{"id":57023,"date":"2025-05-24T18:10:44","date_gmt":"2025-05-24T17:10:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57023"},"modified":"2025-05-24T18:10:45","modified_gmt":"2025-05-24T17:10:45","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-la-bottiglia-di-amos-casarsa-di-andrea-rossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=57023","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;La bottiglia di Amos Casarsa&#8221; di Andrea Rossi"},"content":{"rendered":"\n<p>Ho chiesto da bere: me lo hanno concesso. \u00c8 la prima volta che parlo, che li interrompo. Mi ero detto di non farlo. Ma ho sete: anche il silenzio mette sete. Non sono violenti. Al loro posto farei di peggio: lo so io come lo sanno loro. Ero pronto. Un sacrosanto rischio del mestiere, niente pi\u00f9. Non c\u2019\u00e8 premio a questo mondo, senza rischio. Il mio silenzio contro le loro domande sempre uguali, ora vaghe ora taglienti, non sembra irritarli. \u00c8 che ho sete e gliel\u2019ho detto. Anche loro devono bere, lo sento dalla loro voce roca. Sar\u00e0 il mio silenzio che mette sete. Al silenzio io ci sono abituato. \u00c8 il pane che mangio da quando hanno tirato su il muro. Ci faccio conto per sfinirli. Finiranno per buttarmi via come una cosa da cui non si \u00e8 riusciti a cavare nulla. E io star\u00f2 l\u00e0, nell\u2019angolo dove mi avranno gettato. Se torneranno potranno ritrovarmi esattamente l\u00ec. Non ho bisogno di muovermi, non ho bi-sogno di spazi. N\u00e9 di libert\u00e0. Non di quella di cui loro si riempiono la bocca. A questo mi affido per vivere. E per fare bene il mio mestiere, per farlo al meglio, come piace a me. Come \u00e8 giusto che sia. Che urlino ancora pi\u00f9 forte. Che mi accechino con luci ancora pi\u00f9 violente. Non riusciranno a farmi dire niente. Non che prima lo abbiano fatto, urlare intendo. Il loro tono di voce \u00e8 stato sempre controllato, studiatamente controllato:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLei \u00e8 Amos, Amos Casarsa. Conferma?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte quelle dannate voci che si sono alternate e che mi \u00e8 toccato ascoltare non hanno mai alzato il tono neppure di un nulla. E hanno sempre ripreso da qui, da questa inutile domanda. Sanno chi sono. Stupido chiedere, stupido rispondere. \u00c8 con questa cantilena che intendono stordirmi. Come un destro ben assestato alla bocca dello stomaco, di quelli che fanno strabuzzare gli occhi e tolgono il respiro. Mi torturano con la noia. Non sanno che lei per me non esiste. Mi basta un nulla, davvero, perch\u00e9 la mia testa sia dove deve stare. Perch\u00e9 la mia curiosit\u00e0 sia viva, l\u2019attenzione vigile. Per ore, per giornate. Quando serve. Se voglio. \u00c8 questione di precisione. \u00c8 questione di ordine e di pulizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ordine e pulizia sono due belle parole. Tengono in piedi il mondo. Ti ci fanno vivere bene. Te lo fanno riconoscere al mattino quando ti affacci alla finestra. Per questo abbiamo tirato su il muro. L\u2019abbiamo fatto in fretta. Prima che il mondo cambiasse, che le cose si confondessero e noi ci perdessimo. C\u2019ero, volevo esserci, quando \u00e8 successo. Ho passato le notti a vederlo crescere per le strade della citt\u00e0. Bello, solido e dannatamente veloce. L\u2019ho visto salire al primo piano delle case. Poi pi\u00f9 in alto, fino al secondo. E quindi ancora pi\u00f9 su, fino alle torrette di guardia. E lontano, sempre pi\u00f9 lontano, fino a perdersi nei campi, lungo l\u2019argine del fiume. \u00c8 venuto a dividere ci\u00f2 che andava diviso. L\u00ec dove ce n\u2019era bisogno: tra gli uomini e tra le loro cose. Ecco il mondo che torna in ordine, pensavo. Voi di l\u00e0, noi di qua. Un confine per sapere dove stare. Buoni e cattivi? Non \u00e8 questo, non per me. Voi di l\u00e0, noi di qua: ecco tutto. Ognuno per s\u00e9. Perch\u00e9 si sappia da che parte uno viene. Perch\u00e9 si sappia con chi ci si pu\u00f2 guardare in faccia e con chi no. Una volta e per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec ma poi, mi ripetevo, c\u2019\u00e8 bisogno di qualcuno che stia dietro a questa impresa, giorno dopo giorno. Ordine e pulizia non sono eterni, non sono doni di dio. Sono figli dell\u2019uomo. Cos\u00ec ho detto s\u00ec quando mi hanno cercato. Ed ecco perch\u00e9 certi giorni sono proprio orgoglioso di me. Me lo dico da solo, ben piantato sulle gambe, le braccia al petto e in silenzio. Lo stesso silenzio col quale parlo a voi che state di l\u00e0 dal muro. Lo stesso silenzio col quale vi spio. Mentre voi non sapete che vi spio. Mentre voi non sapete che vi parlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Io sono per voi come il primo vento freddo e tagliente d\u2019autunno, quello che stacca le foglie una a una dal ramo. Quelle gi\u00e0 morte. Come voi che mi sfilate davanti e entrate nel fuoco del mio mirino. Un colpo secco e vi stacco dal ramo. Sono io che decido quando \u00e8 arrivato il vostro inverno. Sono come il vento freddo e tagliente d\u2019autunno che porta via i gi\u00e0 morti. E il vento \u00e8 muto. Non ci fossero gli ostacoli contro cui cozza, non avrebbe voce. Le vostre urla, le vostre lacrime, le vostre bestemmie sono la mia voce. Sono l\u2019eco del mio soffio che vi porta via.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio mondo sta in un mirino, il mondo intero ci sta. \u00c8 ci\u00f2 che mi serve. Non chiedo di pi\u00f9. La perfezione vive attraverso le impercettibili dimensioni delle cose, lo so. Basta un impalpabile gesto del braccio, l\u2019esitazione di un dito, anche solo un respiro affrettato e il mio lavoro va in fumo. La rabbia che allora mi prende \u00e8 cruda. La voglia di spalancare la finestra e scaricare il caricatore all\u2019aria \u00e8 feroce. Ma non posso, n\u00e9 devo. Ne va del mio lavoro, del suo successo. Ne va della mia soddisfazione. Mi mordo le labbra fino a farle sanguinare. Poi torno ad attendere. Cambio punto d\u2019osservazione, questo s\u00ec. \u00c8 prudente. Poi di nuovo imbraccio il mauser, l\u2019appoggio alla spalla e tutto ricomincia. Il silenzio pi\u00f9 assoluto, dentro e fuori. L\u2019attesa immobile. Le panoramiche lente. La messa a fuoco dei particolari. La cura per ogni minimo dettaglio. Per minuti, per ore, per giornate intere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ordine e pulizia non sono questione di tempo. Sono questione di perfezione. C\u2019\u00e8 sempre qualcosa che pu\u00f2 venire a guastarla. Fosse anche solo un riflesso. Mi basta. Quest\u2019angolo del mondo \u00e8 mio e non ci voglio niente tra noi, neppure un viso che sporge dietro il profilo di un muro. Non mi chiedo chi \u00e8, lo so gi\u00e0. \u00c8 la prossima vittima. Un respiro profondo come inizio. Le dita della mano sinistra si serrano saldamente alla canna. Quelle della destra prima si aprono, poi si incollano tenaci all\u2019impugnatura e al grilletto. Un altro respiro e poi pi\u00f9 nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 l\u2019apnea la cosa che mi piace pi\u00f9 d\u2019ogni altra in quei momenti. \u00c8 il segnale, per me. Sono l\u00ec, non vorrei essere altro che l\u00ec. Il corpo si fa da parte. Lascia alla mente lo spazio e l\u2019energia che le servono. Non ho corpo in quei momenti. Sono alla caccia di un corpo. Voglio un volto: uno teso, nervoso. E un petto che ansimi e si dibatta. Voglio sorridere quando li vedo, senza stirare le labbra n\u00e9 sgranare gli occhi. Voglio misurare gli attimi di un\u2019attesa che non \u00e8 lunga. E che, anche quando lo \u00e8, \u00e8 nulla per me. Un respiro e un sorriso mi sono sufficienti. Poco dopo, il viso che studio ha un sussulto. Inevitabilmente accade. Le guance si fanno meno tese, le palpebre meno chiuse. Il petto s\u2019allarga in un sollievo. La certezza d\u2019avercela fatta \u00e8 per voi un peccato capitale. Per me, il segnale che la caccia \u00e8 finita.<\/p>\n\n\n\n<p>Se posso preferisco in fronte, proprio in mezzo agli occhi. Mi piace fermarvi lo sguardo nello stesso istante in cui vi fermo la vita. Il foro \u00e8 piccolo, rotondo. Nessuna slabbratura nella ferita. Il sangue non esce subito. \u00c8 diverso quando sono costretto a prendervi in petto. Il fiotto \u00e8 subito forte. La testa si piega a scoprire il dolore. La bocca si spegne in una smorfia. Tutto il corpo fa un salto indietro per il contraccolpo e la sorpresa. In testa no. Il proiettile s\u2019incunea come una scossa e vi paralizza. I vostri occhi, pieni di stupore fino alle lacrime, mi cercano. Andate gi\u00f9 di botto. Crollate sulle gambe come una casa che muore sulle proprie fondamenta molli. Vi ritrovo pi\u00f9 sotto, abbassati la canna e il mirino, col volto intatto. Soltanto un rivolo di sangue che dalla fronte, per la tempia, scende fino a terra. Le braccia spalancate. E ancora quello stupore negli occhi. \u00c8 cos\u00ec che vi devono trovare di l\u00e0 dal muro. Sono particolari: potrei essere pi\u00f9 rozzo. Potrei colpire dove capita con una raffica. Ma di questo vivo, di particolari. Se voglio che il mondo s\u2019addormenti in ordine ogni sera e si svegli in ordine ogni mattina. Non posso fare altrimenti. Ordine e pulizia non ammettono angoli bui, n\u00e9 imperfezioni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo sete.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ho chiesto da bere: me l\u2019hanno concesso. Bene, ho pensato, ora ho da fare. E a lungo. Ora che mi hanno concesso questa piccola bottiglia di plastica piena d\u2019acqua possono anche urlarmi davanti alla faccia. Possono tenermi spalancati a forza gli occhi sulla luce pi\u00f9 accecante che hanno. Possono fare questo o anche di peggio. Non servir\u00e0 a nulla. Finch\u00e9 quella luce e quelle voci erano le uniche cose su cui potessi concentrare la mia attenzione, non potevo fuggire. Preso in trappola dentro quel faro. Catturato dalle loro parole. Ne avevo bisogno per vivere, per pensare. Per costruirci contro, solido come il muro, il mio silenzio. Non pi\u00f9, ora che stringo la bottiglia. La dispongo in orizzontale. Ne tengo le estremit\u00e0 con le dita per essere meno ruvido nei movimenti. Osservo il dondolio dell\u2019acqua da una parte all\u2019altra, dal fondo al tappo. E viceversa. L\u2019onda mi ubbidisce. Risponde ai minimi movimenti delle mie dita con cui inclino la bottiglia ora da un lato, ora dall\u2019altro. Con cui la faccio roteare sul suo asse, giocando con le oscillazioni. Posso chiaramente vedere gli effetti di questi miei gesti sottili. Un sorriso, un lungo respiro, l\u2019apnea. Ecco la perfezione che torna. La ritrovo in un piccolo mare in bottiglia. C\u2019\u00e8 ordine e pulizia anche in una minuscola onda che risponde ai miei comandi. Il mio respiro ritrova la sua pace, ora. Mi dice chiaro che sono tornato a vivere. Anche da quest\u2019altra parte del muro.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_57023\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"57023\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho chiesto da bere: me lo hanno concesso. \u00c8 la prima volta che parlo, che li interrompo. 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