{"id":56712,"date":"2025-05-14T12:14:12","date_gmt":"2025-05-14T11:14:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56712"},"modified":"2025-05-14T12:14:14","modified_gmt":"2025-05-14T11:14:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-sveva-e-la-statua-di-cristina-di-claudio-sezione-racconti-per-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56712","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Sveva e la statua&#8221; di Cristina Di Claudio&#8221; (sezione racconti per bambini)"},"content":{"rendered":"\n<p>Il cielo plumbeo di Copenaghen galleggiava opaco sulle barche immobili e i turisti chiusi in opprimenti cappotti. Sveva percorreva la Langelinie, il litorale della citt\u00e0, affidando al mare il suo sguardo malinconico. La ragazzina arrest\u00f2 il suo incedere lento, proprio di fronte alla piccola statua che giaceva ancorata al suo scoglio. Come Sveva, la Sirenetta volgeva gli occhi alla profondit\u00e0 e alla limpidezza di quelle acque increspate. Era ritratta nell\u2019attimo esatto in cui la pinna lasciava spazio a due gambe di donna. La contempl\u00f2 afflitta: anche lei sapeva bene cosa significasse sentirsi intrappolata in un corpo nemico. Una folata di vento minacci\u00f2 il suo gi\u00e0 precario equilibrio costringendola a indietreggiare. Si appoggi\u00f2 con vigore alla stampella, cercando la stabilit\u00e0 perduta. Tir\u00f2 su il cappuccio, ma nell\u2019istante in cui inquadr\u00f2 l\u2019aumentare della pioggia, l\u2019uragano divamp\u00f2 rabbioso. Il suo urlo irruppe nei silenziosi canali, dilagando tra rami spezzati e cartelloni abbattuti, dimenandosi tra biciclette in fuga e case colorate sbiadite di paura. Sveva arranc\u00f2 sullo scoglio che ospitava la statua. Sentiva l\u2019acqua esondare e gocciolare nella pelle, il freddo investire le ossa, il rumore sordo dell\u2019angoscia straripare nelle orecchie. Nella mente come flash immagini veloci: la palestra, le scarpette, la maestra di danza. E poi l\u2019impatto, l\u2019urlo, quel dolore lancinante. Infine, il silenzio. Fu una frazione di secondo, un battito di pinne e il frastuono intorno a lei si plac\u00f2. Sveva apr\u00ec timidamente gli occhi, stordita da quell\u2019improvvisa quiete.<\/p>\n\n\n\n<p>Si guard\u00f2 intorno smarrita. La statua non era pi\u00f9 accanto a lei. Il grigiore della foschia man mano lasciava il posto a colori tenui e distensivi. Percep\u00ec l\u2019aria farsi calda e profumata e il suo corpo stranamente asciutto immergersi in una mite primavera. Di fronte a lei, non pi\u00f9 l\u2019incombere ostile del mare in tempesta, ma una distesa verde. Esterrefatta si alz\u00f2 in piedi, accorgendosi di non avvertire alcun dolore alla gamba. Dapprima mosse pochi passi, poi inizi\u00f2 a correre finalmente libera. Si diresse in mezzo al prato e l\u00ec si abbandon\u00f2 a salti e capriole. Le sembrava di volare, e forse era proprio quello che le stava accadendo.  Una luce cattur\u00f2 la sua attenzione. Fluttuando nell\u2019aria, decise di raggiungerla. &nbsp;Pi\u00f9 si avvicinava e pi\u00f9 il bagliore diventava intenso, tanto che dovette chiudere gli occhi per non rimanerne abbagliata. Lentamente il chiarore si affievol\u00ec, e permise a Sveva di ammirare l\u2019imponente e meraviglioso castello che si ergeva su una collina verdeggiante. Era proprio come quello descritto nelle favole: aveva torri merlate, un ponte levatoio che guadava il ruscello, mura di pietra grigia scintillanti e finestre ad arco dai vetri luminosi. Un ampio giardino lo circondava, e fiori dai colori sgargianti profumavano l\u2019aria di magia e mistero. Si avvicin\u00f2 ammaliata per sbirciare dentro. Guardie e damigelle gironzolavano in quell\u2019oasi di pace e bellezza, tra fontane incantate e uccelli variopinti che svolazzavano eterei. Fu allora che la vide. Gli occhi di Sveva si soffermarono sulla ragazza che passeggiava al centro di quel quadro perfetto. Un meraviglioso abito ornato di strass e pietre preziose le fasciava il corpo, e una coroncina di brillanti le ornava i fluenti capelli che le scendevano fin sulle spalle.&nbsp; Come se lo avesse saputo, la fanciulla si gir\u00f2 e si diresse verso di lei. Quando furono l\u2019una di fronte all\u2019altra, non ebbero bisogno di parlare: i loro visi esprimevano da soli la gioia nel potersi finalmente incontrare. Sveva avrebbe riconosciuto quello sguardo tra mille. Uno sguardo non pi\u00f9 malinconico, ma colmo di felicit\u00e0 per l\u2019aver potuto realizzare il suo sogno. La Sirenetta era riuscita a sposare il suo Principe, e a trasformarsi in una creatura umana per sempre. In quel mondo idilliaco, non si era dissolta in spuma di mare. La prese per mano, e la condusse all\u2019interno. Scivolarono dentro stanze lussuose, decorate con arazzi, tappeti preziosi e tende ricamate d\u2019oro. Salirono i gradini di un\u2019elegante scala, ed entrarono in quella che a Sveva sembr\u00f2 essere l\u2019ingresso della sala principale. Quando varcarono la soglia, si accorse di essere dentro un teatro. Il loro ingresso fu accompagnato da un caloroso applauso proveniente da un folto pubblico che sembrava le stesse aspettando. La Sirenetta la accompagn\u00f2 fin sul palcoscenico. Si dispose al centro della scena, accorgendosi di avere indosso il suo amato tut\u00f9. Ai piedi, le scarpette da punta. L\u2019orchestra inizi\u00f2 il suo concerto e Sveva si abbandon\u00f2 alla musica. Echi di passi lontani riemerso vividi nei suoi movimenti sicuri. Fece quello che da tempo desiderava tornare a fare: <em>ballare.<\/em> Volteggiava armonica, danzando sulle note di ?ajkovskij che le inebriavano i sensi e scandivano piroette e pli\u00e9s in un melodioso altalenarsi. Su quel palco la sua Odette prese finalmente vita, come un cigno che dispiega maestoso le sue ali. Ora aveva di nuovo tutto quello che desiderava. Ringrazi\u00f2 in cuor suo la Sirenetta, che l\u2019aveva accompagnata in quel luogo senza tempo, dove le Sirene possono diventare principesse e le ragazze infelici possono di nuovo tornare a sorridere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo, a Copenaghen si contavano i danni provocati dal terribile uragano abbattutosi sulla citt\u00e0. Le strade erano allagate e ovunque il forte vento e l\u2019acqua avevano lasciato segni del loro impetuoso passaggio. Si cercavano i dispersi e tra loro una ragazzina di tredici anni. Tutti conoscevano la triste storia di Sveva: ammessa alla scuola di danza dell\u2019Op\u00e9ra di Parigi, una rovinosa caduta l\u2019aveva costretta ad abbandonare una carriera che sembrava gi\u00e0 scritta. Fu un ragazzo a ritrovarla. Era distesa in una piccola insenatura non molto lontana dalla statua della Sirenetta. Si chiese come avesse fatto ad arrivare fin l\u00ec del tutto indenne. Ci\u00f2 che pi\u00f9 lo colp\u00ec, fu l\u2019espressione serena che aveva sul volto. Sembrava avvolta in un sonno consolatorio. La adagi\u00f2 sulla barca e tent\u00f2 di rianimarla. Sveva si dest\u00f2 confusa. Il freddo di quella giornata invernale la restitu\u00ec subito alla realt\u00e0. Sent\u00ec i denti battere e la fitta alla gamba farsi insistente. Lacrime amare le solcarono il volto, mentre l\u2019imbarcazione si allontanava per ricondurla a casa. I suoi occhi vagavano mesti lungo la riva, quando intravide qualcosa in lontananza. Non ne era sicura, ma chiese di poter essere riportata indietro. Scese e si avvicin\u00f2 per guardare meglio. Sporche di terra, mare e salsedine, quelle che ora stringeva tra le mani erano un paio di scarpette da punta. <em>Quel paio di scarpette da punta<\/em>. Si asciug\u00f2 le lacrime e guard\u00f2 il mare. Adesso lo sapeva: era successo davvero. La cerc\u00f2 tra le onde, e anche se non la vide ebbe la certezza che la Sirenetta era l\u00ec da qualche parte per ricordarle che non doveva arrendersi, proprio come aveva fatto lei.<\/p>\n\n\n\n<p> Un sorriso di speranza scald\u00f2 il gelo che aveva addosso. Avrebbe continuato a inseguire il suo sogno.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56712\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56712\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cielo plumbeo di Copenaghen galleggiava opaco sulle barche immobili e i turisti chiusi in opprimenti cappotti. 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