{"id":57314,"date":"2025-05-28T19:40:35","date_gmt":"2025-05-28T18:40:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57314"},"modified":"2025-05-28T19:40:39","modified_gmt":"2025-05-28T18:40:39","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-la-voce-del-cuore-di-grazia-bertini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57314","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;La voce del cuore&#8221; di Grazia Bertini"},"content":{"rendered":"\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Imbruniva. La Cinquecento familiare arrancava su per la salita, rallentando ad ogni curva; tornante dopo tornante si apriva sempre di pi\u00f9 la vista su quei monti tanto cari a Matilde. Quanti anni erano che non tornava? Cinque, forse sei. Si era ripromessa, quando dovette lasciare quei posti con la famiglia, di non tornare mai pi\u00f9; aveva resistito tutto quel tempo con il cuore dolente per la lontananza, con gli occhi ancora colmi della dolcezza selvaggia del paese, delle sue case di pietra arroccate sullo sperone che guarda la valle, con le viuzze strette, lastricate dove d&#8217;inverno, quando tirava quel vento gelido di tramontana, nemmeno i gatti passeggiavano.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva resistito tanti anni perch\u00e8 erano partiti malamente, quasi una fuga, dopo che i proprietari, allettati da un bel mucchietto di sterline, avevano venduto la casa in due balletti. Non c&#8217;era stato tempo, allora, di far parlare il cuore. Bisognava trovare con urgenza un altro posto dove andare, dove portare tutte le cose che avevano ammucchiato in tanti anni; bisognava andare e non guardare tanto per il sottile, non cercare qualcosa di speciale come era stata \u201cCroce di Sotto\u201d per loro, ma semplicemente una casa dove continuare a vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva implorato tutti gli abitanti del paese, Matilde, tutti coloro che possedevano case vuote ma sembrava che nessuno volesse, o potesse, affittarne una alla sua famiglia. E s\u00ec che in tredici anni di permanenza si erano integrati perfettamente nella piccola borgata garfagnina, si consideravano \u201cdel posto\u201d. I figli avevano fatto comunella con i bambini del paese, Matilde era andata di casa in casa per farsi insegnare i segreti del vivere in montagna: aveva imparato a fare il pane con le patate, a conservare la frutta e la verdura per l&#8217;inverno e perfino a vangare un pezzetto di terra per seminare l&#8217;orto.<\/p>\n\n\n\n<p>Suo marito, poi, era diventato in poco tempo \u201cquello di citt\u00e0 che sa fare di tutto\u201d&nbsp; e non era raro che venisse chiamato ora da questo e ora da quello per piccole riparazioni per le quali, altrimenti, ci sarebbe voluto un tecnico e molti soldi. All&#8217;epoca, questi scarseggiavano un po&#8217; dovunque, in paese.<\/p>\n\n\n\n<p>La domenica mattina, quando il sagrestano suonava \u201ci tocchetti\u201d per la Messa, Matilde ed i suoi si avviavano gi\u00f9 per lo stretto sentiero comunale, che portava direttamente in piazza. Se c&#8217;era tempo, facevano quattro chiacchiere con la gente, altrimenti si ritrovavano dopo la funzione. C&#8217;era come un tacito accordo: la domenica non si poteva \u201ccorrere\u201d affaccendati come gli altri giorni, la domenica doveva essere un giorno dedicato alla famiglia, agli amici, con calma. Non era raro, infatti, che in quel giorno si scambiassero a turno inviti a pranzo: oggi un gruppo da Teresa, domenica tutti da Ester e cos\u00ec via. Due, tre volte l&#8217;anno toccava anche a Matilde e allora, il sabato, che sudate! Pretendeva l&#8217;aiuto di tutta la famiglia per fare bella figura: non voleva che si dicesse in giro che \u201cquella di citt\u00e0\u201d non sapeva fare da mangiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Con questi pensieri, intanto, Matilde era arrivata all&#8217;ingresso del paese. Non volle entrare in piazza con la macchina, non desiderava essere vista. Dopo che erano partiti, anni addietro, non aveva pi\u00f9 voluto tornare, nemmeno per salutare gli amici. Mai. E l&#8217;avevano chiamata superba. Nessuno aveva capito quanto dolore avesse nel cuore, quanto&nbsp; male le facesse ritornare. Ed aveva preferito continuare ad essere offesa piuttosto che morire tornando.<\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa l&#8217;aveva decisa a farlo, ora? Non lo sapeva nemmeno lei. Non l&#8217;aveva detto neppure al marito che sarebbe andata \u201class\u00f9\u201d. Era partita e basta. Ed ora, mentre scendeva dalla macchina, uno strano tremolio l&#8217;aveva invasa tutta ed avvertiva allo stomaco un vuoto, la stessa sensazione che ebbe quando per la prima volta incontr\u00f2 suo marito.<\/p>\n\n\n\n<p>Per fortuna, nella piazza non c&#8217;era nessuno; dalle finestre aperte -era fine giugno- si sentiva un rumore di piatti e posate. Al paese era sempre usato cenare non appena imbruniva e poi andare a letto presto, ch\u00e9 la mattina il lavoro dei campi non aspettava nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Si avvi\u00f2 per la piccola strada contornata di cipressi che porta alla Chiesa grande. Era chiusa, ma se lo aspettava. Il gatto rosso della Loredana (era sempre vivo?!) le si avvicin\u00f2 come se la riconoscesse. \u201cVieni, Giugetto, vieni!\u201d Ed il gatto, fatto un paio di fusa, scomparve dietro il campanile.<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti alla Chiesa si apre un piazzale, beh, chiamarlo piazzale \u00e8 alquanto esagerato, una piccola piazza a groppa d&#8217;asino, circondata da due o tre case ed in fondo, proprio davanti al campanile di pietra d&#8217;epoca romanica, c&#8217;\u00e8 il belvedere. Matilde si affacci\u00f2 alla balaustra fiorita di bocche di lupo e valeriana. Gi\u00f9 nella piana, verso la Turrite, si cominciavano a vedere alcune luci accese che tremolavano. Volse lo sguardo ai monti: le Panie si stagliavano nitide nel cielo pulito, sentinelle da secoli di quei posti.<\/p>\n\n\n\n<p>Si riemp\u00ec gli occhi di quello spettacolo e poi, piano piano, entro in via dell&#8217;Arco percorrendola lentamente. Non incontr\u00f2 nessuno, nemmeno la Gioliva che solitamente, a quell&#8217;ora, andava al pollaio con il secchio del pane ammollato. Compiuto il giro del paese e ritornata in piazza, si inerpic\u00f2 lungo il sentiero che portava a casa loro, alla casa di Croce di Sotto tanto amata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco la capanna del Luciano, con quei cesti esagerati di gigli di S. Antonio proprio davanti. Il profumo dei fiori la stord\u00ec un poco. Si ferm\u00f2 per riprendere fiato. Fu&nbsp; in quel momento che dalla casa di Federico, pochi metri sopra, usc\u00ec la moglie, Onelia, che durante gli anni della loro permanenza in paese era la sua pi\u00f9 cara amica.<\/p>\n\n\n\n<p>La vide, anche se ormai era quasi buio. \u201cMatilde\u201d, chiam\u00f2, \u201cMatilde, sei proprio tu?\u201d Correndo insieme, le due donne si ritrovarono abbracciate sul sentiero e Matilde riusc\u00ec finalmente a piangere tutte le lacrime che per anni, per pudore, si era portata dentro. Per pudore ed anche per non sentirsi prendere in giro.<\/p>\n\n\n\n<p>Si sedettero, le due amiche, sul lastricato che delimitava l&#8217;aia della casa tenendosi per mano, quasi senza parlare. \u201cVai lass\u00f9?\u201d le chiese Onelia. \u201cTentavo\u201d, rispose Matilde con un filo di voce. \u201cTentavo, ma non so se alla fine ce la far\u00f2\u201d. \u201dNon lo fare, sei stata tanti anni e non sai come gli inglesi hanno tutto rifatto, tutto modificato, tutto ritinto. Dami retta, ora soffriresti ancora di pi\u00f9 a vedere come l&#8217;hanno cambiata! E&#8217; diventata una casa di citt\u00e0, con tre bagni, la piscina, i campi da tennis. E poi, sai, hanno voluto farci anche la strada che arriva davanti casa. E \u201cloro\u201d, qua in paese non si vedono mai, e poi parlano in una maniera che non si capisce niente. Almeno quando c&#8217;eravate voi, che gioia avervi d&#8217;intorno!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde ascoltava, beveva le parole dell&#8217;amica: avrebbe voluto restare ancora e ancora, farsi raccontare tante cose, ma era tropo tardi e doveva fare tanti chilometri per tornare a casa. Si alz\u00f2. \u201cTi prometto che torner\u00f2 presto, ormai ho rotto il ghiaccio, un&#8217;altra volta mi sar\u00e0 pi\u00f9 facile, vedrai\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si abbracciarono ancora con quella promessa di rivedersi presto. Sapevano tutte e due che stavano mentendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde si inoltr\u00f2 per il sentiero; voleva e non voleva vedere la \u201csua\u201d casa. Dove lo stradello cominciava a pianeggiare passando tra calzevote e alte querce e da dove avrebbe potuto vedere la casa, si ferm\u00f2. Il cuore non resisteva, il suo cuore non voleva vedere quello che era stato fatto. Voleva ricordare le cose come lei, come loro le avevano lasciate. \u201cNon ce la faccio\u201d, pens\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>E torn\u00f2 sui suoi passi, correndo quasi gi\u00f9 per il viottolo. In pochi minuti fu nella piazzetta odorosa di tigli. Passando dalla stretta via Marconi (gi\u00e0 perch\u00e8 l&#8217;avevano intitolata a Marconi proprio quass\u00f9 in cima a questi monti? Le altre vie hanno tutti nomi particolari: dell&#8217;Arco, dell&#8217;Arcolaio, del Sole, del Poggione&#8230;&#8230;) evit\u00f2 per un pelo di incontrare una delle Fuzziche, quelle signorine Pieroni che avevano la bottega, l&#8217;emporio ed il posto telefonico pubblico del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Entr\u00f2 in macchina svelta, il cuore le batteva a trecento all&#8217;ora. Perch\u00e9 era tornata? Per quale ragione aveva voluto rivedere quel posto? Il suo cuore le dette la risposta che gi\u00e0 sapeva, che conosceva da sempre. Era il suo paese, anche se non c&#8217;era nata, erano i suoi posti, dove i figli erano cresciuti, dove gli anni pi\u00f9 belli erano scappati via, dove l&#8217;amicizia contava non per quello che uno faceva, ma per quello che uno dava.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;aveva portata la voce del cuore, che aveva voluto vedere ancora una volta quel paese, quella gente. Ma non era pi\u00f9 come prima.<\/p>\n\n\n\n<p>E non sarebbe tornata pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Mise in moto. \u201cDai Gegia\u201d, disse Matilde dando una affettuosa pacca al cruscotto della macchina,\u201d dai, fai un altro sforzo che tra poco siamo a casa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tramonto ormai aveva lasciato spazio alla sera, qualche piccola stella si intravedeva gi\u00e0 nel cupo azzurro del cielo limpido. Dette un&#8217;ultima occhiata. Il susseguirsi dei tornanti e delle curve le imped\u00ec di continuare a vedere il paese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_57314\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57314\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Imbruniva. 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