{"id":57186,"date":"2025-05-28T10:19:42","date_gmt":"2025-05-28T09:19:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57186"},"modified":"2025-05-28T10:19:44","modified_gmt":"2025-05-28T09:19:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-fierro-di-isabella-santarelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57186","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Fierro&#8221; di Isabella Santarelli"},"content":{"rendered":"\n<p>Alle otto sento squillare il telefono ma in reception non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Buonasera, cerco la dottoressa Lusia Fierro\u2026 ah \u00e8 lei? Scusi, non l\u2019avevo riconosciuta. La chiamo per informarla che mio marito \u00e8 deceduto stasera. Pu\u00f2 venire a prenderlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiude. Resto l\u00ec per un attimo, poi riattacco.<\/p>\n\n\n\n<p>Devo finire il giro, preparare le terapie per domattina e chiudere alcune note per una pubblicazione. E comunque non posso uscire finch\u00e9 il collega non arriva. Inoltre, Erri e sua moglie abitano a due isolati da qui, quindi non c\u2019\u00e8 alcun bisogno che corra.<\/p>\n\n\n\n<p>La frase mi rimane in testa. Deceduto. Mio marito \u00e8 deceduto stasera. Un estraneo decede. Un marito no. Un marito si spegne, ci lascia, vola in cielo. Ma non decede.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriva il collega. Gli passo le cartelle cliniche, lo aggiorno. Me ne posso andare.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori le strisce pedonali brillano di pioggerellina. Come sempre, niente ombrello. Li odio, ti occupano le mani e non puoi usarle per nient\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Erri \u00e8 morto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi va di guidare. Vado a piedi. Sono solo due gocce. Ho bisogno d\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Erri non sentir\u00e0 pi\u00f9 la pioggia sulla pelle.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u2019\u00e8 questo sapore acido?<\/p>\n\n\n\n<p>Il corpo lo sa prima di me. Mi piego. La bocca si riempie di saliva, una bava densa, che mi serra la gola. Cerco di deglutire ma non ci riesco.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi arriva.<\/p>\n\n\n\n<p>Una contrazione profonda, che mi spezza il diaframma.<\/p>\n\n\n\n<p>Un primo conato. Poi un secondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sapore aspro mi invade la bocca. Gli occhi lacrimano. I brividi sono quelli della nausea.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi tengo alla siepe con una mano, l\u2019altra me la affondo nell\u2019addome, come se potessi calmarlo da fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>Voglio solo sparire. Sotto le coperte. Dormire. Non esserci.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma devo andare a prenderlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando arrivo nel cortile del palazzo, mi faccio largo tra persone che non conosco. Devono essere parenti o amici di famiglia, accorsi qui dopo avere ricevuto la notizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno spilungone con baffi folti e una coppola in testa si scansa per lasciarmi passare, mentre un\u2019anziana donna, irrobustita da un grosso palt\u00f2 color carbone, tiene in braccio un bel gatto tigrato che, per non cadere, affonda le unghie sulla sua spalla. Passandole accanto, per un istante, sento le fusa.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00ec dentro, da qualche parte nella casa in cui sto per entrare, c\u2019\u00e8 lui. Sto per vederlo. Prefiguro il suo volto nella mia testa ma la sua immagine mi sfugge. La vedo sfocata, con i contorni mobili, come si vedono le cose quando apri gli occhi sott\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre avanzo, ogni dettaglio di queste scale mi si imprime in testa con una nitidezza spietata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo gradino \u00e8 spezzato in diagonale, verso il bordo. Chi sale si stringe a sinistra, sfiorando la parete, per evitare la crepa. A forza di passi, vedo un solco scavarsi lungo la scala: sempre lo stesso punto evitato, sempre lo stesso gesto.<\/p>\n\n\n\n<p>Una cicca, schiacciata di traverso, esala l\u2019ultimo fiato. Un tizio calvo, con vistosi occhiali dalla montatura in oro, mi urta la spalla scendendo e si scusa senza guardarmi. Colgo il suo riflesso nel vetro dell\u2019estintore. E poi ci vedo me. Deforme. Grigia. Un cranio con la mia pelle cucita male sopra.<\/p>\n\n\n\n<p>Le scale mi si oppongono con ferocia. A ogni gradino, le caviglie affondano in una sabbia vischiosa e il corpo lotta contro qualcosa di perverso e invisibile. Le ginocchia dolgono, cedono, si svitano in silenzio, fragili come quelle di una bambola, lasciandomi disarticolata e ansimante. Mi piego in avanti, arranco respirando avidamente, mentre le narici si riempiono di polvere e cera. Striscio. Raschio i muri con la faccia, la graniglia dell\u2019intonaco mi scortica la pelle e il dolore mi scuote, ricordandomi perch\u00e9 sono qui.<\/p>\n\n\n\n<p>La porta \u00e8 aperta. L\u2019ingresso e il pianerottolo si confondono in un solo spazio attraversato da passi, pianti sommessi e strofinii di fiammiferi. Entrando, mi avvolge un\u2019aria tiepida e viziata, con note confuse di fiori e t\u00e8 caldo.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno esce, intruppando maldestramente nell\u2019attaccapanni, che vacilla pieno di soprabiti scuri. Due donne anziane bisbigliano in un angolo del soggiorno tormentandosi le collane. Una teiera gorgoglia. Un telefono squilla da qualche parte e una mano lo zittisce in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Povero Erri, cos\u00ec giovane, \u2013 dice qualcuno in corridoio. \u2013 Guarda, sembra che dorma, \u00e8 affascinante anche da morto.<\/p>\n\n\n\n<p>Frasi fatte. Serro i denti. Trattengo a stento lo sdegno nei confronti di tutti quelli che mi sono intorno e cerco la stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi faccio largo tra i corpi vivi di questi sconosciuti nuotando. Mi piego, mi fletto, sinuosa. Attraverso la folla cercando di non toccare nessuno. E di non essere toccata.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando mi affaccio alla camera ardente, alcune donne dai capelli bianchi stanno ancora organizzando la veglia. Si scambiano occhiate segrete e si accordano su cosa fare con gesti d\u2019intesa, pur di non rompere il silenzio. Sul com\u00f2 ci sono tazzine sporche e posaceneri colmi di cicche. Una mosca risale il bordo di un bicchiere sporco di rossetto, abbandonato vicino alla specchiera. Chi viene a una veglia col rossetto?<\/p>\n\n\n\n<p>Eccola l\u00e0. La schifosa. Dev\u2019essere lei, la bionda truccata che si apre il passaggio con le spalle, come se fosse a un vernissage.<\/p>\n\n\n\n<p>Le donne, intanto, continuano a muoversi intorno al corpo immobile, benedetto, sacro di lui. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;hanno gi\u00e0 vestito. Abito blu, elegante. Una sistema il cuscino. Un\u2019altra gli allaccia le scarpe. La postura \u00e8 composta, le mani giunte sull\u2019addome, nella santit\u00e0 insopportabile della morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Resto appoggiata allo stipite. Non entro. Non oso violare lo spazio sacro della sua camera da letto. Non riesco a immergermi nell&#8217;oceano sterminato di questa stanza, muta, plumbea, interamente sua, dalla quale emerge uno Stige nero e fangoso che mi trattiene alla sua periferia.<\/p>\n\n\n\n<p>Osservo le sue dita. Affusolate, belle. Dita seducenti che, sfiorandomi per caso, mi stordirono. Un turbamento atroce e delizioso insieme. Una febbre improvvisa. Un trasalimento che mi lasci\u00f2 muta, svuotata di ogni altro pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio sguardo sale con cautela. Non voglio vedere il suo viso. Sto esplorando tutt\u2019intorno l\u2019intera estensione della sua testa, senza che i miei occhi precipitino negli ultimi, sedicenti angoli di quel volto senza pi\u00f9 anima.<\/p>\n\n\n\n<p>La morte ha cancellato la vena sul collo che quella notte pulsava furiosa. Quando piomb\u00f2 in clinica, quando il respiro affannoso che lo scosse lo immaginai su di me, quando i suoi occhi bruni, carichi di franca arditezza, mi raggiunsero fissandosi nei miei e vi versarono una gratificazione esilarante. Un desiderio dissennato di baciare ed essere vinta, un anelito cieco di perdermi in lui, di partecipare a forme eterne, di pietrificarmi in venerazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora giace. E il letto \u00e8 un altare nero che mi sovrasta. Il suo corpo, offerto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutt\u2019intorno a lui, le sue sentinelle si danno un gran daffare e mi scrutano furtivamente con disprezzo. Accostarmi non oso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Dottoressa, grazie di essere venuta subito \u2013 sua moglie \u00e8 ora accanto a me e mi stringe la mano. La presa \u00e8 forte, risoluta. Mi guarda negli occhi mentre mi parla. Io, invece, cerco di evitarli.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 So cosa pensa. \u00c8 appena morto e io gi\u00e0 me ne disfo. Non \u00e8 cos\u00ec. Vuole un t\u00e8? Ne ho fatto una caraffa per gli ospiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Non colgo neanche una crepa nella sua voce. Sembra stia dando indicazioni per un catering.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Lusia, vero? Non le spiace se le do del tu? So che mio marito ti era molto affezionato. Raccontava a tutti di come lo avevi salvato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 \u00c8 il mio lavoro. Ci mancherebbe signora \u2013 rispondo algida, mentre fingo di adattarmi a un mondo in cui Erri non esiste pi\u00f9. Un mondo che stento a riconoscere, dove la terra \u00e8 stata inghiottita dagli oceani, dove le costellazioni si sono capovolte tutte, dove ogni bussola \u00e8 impazzita perch\u00e9 non esiste pi\u00f9 orizzonte, e persino il colore della luce non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre quel corpo sfigurato giace, il profumo di iris comincia a cedere il passo alla puzza di carogna. Sto aspettando che quegli occhi ardenti, ora opachi e annegati sotto le palpebre semichiuse, si svuotino nelle orbite. Aspetto che nel collo, nudo sotto il colletto bianco, si facciano largo i vermi. Putridi. Inviolabili. Che le labbra, calde di baci che non ho mai avuto, diventino blu. Che la dentatura si scopra, devastandole. Che quel volto d\u2019angelo si gonfi di una burrasca sempre pi\u00f9 grigia e che un liquido nero gli coli dalla bocca.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Lusia, io non so come fare con lui. \u00c8 nascosto sotto il tavolo della cucina e non mangia da ieri. Io non ho dimestichezza. Non posso pensare anche a lui adesso. Ho troppe cose da sbrigare, l\u2019atto notorio, la banca\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Di tutto quello che dice, ascolto solo l\u2019indispensabile: Fierro \u00e8 in cucina nascosto sotto il tavolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso la casa. Dalla camera da letto al tinello schivo gli sguardi di diverse cariatidi che mi salutano con cenni del capo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Buonasera dottoressa, \u2013 mi dice una. Alzo lo sguardo, riconosco l\u2019odiosa stola di pelliccia di una mia paziente. O meglio, il suo gatto \u00e8 un mio paziente.<\/p>\n\n\n\n<p>Trovo Fierro accovacciato sotto il tavolo. Piccolo come uno scricciolo, nonostante i suoi quaranta chili. Lo chiamo piano. Lui si volta verso di me, apre la bocca e muove la coda. Ha riconosciuto la mia voce.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 C\u2019\u00e8 qualcuno in turno? C\u2019\u00e8 nessuno! Aiuto!<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Non gridi, per favore, spaventa tutti gli animali ricoverati. Che succede?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Presto dottoressa! Ho investito un cane! Ce l\u2019ho in macchina! Lo so che non andava mosso, ma che facevo? Lo lasciavo in mezzo alla strada a farsi schiacciare dalle auto?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Deve aiutarmi a caricarlo su questa coperta, la useremo come barella, se la sente?<\/p>\n\n\n\n<p>Fierro, vieni. Esci da sotto il tavolo. \u00c8 ancora il guinzaglio che ti ho regalato? Erri non l\u2019ha mai cambiato. Non puntarti. Vieni, da bravo. Va tutto bene. Ti accarezzo la testona. Siamo io e te, adesso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Da piccolo avevo un cane simile, sa? Un gigante bianco, era un cane pastore. Non me lo perdonerei se non ce la facesse. \u00c8 colpa mia. Non ho frenato in tempo. Pensavo di evitarlo, e invece\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Ha il bacino fratturato e dovremo amputargli una zampa, ma non ha riportato lesioni agli organi interni. Ce la far\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Grazie dottoressa. Se lo salva, lo porto a casa con me. Forse era il destino, non crede? Chi l\u2019avrebbe mai detto, ho un cane!<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Dovr\u00e0 fare riabilitazione. \u00c9 pesante e dovr\u00e0 cavarsela su tre zampe. Vuol dire che dovr\u00e0 stare a dieta per limitare il peso. Se la sente davvero di adottarlo? Ne \u00e8 certo?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Si, Lusia Fierro. Ho letto il suo nome sul camice. Lo adotto. Lo porter\u00f2 al parco qui dietro. Abito a due isolati, \u00e8 vicino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Bene, preparo i documenti di pre-affido allora. Sa gi\u00e0 come lo chiamer\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Eh?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Dico che per l\u2019adozione ci vuole un nome<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Giusto, scusi. Vorrei chiamarlo Fierro. Mi \u00e8 rimasto in testa da quando ho letto il suo nome. Sono sfacciato se le chiedo di venire con noi, una volta? Io sono Erri. E lei\u2026 \u00e8 la dottoressa che ha salvato il mio cane. E anche me.<\/p>\n\n\n\n<p>Fierro si lascia mettere la pettorina senza fare una mossa. Aggancio il guinzaglio, mi segue docile. Voglio guadagnare la porta senza voltarmi, senza salutare nessuno. Ma lui tira verso la camera ardente. Vuole andare da Erri un\u2019ultima volta. Non posso oppormi.<\/p>\n\n\n\n<p>Con dignit\u00e0 solenne, punta il naso verso l\u2019alto. Annusa.<\/p>\n\n\n\n<p>Annusa soltanto. L\u2019odore gli basta. Gli dice tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ancora non lo avverto, ma lui s\u00ec. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto il borotalco umidiccio che gli gettate sulla pelle, tutte le lozioni, i fiori di cui lo circondate, tutti i rosari che sgranate per trattenere lo scempio al di l\u00e0 di questo talamo, non serviranno ancora a lungo a frenare quell\u2019odore di frutta marcia, di pustole violacee, di sangue rappreso, che Fierro avverte gi\u00e0 affacciarsi nell\u2019aria, prima di tutti noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbaia.<\/p>\n\n\n\n<p>Una voce roca, grave, sporca, piena di recriminazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Erri rideva \u2013 Ha voglia di correre!<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Piano! Ricordati che ha solo tre zampe, non lo sforzare!<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Ma non vedi che gi\u00e0 corre? Guardalo!<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_57186\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57186\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alle otto sento squillare il telefono ma in reception non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno. \u2013 Buonasera, cerco la dottoressa Lusia Fierro\u2026 ah \u00e8 lei? 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