{"id":56669,"date":"2025-05-12T18:47:38","date_gmt":"2025-05-12T17:47:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56669"},"modified":"2025-05-12T18:47:40","modified_gmt":"2025-05-12T17:47:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-intransigenze-di-massimo-vezzaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56669","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Intransigenze&#8221; di Massimo Vezzaro"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n<p>Luned\u00ec dell\u2019Angelo da mio padre a correggere compiti. Lui dorme sulla poltrona. Con le dita curvate dall\u2019artrite stringe il bracciolo, come se rischiasse di cadere. Ormai fatica a orientarsi, anche in casa. A volte non riconosce le stanze e stenta perfino a distinguere i volti delle persone. Forse per questo spinge la sua mano in cerca di un appiglio.<\/p>\n<p>Di domenica e nei festivi vengo da lui, quando i pacchi di compiti si accumulano sulla scrivania. Succede molto spesso.<\/p>\n<p>Lui \u00e8 contento che io sia l\u00ec. Me lo dice e parte con il sonno quasi subito. Ogni tanto un colpo di tosse lo scuote: allora increspa le labbra in una smorfia di fastidio, come se lo avessero disturbato senza necessit\u00e0. Gira intorno gli occhi velati e riprende a dormire.<\/p>\n<p>Sto a testa china sui fogli da pi\u00f9 di tre ore. Tengo dritta la schiena per non cedere alla stanchezza, non voglio farlo. I muscoli del collo mi fanno male e provo a rilassarli con le torsioni. \u00c8 noioso correggere, ma continuo a scandagliare le righe con un\u2019attenzione quasi meccanica, da scanner. La palpebra dell\u2019occhio sinistro pulsa leggermente, di quando in quando, ma sono abituata a resistere, a fare quello che devo, e continuo. Mi concedo solo un sospiro di frustrazione ogni tanto, davanti agli errori pi\u00f9 banali, sempre gli stessi, quelli su cui ho inutilmente insistito a lezione.<\/p>\n<p>Mio padre tira fin sotto al mento la coperta leggera che scalda il suo sonno, poi solleva lentamente le palpebre e guarda l\u2019orologio a muro con gli occhi velati. Con un moto d\u2019impazienza quasi impercettibile, dice che \u00e8 tardi, che deve tornare a casa.<\/p>\n<p>\u00abLasciami andare, Enrica!\u00bb bofonchia.<\/p>\n<p>\u00abPap\u00e0, sei a casa! E chi \u00e8 Enrica?\u00bb gli chiedo, con il tono indulgente che mi viene dall\u2019abitudine a intercettare i suoi pensieri quando la malattia toglie loro il guinzaglio. Quel nome non l\u2019ho mai sentito.<\/p>\n<p>Lui dorme gi\u00e0 di nuovo, la sua voce si \u00e8 spenta. Lascio perdere.<\/p>\n<p>Ho bisogno di un caff\u00e8 che mi scuota un poco. Appoggio sul tavolo il dizionario, la penna rossa e la copia della griglia di correzione che controllo per dare i voti.<\/p>\n<p>Lui sente che mi sto muovendo. Si raddrizza sulla poltrona, per quanto pu\u00f2, e si raccomanda con un lampo di preoccupazione: \u00ab\u00c8 tardi, torna a casa, da tuo marito! Se lo lasci sempre solo, ti tradir\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>La voce \u00e8 un\u2019eco fievole delle raccomandazioni che mi ha sempre fatto, immerso com\u2019era nella sua orgogliosa rettitudine di padre: l\u2019amore degli altri, diceva, si conquista con la rinuncia, la pazienza, la dedizione. Se dai prova di saperti sacrificare, gli altri non ti abbandoneranno. Come se ci fosse un prezzo da pagare, per essere amati. Come se fosse necessario superare dei test di privazione per non essere dimenticati, traditi.<\/p>\n<p>Se fossi limpida con lui, dovrei dirgli che \u00e8 gi\u00e0 successo: io gi\u00e0 vedevo un altro, prima di lasciare Andrea, quando finalmente ho smesso di ignorare me stessa. Lui, Andrea, gi\u00e0 lo faceva. A pap\u00e0 non l\u2019ho ancora detto, non sa nemmeno che ci siamo separati. Ho paura di ferirlo: vedrebbe i suoi insegnamenti buttati al vento, dispersi dall\u2019egoismo arido di chi, come ripete ogni tanto, nello sconforto, non sa pi\u00f9 amare. Me compresa. \u00c8 difficile spiegargli che \u00e8 cambiato tutto, che viviamo in un altro modo, che il dolore non garantisce niente.<\/p>\n<p>Quando sono da lui, il caff\u00e8 mi piace prenderlo nelle tazze di porcellana blu di Mason\u2019s che la mamma voleva usare nei giorni di festa: lui le tiene in quel vecchio mobile-vetrina con le gambe a sciabola che sembra un reliquiario. Sui tre ripiani di vetro sono appoggiate una dozzina di porcellane, un po\u2019 leziose, ma belle, ognuna legata a un momento particolare, importante e felice.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 la bomboniera del matrimonio, ci sono gli uccelli variopinti di Herend, che incantavano mamma, e le statuette di S\u00e8vres che pap\u00e0 ha fatto arrivare per lei in occasione di un anniversario. Sulla contadinella bianca in biscuit che regge un cesto d\u2019uova, \u00e8 ancora appoggiato il biglietto con cui, a lettere di altezza impeccabilmente uguale, pap\u00e0 consegn\u00f2 a mamma quel dono prezioso: \u00abA Giuliana, in pegno d\u2019amore\u00bb.<\/p>\n<p>Ora si \u00e8 mosso al leggero cigolio dell\u2019anta.<\/p>\n<p>\u00abScusa pap\u00e0, non volevo svegliarti. Prendo una tazzina. Vuoi un caff\u00e8 anche tu?\u00bb<\/p>\n<p>Non risponde. Il suo sguardo si fa vigile, ma non \u00e8 rivolto a me n\u00e9 alle tazzine dello Staffordshire. Cerco di indovinarne il bersaglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla ribalta abbassata dello scrittoio, che un Cristo agonizzante di legno sovrasta, c\u2019\u00e8 un portacioccolatini di porcellana. Non mi pare di ricordarlo tra le cose di mamma. Lo capovolgo con cautela per cercare il marchio: \u00e8 di Villeroy &amp; Boch. Mi solletica l\u2019idea di tenere tra le dita le ali leggere, ali quasi angeliche, della farfalla bianca sul coperchio. Sono curiosa di vedere che cosa c\u2019\u00e8 dentro: \u00e8 rimasto solo un involucro di stagnola colorata, forse di qualche vecchio cremino. Copre, ma non completamente, un cartoncino ingiallito su cui poche parole sono vergate in una grafia tonda e minuta. \u00abDi fuori la cenere grigia, sotto arde rosso il carbone. Enrica\u00bb.<\/p>\n\n\n<pre class=\"wp-block-preformatted\"><\/pre>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56669\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56669\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luned\u00ec dell\u2019Angelo da mio padre a correggere compiti. 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