{"id":56970,"date":"2025-05-22T17:49:10","date_gmt":"2025-05-22T16:49:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56970"},"modified":"2025-05-22T17:49:11","modified_gmt":"2025-05-22T16:49:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-aiuto-imprevisto-di-maria-grazia-scelfo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56970","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Aiuto imprevisto&#8221; di Maria Grazia Scelfo"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00c8 una sera di maggio, tiepida e luminosa, come solo Roma sa regalarne. Le strade di Trastevere sono vive di suoni: i passi sui sampietrini, le risate nei vicoli, il tintinnio dei bicchieri nei locali affacciati sulle piazze. Il ristorante \u201cNannarella\u201d, uno di quei posti caratteristici per le specialit\u00e0 della cucina romana, che piacciono tanto ai turisti, a pochi metri da piazza di Santa Maria in Trastevere, ha acceso le sue luci soffuse.<\/p>\n\n\n\n<p>Seduta a un tavolo acccostato al muro, con vista sulla strada, c\u2019\u00e8 una donna sui sessant\u2019anni, sola. Ha un trucco leggero, il portamento, la cura nei dettagli, la calma con cui versa il vino nel calice la fanno spiccare tra gli altri clienti. Un giovane cameriere, Pietro, poco pi\u00f9 che ventenne, appena arrivato per il turno, l\u2019ha subito notata. \u00c8 abituato a servire gruppi di turisti chiassosi, coppie distratte, famiglie affamate. L\u2019altro cameriere, in pausa, gli dice che la cliente ha gi\u00e0 ordinato un carciofo alla giud\u00eda, tonnarelli cacio e pepe, un calice di cesanese. Forse vuole un caff\u00e8, un amaro \u2013 vedi tu. Pietro si avvicina al tavolo. Non l\u2019ha mai vista prima. Quando si gira, resta affascinato dagli occhi chiari e tristi. Lei ha appena finito. Due bicchieri vuoti: uno di vino, uno d\u2019acqua. Il tovagliolo piegato con cura. Un gesto antico. La osserva un istante di troppo. Poi le chiede:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Any more?<\/li>\n\n\n\n<li>No, nient\u2019altro.<\/li>\n\n\n\n<li>\u00c8 italiana?<\/li>\n\n\n\n<li>S\u00ec.<\/li>\n\n\n\n<li>Pensavo fosse una ricchissima americana.<\/li>\n\n\n\n<li>Magari fossi ricchissima.<\/li>\n\n\n\n<li>Comunque\u2026 complimenti, \u00e8 di una eleganza stratosferica.<\/li>\n\n\n\n<li>Grazie.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Ora sorride davvero. Lo squadra. Lo pesa.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Hai un bel modo di osservare, tu.<\/li>\n\n\n\n<li>Scusi, dice Pietro. Lavoro qui da un po\u2019, ma non l\u2019ho mai vista.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>\u2014 Perch\u00e9 non c\u2019ero.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u2014 Sta aspettando qualcuno?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u2014 No.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u2014 Un pranzo di lavoro?<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>No.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>\u2014 Un caso?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;\u2014 Ti piacciono i misteri?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u2014 Solo quelli con un finale interessante.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei appoggia piano la forchetta sul piatto, senza distogliere lo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u2014 Io sto cercando mio figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>La frase arriva dritta, senza preamboli. Come uno schiaffo gentile. Pietro deglutisce.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u2014 Qui al ristorante?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u2014 No. Era uno di voi. Lavorava in un ristorante, qui in zona. In questo quartiere. In mezzo a questi tavoli, queste strade, questi turni massacranti. Mio figlio ci viveva, ci lavorava. Poi \u00e8 sparito. Faceva tardi, dormiva poco, parlava poco. L\u2019ho perso di vista. Letteralmente. Una sera \u00e8 uscito e non \u00e8 pi\u00f9 tornato. Nessuno sa dove sia andato. Nessuno l\u2019ha cercato davvero. A parte me.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u2014 Sparito? Quando?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u2014 Sette anni fa. Quel giorno abbiamo avuto una forte discussione a causa del lavoro. Guadagnava poco e non era soddisfatto. Gli ho chiesto di cambiare \u2013 sai tre lingue, sei colto, fa i concorsi e trovati un posto fisso \u2013. Gli ho detto di andare a vivere da solo, di crescere. Mi ha mandato a quel paese. \u00c8 andato a lavorare al solito ristorante; il giorno dopo nessuno lo ha pi\u00f9 visto. Niente telefoni, niente segni. Nessun funerale, nessuna tomba. Solo\u2026 assenza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Ha sporto denuncia?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u2014 S\u00ec. Ma \u00e8 adulto. Libero di andarsene. Cos\u00ec hanno detto. Nessun reato. Solo un altro ragazzo stanco del mondo. Oppure uno che ha visto troppo e non ha voluto parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u2014 E lei pensa che possa essere\u2026 ancora qui?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u2014 Io penso che chi scompare resta sempre da qualche parte. Magari vivo. Magari con un altro nome. Magari lavora in un ristorante con un grembiule diverso. Ma \u00e8 ancora qui.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Come si chiama?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Marco. Ma tutti lo chiamavano Marchino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Marchino\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Il nome gli suona familiare. Troppo familiare. Ma non sa da dove.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei si alza. Lo guarda negli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Sai, tu gli assomigli un po\u2019. Ma non sei lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Pietro sorride, nervoso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 No, non credo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 No. Lui aveva un altro modo di camminare. Come se portasse un peso sulle spalle. Tu invece sei leggero. Lei prende la borsa. Sottile, nera, di quelle che costano troppo. Ma logora. Come chi l\u2019ha portata lontano, e troppe volte. Prima di andarsene si ferma. Parla senza voltarsi:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Torner\u00f2. Ogni tanto. Solo per guardare. Se vedi qualcuno che sembra uscito da un\u2019altra vita, chiamami.<\/p>\n\n\n\n<p>Lascia un biglietto da visita sul tavolo. Solo un nome e un numero. Elena Rossi.<\/p>\n\n\n\n<p>Pietro lo guarda mentre lei esce. Non dice nulla. Ma resta l\u00ec, fermo. Immobile.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, senza sapere perch\u00e9, va dietro al banco. Apre un cassetto. Dentro ci sono vecchie fotografie dimenticate, lasciate dai clienti o trovate tra i menu plastificati.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne prende una a caso. Una foto sbiadita, formato tessera. Un volto. Capelli scuri, occhi chiari, sorriso appena accennato. Sul retro, una scritta a penna: \u201cA Marchino, l\u2019amico silenzioso.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Pietro si siede con la foto in mano. Sente un brivido dietro la schiena, non riesce a togliersi dalla mente quella foto trovata nel cassetto: un volto familiare, un sorriso appena accennato. Decide di indagare.<\/p>\n\n\n\n<p>Inizia a chiedere ai colleghi pi\u00f9 anziani del ristorante, ma nessuno sembra ricordare un certo Marco o \u201cMarchino\u201d. Le sue ricerche lo portano a visitare vecchi ristoranti, a parlare con ex colleghi e a frugare negli archivi della polizia. Scopre che Marco ha lavorato in diversi locali di Trastevere, ma \u00e8 scomparso misteriosamente sette anni prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Un ex collega gli racconta che era coinvolto in attivit\u00e0 poco chiare, forse legate al traffico di droga, allo spaccio. Altri parlano di un ragazzo introverso, ma sempre gentile. Le versioni sono contrastanti, ma tutte concordano su un punto: Marco era sparito nel nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Pietro si reca di nuovo alla polizia per consultare i fascicoli dei casi irrisolti. Scopre che Marco era stato indagato per piccoli reati, ma nulla di grave. Il caso della sua scomparsa era stato archiviato per mancanza di prove.<\/p>\n\n\n\n<p>Continuando le indagini, scopre che Marco aveva una relazione con una donna pi\u00f9 grande di lui, forse una cliente abituale del ristorante che l\u2019aveva convinto a far uso di droga e a spacciare per guadagnare e vivere meglio. Decide di contattare Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>La donna lo riceve nel suo appartamento. Quando Pietro le mostra la foto, impallidisce.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Dove l\u2019hai trovata? \u2014 chiede con voce tremante.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Nel cassetto del ristorante. Stavo cercando informazioni su Marco.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena si siede, visibilmente scossa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Marco era mio figlio. L\u2019ho cercato per anni. Pensavo fosse morto.<\/p>\n\n\n\n<p>Pietro le racconta delle sue indagini, delle voci contrastanti sul ragazzo. Elena ascolta in silenzio, le lacrime agli occhi. Il rimorso di averlo rimproverato duramente e avergli detto non contare pi\u00f9 su di lei la tormenta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Grazie. Hai fatto pi\u00f9 di quanto avessi mai potuto sperare<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il giovane lascia l\u2019appartamento con un senso di vuoto. Aveva scoperto, in parte, la verit\u00e0 su Marco. Ma non era soddisfatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la visita a Elena, Pietro non riesce pi\u00f9 a dormire. Il viso di Marco lo assilla. Quegli occhi della foto sono gli stessi che ha visto in un rifugio vicino a Porta Portese qualche anno prima, nel suo lavoro di volontario Caritas. Un giorno vi ha portato del cibo con un gruppo di altri volontari. Un tipo magro, silenzioso, con gli occhi scavati aveva attirato la sua attenzione. Aveva un\u2019espressione profondamente triste, ma l\u2019aspetto era dignitoso. Non parlava con nessuno. Lo guardava fisso.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ci torna per chiedere notizie il responsabile della comunit\u00e0 non dice molto.&nbsp; Pietro insiste. Mostra la foto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo guarda. Poi annuisce appena.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Era qui. Ma \u00e8 andato via tre mesi fa. Senza dire dove. Non era pronto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Era lui? Marco?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Qui usano altri nomi. Lui si faceva chiamare \u201cEnrico\u201d. Ma s\u00ec\u2026 era lui. Se cercavi Marco, l\u2019hai trovato.<\/p>\n\n\n\n<p>Pietro sente un peso freddo scendergli nello stomaco.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 \u00c8 vivo, quindi?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Per ora. Era coinvolto in un giro di droga e di spaccio con una donna. Sembrava che lei lo sorvegliasse. Il guaio \u00e8 che si trattava del fentanyl, che non perdona.<\/p>\n\n\n\n<p>Pietro esce con un nome falso e nessuna certezza. Non pu\u00f2 dire a Elena che l\u2019ha trovato davvero, ma pu\u00f2 dirle che era vicino. Che non era un fantasma. Non ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella sera torna al ristorante. Elena \u00e8 di nuovo l\u00ec. Stessa eleganza stanca, stesso tavolo. Non le dice subito la verit\u00e0. Le racconta lentamente del rifugio, del nome, di una possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei lo ascolta, senza piangere. \u2014 Mi basta sapere che respira, dice. Poi si alza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Non lo cercher\u00f2 pi\u00f9. Non ora. Ma se un giorno vorr\u00e0 tornare\u2026 io sar\u00f2 sempre l\u00ec. Dove mi ha lasciata. Esce senza voltarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Un medico dell\u2019ospedale San Gallicano chiama Pietro. Dice di aver trovato il suo numero in una vecchia busta, tra gli effetti personali di un uomo senza documenti. Lo avevano raccolto sotto Ponte Testaccio, caduto \u2013 o buttato \u2013 nel Tevere. Aveva addosso solo una foto stropicciata: un\u2019immagine sbiadita di una donna con un bambino piccolo. Sul retro, una scritta: \u201cPer la mia mamma, Marco.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Pietro va in obitorio. Lo riconosce. Il viso tirato, scavato, ma gli occhi\u2026 gli occhi sono quelli della foto nel cassetto. Marco. Marchino. Scomparso, mai davvero ritrovato. Ufficialmente \u00e8 \u201cmorte per annegamento accidentale\u201d. Ma Pietro vede i lividi. Capisce. Nessuno indagher\u00e0. Nessuno vuole guai per un tossico senza fissa dimora. Un altro fantasma sotto i sampietrini di Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>Va da Elena. Non sa come dirglielo. Non vuole farlo. Ma deve.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei apre la porta. Capisce subito. \u2014 \u00c8 morto, dice. Come se lo sapesse da sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Pietro le consegna la foto. Non dice nulla. Le mani le tremano. Elena la prende. La guarda a lungo. Poi si siede. Non piange. Non grida. Solo guarda quel volto come si guarda un\u2019ombra. Poi dice: \u2014 Almeno\u2026 ora lo so.<\/p>\n\n\n\n<p>Pietro rimane l\u00ec, in silenzio, mentre fuori ricomincia a piovere. Quando si alza per andarsene, Elena lo ferma.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Hai fatto per me ci\u00f2 che nessuno ha fatto. Trovare mio figlio. Anche se tardi.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche mese dopo, una sera, tardi, trova sotto il bicchiere una fotografia. \u00c8 la stessa che Marco portava con s\u00e9. Solo che ora, dietro, c\u2019\u00e8 un\u2019altra scritta: \u201cOra riposa in pace\u201d. Grazie di tutto.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56970\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56970\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 una sera di maggio, tiepida e luminosa, come solo Roma sa regalarne. 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