{"id":56825,"date":"2025-05-22T16:57:04","date_gmt":"2025-05-22T15:57:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56825"},"modified":"2025-05-22T16:57:05","modified_gmt":"2025-05-22T15:57:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-latte-scremato-di-marilena-votta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56825","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Latte scremato&#8221; di Marilena Votta"},"content":{"rendered":"\n<p>Un bagliore filtra tra le palpebre. Quando mi sveglio ho il corpo ricoperto di sudore. Nell\u2019aria il puzzo di gomma bruciata, lo zainetto a farmi da cuscino, sospesa tra il mondo reale e quello che vive dentro la mia testa. Cose accadute, desideri mozzati, cose che forse non accadranno. A volte le premonizioni hanno la consistenza viscida dei sogni mattutini, mi restano attaccati addosso come i vestiti sintetici con le loro scariche di elettricit\u00e0 statica quando cerchi di toglierteli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dito di Edo si infila nello spazio tra le costole, si incastra nell\u2019ombelico e si avvita dentro fino a farmi male.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE dai, smettila.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ridacchia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCome stai?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMi fa male la testa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi tocco la fronte, le labbra screpolate, prive della patina protettiva del lucidalabbra leccato via ore fa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE ho sete.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Edo annuisce.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLogico. Ma\u2026 &#8211; una leggera incrinatura nella voce, il tono ridotto a un bisbiglio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTi ricordi tutto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi liscio le pieghe della maglietta, agito le mani per scuotere via briciole inesistenti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPi\u00f9 o meno\u00bb.<br>Mi ricordo la porta di casa sbattuta nel silenzio, la mia immagine riflessa nel vetro dell\u2019ascensore, verticalit\u00e0 e marmo mentre muovo le dita su e gi\u00f9 sui tasti, le risate chiocce e le finestre spalancate dei palazzi vicini. Io che aspetto in una rientranza del marciapiede.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019appuntamento \u00e8 in una fabbrica dismessa per la produzione di carne in scatola. Ampi spazi all\u2019aperto per sistemare i soundsystem, un corpo in muratura ancora funzionale che emana un senso diffuso di marciume, come se la mancanza di speranza di chi \u00e8 passato di qui avesse quest\u2019odore addosso.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ricordo le luci blu fluorescenti, il sound ossessivo, le unghie scarlatte di Rossella, la consistenza friabile della crosta del pane che abbiamo sbriciolato invece di mangiarlo, le mani unte agitate in aria. Mi ricordo la fila vociante e sudata per il bagno, le porte spesse grigio acciaio che ancora conservano tracce di calore del giorno, e le pareti sporche, imbrattate di scritte oscene, il lavandino intasato, l&#8217;acqua grigia che quasi trabocca dal bordo di porcellana, poltiglia rosa, simile a dentifricio, e strisce di carta igienica colorata per terra. L\u2019odore acido del sudore mescolato a profumi fruttati, e quello metallico, intenso e stucchevole, di sangue mestruale. Io guardo tutto come se fossi scissa in due, l\u2019alcool mi scorre in circolo e rende evanescenti i confini tra il corpo e il mondo. Gli short bagnati, il sudore a rivoli dall\u2019attaccatura dei capelli fino al fondoschiena.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDov\u2019\u00e8 Riccardo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il ragazzo che ci ha portato qui in macchina. Mi piace. Ha uno sguardo gentile, occhi languidi da ragazza. Edo alza le spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abStar\u00e0 cercando la sua tipa, \u00e8 rimasta in vacanza un giorno in pi\u00f9 ed \u00e8 venuta con un altro gruppo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Una fitta di delusione tra le scapole, un colpo di vento mi aggriccia la pelle. Lui lo nota la e si accarezza i capelli a spazzola, ispidi e ingrommati di gel \u00abEh, mi sa che ci \u00e8 proprio rimasto sotto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE allora? Non c\u2019\u00e8 niente di male ad avere dei sentimenti.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sento ridicola.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa abbiamo vent\u2019anni, cazzo. Ci dobbiamo sballare e divertire e basta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La lingua intrusiva di Edo dentro la bocca, consistenza molle e dolciastra del Southern Comfort che si \u00e8 scolato, le mie dita gli graffiano la schiena.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDivertiti, rilassati, dai.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo odore \u00e8 simile a quello esalato dai muri della fabbrica, carne che sta andando a male. Il corpo si sgretola davanti ai miei occhi, i muscoli si disfano e sfuggono via dallo scheletro.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando l\u2019allucinazione scompare, vedo che non c\u2019\u00e8 traccia di imbarazzo nel modo in cui Edo si gratta il cavallo dei pantaloni, lo sguardo molle e pigro di chi \u00e8 abituato a vivere aspettandosi solo di essere esaudito. Mi porge un bicchiere con dentro un liquido paglierino dal gusto acido, un misto di limone e sale che brucia sulle labbra.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBleah, fa schifo, davvero.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abProva questa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi appoggia una pillola rosa sulla lingua, la consistenza di una caramellina, e io la ingoio. Le ragazze dimenano le braccia in maniera scomposta, i loro top laminati scompaiono nella folla. Si sbracciano per farmi segno di seguirle, ma io scuoto la testa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLe tue amiche se ne vanno.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon sono mie amiche.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLe conosco perch\u00e9 erano in classe con mia sorella, al liceo. Ogni tanto le incontro ai rave.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Annuisce, comprensivo, o forse solo annoiato. Una pioggia sottile che dura qualche minuto appena, e lascia l\u2019aria ancora pi\u00f9 afosa di prima. Non mi accorgo di quando la pasticca comincia a fare effetto, le persone mi appaiono circondate da un alone. Cerco Riccardo in quel mare di facce, spintono, mi becco urla e insulti. Mani scivolose cercano di trattenermi, i miei capelli vorticano nell\u2019aria elettrica, distribuisco goccioline di sudore a ogni passo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono immersa in una luce tremolante dai colori fluo. Ragazze dal volto duro con vestiti minuscoli dai colori pastello, stivali alti al ginocchio, ragazzi con occhiali da sole squadrati e troppo grandi per il loro viso, collari da cane, ballano e si toccano.<\/p>\n\n\n\n<p>Riccardo \u00e8 l\u00ec in mezzo, la camicia blu sbottonata che mostra il torace privo di peli, la faccia inespressiva. Gli occhi languidi sono esausti, delusi. Gira le spalle alla folla e mi viene addosso. Ha il naso che gli cola, la bocca ricorda una ferita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHai trovato la tua ragazza?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019ho vista con un altro. Adesso non ho pi\u00f9 una ragazza.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Dovrei dirgli che mi dispiace ma non riesco a mentire, cos\u00ec dico altre cose.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMio padre \u00e8 morto quando avevo 12 anni. Siamo state io e mia sorella a trovarlo. Aveva la faccia affogata dentro una tazza di latte scremato. La colazione era il pasto che gli piaceva di pi\u00f9. Andavamo da lui ogni domenica mattina. Ci stava aspettando per iniziare. Aveva la tavola apparecchiata per tutti e tre. I biscotti con la glassa di cioccolato a centro tavola, il pane tostato e il burro su un piattino a lato. Anche una brocca piena di succo, e le uova che fanno tanto bene. Stava seduto a tavola quando ha avuto l\u2019ictus. Cadendo di colpo ha fracassato la tazza ed \u00e8 rimasto l\u00ec con la lingua in fuori. Ho pensato che avesse la faccia arrabbiata, sicuramente perch\u00e9 non era riuscito a finire il latte.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che non dico \u00e8 il senso di sollievo che ho provato, la fine di quei pasti nervosi, i bocconi da masticare con attenzione e poi deglutire, il corpo che si muove a scatti, lui che mi preme il dito contro la schiena per farmi stare dritta, l\u2019espressione scontenta ogni volta che mi guarda: \u201c<em>Non riesci mai a fare niente di normale<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHo una sorella gemella che ha dei progetti grandiosi per il suo futuro, mentre io voglio solo stordirmi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Riccardo fa scorrere le dita sporche sulla mia faccia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE\u2019 una storia terribile.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La sua gentilezza mi fa sentire vulnerabile. ma non \u00e8 fame o desiderio quello che sento quando mi tocca. Non c\u2019\u00e8 urgenza nella sua lingua sul mio collo. Siamo impacciati quando ci sfioriamo attraverso i vestiti, i respiri ansanti come se avessimo corso. Le palpebre di Riccardo hanno una sfumatura violacea. Si curva verso di me, gli occhi chiusi. Sento il sapore del suo respiro. \u00c8 dolce come un succo di mela. Mi piace cos\u00ec tanto che mi si stringe lo stomaco. La sua tristezza quando mi bacia mi frana addosso di colpo, inaspettata. Mi infetta con i ricordi della sua vita, come una malattia. Mi giro quando sento la pressione di altre mani sulle scapole, al centro della schiena.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPosso?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Edo ha l\u2019espressione beata di quando \u00e8 molto fatto, gli occhi rimpiccioliti e arrossati. La faccia di Riccardo si sgretola come un puzzle, confuso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi va, Sara?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Scuoto la testa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi allontano. Da entrambi. Sento il suono provocato dall\u2019attrito dei loro corpi, il risucchio salivoso dei loro baci. Mi siedo su un pezzo di tubo e comincio a tremare. Vorrei essere cos\u00ec, vivere sotto un sasso e ascoltare, immobile le storie delle persone<\/p>\n\n\n\n<p>Una ragazza con il piercing all\u2019ombelico e i capelli rosa shocking ondeggia come un\u2019odalisca, mentre fa una serie di giravolte e piroette prima di crollare. \u00c8 talmente magra che la luce della luna le passa attraverso i vestiti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTutto a posto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sdraiata sulla schiena, dimena le braccia sottili come zampe di insetto, una peluria setosa le copre il viso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVedo il tuo dolore, il dolore che zampilla via da te come acqua. Oh. <em>La verit\u00e0 dilla ma dilla obliqua o render\u00e0 tutti ciechi. <\/em>Emily Dickinson, sai?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, mi dispiace, non la conosco Vuoi alzarti?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSi sta cos\u00ec bene qui a contatto con la terra. \u00c8 l\u2019unico momento in cui non ho paura.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Restiamo vicine senza parlare, io seduta con le gambe ripiegate sotto di me e lei sdraiata. A un certo punto devo essermi addormentata, la testa mi ciondola sul petto e un filo di saliva mi cola dalla bocca. Sono sola quando Edo mi afferra la mano. \u00c8 lucido di sudore. \u00abAndiamo via, qualcuno si \u00e8 sentito male. Meglio andarsene prima che arrivi la polizia.\u00bb. Ho le gambe tremolanti mentre mi alzo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSei sicuro?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMe lo hanno detto, ma comunque \u00e8 meglio scappare finch\u00e8 si pu\u00f2.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Stringo la sua mano, mi ci aggrappo con il cuore che batte e iniziamo a correre, come se fossimo bambini in una favola inseguiti da una creatura magica. Ci districhiamo dal groviglio arruffato di gente che ci sfiora, che sbanda in direzioni oblique. Le pupille di Edo continuano a essere troppo piccole, l\u2019effetto della droga \u00e8 ancora in circolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Riccardo guida con la schiena dritta, la postura perfetta che non ho mai avuto, le braccia rigide e le mani impugnano il volante come da manuale di scuola guida. Sento il suono delle sue lacrime prima ancora di vederle. Un lamento dolce, la consistenza salina che rischia di fargli saltare le lenti a contatto e gli impedisce di guidare. Nessuno di noi del resto ricorda dove andare, adesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fermiamo in uno spiazzo aperto, l\u2019aria fredda della notte ci asciuga il sudore addosso. Ho i polpacci pieni di piccole ferite, le braccia piene di striature rosse di erbe infestanti e morsi di insetti. Quando il caldo arroventa il metallo della macchina vado a dormire fuori. Non troppo vicina dai corpi curiosamente attorcigliati di Edo e Riccardo. Il suono delicato del russare di Riccardo, e quello pi\u00f9 fastidioso di Edo fanno da contraltare al sottofondo lamentoso degli automezzi, a quello pi\u00f9 insistente e lontano del primo risveglio del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando mi sveglio Edo mi sta facendo una specie di solletico.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi ricordi tutto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHo un vuoto di memoria dopo aver baciato Riccardo. Ho incontrato una ragazza che lanciava in giro versi poetici. E poi siamo scappati\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBaciarlo non ha significato niente per te?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEro sballata. Sai come succede.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Un cenno con la testa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChiaro.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDov\u2019\u00e8 Riccardo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSiamo a corto di benzina. Abbiamo i cellulari scarichi. \u00c8 andato a cercare aiuto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn mezzo al nulla?\u00bb. Un\u2019alzata di spalle. \u00abDa qualche parte ci sar\u00e0 qualcuno.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi viene quasi da ridere. Io non porto mai il cellulare ai rave e Edo lo sa. Resto ferma, le mani poggiate in grembo. La gola rasposa per la mancanza di idratazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riusciamo a scollarci dalle ombre proiettate dai nostri corpi buffi, anchilosati. Potremmo restare qui per sempre, fino a disseccarci come piante, dimenticati da Riccardo e da tutti gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Il latte scremato fa bene, pensa mio padre mentre dispone il cibo per quella che sar\u00e0 la sua ultima colazione. Per le bambine \u00e8 l\u2019ideale. Proteine senza la concentrazione nociva di grassi. <a><\/a><br><br><\/p>\n\n\n\n<p>Sento il dolore di Riccardo prima ancora di vedere la sua ombra che si staglia a terra, la sua voce che conserva tracce impercettibili di pianto, mentre grida i nostri nomi. &nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56825\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56825\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un bagliore filtra tra le palpebre. 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