{"id":5728,"date":"2011-03-30T11:13:03","date_gmt":"2011-03-30T10:13:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5728"},"modified":"2011-03-30T11:13:03","modified_gmt":"2011-03-30T10:13:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-sullimportanza-di-avere-ragione-di-bruno-della-queva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5728","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Sull&#8217;importanza di avere ragione&#8221; di Bruno Della Queva"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><em>Nessuno sceglie mai niente<\/em><\/p>\n<p>Mentre lui si infila le mutande, i jeans e una maglietta nera di cotone, lei resta sdraiata sull\u2019asciugamano, ancora nuda, a fissare la luce del sole che filtra dalle cinque dita della mano destra sollevata in aria; poi cerca di abbracciare il cielo con uno sguardo, alla ricerca di un qualche segnale. Ma il cielo \u00e8 straordinariamente limpido. Vorrebbe imprimere sulla retina questa immagine: un cielo limpido e sgombero, del tutto privo di segnali. Vorrebbe inscriverla nella memoria a lungo termine e conservarla per sempre.<\/p>\n<p>&#8211; Allora, guarda un po\u2019 cosa ho trovato gironzolando di casa in casa \u2013 dice lui tirando fuori dallo zaino una grande tovaglia bianca piegata .<\/p>\n<p>Lei volta la testa di lato, poggia l\u2019avambraccio destro sulla tempia e chiude gli occhi; il goffo entusiasmo\u00a0 di lui la infastidisce, lo trova fuori luogo, grottesco e soprattutto inutile. <em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>\u2013 Wow, una tovaglia \u2013 gli risponde con voce atona e continuando a tenere gli occhi chiusi.<\/p>\n<p>Lui ammutolisce, inspira una grande quantit\u00e0 d\u2019aria dalle narici e la butta fuori dalla bocca, poi inizia a stendere la tovaglia sull\u2019erba secca. Come reagire? Gli sembra di avere solo due possibilit\u00e0: la prima \u00e8 ignorarla: tirare fuori la roba dallo zaino, iniziare a mangiare e restare in silenzio fino alla fine, fino all\u2019ultimo frammento di tempo disponibile; la seconda \u00e8 attaccarla: scaraventare lo zaino in lontananza, aggredirla verbalmente, insultarla, e \u2013 perch\u00e9 no? \u2013 picchiarla; afferrarla per i capelli con una mano, serrarle il polso destro con l\u2019altra e poi trascinarla via da quell\u2019asciugamano e buttarla in mezzo alle sterpaglie. Chi potrebbe dargli torto?<\/p>\n<p>Di nuovo inspira una grande quantit\u00e0 d\u2019aria dalle narici \u2013 E chi potrebbe dare torto a lei? \u2013 pensa mentre le guance si sgonfiano spingendo via l\u2019aria attraverso gli incisivi.<\/p>\n<p>No. Lei ha ragione e io ho torto, ecco tutto. Lei ha tutte le ragioni.<\/p>\n<p>Finisce di stendere la tovaglia sul terreno, ne tira gli angoli; con le due mani ne appiattisce la superficie bianca per eliminare le pieghe. Desidera che tutto sia perfetto, oggi. Lei intanto si \u00e8 sdraiata su un fianco, liberando una striscia di spazio sull\u2019asciugamano. Lo legge come un invito a sedersi l\u00ec, vicino a lei. Lei \u00e8 cos\u00ec: parla col corpo, e col corpo ha lanciato un segnale. Ora sta a lui: sedersi o non sedersi?<\/p>\n<p>&#8211; Togliti i jeans, \u2013 dice quando lo sente avvicinarsi \u2013 non voglio che ti siedi con i jeans sporchi sull\u2019asciugamano.<\/p>\n<p>&#8211; Oh, certo \u2013 risponde lui sollevando la gamba sinistra finch\u00e9 il collo del piede non arriva all\u2019altezza del ginocchio \u2013 non metterei mai a rischio la nostra salute violando le santissime norme dell\u2019igiene \u2013 e si toglie la prima scarpa.<\/p>\n<p>Ora lui \u00e8 seduto, in mutande e maglietta, sul bordo dell\u2019asciugamano; ha le piante dei piedi poggiate sul terreno, anche se non \u00e8 igienico, e le ginocchia all\u2019altezza del petto. Le volta le spalle.<\/p>\n<p>Riavvicinarsi non \u00e8 mai cosa semplice, bisogna saper dosare i silenzi, le parole e i gesti; bisogna saperli comporre.<\/p>\n<p>Il silenzio: il denso silenzio che li separa \u2013 rappresentato dall\u2019immagine delle due schiene, una nuda e una coperta, contrapposte e mute \u2013 crea lo spazio vuoto in cui un gesto pu\u00f2 assumere significato.<\/p>\n<p>Il gesto: lui si sdraia su un fianco facendo aderire il suo petto alla schiena nuda di lei, il suo bacino al bacino nudo di lei, le sue gambe alle gambe nude di lei; le poggia una mano su un fianco, mentre con l\u2019altra si regge la testa.<\/p>\n<p>Le parole: &#8211; Cerchiamo di stare bene per il tempo che ci rimane. Possiamo ancora essere felici, sai? Possiamo ancora scegliere: passare la giornata a deprimerci, compiangerci, strapparci i capelli, pregare Dio o chiss\u00e0 cos\u2019altro; oppure provare a stare bene ancora un po\u2019, prenderci cura l\u2019uno dell\u2019altro. Almeno per oggi. Possiamo scegliere.<\/p>\n<p>&#8211; Non \u00e8 vero \u2013 dice lei &#8211; Noi non scegliamo mai niente &#8211; e mentre gli prende la mano e la fa scivolare dal fianco verso il ventre morbido per poi farla salire fino al seno, e lui sente il suo membro gonfiarsi e indurirsi, e premere attraverso le mutande contro le natiche di lei; mentre lui prova vergogna per un\u2019erezione che giudica assolutamente inopportuna; mentre la vergogna non fa che aumentare l\u2019eccitazione e irrorare altro sangue nei corpi cavernosi del suo pene, costringendolo ad allontanare il bacino; mentre lei spinge indietro il suo di bacino fino a quando lui non sente il pene piegarsi verso il basso e scivolare lungo il solco che le separa le natiche; lui capisce che \u00e8 vero, che lei, ancora una volta, ha ragione: nessuno sceglie mai niente, le cose vanno semplicemente come devono andare.<\/p>\n<p><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>2. <\/em><em>Un quieto senso di soddisfazione<\/em><\/p>\n<p>Nonostante fosse ormai certo che le cose sarebbero andate per il peggio \u2013 e che peggio! \u2013, il professor X, fisico controverso, discusso e discutibile, votato a un roboante sensazionalismo che lo faceva apparire agli occhi dei suoi autorevoli colleghi pi\u00f9 simile a un insetto troppo ronzante e molto fastidioso che non a un loro pari, era al culmine della felicit\u00e0; ed era al culmine della felicit\u00e0 per il solo e semplice fatto che lui, il professor X, lo aveva detto, lo aveva previsto che le cose sarebbero andate per il peggio.<\/p>\n<p>La felicit\u00e0 del professor X, cos\u00ec simile all\u2019estasi del profeta che non si cura tanto del contenuto catastrofico quanto dell\u2019esattezza della propria profezia, aveva alcune conseguenze: la prima era che ogni cosa gli appariva ammantata di una gradevole e limpida sfumatura di azzurro: i calzini color salmone che portava ai piedi quando aveva letto la mail inviatagli da un collega del CERN; le dita ingiallite dal fumo che picchiettavano frenetiche sulla tastiera nel preparare messaggi da spedire alla stampa, ai colleghi, al mondo intero (perch\u00e9 tutti dovevano sapere che lui lo aveva previsto, che lui, il professor X, aveva sempre avuto ragione); il grigio malinconico con cui lui stesso anni prima aveva tinteggiato le pareti spoglie del suo studio;\u00a0 lo smalto bianco del fornello a gas su cui ogni mattina si raccoglievano, stratificandosi in differenti gradazioni di marrone, macchie di caff\u00e8 di forma squisitamente irregolare. S\u00ec, tutto appariva azzurro al professor X.<\/p>\n<p>La seconda conseguenza era un\u2019ipertrofia dell\u2019ego che gli si gonfiava a ritmi tali da fargli immaginare di poter fagocitare la terra molto prima di quanto non avrebbe fatto il buco nero.<\/p>\n<p>Infine, terza conseguenza, lo colse una certa irrequietezza motoria che gli impediva di star fermo nel godere della sventurata precisione dei suoi calcoli, costringendolo a rimbalzare da una parete all\u2019altra del suo studio come quelle macchinine che incontrato un ostacolo non se ne curano, girano di centottanta gradi su se stesse e continuano a disegnare traiettorie rettilinee fino all\u2019esaurimento delle batterie.<\/p>\n<p>Quando gli oggetti tornarono del loro colore, l\u2019ego all\u2019interno dei suoi confini e le gambe a riposo, quando insomma la felicit\u00e0 si consum\u00f2, il professor X lasci\u00f2 scivolare il sedere ossuto sulla seduta di pelle della sua poltroncina da ufficio fino a farlo arrivare sul bordo. Distese la schiena, si sgranch\u00ec le gambe e incroci\u00f2 le dita delle mani sul ventre asciutto. Si chiese cosa provasse. E si rispose. Non aveva paura, non provava terrore, non sentiva rabbia. Tutto il suo sentire era concentrato in un corpo minuscolo e di straordinaria densit\u00e0, nascosto tra le pieghe e le circonvoluzioni dei circuiti cerebrali, e da l\u00ec inviava ad ogni cellula un quieto senso di soddisfazione e nient\u2019altro. Non provava nient\u2019altro.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, le parole della mail, che pure continuavano a scorrergli nella mente come i titoli in sovrimpressione di un programma televisivo guardato per noia, finirono per perdere di significato. D\u2019altra parte niente avrebbe pi\u00f9 avuto significato. Ma quel quieto senso di soddisfazione \u2013 ne era certo \u2013 si sarebbe inscritto nel suo corpo fino al livello pi\u00f9 infimo e sconosciuto della materia, e avrebbe lasciato in questo modo una traccia nell\u2019universo.<\/p>\n<p>E solo questo aveva importanza per il professor X.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5728\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5728\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nessuno sceglie mai niente Mentre lui si infila le mutande, i jeans e una maglietta nera di cotone, lei resta sdraiata sull\u2019asciugamano, ancora nuda, a fissare la luce del sole che filtra dalle cinque dita della mano destra sollevata in aria; 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