{"id":5696,"date":"2011-03-26T12:10:28","date_gmt":"2011-03-26T11:10:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5696"},"modified":"2011-03-26T12:10:28","modified_gmt":"2011-03-26T11:10:28","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-il-mio-tempo-non-e-altrove-di-flavia-barsotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5696","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Il mio tempo non \u00e8 altrove&#8221; di Flavia Barsotti"},"content":{"rendered":"<p>Sono fiamme, queste, che mi lasciano dentro il gelo; sono graffi da cui esce bile; tintinnii nella testa di una povera vecchia. Gli anni si materializzano, come illogiche forme di geometrie irrazionali, e mordono quel poco del tempo che ci \u00e8 rimasto insieme. Fa male.<\/p>\n<p>Mi concedo la sigaretta mattutina. Quella roba, in fondo, \u00e8 sempre riuscita a mettere a tacere,\u00a0 senza fatica, i campanelli d\u2019allarme che mi tormentavano;\u00a0 a stendere a tappeto il dolore, almeno per quei\u00a0 pochi minuti, e a liberarmi. Per qualcuno \u00e8 un vizio, per me \u00e8 solo sfogo.<\/p>\n<p>Mi sforzo di attaccarmi all\u2019amore che c\u2019\u00e8 anche quando Lui riesce a muoversi a stento, anche quando vorrei urlargli in faccia che non \u00e8 un bambino, ha 78 anni e dovrebbe sapere che per mangiare si usa la forchetta e non il telecomando! Mi sforzo di non tremare, quando lo vedo sgretolarsi, di giorno in giorno, dimenticare il passato, dimenticare la vita con me.<\/p>\n<p>Ascolto qualche attimo il respiro della casa prima di dare inizio ad un\u2019altra instancabile giornata. E\u2019 sottile e fresco a tratti, per altri angusto, ma avvolgente ed il profumo \u00e8 quello di sempre, quello intatto, inconfondibile a cui mischiare il mio. Dopo aver spalancato le finestre al mattino, come un polmone pulsante, mi d\u00e0 l\u2019ossigeno quando mi sento affogare, un ossigeno camuffato, un ossigeno che sa di luogo sacro. Il mio nido.<\/p>\n<p>Nascondo la paura nelle vene e vado a svegliarlo, di buon\u2019 ora, come di consueto. Lo aiuto a vestirsi, lo aiuto. In realt\u00e0, mi racconto di aiutarlo e basta, ma come posso darla a bere a me stessa? Lui non muove un dito. Si lascia fare di tutto, come se il pudore e la vergogna di un tempo con cui mi diceva <em>\u201cspegni la luce, non stanno bene certe cose\u201d<\/em>, si fossero sminuzzati in un climax discendente di illusa dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Con pazienza, lo aiuto ad alzarsi. Gi\u00e0, lo \u201caiuto\u201d, di nuovo. Lo calo in poltrona e gli parlo. Alcune sono parole al vento, altre mi muoiono in gola, altre ancora mi strozzano fino a mozzarmi il fiato. Qualcuna gli piace, sembra che gli sia familiare. Non so esattamente cosa lo colpisca: forse il suono, forse l\u2019enfasi con cui le pronuncio. Sono quelle che sanno di noi. Gli racconto quasi sempre di come ci siamo conosciuti, di quanto facesse freddo quel pomeriggio di novembre e di come, in un istante, Lui mi avesse scaldato il cuore.<\/p>\n<p>Mi guarda. Di tanto in tanto ripete l\u2019ultima parola che pronuncio e poi sorride. Chiss\u00e0 se sia davvero felice? Chiss\u00e0.<\/p>\n<p>Tiro fuori l\u2019album invecchiato dal cassetto e glielo cedo fra le mani, come al solito. Volto le pagine, come sipari di un mondo che non esiste pi\u00f9, e, dalla prima all\u2019ultima foto, lo esaminiamo tutto.<\/p>\n<p>Una routine che non mi stanco di fare. Una routine che sa di speranza. Temo che il tempo si dilati, che le distanze si allunghino e la memoria scada. Temo che finir\u00e0 per dimenticarsi di me, come ricoperta da uno strato compatto di polvere. Quando la realt\u00e0 sfuma, diventa ricordo, ma quando il ricordo sfuma, diventa buio.<\/p>\n<p>Gli prendo le mani. La fede abbraccia il suo anulare fino a stringergli un poco. Mi smuovo. Non \u00e8 un sussulto, \u00e8 piuttosto una sensazione affabile quanto penetrante, come una carezza che mi entra dentro, un gesto che, frattanto, mi porta via le viscere e mi lascia vuota. Allora gli fisso gli occhi un po\u2019 d\u2019ambra, un po\u2019 di smeraldo, gli unici che le rughe non abbiano offuscato, quelli che ritrovo sempre, quelli che il filo di seta fra passato, presente e futuro, ha unito ai miei.<\/p>\n<p>Un nuovo giorno, l\u2019una di fianco all\u2019altro.<\/p>\n<p>Guardo le nuvole zingare fuori dalla finestra combinarsi in una lattiginosa schiuma arancione. Si danno un\u2019anima e se la tolgono, la riprendono e la cacciano di nuovo fuori. Lascio che le allucinazioni guidino la mia fantasia indisciplinata con sapienti giochi di prestigio; vedo convergere draghi, orsi di panna montata e fenicotteri di velluto che si nascondono fra le loro piume. Subito si sfilacciano nelle ali di una morbida libellula, abbandonata ad una danza misteriosa. Questo vetro grigiastro che non pulisco da tempo, mi separa dall\u2019accarezzarla. Sul bordo della mia bocca compare una smorfia, un peccaminoso, malinconico sorriso raro, come se, per un attimo, mi sentissi un po\u2019 nuvola anch\u2019 io. Libera.<\/p>\n<p>Ci sono giorni, in cui il desiderio di evadere \u00e8 talmente forte da struggermi il cuore. Mi prende dentro, il vuoto si allarga e, ingordo, mi mangia l\u2019anima dalla testa ai piedi. Allora, un tremito violento, quasi uno spasmo, solitamente mi scuote ed io rinsavisco, come se in un attimo tutto ci\u00f2 che quella malattia ha consumato, possa rigenerarsi e, in questo modo, io riprenda fiato.<\/p>\n<p>Prigioniera forse del dolore. Schiava di una sorte ostile. Eppure, \u00e8 il mio dolore, \u00e8 la mia sorte a farmi scivolare fra le sbarre, a farmi apprezzare l\u2019 \u201cora d\u2019aria\u201d in cui lo vedo pi\u00f9 sereno e partecipe. Dico che, frattanto, sia questa la mia libert\u00e0, prerogativa di pochi.<\/p>\n<p>Offro il mio sguardo al passato. Nostalgia sterile, come quella di un\u2019anziana signora che ritrova le sue bambole di pezza.<\/p>\n<p>Quando ero piccola, mi tempestavo di domande sulla mia esistenza, quasi cercassi la mia origine, quasi bramassi di sapere il mio futuro. Non ho mai saputo molto della mia famiglia, Lui \u00e8 sempre stata la mia famiglia.<\/p>\n<p>Mio padre non parlava di mia madre. L\u2019ho capito che se l\u2019ha fatto \u00e8 stato solo per salvarsi la vita, per non morire quel giorno, anche perch\u00e9 era lo stesso in cui, grazie a me, per la prima volta, viveva davvero. La fine di una vita, l\u2019inizio di un\u2019altra.<\/p>\n<p>Ha detto di avermi chiamata come mia madre perch\u00e9, in realt\u00e0, il 20 novembre lei non moriva, aveva solo iniziato ad esistere in un altro corpo, il mio. Oggi dunque, sono Sofia anche se questo non \u00e8 il nome che avevano scelto insieme. Avrei dovuto chiamarmi Giuditta o forse Caterina. A volte sono felice di essere Sofia, mi affascina per il suo significato, \u201csaggezza, sapienza\u201d e me ne faccio forte, altre mi sembra di guardarmi dentro uno specchio opaco.<\/p>\n<p>Mi torna alla mente quando ero io una piccola donna col pancione e attendevo fremente di vedere nostra figlia. Decido di raccontarlo a Lui, di quando, a sua volta, attendeva fremente.<\/p>\n<p>Mi ricordo quel tempo, seduto sulla panchina appena fuori dalla stazione, Lui mi fissava dall\u2019altro lato della strada, come se fossi arrivata da molto lontano. Portavo in grembo la nostra bambina.<\/p>\n<p>\u201cGi\u00e0 allora tu eri sicuro: sarebbe stata una bambina\u201d.<\/p>\n<p>&lt;&lt;\u2026<em>\u201c<\/em><em>Quant\u2019\u00e8 bella, \u00e8 la mia donna e quella \u00e8 la mia bambina. Non ho mai visto tanto come quando le guardo, sono la mia salvezza\u201d<\/em> andavi dicendo, fiero. Adoravi la rotondit\u00e0 della mia pancia e sorridevi raggiante. Sorvegliavi i miei occhi &#8211; custodi di un intimo mistero &#8211; affondandovi i tuoi, come alla ricerca di qualcosa, come se ci fosse stata dentro un\u2019altra vita. Fu la volta in cui, il tuo silenzio mi parl\u00f2 di tutto. Tu tacesti, ma io capii.&gt;&gt; Non puoi nascondere qualcosa ad una donna, ti scopre sempre, soprattutto se \u00e8 la tua donna e se \u00e8 incinta, di un\u2019altra donna.<\/p>\n<p>E\u2019 di nuovo mattina. Ho gi\u00e0 fumato la sigaretta, l\u2019ho gi\u00e0 vestito e siamo entrambi seduti. Mi fissa.<\/p>\n<p>Io lo cerco. Crudelmente mi pugnalo il cuore quando me ne accorgo. Non \u00e8 pi\u00f9 Lui.<\/p>\n<p>Non sono stata in grado di salvarlo. Avevo promesso di prendermene cura, quel giorno. Lui, aveva promesso di fare mio tutto quanto possedesse. Cos\u00ec ha fatto, mentre io non sono riuscita a liberarlo dalla sua malattia. L\u2019ho incolpato, troppo spesso. Gli ho dato ordini e gli ho urlato parole forti quando gli domandavo di portare l\u2019acqua in tavola e non trovava la porta della cucina. L\u2019ho sgridato con virulenza quando non ricordava il proprio nome o confondeva uno dei nipoti con un estraneo.<\/p>\n<p>\u201cStamani ti lascio riposare. Sono solo una vecchia egoista che non ha mantenuto una promessa.\u201d<\/p>\n<p>Abbasso lo sguardo e lo attacco al pavimento violaceo. Quanti screzi abbiamo avuto per il colore di quelle mattonelle!\u00a0 Io volevo il viola, mi ricordava la mia casa natale; Lui, un pi\u00f9 classico legno di quercia. Alla fine, cedette, me la dette vinta, dicendo \u201cSembra essere cos\u00ec importante per te..\u201d.<\/p>\n<p>E lo era.<\/p>\n<p>Stamani sono qui, ho il mio pavimento violaceo, ma non ho pi\u00f9 Lui. Mio marito.<\/p>\n<p>Gocce di tempesta estiva, di quelle che non ti aspetteresti mai, si increspano fra le rughe del mio volto spento. La prima volta.<\/p>\n<p>Ossessivi i ricordi solcano il mio corpo, li sento freddi. Si diffondono come fa una macchia su una camicia. Partono dalla punta del piede e si accavallano nel collo. Si ammazzano fra le mie labbra che tormento mordicchiando, ferocemente affamata di un\u2019altra possibilit\u00e0, di una nuova vita da rifare.<\/p>\n<p>Eccoli. C\u2019\u00e8 tutto, anche i singhiozzi, il naso che prude, quasi informicolito e gli occhi tanto imbevuti che guardano senza vedere.<\/p>\n<p>Come la tela di Penelope che di giorno tesseva e di notte disfaceva, allo stesso modo, il tempo tesse la trama della vita perdendo via via qualche maglia. Ed \u00e8 cos\u00ec che funziona, in un attimo te la trovi davanti, quella vita, come un girasole che si volge a mezzogiorno, come se volesse farsi vedere meglio e tu, che a lungo te l\u2019eri portata addosso, solo allora, la senti davvero.<\/p>\n<p>In un grande pinzimonio di emozioni aguzze e disgraziate, una donna fissa il pavimento violaceo.<\/p>\n<p>Poi esce fuori il legame in una voce, indissolubile, impermeabile ai pianti, al tempo e a quel che sar\u00e0\u2026 Una vibrazione acuta e, al contrario, flebile, ma schietta; un movimento estraneo, una capriola all\u2019indietro, un risveglio dopo un\u2019anestesia.<\/p>\n<p>Un desiderio che avvera un sogno: \u00e8 l\u00ec che lo ritrova. Lui. <em>\u201cTi \u00e8 sempre piaciuto quel pavimento, amore..\u201d<\/em><\/p>\n<p>Le strappa un sorriso limpido, cos\u00ec come la sua emozione, leggiadro. E\u2019 allora che capisce.<\/p>\n<p>E\u2019 una guerra, questa, uno scontro epico che si consuma fra bene e male. A lungo, quell\u2019ostile nemico, si \u00e8 accanito su di Lui. Ha cercato di togliere significato al suo sentimento, di soffocare il giudizio e infilzarne la dignit\u00e0; ha cancellato, con una passata, fette di una vita intera, come fa una cimosa su una lavagna scritta; ha divorato, sminuito e negato sacrifici e passioni, anni fecondi e paure, ma non \u00e8 riuscito ad estirpare il nobile fiore che Lui aveva cresciuto in s\u00e9, in quella dimensione incontaminata, oasi felice del suo cuore. Quanto \u00e8 inciso dentro, profondo e radicato, nemmeno il pi\u00f9 terribile dei mali potr\u00e0 mai fare proprio: comunque vada, ha gi\u00e0 perso in partenza.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Nemmeno la morte.&gt;&gt; Si risponde Lei.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5696\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5696\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono fiamme, queste, che mi lasciano dentro il gelo; sono graffi da cui esce bile; tintinnii nella testa di una povera vecchia. 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