{"id":56885,"date":"2025-05-21T18:20:38","date_gmt":"2025-05-21T17:20:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56885"},"modified":"2025-05-21T18:20:39","modified_gmt":"2025-05-21T17:20:39","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-delitto-tra-i-vicoli-di-tess-romano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56885","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Delitto tra i vicoli&#8221; di Tess Romano"},"content":{"rendered":"\n<p>1<\/p>\n\n\n\n<p>A Genova, certe mattine sanno di muffa, caff\u00e8 e legno vecchio.<\/p>\n\n\n\n<p>E non \u00e8 sempre una brutta cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella mattina mi ero svegliato presto. Nessun motivo particolare. A volte succede: certi silenzi ti tirano gi\u00f9 dal letto pi\u00f9 di qualsiasi sveglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla finestra del mio bilocale vedevo un pezzo di vico Vegetti, uno dei tanti vicoli che si arrotolano su se stessi come pensieri mal digeriti.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo messo su il caff\u00e8 quando ho sentito le sirene. Brevi, nervose. Quelle che arrivano veloci e si spengono subito, come chi sa gi\u00e0 che non c\u2019\u00e8 niente da fare. Mi sono affacciato. Due volanti, nastro giallo, e una porta aperta.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Antichit\u00e0 Neri &amp; Figli<\/em>. Il negozio di Alfredo Neri.<\/p>\n\n\n\n<p>Non lo conoscevo bene, Alfredo. Ci salutavamo, ogni tanto. Era uno di quei volti che ti accompagna quando vivi nei caruggi abbastanza a lungo da capire che certe persone non servono conoscerle a fondo. Ti basta sapere che ci sono, sempre allo stesso posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono infilato una giacca e sono sceso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vicoletto era gi\u00e0 pieno di gente. Turisti curiosi, bottegai in ciabatte, qualcuno con la busta del pane a mezz\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono fatto largo. Il primo agente che ho incrociato era giovane, troppo nuovo per riconoscermi. Gli ho mostrato il vecchio tesserino della mobile, ormai scolorito. Mi ha fatto passare senza fiatare.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019interno del negozio era un disastro calmo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto sembrava al suo posto, ma c\u2019era qualcosa che non tornava.<\/p>\n\n\n\n<p>Un vaso rovesciato. Una sedia spostata di pochi centimetri.<\/p>\n\n\n\n<p>E l\u00ec, a terra, tra due scaffali di libri antichi, c\u2019era Alfredo. Supino. Una chiazza scura sotto la nuca.<\/p>\n\n\n\n<p>Occhi aperti. Braccia lungo i fianchi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessun segno di lotta. Nessun oggetto mancante, a prima vista.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCaduto?\u00bb ho chiesto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il commissario De Luca era gi\u00e0 l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Si volt\u00f2 appena, come se gli desse fastidio sentire la mia voce.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOppure spinto. Non lo sappiamo ancora.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ha fatto una pausa. \u00abNon sei pi\u00f9 in servizio, Moretti.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLo so. Non sono venuto per lavorare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSpero bene.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono guardato intorno. In un angolo, seduta su una panchetta bassa, c\u2019era Giulia Ferri.<\/p>\n\n\n\n<p>La restauratrice. Occhi rossi, mani giunte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non piangeva, ma era chiaro che il pianto l\u2019aveva appena attraversata.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ha riconosciuto. Ha fatto un cenno con il mento.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ho risposto con lo stesso gesto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra noi non c\u2019erano confidenze. Ma la conoscevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una donna precisa, silenziosa. Tipo da mani sporche di colla e polvere d\u2019oro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono avvicinato a De Luca un\u2019ultima volta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNessuna effrazione. Nessun furto. Solo un colpo secco.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lui ha sospirato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn colpo secco, in un vicolo che non dimentica niente.<\/p>\n\n\n\n<p>E che per\u00f2, quando serve, si tappa le orecchie.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Sono uscito senza aggiungere altro. L\u2019aria sapeva di pioggia in arrivo. E di qualcosa che stava per svelarsi, ma non troppo in fretta. Come certi mobili antichi.<\/p>\n\n\n\n<p>Serve la luce giusta per vedere la crepa.<\/p>\n\n\n\n<p>2<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019odore del caff\u00e8 stantio del commissariato di zona era lo stesso di vent\u2019anni fa. Ma ora mi toccava berlo da visitatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il commissario De Luca mi aveva chiesto di non interferire, e io, da bravo ex sbirro, avevo annuito.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi avevo fatto l\u2019unica cosa che sapevo fare bene: non ascoltarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi presentai di nuovo da Antichit\u00e0 Neri &amp; Figli un\u2019ora dopo, quando la scientifica aveva gi\u00e0 smontato la scena e i curiosi si erano dispersi.<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti al negozio, due uomini discutevano a bassa voce.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano i figli di Alfredo. Li avevo visti qualche volta, ma solo a distanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Matteo Neri, il pi\u00f9 grande, sulla quarantina, giacca scura, barbetta curata, sguardo da consulente patrimoniale.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide, il minore, pi\u00f9 giovane di almeno dieci anni, maglietta nera, auricolare ancora nell\u2019orecchio, aria da uno che si sente in debito con il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSono Elia Moretti,\u00bb mi presentai. \u00abConoscevo vostro padre.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Matteo mi tese la mano. Fredda. Professionale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn brutto colpo per tutti noi,\u00bb disse. \u00abMa non capiamo\u2026 cosa c\u2019entra lei?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Davide non parlava. Masticava l\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHo lavorato in polizia. Per vent\u2019anni. E vivo qui vicino. Mi dispiace per vostro padre. Era un uomo rispettato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Matteo annu\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE un uomo prudente. Teneva tutto sotto chiave. Letteralmente. Aveva un sistema con due lucchetti sul retrobottega. Uno solo per lui.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE quella chiave?\u00bb chiesi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSparita.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 tardi passai da Giulia, nel laboratorio di restauro che condivideva con Alfredo. Mi accolse in camice, le mani coperte di gesso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi aspettavo,\u00bb disse.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDavvero?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSapevo che saresti tornato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Sul tavolo, c\u2019era un armadietto in legno intagliato. Aveva il fondo aperto, come se qualcuno avesse cercato di forzarlo dall\u2019interno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019ha portato Alfredo la scorsa settimana. Non me l\u2019aveva mai fatto vedere prima. Disse che aveva bisogno di una \u201ccura silenziosa\u201d.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La frase mi colp\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSai se stava lavorando su qualcosa di importante?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Giulia esit\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUna statua lignea, forse. Piccola. Disse che veniva da una chiesa sconsacrata. Ma sembrava nervoso. E\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE Matteo non voleva che la restaurasse.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Quando uscii dal laboratorio, la pioggia aveva ripreso a cadere.<\/p>\n\n\n\n<p>Feci due passi sotto i portici di via San Bernardo e mi fermai a guardare una finestra accesa, tre piani pi\u00f9 in alto.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide Neri fumava affacciato. Parlava con qualcuno al telefono. Rideva.<\/p>\n\n\n\n<p>Suo padre era stato ucciso da meno di ventiquattro ore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dolore, quando \u00e8 vero, non trova tempo per ridere.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi appuntai mentalmente quella risata.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mio mestiere, era spesso pi\u00f9 utile di un\u2019impronta.<\/p>\n\n\n\n<p>3<\/p>\n\n\n\n<p>A Genova le voci camminano piano, ma non si fermano mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Si infilano nei portoni, scivolano tra le persiane, si attaccano ai muri come umidit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo, andai da Silvano, il barista che gestiva il caff\u00e8 di fronte ad Antichit\u00e0 Neri &amp; Figli.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno di quelli che sembrano nati dietro un bancone. Tanti silenzi, pochi sorrisi. Ma aveva orecchie da cane da caccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi offr\u00ec un caff\u00e8 senza chiedere. Poi mi fiss\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi conosco. Polizia, giusto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEx.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUna volta poliziotto, sempre&#8230;\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Fece spallucce. Gli lasciai spazio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl vecchio Neri,\u00bb disse, \u00abera uno di quelli a cui non serve parlare tanto. Ma si capiva che negli ultimi tempi qualcosa lo rodeva.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTipo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019ho visto litigare con uno. Un tizio elegante, cappotto beige, occhiali da sole. Qui fuori, una settimana fa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNome?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLo chiamavano Greppi. Ha una galleria antiquaria in salita dell\u2019Olivella. Non si sopportavano. Vecchia rivalit\u00e0, pare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi appuntai il nome.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abParlavano di un affare. Roba grossa. Alfredo gli ha detto \u201cnon faccio parte dei tuoi giochi\u201d. E se n\u2019\u00e8 andato sbattendo il pugno sul tavolo. Non l\u2019avevo mai visto cos\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Nel primo pomeriggio mi feci un giro da Greppi.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua galleria era ordinata, profumata, piena di mobili pi\u00f9 puliti del mio salotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi accolse lui, giacca a quadri e sorriso inamidato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCercava qualcosa in particolare?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Voce melliflua, da venditore da fiera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abConoscevo Alfredo Neri,\u00bb dissi. \u00abCi lavoravo, tanti anni fa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il sorriso si smorz\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUna tragedia. Lo rispetto, sempre l\u2019ho fatto. Anche se\u2026 eravamo diversi. Io vendo bellezza, lui collezionava polvere.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHa avuto a che fare con lui, recentemente?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Una piccola esitazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn mese fa. Gli proposi un acquisto congiunto per un lotto raro. Arte sacra, pezzi del \u2018500. Disse che non era interessato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa non sembrava una risposta amichevole, secondo alcuni. C\u2019\u00e8 stato un diverbio?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Si irrigid\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 normale discutere tra professionisti. Ma niente di personale.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Falso. Lo avevo visto negli occhi. C\u2019era altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Greppi stava nascondendo qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse non era un assassino, ma un testimone s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 tardi, rientrando a casa, trovai una busta sotto la porta.<\/p>\n\n\n\n<p>Carta spessa, nessun mittente.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro: una fotocopia sbiadita di una statua lignea \u2014 una piccola Madonna col Bambino, in stile ligure.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul retro, una scritta in stampatello:<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cLui voleva venderla. Non restaurarla.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna firma. Nessuna traccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo un dubbio in pi\u00f9, e una certezza che cresceva, qualcuno stava giocando su due tavoli.<\/p>\n\n\n\n<p>E il primo a essersi fatto male, era finito col cranio spaccato sul pavimento del suo negozio.<\/p>\n\n\n\n<p>4<\/p>\n\n\n\n<p>Nel laboratorio di Giulia Ferri regnava il silenzio assoluto, come in certi corridoi d\u2019ospedale dove la polvere sa sempre pi\u00f9 cose dei medici. Era immersa nel lavoro, come sempre. Un cassettone genovese del Settecento aperto in due, i cassetti smontati, l\u2019interno scorticato per met\u00e0. L\u2019odore di colla animale e legno antico mi colp\u00ec come una madeleine storta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abStai cercando qualcosa, Elia?\u00bb mi chiese senza alzare lo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn pezzo di verit\u00e0. Anche piccolo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Giulia si ferm\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi mi indic\u00f2 il mobile smontato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDovresti guardare qui sotto. Lo ha portato Alfredo, ma non era in catalogo. \u00c8 uno di quei pezzi che \u201cnon devono passare dal registro\u201d, capisci?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, capivo fin troppo bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi inginocchiai davanti alla base, scostando una sottile tavoletta che scricchiol\u00f2 appena.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro, tra due viti allentate, c\u2019era un foglietto ripiegato tre volte. Lo aprii lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cCaravita, 18 \u2013 ore 22.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nient\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo girai, lo studiavo con attenzione. Calligrafia incerta, ma decisa. Lettere maiuscole, tracciate di fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Giulia si avvicin\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon \u00e8 la calligrafia di Alfredo. Ne sono certa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa lo teneva nascosto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abForse non sapeva nemmeno che fosse l\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lo misi in tasca.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCaravita 18\u2026 \u00c8 nella Maddalena, giusto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec. Un portone chiuso da anni. L\u00ec sotto ci stava una bottega di marmi, poi \u00e8 diventato magazzino. Ora&#8230; chiss\u00e0.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ci andai quella sera stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Vico Caravita era una lama buia tra due pareti umide.<\/p>\n\n\n\n<p>Al numero 18, il portone era davvero quello: vecchio, pesante, con l\u2019intonaco che si staccava a pezzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul lato sinistro, una porticina secondaria era socchiusa. Nessun allarme. Nessuna luce. Spinsi. Entrai.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019interno, una stanza. Pavimento in cotto, pareti grezze.<\/p>\n\n\n\n<p>Due sedie, un tavolo, scaffali con oggetti impolverati.<\/p>\n\n\n\n<p>E una cassaforte a muro, aperta. Vuota. Nessun segno di effrazione. Qualcuno aveva aperto con calma. E aveva preso solo quello che cercava.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena uscito, sul selciato bagnato, notai un mozzicone ancora caldo. Marca francese. Sigaretta lunga. Greppi fumava italiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide, sigaretta elettronica. Qualcun altro era l\u00ec, poco prima di me. Qualcuno che aveva saputo dell\u2019appuntamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guardai intorno. Nulla. Nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo i caruggi che ti guardano mentre fingi di non vederli.<\/p>\n\n\n\n<p>E dentro, nella mia tasca, un foglietto che cominciava a bruciare come carta viva.<\/p>\n\n\n\n<p>5<\/p>\n\n\n\n<p>Quando non sai pi\u00f9 dove cercare, vai da chi sa dove non guardare.<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo \u201cil notaio\u201d non aveva mai redatto un atto in vita sua, ma gestiva un ristorante dietro via Pr\u00e9 con una saletta riservata dove si parlava di tutto tranne che di cucina.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci avevo lavorato attorno ai tempi della mobile. Era rimasto in debito con me. Lo trovai che lucidava bicchieri dietro il bancone, la televisione accesa su una partita che nessuno guardava.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abElia Moretti,\u00bb disse. \u00abDio mio, pensavo fossi sparito. Hai l\u2019aspetto di chi \u00e8 tornato a scavare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSolo un nome: Alfredo Neri.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il bicchiere si ferm\u00f2 a met\u00e0. Poi lo pos\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuello era uno con l\u2019etica. Ma quando entri in certi giri, l\u2019etica \u00e8 carta da lucido.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVendite private?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDi pi\u00f9. Un mercato parallelo. Oggetti religiosi, pale smontate, reliquiari. Roba che se la esponi in galleria ti arrestano. Ma in certi salotti\u2026 \u00e8 oro colato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE Neri?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAveva una statua. Madonna col Bambino, legno scolpito, scuola ligure. Probabilmente rubata.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui voleva restaurarla e denunciarla. Ma chi gliel\u2019aveva fatta avere pensava il contrario.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guard\u00f2 negli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi stai mettendo in mezzo a gente che ha pi\u00f9 santi nelle tasche che in paradiso.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Uscito da l\u00ec, feci due telefonate e incrociai qualche archivio online. La statua era comparsa brevemente in un\u2019asta internazionale, mesi prima, poi ritirata \u201cper mancanza di provenienza certificata\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La provenienza era la chiave. E forse il movente.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornai a parlare con Elena Bianchi, la collezionista.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ricevette in casa, tra cornici dorate e porcellane di Capodimonte. Una bellezza che puzzava di nascondiglio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLei ha mai avuto contatti con Alfredo Neri fuori dalle vendite ufficiali?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Sorrise. \u00abNon so cosa intende.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUna statua. Madonna lignea. Forse rubata. Le dice qualcosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Le dita le tremarono appena sulla tazza di t\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019aveva ricevuta da un contatto. Mi chiese di aiutarlo a farla stimare. Io\u2026 gli consigliai discrezione.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE poi?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPoi mi disse che voleva denunciarla. Mi disse \u201cnon voglio sporcare il nome di mio padre con un oggetto rubato\u201d.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Quel dettaglio mi fece alzare le antenne.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSuo padre\u201d non era Alfredo. Chi parlava era uno dei figli.<\/p>\n\n\n\n<p>E se il vero possessore della statua fosse stato Davide?<\/p>\n\n\n\n<p>Se fosse stato lui a consegnarla di nascosto ad Alfredo, nella speranza che sparisse?<\/p>\n\n\n\n<p>E poi, quando il padre decise di fare la cosa giusta, avesse reagito di impulso?<\/p>\n\n\n\n<p>Stavo per metterlo in cima alla lista. Ma sapevo una cosa con certezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando un caso sembra risolto troppo presto\u2026 c\u2019\u00e8 qualcuno che sta ancora aspettando l\u2019ultima battuta.<\/p>\n\n\n\n<p>6<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo, mi presentai in via Cairoli, davanti al palazzo dove abitava Davide Neri. Non bussai. Aspettai che uscisse.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle 11.45, eccolo l\u00ec: felpa grigia, occhiaie pesanti, passo veloce. Lo seguii per un paio d\u2019isolati, finch\u00e9 si infil\u00f2 in un bar con l\u2019aria di chi cerca un\u2019ora di pace dal mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrai due minuti dopo. Mi sedetti al tavolo accanto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBel posto per smaltire un delitto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lui si volt\u00f2 di scatto, il cucchiaino sospeso sul caff\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMoretti\u2026 che diavolo vuoi?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa verit\u00e0. Ti bastava che tuo padre chiudesse un occhio. Invece ha voluto fare la cosa giusta. E tu non l\u2019hai presa bene.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Rise. Breve. Acido.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPensi che l\u2019abbia ucciso per una statua?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPenso che l\u2019hai portata tu in negozio. Che speravi di venderla sotto banco. E quando hai capito che lui non ti avrebbe coperto, hai perso la testa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Silenzio. Poi appoggi\u00f2 il cucchiaino. Lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019ho portata io, s\u00ec. Ma non l\u2019ho mai voluta vendere. Volevo solo dimostrargli che potevo combinare qualcosa da solo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abContrabbando d\u2019arte, come inizio non \u00e8 male.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Davide scosse la testa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLui non voleva denunciarla. \u00c8 stato Matteo a spingerlo a farlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per dare un segnale \u201cetico\u201d all\u2019ambiente. Per mettere in imbarazzo Greppi e altri. Una mossa da vetrina, per intestarsi il nome \u201cpulito\u201d dell\u2019azienda. Il figlio buono, quello giusto. Sempre lui.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Stavo per rispondere, ma la porta si apr\u00ec. Giulia Ferri entr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci vide. Si blocc\u00f2. Poi venne al nostro tavolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVolete sapere la verit\u00e0?\u00bb disse guardandomi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHo visto Matteo uscire dal laboratorio quella sera. Tardi. Aveva una chiave che non avrebbe dovuto avere. La chiave della cassaforte di Alfredo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio stomaco si strinse. Tornai con la mente alla prima volta che vidi Matteo davanti al negozio: impassibile, lucido, troppo composto per un figlio appena colpito da una morte improvvisa.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi mi torn\u00f2 in mente un dettaglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il foglietto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019indirizzo.<\/p>\n\n\n\n<p>La calligrafia incerta. Ma non sconosciuta.<\/p>\n\n\n\n<p>Alfredo scriveva tutto in corsivo. Giulia pure. Solo Matteo usava lo stampatello.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella notte, rileggendo i miei appunti, lo vidi chiaramente. Avevamo seguito un\u2019ombra pensando fosse il corpo. Ma chi aveva messo in moto tutto non aveva bisogno di sporcarsi le mani. Solo di orientare i sospetti nel posto giusto. E il posto giusto era suo fratello.<\/p>\n\n\n\n<p>7<\/p>\n\n\n\n<p>Riaprii le foto della scientifica che De Luca mi aveva girato via mail con una certa riluttanza. La scena del crimine, il corpo di Alfredo Neri a terra, la chiazza scura sotto la nuca, il braccio destro leggermente ripiegato sotto il busto.<\/p>\n\n\n\n<p>Una cosa mi colp\u00ec all\u2019istante: la ferita era sulla tempia destra.<\/p>\n\n\n\n<p>Un colpo secco, preciso. Come quello dato da una persona destra \u2014 o da qualcuno che sapeva dove colpire senza esitazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Alfredo era mancino. L\u2019avevo visto mille volte firmare ricevute con quella grafia inclinata all\u2019indietro, tipica dei sinistri.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensai: se qualcuno avesse voluto simulare una caduta accidentale, l\u2019istinto l\u2019avrebbe portato a colpire sul lato opposto. Ma quello non era un colpo improvvisato. Era un\u2019esecuzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi presentai da Giulia Ferri per chiarire un dubbio che mi rodeva da ore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHai pi\u00f9 quei vecchi ordini di restauro che Alfredo ti faceva firmare a mano?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lei annu\u00ec, apr\u00ec una cartellina rigida e ne tir\u00f2 fuori una decina.<\/p>\n\n\n\n<p>Li sfogliai finch\u00e9 trovai quello che cercavo: una ricevuta intestata a &#8220;Neri &amp; Figli&#8221;, firmata Matteo Neri.<\/p>\n\n\n\n<p>La calligrafia era netta, ordinata. In stampatello perfetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Presi dal mio taccuino la fotocopia del biglietto ritrovato nel doppiofondo del mobile. Stessa inclinazione. Stesse &#8220;R&#8221; chiuse. Stessa &#8220;T&#8221; a cappio. Matteo aveva scritto quel biglietto.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva indirizzato Alfredo a quell\u2019appuntamento in vico Caravita. Aveva finto di scoprire tutto dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>E Davide\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Davide era stato lasciato l\u00ec. Come capro espiatorio, con le mani gi\u00e0 sporche per conto proprio.<\/p>\n\n\n\n<p>Passai davanti alla galleria di Antonio Greppi. Chiuso per lutto. Finta compostezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Matteo si era servito anche di lui. Lo aveva coinvolto in trattative mai chiuse, solo per dare a suo padre l\u2019idea che stava cadendo in un circolo pericoloso. Cos\u00ec, quando la statua emerse, Alfredo si era ritrovato accerchiato da sospetti.<\/p>\n\n\n\n<p>E Matteo aveva potuto agire nel punto cieco della fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornai a casa con la testa piena di pezzi. E con un dettaglio finale ancora da chiarire. La chiave della cassaforte. L\u2019unica copia ufficiale, secondo Giulia, era in possesso di Alfredo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma chi l\u2019aveva aperta, svuotata, e lasciata in ordine&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>lo aveva fatto senza forzarla.<\/p>\n\n\n\n<p>E io avevo visto Matteo, il giorno dopo il delitto, con le mani in tasca e la giacca imbottita. Nessuna fretta. Nessun dolore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma soprattutto, nessun controllo. Sapeva benissimo che non lo avrebbero perquisito. Perch\u00e9 chi piange con misura\u2026\u00e8 spesso chi sa quando smettere di piangere.<\/p>\n\n\n\n<p>8<\/p>\n\n\n\n<p>Lo trovai nel laboratorio di famiglia, seduto su uno sgabello, le mani appoggiate sulle ginocchia come un chirurgo in pausa.<\/p>\n\n\n\n<p>Matteo Neri stava osservando un piccolo com\u00f2 veneziano, rovinato sul fianco. Sopra, una bacinella d\u2019acqua e un pennello immerso a met\u00e0. La vernice scura galleggiava in cerchi concentrici, silenziosi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTu lo sai che la vernice vecchia non si cancella mai del tutto,\u00bb dissi entrando.<\/p>\n\n\n\n<p>Matteo non si volt\u00f2. Continu\u00f2 a guardare l\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSi pu\u00f2 coprire, stratificare. Ma sotto rimane. Come certi errori.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDipende da quanto tempo hai. E da quanto vuoi fingere che il mobile sia nuovo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Si alz\u00f2. Mi guard\u00f2. Nessuna sorpresa sul volto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHai scoperto tutto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Annuii.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHai fatto in modo che Alfredo trovasse quel biglietto. Gli hai messo in mano la chiave di un\u2019esca. L\u2019hai portato a fidarsi di un affare sbagliato, poi l\u2019hai tolto di mezzo. E hai lasciato che tuo fratello, con la sua goffaggine e i suoi debiti, sembrasse l\u2019unico colpevole plausibile.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEra l\u2019unico a meritare il nome di nostro padre,\u00bb rispose. \u00abMa anche l\u2019unico a non saperci fare. Se avesse ereditato il negozio, ci avrebbe affondati.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCos\u00ec hai deciso che eri tu il degno. Non per diritto, ma per selezione.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer logica. Io sono sempre stato la parte sana. La mente. Lui la sbavatura.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE tuo padre?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn idealista. Incapace di vedere il mondo per quello che \u00e8. Ha sempre creduto che fare la cosa giusta bastasse.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE invece?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE invece l\u2019ha lasciata in mano a uno che la giustizia l\u2019ha imparata troppo tardi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Restammo in silenzio. La luce filtrava dalla finestra sopra il banco da lavoro, obliqua, precisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che sentimmo i passi nel corridoio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il commissario De Luca entr\u00f2 senza bussare. Due agenti dietro di lui. Matteo non protest\u00f2. Non chiese avvocati. Non recit\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guard\u00f2 un\u2019ultima volta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abComplimenti, Moretti. Hai trovato la crepa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo,\u00bb dissi. \u00ab\u00c8 stata la vernice a parlare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>I caruggi, quella sera, parevano pi\u00f9 larghi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019era giustizia nelle strade, solo una quiete vecchia e testarda. Ma sapevo che i muri avevano registrato tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>E che Alfredo Neri, nel suo silenzio ostinato, aveva insegnato un\u2019ultima lezione: le eredit\u00e0 non sono mobili da spartire. Sono le ombre che lasciamo negli occhi di chi ci guarda andare via.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56885\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56885\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1 A Genova, certe mattine sanno di muffa, caff\u00e8 e legno vecchio. E non \u00e8 sempre una brutta cosa. Quella mattina mi ero svegliato presto. Nessun motivo particolare. A volte succede: certi silenzi ti tirano gi\u00f9 dal letto pi\u00f9 di qualsiasi sveglia. 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