{"id":57184,"date":"2025-05-27T17:58:28","date_gmt":"2025-05-27T16:58:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57184"},"modified":"2025-05-27T17:58:30","modified_gmt":"2025-05-27T16:58:30","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-sono-seduta-alla-mia-scrivania-di-claudia-marina-lanzidei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57184","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Sono seduta alla mia scrivania&#8221; di Claudia Marina Lanzidei"},"content":{"rendered":"\n<p>Sono seduta alla mia scrivania. Vorrei scrivere, ma non ci riesco, il foglio bianco, luminoso, segnato qui e l\u00ec dalla sporcizia e dalle ditate accumulatesi sullo schermo. E poi quella stanghetta nera che compare a intermittenza. \u00c8 sottile, ma richiama l\u2019attenzione su di s\u00e9, quasi a volermi ricordare, in maniera sempre pi\u00f9 urgente e ticchettante, della mia inedia, della mia mancanza di fantasia, dei miei labirinti mentali che non portano a nulla. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c8 solo un racconto\u201d, stavo pensando poco fa, mentre passavo l\u2019aspirapolvere. \u201cQuanti racconti sono stati scritti, ce la posso fare anche io\u201d, avevo cercato di pennellare i miei pensieri su uno sfondo colorato, positivo, prevedendo quello che sarebbe successo dopo, cio\u00e8 adesso, e cercando di scongiurarlo. D\u2019altronde, poi, perch\u00e9 mai stavo pulendo la casa, invece di cimentarmi gi\u00e0 nell\u2019impresa di scrivere? La nobile arte di rimandare, di procrastinare, ecco in cosa sono veramente una maestra. In ogni caso, a un certo punto \u00e8 arrivato il momento in cui mi sono decisa, e il mio braccio \u2013 il lavoro coordinato delle articolazioni e dei muscoli della spalla, bicipite, tricipite, e polso, nonch\u00e9 le falangi, e i polpastrelli di tutte e cinque le dita \u2013 \u00e8 riuscito a sollevare il pesantissimo schermo del computer portatile, molto pi\u00f9 pesante degli arnesi di pulizia che stavo maneggiando poco prima. Eccomi qua, dunque, accomodata in uno spazio organizzato, pulito \u2013 quello di certo \u2013, accogliente, degno di una penna di successo. Certo, manca una finestra aperta sul blu, un terrazzino con fiori color pastello, una lieve brezza marina che accarezza le storie, i pensieri e le mani che scrivono agili e ispirate. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma a parte questo, chi dice che a questa poltrona di velluto verde, appoggiata a questa scrivania di legno massello scurita dal tempo, accarezzata dalle luci calde e sincroniche di questa lampada da scrivania, di vetro anch\u2019esso verde, in pendant con la poltrona, e dell\u2019altra lampada ai cristalli di sale rosa, non possa essere seduta una Isabelle Allende o un Gabriel Garcia M\u00e1rquez? Ce li vedo proprio, come ce ne vedo anche altri, di scrittori di successo seduti qui a creare meraviglie, in vestaglia, i piedi infilati in morbide pantofole appoggiate sul soffice tappeto che copre un pezzo del vecchio ma elegante parquet. Se ci fosse seduto qualcuno di loro, qui, questo posto troverebbe il suo senso, la sua realizzazione. Ma si d\u00e0 il caso che ci sia seduta io, a questa scrivania, e che il vuoto, pienissimo, che ho dentro si trasmetta non solo su questo quadrato di luce bianco che ho davanti alla faccia, ma anche sul resto delle cose che con amore e speranza ho pensato divenissero la cornice della mia ispirazione. E invece, la tranquillit\u00e0 che questo posto mi trasmette, esattamente il risultato che avevo sperato quando me l\u2019ero solo immaginato, \u00e8 farlocca, \u00e8 una finzione che non mi porta da nessuna parte.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo attimi, minuti, forse quarti d\u2019ora, di titubanza, in cui le mie azioni si alternano tra il guardare sconsolata il foglio bianco e, altrettanto sconsolata, mettere a fuoco le cuticole e reciderle coi denti dai contorni delle unghie, decido comunque di provarci. Penso che alla fine il foglio bianco \u00e8 un clich\u00e9, una minaccia per tutti gli scrittori, un aspetto cos\u00ec banale che non merita neanche queste righe che gli sto dedicando. Ma mi dico: \u201cdai, provaci, inizia a buttare gi\u00f9 qualche frase, e il resto verr\u00e0 da s\u00e9\u201d. E allora inizio davvero, immagino una scena e provo a descriverla, richiamando alla mente sensazioni vissute, che poi \u00e8 l\u2019unica maniera in cui mi riesce di dare forma alle frasi, basarmi su qualcosa che ho gi\u00e0 visto, che conosco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8230; Sono a casa mia, nel mio letto. Da ieri sono ufficialmente sola qui. Sto bene, sono nella mia tana, fresca e leggermente profumata di cannella. Mi arrivano ovattatissimi rumori di vicini vari che mi danno l\u2019idea di essere circondata di vita umana, domestica, crepuscolare. Apprezzo la loro presenza, non perch\u00e9 mi facciano sentire meno sola, ma piuttosto perch\u00e9 ricamano, in lontananza, i confini della mia solitudine, facendomi percepire che sono in questa citt\u00e0 semi-distrutta ma meravigliosa chiamata Habana. Mi sento come una Raperonzolo che non si mostra, che rimane chiusa nella sua torre a dar sfogo ai suoi pensieri, o forse a cercare la sua pace interiore. Le luci soffuse, calde e tremolanti delle candele si sposerebbero bene con della musica jazz a basso volume, ma cos\u00ec perderei troppo il contatto con la realt\u00e0, con le esistenze affaticate che mi circondano, che non ho mai visto ma delle quali distinguo oramai rumori ricorrenti che associo alle diverse tonalit\u00e0 dei ritagli di luce che colpiscono le mie finestre&#8230;&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Beh, bello, penso, rileggendomi. Non sono poi cos\u00ec male, d\u2019altronde. Mi faccio un po\u2019 di coraggio. E adesso, cosa fa questa tizia, che poi sarei io, no? Che le faccio fare di interessante? Ah, boh&#8230; Distolgo lo sguardo dallo schermo, e lo faccio piroettare incerto per la stanza, le iridi leggermente all\u2019ins\u00f9, come a cercare un orizzonte che non c\u2019\u00e8. S\u00ec, ci sono le pareti color pesca intorno a me, qualche quadretto da me stessa posizionato in punti che mi sembravano panoramici, che potessero donare un tocco artistico, intellettuale, a quello spazio vitale imbastito a mia immagine e somiglianza. La composizione in effetti \u00e8 graziosa, ma dov\u2019\u00e8 l\u2019odore di salsedine, dove sono i rumori dell\u2019Avana che sto cercando di imprimere su quella riproduzione virtuale della carta, su quel quadrato di luce che non \u00e8 pi\u00f9 di un bianco immacolato, ma neanche abbastanza fittamente scritto da suscitare in me qualche tipo di soddisfazione? Dopo essermi ciucciata a dovere l\u2019unghia del pollice sinistro, guardo di nuovo lo schermo, svuoto la mente, e preparo le dita a picchiettare sui tasti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8230;A parte quelli emessi dai miei vicini \u2013 la sigla del telegiornale o della Novela, il telefono fisso che squilla, la finestra del terrazzo che si apre, una tromba malinconica, qualche conversazione pi\u00f9 o meno vivace \u2013 che sono i suoni che riesco a sentire meglio dalla mia stanza, adoro i rumori della strada. Ce ne sono tantissimi di giorno, e Cayo Hueso sembra un\u2019orchestra volutamente scoordinata. Poi piano piano, di pari passo con il diradarsi della luce, si fanno meno audaci, meno fragorosi, lasciano il posto ad altri, come a scandire il trascorrere della giornata. Finch\u00e9 non svaniscono quasi, e non rimane che qualche miagolio, qualche rombo di motore in lontananza, a volte il vento, e poi i rumori dei vicini che mi cullano. Non ho mai pensato di elencarli su un foglio, i rumori dell\u2019Avana, ma forse un foglio solo non mi basterebbe. Dovrei provarci una volta. Ho imparato che purtroppo, per quanto nitide possano essere le proprie percezioni in un dato momento, ci\u00f2 che non si scrive si dimentica facilmente. E non vorrei che di questi rumori rimanesse solo una nebulosa di chiasso poetico ma maleodorante, quando sar\u00f2 andata via di qui&#8230;&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi fermo, rileggo, e di nuovo sono attraversata da lievi scariche di soddisfazione. Forse mia madre ha ragione, non me la cavo male con la scrittura. Per\u00f2 sto procrastinando ancora, manca l\u2019azione, cosa diavolo le faccio fare a questa tizia, non potr\u00e0 starsene chiusa in casa tutto il giorno. Se comincio adesso l\u2019elenco dei rumori, mi infilo in un vicolo ceco. Mi sforzo di immaginare, qualcuno potrebbe bussarle alla porta, magari un bel ragazzo. E poi? Oppure \u00e8 lei che potrebbe uscire, mischiarsi tra i suoni colorati e decadenti della citt\u00e0, e incontrare qualcuno. Ma chi? Un mulatto caliente e dallo sguardo profondo e il sorriso ingannevolmente rassicurante? Oppure una signora di mezza et\u00e0 con le treccine e dei fili di perline attorno al collo che le sveli qualcosa di premonitorio sulla sua vita? Oppure un vecchietto che vende erbe medicinali per la strada e le dica, in tre frasi, qualche illuminante verit\u00e0 sul socialismo cubano? \u201cQuanta banalit\u00e0\u201d, mi viene da pensare, nessuna di queste ipotesi sembra portarmi a nulla di originale, o meglio, ho come l\u2019impressione che nel tentativo di descrivere qualcosa di possibilmente reale, ne stia distorcendo il contenuto fino a renderlo falso, inautentico. \u201cChe poi, qual \u00e8 il messaggio?\u201d mi chiedo, di cosa diamine voglio scrivere, a chi mi rivolgo? Come posso essere tanto presuntuosa da pensare che io, l\u2019ultima arrivata, possa scrivere qualcosa sulla vita di persone di cui non conosco le sofferenze, i sogni, le illusioni, ma di cui ho ascoltato solo rumori quotidiani attutiti dalle pareti e dalle finestre senza vetri, e dei quali ora, peraltro, ricordo ben poco?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse, se questa stanzetta tanto accogliente, abbinata, pulita e profumata avesse una finestrella dalla quale entrino, insieme alla salsedine e all\u2019aria umida e selvaggia del mare, insieme alle zanzare e ai fumi neri di motori rombanti e ormai obsoleti, i rumori della <em>calle<\/em>, i suoni gutturali dei venditori ambulanti, i miagolii lontani, le canzoni di bolero e di reggaeton, gli schiamazzi confusi \u2013 <em>asere, mi vida, China!, Jimagua!, Hasta quando lo tuyo, mami <\/em>\u2013, e, se affacciandomi a questa finestrella potessi vederla, la strada, l\u2019immondizia che si accumula all\u2019angolo, il cumulo di macerie dell\u2019edificio caduto la settimana scorsa, le facciate colorate e schiarite dal sale, il brulichio delle persone scottate da un sole perenne, curve ma che non si sono piegate, ancora, ai drammi della vita; e poi, se l\u00ec in fondo potessi intravedere anche la distesa blu metallico che si estende pi\u00f9 in l\u00e0 di dove arrivano gli occhi, placida ed evaporante, allora forse s\u00ec che riuscirei a riempire di senso questo quadrato di luce bianca, tanto asettico quanto le quattro pareti che lo circondano.&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_57184\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57184\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono seduta alla mia scrivania. 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