{"id":57190,"date":"2025-05-29T19:40:38","date_gmt":"2025-05-29T18:40:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57190"},"modified":"2025-05-29T19:40:39","modified_gmt":"2025-05-29T18:40:39","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-avventura-allestero-di-ignazio-sanna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57190","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Avventura all&#8217;estero&#8221; di Ignazio Sanna"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>I. Daytime<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La giornata andava spegnendosi in un tepore serale particolarmente piacevole. Le luci della citt\u00e0 erano calde, accoglienti, invitanti. E ancora di pi\u00f9 lo erano quelle del locale pubblico, bar, sala giochi, ristorante e albergo, al cui interno si trovava uno spazio vastissimo che dava l\u2019illusione di essere ben lontani dal centro abitato. Di ritorno da una passeggiata nel centro storico entro, bevo qualcosa al bar e mi guardo un po\u2019 intorno. Mi incuriosisce la sala giochi. Varco l\u2019ingresso e mi rendo conto che in realt\u00e0 le sale sono pi\u00f9 di una. Senza un motivo preciso entro in quella del biliardo. \u00c8ancora presto, ci sono pochi giocatori. Noto che non fuma nessuno. Che strano\u2026 Poi vedo un cartello che lo vieta, e mi viene in mente che in questo paese i cittadini rispettano sempre i divieti, con grande senso civico. Ah, se fosse cos\u00ec anche da noi! Comincio a seguire una partita. Ad essere sincero non \u00e8 che capisca proprio tutto di quello che succede, so molto poco delle regole del biliardo. Ma almeno capisco che quello dei due che sta vincendo \u00e8 il tipo alto, grosso, biondo, un tipico esemplare del posto. L\u2019altro \u00e8 molto pi\u00f9 basso (comunque pi\u00f9 alto di me). Ha un fisico magro, e tuttavia muscoloso. Di pelle olivastra, d\u00e0 l\u2019impressione che tutta la sua personalit\u00e0 si riassuma nello sguardo scontroso, che pare posarsi su cose e persone con aria di sfida. Indossa un maglioncino nero leggero, blue jeans stinti e scarpe da tennis il cui logo simula quello di una marca molto alla moda. Nessuno dei due giocatori \u00e8 loquace, parlano il minimo indispensabile per capirsi sul punteggio e poco altro. Ma quel poco che dice il pi\u00f9 scuro dei due mi convince, come gi\u00e0 sospettavo, che non \u00e8 del posto. A un certo punto sbaglia platealmente un colpo e gli sfugge un\u2019imprecazione, \u201c<em>Cunn\u2019e <\/em>mama<em> rua<\/em>!<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u201d. \u2018Oddio, \u00e8 di Cagliari anche lui!\u2019, penso. Faccio per allontanarmi, non avendo nessuna voglia di rischiare un t\u00eate-\u00e0-t\u00eate con un siffatto personaggio, ma \u00e8 troppo tardi. Non appena finisce di formulare la sua esclamazione rivelatrice incrocia il mio sguardo. Forse da come lo guardo si rende conto che ho capito quello che ha detto, ma l\u2019alta probabilit\u00e0 di essere conterranei non serve a stabilire un\u2019intesa. Tutt\u2019altro. Chiss\u00e0, forse ha solo voglia di sfogare il suo malumore con il primo che gli capita a tiro, e utilizza la lingua comune soltanto a questo scopo. \u201c<em>E tui ita \u2018renisi de castiai, facc\u2019e catzu<\/em>!<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u201d, mi apostrofa elegantemente. Resto un attimo di stucco, non me l\u2019aspettavo. In un istante decido che \u00e8 meglio che mi allontani senza rispondergli, anzi senza nemmeno guardarlo. Neanche il tempo di fare un passo che l\u2019amico mi afferra con forza per un braccio e mi fa: \u201c<em>L\u00e0 chi seu narend\u2019a tui, o calloneddu!<\/em><a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u201d Di nuovo, non ho neanche il tempo di pensare che le cose si stanno mettendo decisamente male che il gigante biondo urla seccamente qualcosa nella sua lingua, che anch\u2019io capisco poco, e il mio nuovo amico mi lascia andare lanciandomi un\u2019occhiataccia e tornando alla partita. \u201c<em>Castia, scetti custu ri nau: chi ri torr\u2019a biri innoi funti catzus tuusu!<\/em><a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u201d. Intimorito, sgattaiolo via come un topo appena riuscito a sfuggire alle grinfie del gatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornato in camera mia rifletto sull\u2019accaduto. Come faccio a non farmi vedere pi\u00f9 in giro? Io sto in quest\u2019albergo, ho pagato in anticipo per una settimana e ho con me pochissimi soldi. Non me ne posso andare. E poi questo \u00e8 un bel posto, mi piace, non me ne voglio andare. Alla fine, decido che \u00e8 molto probabile che il tipo, che sicuramente aveva bevuto, abbia soltanto voluto fare un po\u2019 di scena per sfogarsi un po\u2019, e se mi rivede mi lascia perdere, anzi magari neanche mi riconosce. Del resto, non gli ho nemmeno risposto, non ho fatto proprio nulla. A questo punto guardo l\u2019orologio e vedo che \u00e8 gi\u00e0 quasi mezzanotte. L\u2019avventura con l\u2019amico mi ha fatto passare l\u2019appetito, e comunque ormai \u00e8 troppo tardi per cercare qualcosa da mangiare in giro. Pazienza, a letto senza cena. Certo, il bilancio del primo giorno di vacanza non \u00e8 un granch\u00e9. Speriamo che domani vada meglio, anche perch\u00e9 ci vuole proprio poco.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>II. Nighttime<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi ritrovo a vagare per uno stretto labirinto di stradine, che sembrano incrociarsi senza una logica apparente. Qua e l\u00e0 bassi muri di cinta dietro i quali emergono come da una nebbia indistinta degli anonimi caseggiati, talvolta accompagnati da un po\u2019 di verde che li rende meno grigi. Pi\u00f9 avanti i muri si fanno pi\u00f9 alti e non si vede altro. La luce \u00e8 incerta, al punto che non capisco se sia notte o giorno, l\u2019alba o il tramonto. Sto per raggiungere un gruppo di persone. Mi lanciano uno sguardo ostile, ma quando passo oltre mi ignorano. Continuo a camminare senza una meta. Il dedalo di viuzze sembra riconoscermi come un elemento familiare. Non cos\u00ec i suoi abitanti. Eccone altri laggi\u00f9, emergere da una macchia buia. Uno di loro mi fissa e mi viene incontro, altri lo seguono. Mi accorgo che ha un bastone in mano, eppure non ne sono spaventato. Non so come ma arriviamo insieme a una svolta, da una via lunga e stretta a una ancora pi\u00f9 stretta. In quello stesso istante sembra perdere ogni interesse nei miei confronti, e lui e i suoi proseguono per i fatti loro senza degnarmi di uno sguardo, inseguendo chiss\u00e0 quale altro nemico, vero o presunto. Continuo a camminare, tra vecchie auto parcheggiate, alcune ormai solo carcasse spolpate. In lontananza un campo di sterpaglie, che sembra piuttosto una discarica in disuso. All\u2019improvviso un suono fastidioso mi ferisce le orecchie. \u00c8 la sveglia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>III. Daytime<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La mattina dopo l\u2019incidente \u00e8 quasi dimenticato. Nella sala da pranzo dell\u2019albergo mi aspetta una colazione pantagruelica. Dovessi vivere qui per il resto della mia vita non riuscirei mai ad abituarmi a mangiare tutta questa roba la mattina. Lasciando intatta la quasi totalit\u00e0 del cibo esco e vado a visitare un museo. Ho sempre desiderato vedere dal vero le opere di un maestro come Edvard Munch. La sua Madonna, il suo Vampiro, e soprattutto L\u2019Urlo, divenuto l\u2019icona di un tempo in cui l\u2019orrore della guerra e delle violenze insensate ormai risparmiano pochi luoghi al mondo. Mentre osservo quel volto angosciato su un ponte di legno, il cui ambiente stesso, mare e cielo, sono trasfigurati in un insieme di pennellate multicolori, vengo riportato al presente da una voce a fianco a me. \u201c<em>Are you Italian<\/em>?\u201d Il primo impulso \u00e8 rispondere di no, ma le parole mi muoiono in gola quando il mio sguardo si fissa su un paio d\u2019occhi verdemare che mi colgono di sorpresa. Subito dopo mi dico che tanto vale rispondere di s\u00ec, dal momento che tanto l\u2019ha gi\u00e0 capito. Un po\u2019 in inglese e un po\u2019 in italiano mi racconta di essere una studentessa di storia dell\u2019arte, appena di ritorno a casa da un anno trascorso a studiare a Firenze. Per un po\u2019 mi parla di Giotto, Michelangelo, Brunelleschi, e di quant\u2019\u00e8 bella l\u2019arte italiana. Poi capisce che la mia conoscenza della materia \u00e8 molto limitata, e allora cambia argomento e mi chiede che ci faccio l\u00ec, in un museo. Le spiego che sono in vacanza e che ho voluto approfittare dell\u2019opportunit\u00e0 di vedere da vicino le opere di Munch, che mi hanno sempre colpito. Penso che mi sarebbe piaciuto conoscerla meglio, ma prevedendo che mi avrebbe scambiato per il solito italiano in cerca di avventure facili ci rinuncio, anche se a malincuore. Ma ecco che, quasi indovinando i miei pensieri, mi chiede se voglio farle compagnia a pranzo. Felice dell\u2019invito accetto, e finiamo per mangiare un kebab presso un chioschetto poco distante. E siccome una cosa tira l&#8217;altra, parlando&nbsp;parlando ci infiliamo in uno dei tanti bellissimi parchi della citt\u00e0, dove trascorriamo il resto della giornata. Al momento della chiusura lei mi saluta regalandomi un sorriso stupendo, e io mi avvio verso l\u2019albergo tutto felice. Mi sento proprio come un adolescente innamorato. Ma a un tratto, mentre sto gi\u00e0 per entrare nella hall, mi fermo all\u2019improvviso. Come una doccia fredda. Che stupido! Non solo non le ho chiesto come si chiama \u2013 ma si pu\u00f2 essere pi\u00f9 stupidi? Non le ho nemmeno chiesto se avremmo potuto rivederci. E va bene, pazienza. Posso sempre tornare al museo domani, sperando di trovarla di nuovo l\u00ec. Questo pensiero mi consola, e dopo aver mangiato qualcosa vado a dormire tutto speranzoso, pronto a sognare un bel paio d\u2019occhi verdi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IV.Nighttime<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono sdraiato, il corpo rilassato. Un brusio mi riporta alla realt\u00e0. Mi accorgo con stupore che accanto a me, nel letto, c\u2019\u00e8 un corpo di donna. I suoi piedi sono all\u2019altezza della mia testa. Guardo dalla parte della sua testa, e vedo che scrive, o forse disegna. Assolutamente tranquilla, come se quello fosse il suo posto naturale. Eppure non la riconosco, non so chi sia. O meglio, ha qualcosa di familiare ma non riesco proprio a darle un nome, anche perch\u00e9 il volto \u00e8 nascosto, vedo solo i suoi corti capelli che le coprono la nuca. Passato lo stupore iniziale mi rendo conto che non potrei stare meglio di cos\u00ec, anch\u2019io mi sento come se fosse del tutto naturale essere l\u00ec, accanto a lei. Non c\u2019\u00e8 contatto fisico, solo vicinanza, ma mi sento come se io e lei fossimo una cosa sola. E mi piace. Non capisco perch\u00e9 sia cos\u00ec, ma mi piace, mi fa stare bene. Ma non siamo soli. Il brusio che mi ha svegliato proviene da altri letti che si trovano accanto al nostro, disposti a formare una serie di cerchi concentrici all\u2019interno di una stanza talmente enorme che non ne vedo i limiti. Una stanza apparentemente infinita. \u00c8 una contraddizione logica evidente, eppure per me \u00e8 una cosa naturale, non me ne stupisco. Anche gli altri, quelli che riesco a vedere, sembrano disposti come me e la mia compagna. Se non mi sembrasse una sciocchezza direi che siamo dentro una camerata di una caserma in Paradiso, il regno della luce. Ed ecco infatti che una luce comincia pian piano a penetrare nell\u2019ambiente. Diventa sempre pi\u00f9 forte finch\u00e9 apro gli occhi e mi rendo conto che una nuova giornata sta iniziando.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>V. Daytime<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019indomani, affrontata la colazione con lo stomaco ancora pi\u00f9 chiuso della mattina precedente, mi precipito al museo. Ma di Occhi Verdi neanche l\u2019ombra. Peccato, mi dico, un vero peccato. Deluso dal mancato incontro la giornata prosegue con la visita a un altro museo e una capatina al parco di ieri, non si sa mai. Nulla. Tante belle ragazze, questo s\u00ec, ma di Occhi Verdi nessuna traccia. Allora, con un filo di rassegnazione, a fine serata si torna all\u2019albergo. Attraverso la strada immerso in uno sfavillio multicolore di luci: i fari delle auto, l\u2019illuminazione stradale, le vetrine colorate e le insegne lampeggianti. Sono meravigliato dallo stato d\u2019animo che si \u00e8 impadronito di me. \u00c8 una strana sensazione, come a met\u00e0 tra un sentimento languoroso di nostalgia senza nome e una sorta di incanto psichedelico. Mi sembra perfino che il tempo abbia rallentato la sua corsa, percepisco le luci come qualcosa di vivo, viaggiatori lanciati nello spazio siderale, che vanno in tutte le direzioni a illuminare ogni angolo dell\u2019universo. A un tratto, bruscamente, il mio fantasticare viene interrotto da qualcosa che proprio non mi aspettavo. Sul lato opposto della strada vedo passare Occhi Verdi. Incapace di articolare parola agito le braccia cercando di richiamare la sua attenzione, ma proprio non sembra avermi visto. Attraverso la strada col cuore in gola, non senza qualche rischio, e mi fiondo verso di lei, che gi\u00e0 sta per girare l\u2019angolo e sparire. Ma non appena metto piede sul marciapiede opposto mi trovo davanti l\u2019amico, vestito esattamente come l\u2019altro giorno, stesso sguardo e stesso atteggiamento. \u201c<em>O, ma intz\u00e0 ses calloni diarerius!<\/em><a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u201d La sua voce sgraziata e aggressiva mi colpisce come uno schiaffo. Resto interdetto, lo fisso inebetito, incapace di manifestare un pensiero che sia uno. L\u2019unica cosa che si fa strada in me, a sostituire la sorpresa, \u00e8 una strisciante sensazione di paura, che cresce lentamente fino a dominare tutta la mia persona. L\u2019amico se ne accorge, e gli fa l\u2019effetto che fa il sangue ai cani che inseguono le lepri ferite in una battuta di caccia. Con un sorriso maligno fa partire un destro al volto. Prima ancora che possa rendermene conto il gigante biondo, che evidentemente era gi\u00e0 l\u00ec, come invisibile ai miei occhi, gli blocca il braccio e lo stringe in una morsa, fino a costringerlo a inginocchiarsi a terra. Vedo che accanto a lui ci sono altri due tipi che hanno tutta l\u2019aria di essere l\u00ec a fargli da angeli custodi, due autentiche guardie del corpo. Il gigante tira fuori un pistolone enorme, almeno nella mia percezione, incurante del traffico e dei passanti, e dice qualcosa al mio amico. Ancora pi\u00f9 stupefatto, lo vedo addirittura piangere e tirare fuori qualcosa da una tasca. Si direbbe droga, forse cocaina. Capisco che sono capitato nel bel mezzo di un regolamento di conti tra spacciatori. Tutt\u2019a un tratto vedo una fiammata uscire dal pistolone, e l\u2019amico afflosciarsi come un sacco vuoto. Nello stesso istante incrocio il suo sguardo, uno sguardo che non credo che potr\u00f2 dimenticare tanto facilmente. Sembrava uno strano miscuglio di rabbia, stupore e addirittura vergogna, come se pensasse di avere fatto una brutta figura davanti a un essere tanto insignificante come me. Nel frattempo, il gigante biondo e i suoi uomini sono scomparsi, e realizzo che il loro sguardo non mi ha mai sfiorato, nemmeno per un secondo. Infine, accennando un sorriso, mi meraviglio dello stupido pensiero che sto formulando: sto cercando di ricordare se l\u2019Arcangelo Michele avesse le fattezze di un gigante biondo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> \u201cPer l\u2019organo genitale di tua madre!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> \u201cE tu cos\u2019hai da guardare, faccia di organo genitale maschile!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> \u201cGuarda che dico a te, piccolo testicolo!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> \u201cGuarda, ti dico soltanto questo: se ti vedo di nuovo qui sono organi genitali maschili tuoi!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> \u201cAh, ma allora sei proprio un testicolo!\u201d<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><a id=\"_msocom_1\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_msocom_2\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_57190\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57190\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I. 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