era strano vedersi in jeans, polo e scarpe da ginnastica, quanti anni aveva trascorso in una vita apparentemente di successo, in realt\u00e0 priva del colore dell\u2019entusiasmo, del sapore del rischio, del fuoco della passione. Ci voleva un pezzo di carta ad aprirgli gli occhi, cazzo. E Livia.<\/p>\n\n\n\n<p>Prese a dare pugni alla porta dell\u2019ascensore, il rumore assordante del metallo rimbombava all\u2019interno ma lui sembrava non farci caso, anche perch\u00e9 coperto dalle sue urla:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; No, non adesso, maledetto ascensore apriti. Non puoi tenermi bloccato qui. Fatemi uscireee!!!!<\/p>\n\n\n\n<p>Il desiderio, questo sconosciuto, si fece spazio in lui, liberato dalla violenza con cui partivano i colpi. Vide il mare, le sue onde spumeggianti, in costante movimento, dolci schiaffi di una vita che va vissuta. Vide l\u2019areo che lo avrebbe portato a Parigi con lei, vide le nuvole e il mondo farsi piccolo sotto di loro. Le mani gli dolevano ma lui non era mai stato meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Poi, un rumore, un lieve oscillare\u2026la cabina finalmente si mosse. Come la porta dell\u2019ascensore si apr\u00ec prese a correre per quei pochi metri che lo separavano dal portone del palazzo, verso l\u2019uscita. Per strada guard\u00f2 in alto, sapeva cosa fare. Seguire il vento. Il profumo della salsedine. E poi chiss\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>Prima prese il telefono:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Dottore solo una settimana e sar\u00f2 da lei<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_57406\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57406\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In mano la sua agenda piena di appuntamenti, l\u2019estensione di un s\u00e9 che come un vecchio vestito in quel momento sentiva andargli stretto. 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