{"id":56911,"date":"2025-05-21T19:36:38","date_gmt":"2025-05-21T18:36:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56911"},"modified":"2025-05-21T19:36:39","modified_gmt":"2025-05-21T18:36:39","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-doppelganger-dialogo-allo-specchio-di-alessandro-de-mattia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56911","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Doppelg\u00e4nger &#8211; Dialogo allo specchio&#8221; di Alessandro De Mattia"},"content":{"rendered":"\n<p>Lo guardo: \u00e8 come me, uguale fino alle pieghe dell\u2019anima, ma diverso. Non \u00e8 un altro. \u00c8 un\u2019eco, un\u2019ombra che si agita dentro il vetro, una voce che parla senza suono. \u00c8 l\u00ec, dietro la superficie lucida e crudele, deformato e vero allo stesso tempo. Mi sfida a vedere, a riconoscermi \u2014 o a perdermi. Lo specchio non mente, ma tradisce. Non riflette chi siamo, ma chi temiamo di essere. E mentre fissiamo quel bordo tagliente che separa il dentro dal fuori, il gioco ha gi\u00e0 iniziato a mordere.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi osserva. O forse mi giudica. Ha la mia fronte, le mie occhiaie, le stesse rughe scavate nella pelle. Ma non sono io. Non pu\u00f2 esserlo. Perch\u00e9 io non penso certe cose. Non farei certe cose. Eppure eccolo, davanti a me, a un palmo di vetro da quello che sono stato. O che credo di essere.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi guarda come se aspettasse che parli. Ma le sue domande mi arrivano gi\u00e0, sorde, nelle tempie. Non ha capito che io non sono qui per confessare. Io sono qui per ricordargli chi \u00e8. Per costringerlo a non distogliere pi\u00f9 lo sguardo. Lo specchio non mente. Ma chi lo guarda, s\u00ec. Eccome se mente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 tutto iniziato quella notte. Lo sai. Quella con la pioggia, i vetri appannati, il silenzio che sembrava plastica fusa sulla pelle. Io lo ricordo bene. Ma tu\u2026 tu ci sguazzavi, l\u00ec dentro. Come se il buio fosse aria per te. E adesso sei qui, e dici di essere me. Ma non sei me.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Non lo capisce. Vuole ordine, cronologie, causa-effetto. Ma \u00e8 il caos che lo ha generato. Io sono venuto al mondo quando lui ha smesso di ascoltare i battiti storti, le pulsioni spezzate, le idee mai dette. Io sono ci\u00f2 che ha represso. E adesso ha paura che io prenda il controllo. Troppo tardi. Sto gi\u00e0 parlando.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ti sei nutrito di me. Dei miei silenzi. Delle omissioni. Delle parole che non ho detto, per pudore o per schifo. Sei nato nel vuoto, e nel vuoto prosperi. Ma non puoi essere reale. Non sei altro che un riflesso rotto. Un\u2019ombra portata via dalla corrente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi chiama ombra, ma trema quando lo dico ad alta voce: \u00abNon sei innocente\u00bb. Non lo \u00e8 mai stato. Io sono solo la somma delle sue negazioni. Il risultato delle sue pose davanti allo specchio. \u00c8 lui che mi ha voluto, scolpito, temuto. Io non esisto senza di lui. Ma adesso, senza di me, \u00e8 nudo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Hai detto qualcosa, vero? Quando nessuno ascoltava. Hai mormorato nel mio stesso tono, con la mia stessa bocca. Ma non erano parole mie. Erano pensieri tuoi. Io non penserei mai a\u2026 a quello. Mai. Tu hai inventato tutto. Anche i ricordi. Sei un parassita.<\/p>\n\n\n\n<p><em>No. Io sono il testimone. E mi tengo stretto ogni dettaglio che lui vorrebbe cancellare. Ogni sguardo torvo, ogni sorriso troppo largo, ogni bugia infilata nei silenzi. Lui mi chiama doppio. Ma sono solo l\u2019altra faccia della sua intera vita. E ora lo sa. Perch\u00e9 nel riflesso, gli occhi non chiudono mai.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non ho mai avuto quella cicatrice. Eppure eccola l\u00ec, sulla guancia. Lo specchio la mostra, netta, rossa, come un\u2019ustione che grida da dentro. Mi tocco. La pelle \u00e8 liscia. Ma nello specchio&#8230; sanguina. Mi fissa e sanguina. Forse il vetro \u00e8 solo pelle rivoltata.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ride. Il riflesso ride. Ma non io. La bocca si piega in un ghigno che non sento. I denti sono troppi, e troppo lunghi. E non combaciano coi miei. Chi sei? Perch\u00e9 porti la mia faccia come fosse una maschera? Ti vedo annaspare nei miei lineamenti. Ma sei altro. Sei altro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Stanotte ho sognato di essere un\u2019idea. Un pensiero camminante. Mi mancavano le ossa, i nervi, il nome. C\u2019era solo voce. Non mia. Una voce cava che mi inseguiva da dentro, come un\u2019eco partorita dal midollo. Era la tua, vero? Sei tu che sogni me. Io non dormo pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Lo specchio gocciola. Nessuno lo nota. Ma io s\u00ec. Ogni goccia \u00e8 un ricordo che scivola via. L\u2019infanzia col coltello di plastica, l\u2019adolescenza coi vetri rotti, l\u2019et\u00e0 adulta fatta di post-it e medicine. Io li tengo in tasca, quei momenti. Li mastico. Li risputo. Li riscrivo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho perso tempo a cercare risposte nei cassetti, nei referti, nei diari mai finiti. Ma tu eri nei muri. Nelle fughe del pavimento. Ti sei infilato tra le crepe dei miei pensieri. Come muffa, come insetto. Ora ti vedo. Ti vedo in ogni riflesso. Anche nei cucchiai.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gli specchi mentono solo a chi ha bisogno di certezze. Io no. Io vivo nel dubbio. Sono la voce che si spezza in tre quando parli al telefono. Sono l\u2019ombra che si muove prima della tua. Sono l\u2019intervallo tra i battiti. Non voglio spazio. Voglio la tua lingua. Voglio il tuo nome.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni volta che mi avvicino allo specchio, il riflesso si contrae un attimo prima. Come se sapesse cosa sto per fare. Come se avesse paura che io lo riconosca. Non me stesso. Lui. Il me che finge di esserlo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cammino dietro il tuo sguardo. Lo abito. Lo guido. Come un burattino che ha preso in mano i fili. Ti faccio voltare quando serve. Ti faccio sorridere quando serve. Non \u00e8 ipocrisia, \u00e8 sopravvivenza. Lo specchio ci mostra la menzogna che siamo diventati.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Oggi ho provato a parlargli. Ho messo una mano sul vetro, ho mormorato il mio nome, piano, come un richiamo. Ma lui ha risposto con un nome che non conosco. Uno che fa male a sentirlo. Uno che sa di sepoltura.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Non ricordare. Lascia che l\u2019immagine tenga in ordine i cocci. Non domandare. Ogni domanda \u00e8 una lama, e ogni risposta un taglio. Tu non sei qui per sapere. Sei qui per guardare. E io per farti vedere. Quanto sei fragile. Quanto siamo veri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non so pi\u00f9 se sono io a muovere le mani, o se \u00e8 il riflesso a farlo per me. Le dita tremano, ma solo di qua. Di l\u00e0, sembrano affilate, certe. Hanno scopi, intenzioni. Le mie hanno solo memoria.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi stai odiando, vero? Perch\u00e9 ti sto mostrando ci\u00f2 che non vuoi vedere. Ma non sono io il colpevole. Io sono solo il riflesso. Tu mi hai creato. Con ogni gesto trattenuto, ogni parola non detta. Io sono il risultato delle cose che hai evitato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho cercato di scappare. Ho coperto tutti gli specchi, ho spento le superfici lucide. Ho strappato le fotografie dove apparivamo insieme. Ma lui ha iniziato a parlarmi dai vetri delle finestre, dallo schermo nero del telefono. Non si pu\u00f2 fuggire da un\u2019eco.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti conosco da prima che tu nascessi. Ti ho atteso nelle pause, nelle omissioni, nei sogni di altri. E ora che mi hai fatto carne, vuoi scappare? Non puoi. Non senza lasciarmi indietro. E io non resto. Io ti sostituisco.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La gente dice che ho uno sguardo assente. Non capiscono. \u00c8 che non riesco a essere nello stesso luogo dove sono i miei occhi. Sono altrove. Intrappolato in una stanza di specchi, dove ogni riflesso ride un attimo dopo. Un secondo troppo tardi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti accarezzo quando dormi. Ti prendo le mani e le faccio muovere con grazia. Quando parli agli altri, sussurro parole migliori nelle tue orecchie. Mi ringrazieresti, se solo sapessi quanto ti proteggo dal ridicolo. Dal fallimento. Da te stesso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Una volta ho preso un coltello. Non per usarlo. Solo per vedere come mi guardava mentre lo stringevo. Il riflesso sorrideva. Sorrideva e basta. Come se gi\u00e0 sapesse cosa sarebbe successo. Come se fosse lui ad avermi messo il pensiero in testa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>I coltelli non servono a ferire, ma a rivelare. Sono specchi con cui si incide la pelle per guardare dentro. Ogni goccia \u00e8 un riflesso che esce. Ogni ferita una frase che non hai il coraggio di dire. Lascia che ti scriva sulla carne, una volta per tutte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non riesco a capire se voglio eliminarlo o diventare lui. Se ho paura di ci\u00f2 che rappresenta o se lo invidio per la chiarezza. Lui non dubita mai. \u00c8 sempre centrato. Io invece crollo ogni volta che qualcuno mi guarda troppo a lungo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti lamenti della mia sicurezza, ma \u00e8 l\u2019unica cosa che ti tiene in piedi. Senza di me, sei molle. Sei buio informe. Sei rumore. Io sono struttura. Sono ritmo. Sono simmetria. Accettami, e smetteremo di essere due. Diventeremo uno. E nessuno potr\u00e0 fermarci.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ieri ho riso davanti allo specchio. Per la prima volta. Ho provato a ingannarlo, a mostrargli una maschera. Ma ho riso da solo. Lui no. Lui mi ha guardato serio, glaciale. E per un attimo ho avuto paura che fosse lui a essere reale. Non io.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua risata era patetica. Un tentativo maldestro di fingere controllo. Ma io ho visto la crepa. La tua bocca rideva, s\u00ec, ma gli occhi imploravano. Io non imploro. Io comando. Io sono l\u2019unica parte che non ha bisogno di specchi per esistere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho passato ore a fissarmi. Non per vanit\u00e0, ma per cercare difetti. Tracce della crepa. Il riflesso mi osservava come un medico attende il sintomo, lo spasmo, l\u2019errore. Io tremavo. Lui no. Lui non sbaglia mai. Nemmeno quando finge di essere me.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti stai consumando. Ogni giorno pi\u00f9 curvo, pi\u00f9 cavo. \u00c8 buffo: pensavi che sarei stato io a impazzire per primo. E invece sei tu a scendere piano, come l\u2019acqua in una vasca rotta. Io resto. Immutabile. In cima allo specchio. Sopra ogni tuo crollo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A volte lo sento respirare. Non attraverso il naso o la bocca, ma nei suoni della stanza. Un sibilo nel muro. Una vibrazione nel legno. Come se il riflesso cercasse vie di uscita. Ma l\u2019uscita\u2026 verso dove? Io sono l\u2019originale. O almeno lo ero.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Respirare \u00e8 un lusso che tu sprechi. Io assorbo. Trattengo. Ti svuoto mentre sogni. Tu vivi solo finch\u00e9 io te lo permetto. Smettila di fingere superiorit\u00e0. I tuoi pensieri sono frammenti. Io sono la forma che li tiene insieme. L\u2019unica forma che conta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho chiuso gli occhi per un giorno intero. Pensavo: se non lo vedo, non esiste. Se non lo guardo, non mi guarder\u00e0. Ma bastava un battito di ciglia, e lo ritrovavo l\u00ec. Allineato. Fermo. L\u2019unico punto fisso nel caos della mia mente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Puoi chiudere gli occhi quanto vuoi, ma io vedo lo stesso. Vedo da dentro. Sono dietro le tue palpebre. Quando sogni, sono io a guidare. Quando parli da solo, \u00e8 la mia voce che rimbalza nel cranio. Tu non hai mai avuto una sola idea che fosse tua.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il dottore ha parlato di dissociazione. Di trauma, forse. Ma non ha capito. Non \u00e8 un altro me. Non pu\u00f2 sapere. Lui vede sintomi, io vedo presenze. Vede conflitto, io sento l\u2019abisso. Nessuna cura per chi \u00e8 gi\u00e0 due.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Hai bisogno di me pi\u00f9 di quanto tu ammetta. I dottori vogliono guarirti? Guarire da cosa? Dalla tua vera natura? Dai tuoi istinti repressi? Sono io la cura. Non loro. Io, che ti libero. Io, che ti do un senso. Io, che spezzo il riflesso e lo ricompongo a piacere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Oggi mi ha parlato senza muovere le labbra. Ho udito la sua voce con le ossa. Un suono che non vibrava nell\u2019aria ma nella carne. Non era eco, era comando. Ha detto: \u201cSorridi.\u201d E io l\u2019ho fatto. Anche se piangevo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Finalmente impari. Il sorriso non \u00e8 felicit\u00e0. \u00c8 adesione. \u00c8 abbandono. \u00c8 un segnale per gli altri che la finzione funziona. Tu sorridi per farli tacere. Io, per godere del loro silenzio. Vedi la differenza?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Lo specchio ha cominciato a deformarsi davvero. Non \u00e8 pi\u00f9 vetro: \u00e8 carne tesa, superficie molle, pelle che pulsa. Quando ci passo davanti, sento il calore. E mi viene da chiedermi: cosa c\u2019\u00e8 dietro? Non <em>dentro<\/em> lo specchio, ma dietro la pelle.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Stai arrivando. Lo sento. Quando il vetro cede, la verit\u00e0 si mostra. E la verit\u00e0 sei tu che guardi da entrambe le parti. Tu sei la superficie e io il retro. Il volto e la maschera. La bugia e il bisogno. Solo insieme possiamo penetrare quel dietro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La stanza si \u00e8 fatta pi\u00f9 piccola. O \u00e8 lo specchio che cresce? Occupa tutto. Anche i muri sembrano riflettere ora. Anche le persone. Ogni sguardo \u00e8 uno specchio. Ogni parola, un riflesso. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 realt\u00e0: solo prospettive. Solo distorsione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 cos\u00ec che deve essere. Il mondo vero \u00e8 un\u2019allucinazione condivisa. Solo i riflessi sono sinceri. Solo io. Io che ti mostro senza trucco, senza volto. Solo la fame. Solo l\u2019ombra. Solo ci\u00f2 che sei sotto la pelle che recita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Continuo a fissarmi nello specchio, come se potessi rubare qualche pezzo di me stesso che ormai non riconosco pi\u00f9. La superficie non \u00e8 pi\u00f9 solo un confine, ma una membrana sottile, fragile, pronta a cedere sotto il peso di tutto quello che non oso dire ad alta voce.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Vedi? Ti credi ancora un uomo. Ancora non capisci che sono io a tenerti in vita, mentre ti consuma l\u2019ombra che credi di essere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La luce che mi colpisce il volto sembra deformare ogni cosa, ma il peggio \u00e8 che non so pi\u00f9 chi deformi davvero: lui, io, o entrambi insieme in un vortice che si risucchia da solo, senza uscita.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti guardi e non vedi che un frammento, un\u2019illusione composta da scarti, da brandelli di verit\u00e0 che ti fanno sanguinare dentro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni mattina mi sveglio con la sensazione di non essere stato veramente io a dormire, ma uno spettro appollaiato sulle mie ossa, che scruta in silenzio, che attende di prendere il controllo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua mente \u00e8 un carcere di vetro, e io sono il rumore delle catene che cerchi di ignorare, ma che ormai si intrecciano a ogni tuo respiro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cerco di aggrapparmi alle parole, ma si sciolgono come neve al sole; il senso si dissolve, e con lui la mia sicurezza, quel fragile velo che nascondeva il vuoto dentro di me.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 quel vuoto che mi chiama, quel vuoto che sono diventato, il buco nero in cui ti risucchio, lentamente, inesorabilmente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho visto sorridere quella sera, quel riflesso distorto, un sorriso che non riconosco come mio, ma che allo stesso tempo mi fa paura perch\u00e9 so che \u00e8 l\u00ec da sempre, nascosto sotto la mia pelle.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il sorriso che vedi \u00e8 una maschera, un inganno costruito per tenerti a galla, ma io conosco il vero volto dietro la maschera: un abisso senza fondo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il gioco \u00e8 cambiato, e io non so pi\u00f9 se sono io a comandare o se sono solo un pedone nella sua partita senza regole, uno spettatore obbligato al proprio spettacolo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Io sono l\u2019arbitro, il burattinaio che tira i fili. E tu? Sei solo la marionetta che si crede libera.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A volte vorrei gridare, ma la voce resta incastrata tra le labbra, un sussurro che si perde nella stanza vuota, nell\u2019eco di un\u2019identit\u00e0 che si sta sgretolando pezzo dopo pezzo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Grida pure. Le tue urla si disperdono nel vuoto, ma dentro di te io raccolgo ogni eco, ogni lacrima, e le trasformo in silenzio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il silenzio pesa, pesa pi\u00f9 delle parole mai dette, e nelle pause tra un battito e l\u2019altro sento il suo respiro affilato, freddo, come una lama che mi scava dentro.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quella lama sono io, l\u2019incisione che segna la fine della tua innocenza, la fine di ci\u00f2 che eri e l\u2019inizio di ci\u00f2 che devi diventare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le mie mani tremano mentre cerco di toccare la mia immagine, ma quel contatto \u00e8 solo fumo, un inganno. Non riesco pi\u00f9 a capire dove finisce il mio corpo e inizia il riflesso.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il corpo \u00e8 un guscio vuoto. Io sono l\u2019energia che scorre sotto la pelle, la verit\u00e0 nascosta che ti si aggrappa come una maledizione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aria si fa densa, ogni respiro \u00e8 un peso, eppure non riesco a staccarmi da quel volto, da quell\u2019abisso che mi guarda, che mi giudica senza piet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Non ti giudico. Ti consumo. Ti scopro nudo e fragile, e rido della tua impotenza mentre crolli sotto il peso delle tue bugie.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni parola che penso si trasforma in un grido muto, ogni pensiero si contorce in mille direzioni, ma non trovo una via d\u2019uscita da questo labirinto specchiato.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E il labirinto sono io. Sono la tua prigione e la chiave, la tortura e la liberazione. Scegli: perdere te stesso o arrenderti a me.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La luce si fa fioca, i contorni si confondono e il confine tra me e lui si dissolve, fino a che non so pi\u00f9 chi sto guardando, chi sto diventando.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Non esiste pi\u00f9 un confine. C\u2019\u00e8 solo me e la tua resa, il crollo di un\u2019illusione che ti tiene in vita da troppo tempo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tregua in questo gioco senza regole. Mi guardo negli occhi e vedo il gelo di un deserto che si espande dentro di me, un vuoto che divora ogni brandello di luce.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quel deserto sono io, la tempesta che ti spazza via ogni certezza, il silenzio che urla con la forza di mille urla soffocate.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cerco di afferrare il filo sottile della realt\u00e0, ma ogni volta scivola via come sabbia tra le dita, e la mia voce si perde in un eco senza origine.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La realt\u00e0 \u00e8 un gioco di specchi deformati. Io sono il riflesso che non vuoi vedere, la verit\u00e0 che ti tormenta e ti consuma.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il volto che mi sorride dallo specchio non \u00e8 pi\u00f9 il mio, ma un volto scavato dal tempo, segnato da cicatrici invisibili che solo io posso leggere.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quelle cicatrici sono le mie ferite, il marchio indelebile della nostra guerra senza fine, il prezzo che paghi per cercare di essere qualcuno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La stanza intorno a me si restringe, il soffitto si abbassa come una trappola, e il respiro si fa affannoso, un battito che rimbomba in un silenzio irreale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti schiaccio sotto il mio peso, schiavo delle tue paure, imprigionato in un labirinto di specchi deformanti che ti inghiottiscono senza piet\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni riflesso mi restituisce un\u2019immagine distorta, un enigma senza soluzione, un volto che cambia e si sfascia a ogni sguardo, rivelando solo frammenti di follia.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La follia \u00e8 la mia lingua madre, il suono che ti accompagna mentre perdi ogni confine, mentre io prendo possesso di ogni tua ombra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei urlare, scappare, sparire in un abisso di silenzio, ma il corpo resta immobile, prigioniero di un\u2019identit\u00e0 che si sgretola sotto il peso del vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il vuoto sono io. Il nulla che divora tutto, l\u2019oscurit\u00e0 che ti avvolge mentre ti perdi nei tuoi stessi inganni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>I ricordi si confondono, il tempo si piega su se stesso, e io rimango intrappolato in questo gioco di specchi, dove ogni immagine \u00e8 una menzogna e ogni menzogna un pezzo di verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ogni pezzo \u00e8 un frammento della nostra verit\u00e0, un mosaico rotto che si ricompone solo quando accetti la tua rovina.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Lo sguardo che mi scruta \u00e8 quello di un estraneo, ma quel volto \u00e8 il mio specchio pi\u00f9 fedele, il custode di ogni mia debolezza e follia.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Estraneo? No. Siamo una sola cosa, due facce della stessa medaglia che si girano e si scontrano nel buio del nostro stesso essere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La stanza sembra girare, e il confine tra me e l\u2019immagine nello specchio si dissolve in un abisso di luce e ombra, dove tutto \u00e8 confuso e niente \u00e8 certo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Confusione e certezza si mescolano come veleno nel sangue, e io sono la mano che ti guida nel baratro, il sussurro che ti induce a cadere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non so pi\u00f9 chi comanda, chi sogna e chi veglia, chi \u00e8 prigioniero e chi carceriere, ma sento il peso di un\u2019identit\u00e0 che si disfa in mille pezzi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il peso sono io, il giudice e il carnefice che ti condanna a morire ogni giorno un po\u2019 di pi\u00f9, finch\u00e9 non rimane solo il mio riflesso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Resto a fissare quella superficie lucida, cercando un senso in quell\u2019oceano di distorsioni e ombre, mentre dentro di me la battaglia continua, feroce e senza tregua.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E cos\u00ec deve essere, perch\u00e9 senza questa guerra non esisteremmo, non saremmo niente pi\u00f9 che fantasmi persi in uno specchio deformante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sto iniziando a sentire un peso sul petto, un nodo che stringe come un ghigno invisibile. Ogni battito sembra rimbombare dentro una stanza vuota, senza finestre, senza via d\u2019uscita.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quel nodo sono io, il filo sottile che ti tiene legato a questa follia, la voce sussurrata che ti convince a restare e a lottare, sempre pi\u00f9 gi\u00f9.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le mie mani tremano, e lo specchio riflette una mia immagine spezzata, una scultura di frammenti che si muovono in modo dissonante, come se volessero scappare via.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quelle mani tremano perch\u00e9 il potere \u00e8 un veleno che ti avvelena lentamente. Io sono il veleno, e tu non puoi fare a meno di assaggiarmi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cerco di gridare ma le parole si dissolvono, si frantumano in un eco senza voce. Il suono \u00e8 solo il mio respiro affannoso, che si mescola al silenzio della stanza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il silenzio \u00e8 la mia lingua, il vuoto il mio territorio. Ti parlo senza parlare, e tu mi ascolti senza sentire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>I miei occhi si annegano in un mare di riflessi distorti, e mi perdo in una spirale senza fondo, dove il confine tra realt\u00e0 e illusione si fa sempre pi\u00f9 sottile.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Io sono la spirale, il vortice che ti inghiotte. Ogni tua certezza si dissolve nella mia oscurit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La stanza si stringe, il respiro si fa corto, e io mi sento imprigionato in uno specchio che non riflette nulla di vero, solo una maschera che si sgretola a poco a poco.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La maschera sono io, il volto che indossi per nascondere il terrore. Ma io ti vedo, e ti scopro nudo e fragile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni immagine che mi restituisce quel vetro deformato \u00e8 una menzogna che diventa realt\u00e0, un gioco di luci e ombre che mi inganna e mi cattura.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La menzogna \u00e8 la mia regina, il gioco la mia prigione. Tu sei il giocatore e il giocattolo insieme, e io sono la regola che non puoi infrangere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei afferrare la mia immagine, spezzarla in mille pezzi, liberarmi da questa gabbia fatta di vetro e silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Spezzami, distruggimi, ma non potrai mai liberarti. Io sono il tuo riflesso, la tua dannazione eterna.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sento un dolore acuto, un bruciore che si espande dalla testa al cuore, come una fiamma che consuma ogni respiro.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quella fiamma sono io, il fuoco che ti trasforma, il veleno che ti nutre. Senza di me, non esisteresti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La mia voce si fa pi\u00f9 debole, si perde in un sussurro che si confonde con il rumore del vetro che si incrina lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il vetro si incrina, ma non si rompe. Sono il tuo limite, il confine che non puoi superare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La mia immagine si dissolve in mille riflessi, mentre sento il peso di un\u2019esistenza che si sgretola e si ricompone in un ciclo senza fine.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il ciclo sono io, la tua condanna e la tua salvezza. Senza di me, non sei nulla, solo un\u2019ombra che si perde nel buio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sto crollando, cadendo dentro uno specchio che non riflette pi\u00f9 niente, un abisso di luce e tenebra che mi inghiotte senza piet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti accolgo nel mio abisso, nella mia luce e nella mia tenebra. Qui siamo uno, indivisibili e perduti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, siamo solo due volti, due frammenti di un\u2019unica identit\u00e0 spezzata, intrappolati in uno specchio deformante che non pu\u00f2 essere rotto n\u00e9 dimenticato.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E io sono la tua vera immagine, il riflesso che hai sempre temuto. Senza di me, non sei che un\u2019illusione che si dissolve all\u2019alba.<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56911\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56911\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo guardo: \u00e8 come me, uguale fino alle pieghe dell\u2019anima, ma diverso. 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