{"id":57315,"date":"2025-05-30T17:51:05","date_gmt":"2025-05-30T16:51:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57315"},"modified":"2025-05-30T17:51:06","modified_gmt":"2025-05-30T16:51:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-credere-di-mattia-tonin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57315","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Credere&#8221; di Mattia Tonin"},"content":{"rendered":"\n<p><em>I superstiziosi muoiono due volte<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br>\u2013 Arkhan, figlio di Zardosht \u2013 risponde.<br>I rametti bagnati scoppiettano nel fuoco che ci separa. Non ricambia la domanda e non sembra curarsene. Per me \u00e8 quasi un sollievo. Avrebbero iniziato a cercarmi al termine della guerra: meglio non lasciare tracce. La pena per i disertori \u00e8 la morte.<br>Per un po\u2019 continuiamo a guardare il fumo che sale sopra la strada, e rimaniamo in silenzio, svuotando la fiaschetta di acquavite.<br>\u2013 Cosa fate qui? \u2013 riprende l\u2019uomo. \u2013 Non immaginavo avrei incontrato nessuno questa notte. \u00c8 da pazzi attraversare le steppe da soli, in questa stagione.<br>\u2013 Non lo stai forse facendo anche tu?<br>\u2013 S\u00ec. \u2013 Annuisce lentamente e abbassa gli occhi sul fuoco.<br>Quest\u2019uomo ha di certo qualcosa da nascondere. Come me, del resto. Non fosse per la disperazione, non si sarebbe nemmeno fermato. Non fosse per l\u2019acquavite che gli ho offerto, non sarebbe rimasto. Beve molto, avidamente, ma non ha cattive intenzioni. Sembra innocuo. In questo deserto buio, sono pi\u00f9 utili i vivi dei morti. Aiutano a non impazzire.<br>Beve ancora dalla fiaschetta e si schiarisce la voce con due colpi di tosse. Credo sia ubriaco.<br>\u2013 Sto fuggendo \u2013 dice infine.<br>\u2013 Hai disertato? Sei un soldato. Vero?<br>\u2013 Ho disertato la morte \u2013 sospira. \u2013 La guerra \u00e8 finita.<br>Mi sento improvvisamente pi\u00f9 debole. Sento il sangue risalirmi alla testa come un\u2019onda. Un brivido mi attraversa. Se la guerra \u00e8 davvero finita, allora avranno gi\u00e0 iniziato a cercare i disertori. Non mi aspettavo che succedesse cos\u00ec in fretta. Ma non so se posso credergli. \u00c8 ubriaco e confuso. Come pu\u00f2 aver disertato e sapere con certezza che la guerra \u00e8 finita?<br>\u2013 L\u2019hai vista, la fine della guerra?<br>\u2013 S\u00ec. Il grosso dell\u2019esercito imperiale \u00e8 arrivato in tempo. Appena in tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>Arkhan camminava lungo il sentiero di terra battuta da mille camminate. Si era svegliato presto e stava andando al ruscello a riempire il secchio. Nel freddo dell\u2019alba pensava a tutte le volte che aveva accompagnato il nonno lungo quella strada. Il nonno era una persona diversa da tutte le altre che aveva conosciuto. Quando anche lui era un ragazzino, gli raccontava, era stato mandato al tempio e l\u00ec aveva trascorso diversi anni. \u00c8 per questo che sapeva leggere e scrivere, ed \u00e8 per questo che conosceva tutte quelle storie del mondo.<br>Lungo la strada del ruscello gli raccontava delle tigri del nord, degli inverni in cui sparivano gli uccelli, di Ahura Mazda e le sei scintille, della rabbia di Angra Mainyu. Un giorno, quando anche il padre era ancora vivo, Arkhan rub\u00f2 il pane della sorella Zelsa.<br>Zelsa, affamata, and\u00f2 a chiederne altro alla madre, ma non venne creduta, e la madre la picchi\u00f2.<br>Poco pi\u00f9 tardi, il nonno trov\u00f2 Arkhan nascosto dietro il capanno del cavallo, intento a mangiare quel pane.<br>Arkhan ebbe una paura folle: temeva la rabbia del nonno e le botte del padre. Ma il nonno lo guard\u00f2 e non disse nulla. La mattina seguente, mentre andavano al ruscello, Arkhan, con timore, gli chiese perch\u00e9 non se la fosse presa con lui. Gli rispose che, in realt\u00e0, si era arrabbiato. Ma non stava a lui decidere del suo bene. Gli disse:<br>\u2013 Devi fare le cose che credi giuste, e solo cose buone torneranno a te. Sei responsabile delle tue azioni. Se pensi di aver commesso qualcosa di ingiusto, sappi che da questo non verr\u00e0 nulla di buono.<br>Nei tre giorni seguenti, Arkhan diede met\u00e0 del suo pane alla sorella. Il padre, felice di quell\u2019amore dimostrato per Zelsa, intagli\u00f2 un piccolo cavallo di legno e lo diede in dono ad Arkhan.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p>Rientrava verso casa con il secchio pieno, quando un uomo a cavallo e ben vestito gli pass\u00f2 accanto. Arkhan si preoccup\u00f2 per la sua famiglia: quel sentiero portava a casa sua. Richiam\u00f2 l\u2019uomo, che rallent\u00f2 e si fece raggiungere.<br>\u2013 Da dove venite, buon signore? \u2013 chiese Arkhan.<br>\u2013 Cerco Arkhan, figlio di Zardosht \u2013 rispose l\u2019uomo.<br>Arkhan trattenne il fiato. Silenzio. Il cuore gli colp\u00ec le costole. Guard\u00f2 l\u2019uomo a cavallo. Non era di quelle terre, parlava con un accento strano. Il soprabito non era consumato, e gli stivali erano puliti.<br>\u2013 Sono io \u2013 disse infine Arkhan.<br>L\u2019uomo annu\u00ec con l\u2019aria di chi non ha altro da aggiungere. Infil\u00f2 la mano in una sacca e ne estrasse una lettera. La apr\u00ec e inizi\u00f2 a declamare, ma Arkhan lo ferm\u00f2.<br>\u2013 So leggere \u2013 disse con orgoglio.<br>L\u2019uomo lo guard\u00f2 con pi\u00f9 attenzione, poi gli porse la lettera. Gir\u00f2 il cavallo e fece un cortese cenno di saluto ad Arkhan.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scialle verde scuro cadeva sulle sue spalle, pi\u00f9 pesante del solito. Amina rimestava la cena sul fuoco e sembrava ignorare la sacca di cuoio appoggiata sull\u2019uscio. Da quando, all\u2019alba del giorno prima, era arrivata quella lettera, non riusciva a darsi pace. Sarebbe stato un inverno senza uomo, e forse il primo di molti.<br>Con un colpo della mano fece vorticare le mosche che ancora si avvicinavano alla zuppiera, poi si mise alla finestra. Il sole calava lento, e l\u2019orizzonte tremava di un pallore freddo.<br>Fuori, Arkhan assicurava la sella al cavallo. Gesti di tutti i giorni, ma oggi pi\u00f9 lenti e difficili. La stalla era buia, un ricovero fatto di assi di legno e coperture di pelli. Il puzzo di quel posto era parte di lui: odore di quiete, di casa, di rassegnazione all\u2019incedere dei giorni.<br>Solo un fazzoletto di polvere senz\u2019alberi. In fondo, dove cominciava l\u2019erba, c\u2019era il recinto delle capre. Dall\u2019altro lato, la casa. Un piccolo edificio quadrato, fatto di pietre vecchie e resistenti, ingrigite dal vento. Tutt\u2019intorno, una distesa di terra ed erba ghiacciata correva da un orizzonte all\u2019altro, interrotta solo da sparuti alberi neri, curvi come ossute vecchie ingobbite.<br>Arkhan guardava la casa che suo padre aveva costruito e pensava al figlio appena nato. Pensava alle bestie, pensava ad Amina. Si chiedeva se avrebbe mai rivisto i suoi figli.<br>Non era mai andato alla guerra.<br>Prese la fiaschetta da sotto la pelliccia e bevve un lungo sorso. Sarebbe stato un inverno duro per tutti.<br>Assicur\u00f2 le briglie e diede una razione abbondante al cavallo. I vecchi dicono che, prima di partire, bisogna ingraziarsi gli d\u00e8i. La buona sorte ha un prezzo.<br>Avrebbe dovuto sgozzare una capra per garantirsi la fortuna, ma in quella stagione, senza cibo, sarebbe stato uno spreco imperdonabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Si sorprese in questo pensiero e si sent\u00ec colpevole. Pest\u00f2 pi\u00f9 volte la terra ghiacciata con il piede per cacciare via quell\u2019idea, fino a farsi male. Che gli d\u00e8i potessero leggergli la mente?<br>Era sempre stato un uomo retto, uno che paga i suoi debiti e onora gli d\u00e8i. Suo nonno lo ripeteva sempre: \u2013 Pensieri buoni, parole buone, azioni buone.<\/p>\n\n\n\n<p>Entr\u00f2 in casa ancora turbato. La prima delle due stanze era la cucina: la buca del fuoco, un piccolo tavolo di legno, una cassa per sedersi e molte cose appese alla parete opposta alla finestra. Amina cucinava. Il bambino giocava con dei sassi per ingannare la fame e il freddo. Arkhan li guard\u00f2 senza tirar fiato. &#8220;Non avrebbero superato l\u2019inverno senza la capra&#8221;, pens\u00f2. Si sedette vicino alla porta e si prese il capo tra le mani, poi si vers\u00f2 un bicchiere per scaldarsi.<br>Amina non badava a lui. Curava il fuoco e rimestava la zuppa con gesto ossessivo. Si grattava la testa, non diceva una parola. L\u2019aveva sposata che suo nonno era ancora vivo, suo padre invece morto da un pezzo. Quando gliela diedero in sposa non sapeva cosa fare, era ancora un ragazzino. Al loro primo incontro pass\u00f2 pi\u00f9 tempo a guardare il nonno e la madre che Amina. Non le disse nulla, si limit\u00f2 a un saluto con il capo. Entro la stagione furono sposati, e ben presto nacque il primo figlio.<br>La madre di Arkhan mor\u00ec un anno dopo, e il nonno poco pi\u00f9 tardi. Morirono entrambi nella stanza accanto a quella in cui ora si trovava, sul saccone dove adesso lui dormiva.<br>Il nonno mor\u00ec sereno, mentre Arkhan si chiedeva come avrebbe tirato avanti senza di lui. Il giorno in cui si addorment\u00f2 per sempre, gli strinse la mano e gli disse:<br>\u2013 C\u2019\u00e8 una sola via, ragazzo, ed \u00e8 la via della verit\u00e0.<br>Non cap\u00ec mai il senso di quelle parole, ma da quel giorno cominci\u00f2 a scaldarsi con l\u2019acquavite. I lavori all\u2019aperto erano pi\u00f9 duri, da solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il bicchiere si sent\u00ec un po\u2019 meglio. Bevve un altro sorso e si avvicin\u00f2 ad Amina. Lei non si volt\u00f2. Lo ignorava di proposito. Arkhan sentiva la sua rabbia, e la capiva, ma non riusc\u00ec a non risentirsi. Bevve ancora un po\u2019 e vers\u00f2 quel che rimaneva della bottiglia nella fiaschetta. Si sent\u00ec all\u2019improvviso pi\u00f9 forte, pi\u00f9 risoluto. Decise di non sacrificare la capra agli d\u00e8i. Prese la sacca e usc\u00ec.<br>Non chiuse la porta e and\u00f2 a montare il cavallo. Avrebbe dovuto cavalcare tutta la notte. Si strinse nella pelliccia e non si volt\u00f2 a guardare la casa. Spron\u00f2 la bestia verso ponente, e si allontan\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Amina si asciug\u00f2 le lacrime dal viso con le mani sporche e corse all\u2019esterno. Si scopr\u00ec a gridare, ma era come se non riuscisse a sentirsi. Arkhan ormai era solo una figura che vibrava nera sulla luce dell\u2019orizzonte.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Quindi non sei un disertore.<br>\u2013 No, non potrei mai&#8230;<br>Si interrompe e stringe gli occhi come se avesse una fitta. Credo stia piangendo.<br>Non si sente nessun rumore tutt\u2019intorno. Una lunghissima pianura senza vita. Nemmeno questi pochi alberi sembrano ospitare animale alcuno, eccezione fatta per i cavalli che vi abbiamo legato. Temo che il mio possa morire di freddo nella notte, e cerco di ravvivare il fuoco.<br>\u2013 Ma quindi da cosa scappi? \u2013 chiedo.<br>\u2013 Dalla mia morte.<br>\u2013 Ma cosa&#8230;?<br>\u2013 Non ho rispettato gli d\u00e8i. Ho fuggito il mio destino. Ho ingannato la morte.<br>\u2013 Tu sei ubriaco. Io non credo a queste superstizioni.<br>\u2013 A cosa credi, dunque?<br>\u2013 Non credo esista un destino \u2013 rispondo, cercando di organizzare i pensieri. \u2013 Credo solo che la vita sia una tragedia. Lo senti questo freddo? Quale scrittore di destini potrebbe aver mai pensato a un freddo simile senza averlo mai provato? E chi l\u2019avesse provato, non lo scriverebbe certo nei destini degli uomini.<br>\u2013 Non ti capisco. Forse anche tu sei ubriaco.<br>\u2013 La vita \u00e8 una tragedia, \u00e8 un enigma da risolvere, una prova da superare. Per andare dove, non lo so.<br>Mi interrompo. Penso che la mia vita forse non durer\u00e0 molto ancora. Se non mi avr\u00e0 preso il freddo, lo far\u00e0 la milizia imperiale.<br>Arkhan segue il fiato che gli esce dalle labbra e sale verso l\u2019alto. Le stelle si vedono pallide, questa notte.<br>\u2013 Forse non ti sbagli del tutto \u2013 riprende Arkhan. \u2013 Ma il destino esiste. Esiste, e lo scriviamo noi con le nostre azioni, passo dopo passo. Giusti pensieri e giuste azioni guideranno il tuo destino verso un corso felice. Verso la luce.<\/p>\n\n\n\n<p>Non serviva spingersi cos\u00ec a nord per incontrare bigotti del genere. Il mio tutore, Yasim, che mi istruiva nella biblioteca di famiglia, lo diceva spesso. Quando, tra un racconto e l\u2019altro, mi lamentavo annoiato, si fermava a guardare le nostre terre dalla finestra e indicava:<br>\u2013 Vedi quegli uomini? Non sanno e non capiscono. Sono disposti a credere a qualsiasi cosa pur di sentirsi sicuri. Una volta che gli si \u00e8 dato il pane e la sicurezza, non sono pi\u00f9 disposti a sapere n\u00e9 a capire.<br>Guardo il buio attorno a noi. Sto congelando. Mai provato un freddo simile. Sono ben coperto, ma tutte le pelli del mondo non potrebbero scaldarmi in questo luogo sterile e miserabile. Guardo Arkhan, il timore che ha nel volto. \u00c8 incredibile che io sia finito qui, a bivaccare con quest\u2019uomo.<br>Per un attimo penso che forse questo pazzo non ha torto. So che non \u00e8 stata una bella prova la mia: uccidere il compagno per non farmi vedere mentre fuggivo. Ma sono certo che fosse l\u2019unica soluzione per scamparla.<br>\u2013 Arkhan, com\u2019\u00e8 stata la guerra?<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>Sangue. Non vedeva altro da giorni, settimane.<br>Ormai non badava pi\u00f9 alle urla. Era stanco e sporco. Aveva marciato per non affaticare il cavallo prima della battaglia, e ora si trovava incapace di resistere ancora. Come se la stanchezza delle gambe fosse salita lungo la schiena e, ancora pi\u00f9 su, fino alla testa. Fece un sorso dalla fiaschetta e si guard\u00f2 intorno. I suoi compagni cadevano uno dopo l\u2019altro.<br>La ferocia di quegli uomini lo impressionava: non gli sembravano nemmeno uomini. Combattevano in modo diverso, il sangue li esaltava. Arkhan non riusciva a pensare a loro come a esseri umani. Non poteva immaginare che potessero avere famiglie. Che potessero amare. Eppure, gli d\u00e8i erano dalla loro parte. Le armate di Khiva.<br>Demoni della guerra. Demoni a cavallo.<\/p>\n\n\n\n<p>Fece un altro sorso e pens\u00f2 ad Amina. Quegli uomini li avrebbero sconfitti, e sarebbero arrivati fino alla stalla, alla corte, fin dentro ai muri della casa, anneriti dal fuoco. Suo figlio sarebbe cresciuto senza padre, in una terra ormai straniera. Questo pensava quando si lanci\u00f2 in avanti a cavallo.<br>Subito il mondo si svuot\u00f2 sotto le gambe: il nulla, poi l\u2019impatto violento a terra. Il cavallo abbattuto nitriva disperato, con una gamba mozzata. La guancia di Arkhan sul suolo ghiacciato. Era la fine.<br>Avrebbe dovuto sgozzare la capra. Aveva peccato in coraggio. Quando vide la morte arrivare, cap\u00ec.<br>Un uomo dal volto oscuro, stretto in fasce di lana, urlava brandendo una pesante lama.<br>Arkhan strinse gli occhi di fronte alla fine.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019urlo si interruppe, poi riprese spaventoso vicino a lui. Arkhan apr\u00ec gli occhi e lo vide: steso al suolo l\u00ec accanto, il suo assassino ora era riverso con una grossa ferita che gli apriva l\u2019addome e correva dietro la schiena. Lo fin\u00ec con un colpo tra la spalla e il collo. Per un istante rivide la sua capra.<br>Cos\u2019era accaduto? \u2013 pens\u00f2, sgomento.<br>Aveva ingannato la giusta sorte. I reggimenti imperiali erano arrivati in gran numero da sud. La battaglia non era ancora perduta.<\/p>\n\n\n\n<p>Si svegli\u00f2 con gli schiamazzi dei ragazzini che bastonavano un cane. La fiaschetta era vuota. Si alz\u00f2 e fece per uscire dalla tenda. Aveva un gran mal di testa. Guard\u00f2 la donna che aveva pagato. Non ricordava dove l\u2019avesse incontrata. Era la prima notte che passava con lei? \u2013 si chiese.<br>Era confuso. Scost\u00f2 la pesante pelle ed usc\u00ec. Venne accecato dal sole. Gli occhi gli facevano male. La gola bruciava. Doveva trovare dell\u2019acqua. Guard\u00f2 il borsello alla cintura: della ricompensa reale non era rimasto molto. Tutta consumata in donne e vino. Ne voleva ancora.<br>Era vivo. Era sopravvissuto anche a questo inverno. Doveva andare al mercato. Avrebbe mangiato qualcosa, si sarebbe sentito meglio. Prese un soldo per farsi riempire di nuovo la fiaschetta. Esit\u00f2 un istante, poi ricord\u00f2 le fibbie d\u2019oro rubate dal cadavere di un ufficiale. Decise di spendere il soldo. Quella roba gli avrebbe riscaldato il cuore.<br>La primavera iniziava appena sulle piane del Turan, ma il sole faticava ancora a scaldarlo. Aveva bevuto troppo, di nuovo. La testa era una ferita aperta al sale della piazza. Ogni passo negli stivali era una martellata alle tempie. Aveva sete.<br>L\u2019acqua era pi\u00f9 rara del vino, in quei giorni di festa. Barcollava tra la gente cercando del cibo. La gola secca. Troppe voci nelle orecchie. Il puzzo del grasso di montone gli dava la nausea. Cerc\u00f2 di scacciarla con un altro sorso dalla fiaschetta. Gli bruci\u00f2 lo stomaco.<br>Si diresse verso una bancarella dove si cuocevano pani in un forno di terracotta, ma una spallata lo fece girare sugli stivali e si trov\u00f2 a terra, tra la gente del mercato. Circondato da un bosco di piedi e stivali.<\/p>\n\n\n\n<p>Piant\u00f2 un pugno a terra e cerc\u00f2 di rialzarsi, mentre una donna trascinava via i figli, guardandolo con disprezzo. Non capiva bene la lingua di quelle parti. Si sent\u00ec smarrito. Con fatica, un ginocchio per volta, si rimise in piedi e si trascin\u00f2 verso il forno. Trov\u00f2 un posto a sedere. Gli portarono del t\u00e8 e un pezzo di nan caldo. Bevve avidamente. Era tiepido, ma bastava.<br>Guard\u00f2 l\u2019involto che usava da borsello: le monete bastavano per pochi giorni. Avrebbe dovuto saltare la cena \u2013 si disse \u2013 almeno finch\u00e9 non fosse riuscito a piazzare le fibbie. Con quelle non sarebbe stato difficile guadagnare abbastanza per un cavallo e delle pelli.<br>Sulla via di casa avrebbe comprato delle capre. Se i giorni avessero continuato a intiepidirsi, il cavallo sarebbe rimasto in forze, e non gli sarebbe servito troppo tempo per ritornare da Amina e dai bambini. Una luna, o poco pi\u00f9.<br>Il ghiaccio del fiume non sarebbe pi\u00f9 stato spesso abbastanza per la traversata. Avrebbe dovuto allungarsi fino al guado pi\u00f9 a nord. Sapeva che la citt\u00e0 sul guado era un ottimo posto per comprare capre dai pastori che risalivano alle praterie del nord dopo l\u2019inverno. Pensava ad Amina. Sarebbe stata fiera di lui. Avrebbe sgozzato una capra appena rientrato.<br>Pensava alla morte scampata per miracolo mentre masticava gli ultimi pezzi di nan. Chiese un nuovo sorso di t\u00e8 al ragazzino, che si era spinto di nuovo nella ressa della strada per chiamare altri clienti.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiuse quel che rimaneva della colazione nel borsello insieme alle monete e ingoll\u00f2 il t\u00e8 in fretta. Questa volta era molto pi\u00f9 caldo. Strinse i denti per il dolore alla gola e allo stomaco. Si alz\u00f2. Gli girava ancora la testa. Bevve ancora un sorso dalla fiaschetta. Nausea.<\/p>\n\n\n\n<p>Si affannava tra la folla, senza sapere bene dove andare. Cerc\u00f2 di concentrarsi. Doveva vendere le fibbie. Pens\u00f2 al cadavere dell\u2019ufficiale. Quell\u2019uomo era morto in battaglia. La stessa battaglia da cui lui era uscito miracolosamente vivo. Si sent\u00ec colpevole. Rivide la sua capra.<br>Il pensiero lo disturbava. La testa era pesante. La sete gi\u00e0 tornata.<br>Si era perso. Quanto tempo era passato? \u2013 si chiese.<br>Il sole aveva varcato il mezzogiorno. A quest\u2019ora Amina aveva gi\u00e0 sfamato i ragazzini. Chiss\u00e0 se allattava ancora? Il piccolo doveva ormai essere abbastanza grande per stare ritto sui suoi piedi.<br>Una spallata improvvisa. Barcoll\u00f2 e si trov\u00f2 aggrappato al soprabito di un uomo che lo spinse via, grugnendo parole incomprensibili. Riprese appena l\u2019equilibrio quando un\u2019altra spallata lo fece roteare.<br>Si appoggi\u00f2 al fianco saldo di uno sconosciuto per non cadere, e scrut\u00f2 la folla.<br>Una donna vestita di nero lo guardava da sopra tutte le spalle. Era alta per essere una donna.<br>Non era vecchia, ma Arkhan non sapeva definirne l\u2019et\u00e0. I suoi occhi erano sottili come aghi. Guardava nella sua direzione.<br>Arkhan sent\u00ec una fitta allo stomaco e cerc\u00f2 di allontanarsi dalla folla. Pens\u00f2 che forse avrebbe potuto vendere le fibbie all\u2019emporio. O forse il fabbro aveva bisogno d\u2019oro per l\u2019elsa di qualche spada.<br>In citt\u00e0 c\u2019era gente d\u2019ogni specie: reduci, mercanti, puttane, ufficiali, fanti pezzenti, disertori e senza terra. La citt\u00e0 era una temporanea capitale del disordine. Un carnevale di sollievo e rovina.<br>Vide l\u2019emporio. La ressa si diradava davanti al negozio. Gli scaffali erano ricchi di pelli, spezie, teiere, specchi. Uno specchio ovale, mosso dal vento, ruotava lentamente appeso a una corda. Si mise a guardarlo, senza un motivo, mentre piano girava riflettendo tutto il mondo attorno. Fu allora che la vide ancora.<br>Una donna in nero lo fissava dal riflesso dello specchio. Sembrava ancora pi\u00f9 alta, senza la cornice della folla. Era strano, per una donna di quelle parti, essere cos\u00ec alta. Era inquieto.<br>Rivide la capra. Il sangue mai versato. Il miracolo in battaglia. E cap\u00ec. Gli dei non dimenticano.<\/p>\n\n\n\n<p>La testa girava. La nausea dell\u2019alcol gli accartocciava i pensieri. Sent\u00ec il brivido della fine. Il freddo della lama. Vide riflessi nello specchio i suoi stessi occhi, e si vide fragile. Cap\u00ec l\u2019inconsistenza della sua vita mortale. Spiga tra mille altre, esile ramoscello nelle sterminate messi d\u2019uomini. Inerte contro la falce che tutti miete.<br>Le gambe gli cedettero. Prov\u00f2 a scappare ma cadde dopo pochi passi. Si rialz\u00f2. Desiderava solo fuggire al suo destino, ma non sapeva come. Era ormai tempo che gli d\u00e8i venissero a riscuotere il dazio.<br>Il respiro era corto, affannato. Doveva tornare a casa \u2013 si disse. Sarebbe rientrato carico di doni, di pelli e bestiame per Amina. Sarebbe morto guardando la linea del Pamir, l\u00ec dove si alza il sole.<br>Aveva bisogno di aiuto.<br>Si ricord\u00f2 di Efez, il sottufficiale conosciuto dopo la battaglia. Avevano venduto delle pelli assieme, sulla strada per la citt\u00e0. Arkhan gli aveva offerto del vino, quando ne correvano fiumi. Non gli avrebbe negato aiuto.<br>Ingoll\u00f2 buona parte della fiaschetta e si mise alla ricerca di Efez. Chiese di lui in tutte le strade, e non ci volle molto per trovarlo. Stava alla locanda.<br>Arkhan pens\u00f2 che la locanda era un alloggio costoso. Forse, nell\u2019affare delle pelli, Efez ci aveva guadagnato pi\u00f9 di lui. Sent\u00ec salire un filo di rancore e cerc\u00f2 di ricacciarlo gi\u00f9 con un nuovo sorso.<br>Entr\u00f2 nella locanda. Era ubriaco. I pensieri confusi. Gli dissero che Efez era al secondo piano.<br>Lo trov\u00f2 disteso con una donna grassa. Nudo, non sembrava pi\u00f9 lo stesso. Era uno di quegli uomini dal pelo fulvo e la pelle chiara, una pelle che nemmeno la guerra sa cambiare. Non l\u2019avrebbe mai detto, vedendolo vestito.<br>Arkhan entr\u00f2 nella stanza e gli raccont\u00f2 tutto. Gli disse di essere in pericolo di vita. Gli girava la testa.<br>Efez, inspiegabilmente, and\u00f2 su tutte le furie. Disse di non conoscerlo. Lo spinse nel corridoio, dove Arkhan cadde a terra.<br>Si alz\u00f2, cerc\u00f2 di calmare l\u2019amico, di spiegarsi, di rientrare nella stanza. Efez urlava, chiamandolo pazzo ubriacone. Lo spinse di nuovo a terra. La donna grassa lo trascin\u00f2 nella stanza mentre Efez cercava di colpirlo con un calcio. Arkhan rimase a terra, le mani davanti al volto, i palmi rivolti verso l\u2019ex compagno. Trattenne le lacrime. Sent\u00ec l\u2019ira crescergli nel petto. Si alz\u00f2 e scese le scale, rischiando di cadere pi\u00f9 volte.<br>Nel salone della locanda vide una donna sola, vestita di nero, bere da una brocca di vino. Una donna che beveva vino: non ne aveva mai viste.<br>Si turb\u00f2 ancora. Aveva mal di testa.<\/p>\n\n\n\n<p>Si fece riempire la fiaschetta dal locandiere, usc\u00ec, e vide il cavallo di Efez \u2013 o almeno sembrava il suo.<br>Lo sciolse e lo lanci\u00f2 al galoppo verso levante.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Ho a che fare con un pazzo \u2013 penso.<br>Probabilmente \u00e8 ubriaco da settimane. In poche ore ha finito met\u00e0 di tutta l\u2019acquavite che avevo.<br>\u2013 Quindi \u00e8 per questo che sei qui? Sei scappato perch\u00e9 hai visto una donna alta nella folla?<br>\u2013 Tu non capisci. Io non ho sgozzato la capra e&#8230;<br>\u2013 Lo so che sei preoccupato. Ma non stai ragionando. Dalle mie parti, al sud, le donne bevono il vino \u2013 gli dico, ridacchiando.<br>\u2013 Ho visto la mia morte in battaglia. Dovevo morire allora, per ripagare il mio debito agli d\u00e8i. Invece ho ingannato il mio destino. Ho rubato, ho bevuto, ho festeggiato per giorni.<br>\u2013 S\u00ec, forse troppi. Ma da come sei messo, direi che le fibbie te le hanno rubate. Come mai galoppi senza sella?<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>Arkhan corse nel buio delle notti e nella luce dei giorni. Non si ferm\u00f2 mai per mangiare, ma quando cerc\u00f2 di masticare i pezzi di nan che teneva nel borsello, dovette arrestare il cavallo per il vomito. Non gli era chiaro quanti giorni fossero passati, ma giunse finalmente al villaggio sul guado. I pastori ancora non erano passati. Aveva tempo ora, ma non si sentiva bene. La fronte era calda. Era un cencio, quando cerc\u00f2 di vendere le fibbie. Cammin\u00f2 nel villaggio che, a quell\u2019ora del mattino, era ancora vuoto. Pass\u00f2 il fiume che divideva in due l\u2019abitato, dove il guado era pi\u00f9 stretto.<br>Si avvicin\u00f2 a un rigattiere che giocava a carte con dei compagni, seduto a terra vicino al banco della roba. Offr\u00ec le sue fibbie. Tutti lo guardarono senza voltare la testa. Solo il rigattiere, dritto in fronte a lui, gli piant\u00f2 lo sguardo negli occhi.<br>Guard\u00f2 i suoi vestiti sciupati. Lo sguardo si abbass\u00f2 sugli stivali. Arkhan intu\u00ec il sospetto e parl\u00f2 in fretta: non era un ladro n\u00e9 un assassino. Raccont\u00f2 della guerra. Dell\u2019ufficiale morto. Non le avesse prese lui, le fibbie, lo avrebbe fatto qualcun altro, si giustific\u00f2.<br>Il rigattiere si alz\u00f2, seguito dagli amici. Non sembravano pi\u00f9 sospettosi. Sembravano spaventati. Gli chiesero di andarsene.<br>Rubare ai morti porta disgrazia \u2013 dissero. I morti tornano sempre per avere ci\u00f2 che gli spetta.<br>La voce si diffuse nel paese. Nessuno volle comprare le fibbie, a nessun prezzo. Tutti lo cacciavano. Nessuno voleva un fantasma tra le mura. Decise di vendere la sella del cavallo per comprarsi del cibo.<br>L\u2019avrebbe riacquistata coi soldi dell\u2019oro. La vendette per poco, ma riusc\u00ec a mangiare un po\u2019 di carne secca e a comprare del vino. Si fece riempire la fiaschetta.<br>Fu all\u2019ultimo sorso che guard\u00f2 verso ponente, stringendo gli occhi con fatica. La testa era pesante.<br>Vide una figura a cavallo all\u2019orizzonte, vestita di nero. Era alta. Non ebbe dubbi. Era lei.<br>Cap\u00ec che non gli era permesso fermarsi. Si alz\u00f2 e riprese a cavalcare. Temeva di non essere veloce abbastanza. Il cavallo era esausto. Ma quando lasci\u00f2 il paese e si volt\u00f2, non vide la donna a cavallo.<br>Pens\u00f2 allora di potercela fare. Si rasseren\u00f2. Bevve un sorso e spron\u00f2 la bestia.<br>Avrebbe allungato il tragitto fino a Samarcanda. L\u00ec sarebbe stato al sicuro. In quell\u2019immenso mercato avrebbe facilmente venduto le fibbie, e trovato le migliori capre.<\/p>\n\n\n\n<p>Cavalcava da due giorni. Aveva quasi finito l\u2019acquavite, ma il freddo notturno si faceva di giorno in giorno pi\u00f9 mite, cavalcando verso sud. Il sole si abbassava veloce. Era stanco, e ormai non vedeva pi\u00f9 la propria ombra sulla strada. Quella sarebbe stata una di quelle notti in cui la luna muore. Presto sarebbe stato troppo buio per cavalcare.<br>Vide delle ombre all\u2019orizzonte. Sembrava un gruppo di alberi. Si sarebbe fermato l\u00ec finch\u00e9 non fosse tornata la luce. Quando fu abbastanza vicino, cap\u00ec che di quegli alberi non restavano che le spoglie secche: crepe nere sul profilo del cielo.<br>Con enorme sorpresa vide un uomo trafficare in modo impacciato con un flebile fuoco.<br>Si avvicin\u00f2, e leg\u00f2 il cavallo di fianco al suo.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Quindi non hai ancora venduto le fibbie. Le hai qui con te?<br>Che scemo sono stato \u2013 penso. Non dovevo mostrarmi cos\u00ec interessato. Ora si insospettir\u00e0.<br>\u2013 S\u00ec, guardale \u2013 mi dice, passandomi un involto di pezza. \u2013 Quanto possono valere? Sono molto pesanti.<br>Prendo le fibbie tra le mani. Le soppeso. Sono pesanti e lavorate: per uno come lui, valgono una fortuna.<br>\u2013 Non credo molto \u2013 gli rispondo con sufficienza. \u2013 Ma ne avrai abbastanza per la sella e qualche capra.<br>Quest\u2019uomo dev\u2019essere uno stupido. Come pu\u00f2 fidarsi di me fino a questo punto? Forse \u00e8 solo molto ubriaco.<br>Ripenso a quello che mi ha raccontato prima. Per il momento, gli restituisco le fibbie. Ho ancora voglia di compagnia. Ormai \u00e8 quasi l\u2019alba.<br>\u2013 Se ti dirigi a Samarcanda, vengo con te.<\/p>\n\n\n\n<p>In una grande citt\u00e0 sar\u00e0 pi\u00f9 facile far perdere le mie tracce. Cambiarmi nome. Iniziare una nuova vita. Magari con i denari di Arkhan.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivarono a Samarcanda. Si sfamarono e bevvero del vino.<br>Arkhan si sentiva salvo, e decise di bere ancora per festeggiare. Erano gli ultimi soldi, ma presto avrebbe venduto le fibbie \u2013 disse. Si alz\u00f2 dal tavolo. Barcollava, ma era felice. Sollevato. Il vino gli aveva alleggerito i pensieri. Raggiunse la strada precedendo l\u2019amico. All\u2019improvviso il cuore fu sgomento. Lo stomaco sanguinava dentro.<br>Una donna alta, con un velo nero, lo guardava incuriosita dall\u2019altro lato della strada. Arkhan decise di arrendersi. Non gli era possibile scappare. Attravers\u00f2 la strada, faticando a mantenersi in piedi. Chiese alla donna come fosse possibile trovarsi uno di fronte all\u2019altra a Samarcanda.<br>La donna sembr\u00f2 sorpresa. Esit\u00f2. Poi sorrise, divertita:<br>\u2013 Perch\u00e9? Dove altro, forse, dovremmo essere?<br>Arkhan fu prossimo al pianto. Non poteva sfuggire agli d\u00e8i. Il suo destino era segnato.<br>Avrebbe dovuto uccidere la capra quando era il tempo. Avrebbe dovuto rispettare i morti. Url\u00f2 di rabbia e terrore. Si strinse i capelli tra le dita sporche. Gli era difficile pensare. Corse di nuovo impaurito verso l\u2019altro lato della strada, la testa in confusione. Un carro. L\u2019impatto. Il nitrito di un cavallo e un grido. Poi il silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>La donna con cui aveva parlato stava rientrando verso casa. Viveva poco lontano. Raccont\u00f2, scossa, dell\u2019accaduto ai suoi familiari.<br>\u2013 Finch\u00e9 l\u2019uomo ancora respirava \u2013 disse \u2013 un altro lo aveva raggiunto e gli aveva frugato le tasche.<br>Ci vollero ore prima che qualcuno si prendesse la briga di spostare il corpo dalla strada.<br>Uno dei tanti ubriachi incauti di ritorno dalla guerra.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_57315\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57315\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I superstiziosi muoiono due volte \u2013 Arkhan, figlio di Zardosht \u2013 risponde.I rametti bagnati scoppiettano nel fuoco che ci separa. Non ricambia la domanda e non sembra curarsene. Per me \u00e8 quasi un sollievo. Avrebbero iniziato a cercarmi al termine della guerra: meglio non lasciare tracce. La pena per i disertori \u00e8 la morte.Per un [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_57315\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57315\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":36451,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[703],"tags":[],"class_list":["post-57315","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2025"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57315"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/36451"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=57315"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57315\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":57499,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57315\/revisions\/57499"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=57315"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=57315"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=57315"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}