{"id":56653,"date":"2025-05-12T11:38:49","date_gmt":"2025-05-12T10:38:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56653"},"modified":"2025-06-04T17:23:17","modified_gmt":"2025-06-04T16:23:17","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-techno-blu-di-emma-preti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56653","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Techno Blu&#8221; di Emma Preti"},"content":{"rendered":"\n<p>Inizia tutto, sempre, dalle sale d\u2019attesa dell\u2019ospedale, dove quelli ti guardano dritto in faccia, come se, una volta varcata quella porta, la diagnosi fosse chiara a tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Da cosa lo capiscono?<\/p>\n\n\n\n<p>Da come ti vesti, da come ti muovi, dal tuo sguardo, dal numerino che tieni in mano, dal sudore che ne sbiadisce i caratteri d\u2019inchiostro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCi siamo passati tutti, non ti preoccupare, poi ci si abitua.\u201d \u201cCerto che sei giovane.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto che sei bella.\u201d \u201cMa come sei alta.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sento i loro commenti arrivare e li schivo come proiettili. Mi schianto nell\u2019angolo sinistro, tra due vecchi pelati.<\/p>\n\n\n\n<p>I maschi sono pi\u00f9 taciturni.<\/p>\n\n\n\n<p>Se hanno gli occhiali, meglio; se hanno la panza, meglio; se hanno le precedenti e indossano la camicia o la polo bianca, allora hai fatto bingo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sai perch\u00e9? Perch\u00e9 \u00e8 gente che non ama le interazioni, no eye contact e no domande indiscrete.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutta la loro materia grigia \u00e8 concentrata a captare il \u201c<em>bip<\/em>\u201d del prossimo turno. Li tengo d\u2019occhio mentre cerco l\u201912331 sullo schermo, mentre i numeri scivolano come il rosari tra le mani delle nonnine e le loro gonne a pois.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio codice \u00e8 sempre lo stesso, ma ogni volta me lo faccio ripetere come se fossi sempre sul punto di dimenticarmelo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon te lo ricordi pi\u00f9?\u201d Sorride. \u201cNon importa.\u201d Me lo scrive a caratteri cubitali sul retro della ricetta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, Tipo A, penso. Alzo le sopracciglia e mi allontano senza ringraziare. Negli ospedali ci lavorano tre tipi di persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Tipo A: gente gentile e smielata che ti chiama \u201cgioia\u201d e scandisce le lettere della sala d\u2019attesa u-n-a per u-n-a, ti dice quanti passi dista, ti avverte che c\u2019\u00e8 uno schermo con i turni, ti ripete: \u201cnon ti preoccupare sai, se il tuo non lo vedi, arriver\u00e0\u201d, ti sorride come si fa con i gatti sotto la pioggia, che, nonostante quegli occhioni, non lascerai mai entrare in casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi allontano e sento il suo sguardo melanconico accarezzarmi le spalle. Poi ci sono gli stronzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tipo B. Non ti guardano mai negli occhi, non ti parlano se non \u00e8 questione di vita o di morte, tutto \u00e8 implicito e tu devi sapere dove andare, quando andare, le passwords del portale, le scadenze delle ricette, il nome di ogni medico e il loro codice fiscale.<\/p>\n\n\n\n<p>Se fai domande ti guardano come se fossi ritardato, se ti giustifichi si innervosiscono e recitano: \u201cS\u00ec, certo, non si preoccupi\u201d, come a confermare che sei ritardato.<\/p>\n\n\n\n<p>E tu, mesto, te ne vai, pensando che odiare il genere umano \u00e8 un diritto e che, infondo, siamo responsabili del riscaldamento globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sbircio lo schermo e il mio numero non arriva. Mi guardo attorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Un flash inizia a pulsare nei jeans mio vicino, tra la pancia e la polo, gli occhialetti e la testa pelata lucida splendente.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto sono stilosi i vecchi con la luce come suoneria?<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 una cosa troppo GenZ? Com\u2019\u00e8 che non ha mai fatto tendenza? Ecco, un pensiero antropologico, penso.<\/p>\n\n\n\n<p>Sorrido sbuffando. \u00c8 colpa delle attese.<\/p>\n\n\n\n<p>Le attese mi snervano.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, le attese in ospedale mi snervano pi\u00f9 delle visite in ospedale, e un gradino sopra, nella lista delle cose snervanti, mi snerva che nessuno abbia capito come mettere i cazzo di cartelli in ospedale. Il tuo QI viene misurato in base capacit\u00e0 che hai di decifrare le informazioni dell\u2019accettazione, partendo da dubbie conoscenze pregresse incrociate con le infinite mappa delle scale, che ogni scala ha cinque reparti, ogni reparto delle rampe d\u2019ingresso, almeno una reception, e un numero indefinito di sale d\u2019attesa, aree <em>no entry<\/em>, aree con le sedie, aree con corridoi che sanno di piscio e detersivo che ospitano macchine del caff\u00e8, sempre, perennemente fuori servizio. Finisce che, per capire dove andare, ti tocca interpretare l\u2019intero piano architettonico dell\u2019ospedale in allineamento con svariati congiungimenti astrali.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9, poi, quando finalmente ci arrivi, era l\u00ec, dietro alla scala uno, a destra dopo l\u2019ingresso.<\/p>\n\n\n\n<p>E tu ci hai messo un mezz\u2019ora ad arrivare.<\/p>\n\n\n\n<p>E forse il tizio della reception, Tipo B, aveva, banalmente, ra-gio-ne. E quindi?<\/p>\n\n\n\n<p>B\u00e8, a questo punto io busso. Entro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi siedo. Sudo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sistemo. Mi alzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi risiedo. E poi?<\/p>\n\n\n\n<p>Poi bolla di vetro, pesce d\u2019acquario.<\/p>\n\n\n\n<p>Che dico! Peggio! Pesce da barriera corallina riflesso negli occhi dei sub, nelle telecamere dei sub, nei souvenir dei sub.<\/p>\n\n\n\n<p>Che loro, lo devono proprio indovinare che pesce sei: se vivi tra le murene, se <em>spinni <\/em>controcorrente, se dalle branchie respiri e le tue uova sono di gelatina. Diagnosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sott\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Per dare aria alla bocca.<\/p>\n\n\n\n<p>Per riempire i polmoni di bombole e le vene di flebo. E io?<\/p>\n\n\n\n<p>E io niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Aspetto, come si dice che si deve fare, sorrido, come mi riesce bene, e ascolto, annuisco:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo, nessun dubbio di essere incinta. No, ho smesso di fumare\u2026 quasi. Okey, prometto, non fumo pi\u00f9. No, nessun\u2026 niente infarti, no niente incubi, no, dormo abbastanza, no niente feste, niente rimpianti, e soprattutto niente sbagli.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>E poi?<\/p>\n\n\n\n<p>Poi silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>La pallina del flipper che cade tra le palette, il suono atono del suo rintocco sul fondo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tan, tant, tan.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Rimbalzo.<\/p>\n\n\n\n<p>E la stanza si svuota, delle sue parole, del suo significato, dei poster sulla prevenzione, del numero del centralino scritto a mano sui post-it.<\/p>\n\n\n\n<p>E io svengo.<\/p>\n\n\n\n<p>Svengo nel mio foglio da Photoshop:<\/p>\n\n\n\n<p>Filtro &gt; Arte &gt; Posterizza. Regola i livelli, seleziona l\u2019oggetto, invertilo, applica numero da 1 a 255.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuesto numero descrive il numero di colori che comparir\u00e0 su ciascuno dei canali\u201d (cito da Adobe) con voce robotica.<\/p>\n\n\n\n<p>E i colori iniziano a sbia-di-re, diventano macchie, e tutto si schianta ad 1: un\u2019unica tonalit\u00e0 rimasta sulla schermata del mio cervello.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec scura da diventare nera, e il nero cos\u00ec scuro, da diventare buio.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi il dottore mi scuote, mi dice: \u201cCi fai spaventare.\u201d Sorride, stacca la bocchetta del sangue, mi inala il suo alito tra le ciglia, abbozza un sorriso tirato e io non riesco a pensare a nulla se non sua moglie.<\/p>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 bella? Sciupata? Bionda o mora? Seria o divertente?<\/p>\n\n\n\n<p>La vedo che lo bacia mentre esce di casa per venire qui a vedermi svenire, prima ancora di iniziare il suo turno.<\/p>\n\n\n\n<p>Sento caldo. Quello della primavera. Torpore.<\/p>\n\n\n\n<p>Sento che, tutto sommato, posso sorridere indietro. Smorfio. Va bene cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi immagino i corridoi dell\u2019ospedale tatuati sul suo petto come in <em>Prison Break<\/em>. Forse avrebbe senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Altrimenti, come fa a trovare il reparto ogni giorno?<\/p>\n\n\n\n<p>Penso al liquido radioattivo che mi hanno infilato sotto pelle. Penso che deve essere blu.<\/p>\n\n\n\n<p>Del blu che usano per i video techno, che ai lati si fa pi\u00f9 chiaro, che si alza e si abbassa nelle drum machines.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Bam, bam, bam<\/em>. Cassa dritta.<\/p>\n\n\n\n<p>Che poi scorre e mi si rigira dentro, e io chiudo gli occhi mentre mi cerca i positroni nel corpo. Lo lascio fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Li riapro, ed eccola l\u00ec, la macchia.<\/p>\n\n\n\n<p>Brillante, si granula nella mia colonna vertebrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 lo sai che cosa? Quel liquido non poteva semplicemente scorrere. Indifferente, come le vite banali.<\/p>\n\n\n\n<p>Fluire, senza lasciarne il segno.<\/p>\n\n\n\n<p>Hey, sai una cosa? Io non mi preoccuperei troppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono certa che lo fa solo per scappare dalla noia, dal reticolo dell\u2019indifferenza. Capisci? Un po\u2019 come gli operatori ospedalieri, funziona il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Prendi per esempio lui: palpebra un po\u2019 abbassata, t-shirt Primark, occhialino sporco.<\/p>\n\n\n\n<p>Tipo C.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui cammina.<\/p>\n\n\n\n<p>Cammina e non c\u2019\u00e8 forza motrice in quella camminata. Lui fa tutto senza fare mai niente. Fluisce.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi prendi me. Capisci?<\/p>\n\n\n\n<p>Non posso mica fare parte della gente che tutto scorre e niente afferra. Quindi?<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi niente: il liquido blu si coagula, deve lasciare il segno. E lasciagli fare il suo spettacolino.<\/p>\n\n\n\n<p>Silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Penso: \u201cC-a-z-z-o\u201d, e ogni lettera rimbomba, mentre, nel tubo, il rumore della PET mi acceca di note nevrotiche: ruspe impazzite, pianoforti baritoni, gemiti, vene oftalmiche che esplodono, e il liquido che mi tinge le iridi di blu.<\/p>\n\n\n\n<p>Silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAbbiamo finito\u201d, rimbomba la voce. Di nuovo mi alzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi vesto. Mi svesto. Mi rivesto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSignorina, l\u2019uscita \u00e8 a sinistra. Si sente bene? Li vuole degli zuccherini?\u201d Personaggio ospedaliero, ormai lo sai, tipo A, stacci alla larga.<\/p>\n\n\n\n<p>La mamma mi aspetta sulle scale, pallida come me, bella come sempre. 12331.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMi sa che ti hanno chiamato, amore.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, mamma. Non preoccuparti,\u201d le sussurro. Che tanto non importa, penso.<\/p>\n\n\n\n<p>Che tanto il dolore, anche oggi, lo spingiamo un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0. Salgo in auto, e torniamo a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo profilo contro il finestrino. Mi sento la sua invisibile mano fresca sulla fronte.<\/p>\n\n\n\n<p>Come da piccola: la febbre, il letto, le fiabe. Ce ne andiamo cos\u00ec, leggere.<\/p>\n\n\n\n<p>Facendo finta di niente, alzando la radio, fluendo,<\/p>\n\n\n\n<p>come il tipo con gli occhialetti, la moglie del dottore,<\/p>\n\n\n\n<p>i pesciolini nell\u2019acquario, e quel liquido blu.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56653\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56653\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inizia tutto, sempre, dalle sale d\u2019attesa dell\u2019ospedale, dove quelli ti guardano dritto in faccia, come se, una volta varcata quella porta, la diagnosi fosse chiara a tutti. 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