{"id":56578,"date":"2025-05-07T18:32:26","date_gmt":"2025-05-07T17:32:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56578"},"modified":"2025-05-07T18:32:27","modified_gmt":"2025-05-07T17:32:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-tra-storia-e-immaginazione-il-viaggio-di-marco-di-ada-giovanna-nicastri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56578","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Tra storia e immaginazione: il viaggio di Marco&#8221; di Ada Giovanna Nicastri"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La casa sembrava un rudere, collocata al limite di un prato e circondata da quello che una volta era un frutteto, ora pieno di erbacce, le finestre sembravano occhi vuoti e dalle ampie fessure fra i &nbsp; mattoni spuntava l\u2019erba.&nbsp; Anche se non sembrava, lei, la casa, si sentiva abbandonata, trascurata, e lo era perch\u00e9 non era pi\u00f9 abitata da almeno dieci anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non risuonava pi\u00f9 da tanto tempo di suoni, voci, musica e se ne stava l\u00ec, triste, in attesa, perch\u00e9 le case hanno un\u2019anima e assorbono i suoni e gli umori delle persone che le hanno abitate. Le voci dei bambini, i loro pianti e le risate, riecheggiano fra i muri, si nascondono nei cassetti, in ogni ripostiglio, quasi ad animare le stanze, a riflettere la gioia, l\u2019angoscia, i dolori passati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La casa era cos\u00ec, invasa dalla polvere, dalle ragnatele, i muri un po&#8217; scrostati, i mobili coperti con ampie lenzuola: la cucina con gli stipetti bianchi, i divanetti a fiori, i ninnoli vecchi, il letto antico con la coperta di damasco, il cassettone con la specchiera dorata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per sentirsi meno sola, la grande casa raccoglieva i ricordi e nelle sere d\u2019inverno, quando fuori era silenzio e soffiava il vento, lei riprendeva da ogni angolo i suoni del passato e li revisionava, li contemplava e li ripercorreva con tenerezza, come farebbe un vecchio nonno con l\u2019album di famiglia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, per esempio, in quella stanza grande al piano di sopra era nato il primo bambino che aveva vissuto sotto il suo tetto, Marco, perch\u00e9 allora era una casa nuova, costruita da poco per accogliere i novelli sposi, due ragazzi cos\u00ec giovani e cos\u00ec inesperti, felici di vivere in quel loro primo nido.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Marco era un bel bambino con grandi occhi blu, aveva addosso l\u2019argento vivo e lei, la casa, risentiva ancora lo scalpiccio dei suoi piedini e le sue grida gioiose quando rincorreva il gatto che &nbsp; soffiava impaziente.&nbsp; Ricordava la sua voce, le sue prime parole, le sue corse nel frutteto dove dagli alberi cadevano i frutti maturi e succosi. In quella casa si respirava calore, gioia, il profumo del pane appena sfornato e della minestra fumante che la mamma preparava nelle sere d\u2019inverno.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Poi erano arrivati altre due figlie, Alba e Teresa, che avevano riempito la casa di giochi e di rumori.<\/p>\n\n\n\n<p>La vita scorreva, i ragazzi crescevano, Marco divent\u00f2 un giovane uomo, pieno di sogni e speranze. Ma era difficile costruirsi un futuro in un paese del sud, nei primi anni \u201850, quando il ciclone della Seconda guerra mondiale aveva lasciato solo i cocci di quello che era stato un paese in evoluzione. &nbsp; Un giorno decise di lasciare la famiglia per cercare lavoro al nord e inseguire i suoi sogni, lontano dal podere e dai suoi affetti.&nbsp; Dopo qualche anno, quando i suoi fratelli andarono ad abitare in paese, i genitori li seguirono, per vivere serenamente l\u2019et\u00e0 che avanzava.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; E la casa era rimasta l\u00ec, avvolta da un silenzio malinconico, Il tempo appesant\u00ec le mura, la polvere ricopr\u00ec ogni angolo e il vento, senza pi\u00f9 voci da trasportare, ululava solitario tra le finestre rotte. Ma lei rimaneva in attesa. Perch\u00e9 le case che hanno ospitato l\u2019amore non dimenticano e lei sapeva che un giorno Marco sarebbe tornato\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Era una mattina grigia e nebbiosa quando Marco si era trovato davanti alla stazione ferroviaria del suo piccolo paese, una valigia consumata stretta tra le mani. Aveva ventidue anni e un sogno, ma anche un peso nel cuore. La sua famiglia era riunita sulla banchina, sua madre aveva gli occhi lucidi e il padre, silenzioso, gli pos\u00f2 una mano sulla spalla. \u201cTieni alta la testa, figlio mio. Non dimenticare mai da dove vieni.\u201d Marco annu\u00ec, incapace di parlare. Le sorelline lo abbracciarono forte, promettendogli lettere piene di disegni e parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viaggio verso una citt\u00e0 della Svizzera, meta di molti suoi compaesani, fu lungo e carico di emozioni. Marco si trov\u00f2 circondato da sconosciuti, ognuno assorto nei propri pensieri. Guardava fuori dal finestrino il paesaggio che mutava lentamente: le colline lasciarono spazio a pianure sconfinate, poi a montagne imponenti, fino ad approdare in una stazione gremita di persone.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era arrivato alla meta, una grande citt\u00e0, affollata e rumorosa, dove la lingua gli era estranea e la gente intorno a lui camminava in fretta, senza guardarsi intorno. Si sent\u00ec piccolo, frastornato, perso in un luogo che sembrava non volerlo accogliere. I primi mesi furono molto duri. Marco trov\u00f2 impiego come lavapiatti in un ristorante italiano, gestito da un uomo che parlava con un forte accento straniero.&nbsp; Le ore erano lunghe e la paga scarsa, ma almeno poteva mandare qualche soldo a casa. Passava le notti in una piccola stanza condivisa con altri tre ragazzi, tutti emigranti come lui, ognuno con una storia diversa ma con lo stesso sogno. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto era nuovo per lui: il clima rigido, la citt\u00e0 enorme, il cibo poco invitante, la sgradevole sensazione di essere un numero, un meridionale dall\u2019accento marcato, emarginato e molto solo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una sera, mentre lavava i piatti, ud\u00ec una melodia familiare provenire dalla sala. Si ferm\u00f2 per un istante, il sapone che gli colava tra le dita e si accorse che un violinista stava suonando una canzone del suo paese. Gli occhi gli si riempirono di lacrime, ma il cuore si riemp\u00ec di calore. Quella musica gli ricord\u00f2 chi era e perch\u00e9 aveva scelto di partire.<\/p>\n\n\n\n<p>Seguirono &nbsp; anni lunghi e importanti, logorati dal peso della fatica, pieni di nostalgia per la famiglia, ma Marco si sentiva sempre pi\u00f9 forte ed incontr\u00f2 diverse persone che segnarono la sua vita. Tra queste, c\u2019era Amir, un giovane siriano che lavorava con lui in cucina. Condividevano storie di casa, sogni e speranze, e divennero presto grandi amici. Amir gli insegn\u00f2 a cucinare piatti mediorientali, mentre Marco gli raccontava delle tradizioni culinarie della sua terra. Si sostenevano a vicenda nei momenti difficili e festeggiavano insieme le piccole vittorie. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pian piano, la sua naturale timidezza si attenu\u00f2, cominci\u00f2 a parlare meglio la lingua e lasci\u00f2 il ristorante per essere assunto in un altro, dove la paga era la stessa ma il calore del padrone, meridionale anche lui, rendeva la sua vita migliore. La sera, chiuso nella sua stanzetta sotto i tetti, contava e ricontava il suo mucchietto di denaro, che cresceva piano piano, ed esultava fra s\u00e9 e s\u00e9, era diventato un uomo a tutti gli effetti, proiettato verso il suo &nbsp; futuro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Riusc\u00ec a mettere da parte abbastanza soldi per affittare un appartamento tutto suo e persino per iscriversi a un corso serale di cucina, il suo sogno da sempre. Ogni passo avanti era accompagnato da lettere piene di incoraggiamento e affetto da casa. Sua madre scriveva di quanto fosse orgogliosa di lui, e suo padre, pur sempre taciturno, aggiungeva una riga o due che Marco conservava come un tesoro. In quelle lettere, il suo paese viveva ancora: i racconti delle stagioni, le nascite, i matrimoni, le piccole e grandi notizie che gli facevano sentire meno la distanza.<\/p>\n\n\n\n<p>In una delle serate libere insieme ad Amir, Marco conobbe in un locale Anna, una ragazza vivace, dagli occhi brillanti e dal sorriso contagioso. Anna era un\u2019artista e lavorava in una galleria d\u2019arte. Amava viaggiare e ascoltare storie di luoghi lontani. Tra loro nacque un\u2019intesa immediata. Cominciarono a vedersi spesso, passeggiando per la citt\u00e0, scoprendo angoli nascosti e costruendo una relazione intensa, fatta di amore di condivisione e di sfide da affrontare. Anna lo incoraggi\u00f2 a credere nelle sue capacit\u00e0, a osare di pi\u00f9. Fu lei a spingerlo a partecipare a un concorso di cucina, dove Marco present\u00f2 un piatto ispirato alla sua infanzia. Vinse il secondo premio, ma pi\u00f9 di tutto, guadagn\u00f2 fiducia in s\u00e9 stesso ed ebbe la soddisfazione di essere promosso aiuto-cuoco nel ristorante in cui lavorava, un ruolo che lo riempiva di orgoglio e che confermava il valore della sua scelta&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con il passare del tempo, il legame tra Marco e Anna si fece sempre pi\u00f9 profondo. Condividevano le loro serate, raccontandosi desideri e incertezze e progettando la loro vita futura.&nbsp; Marco le parlava del suo paese, Anna ascoltava incantata, curiosa di conoscere un mondo cos\u00ec lontano. Insieme, cominciarono ad a esplorare la citt\u00e0. &nbsp; Marco si innamor\u00f2 dei mercati affollati, delle luci che illuminavano le strade di notte, e delle biblioteche dove poteva sfogliare libri in silenzio. Fece amicizia con persone di culture diverse: un ragazzo del Marocco che gli insegn\u00f2 a preparare il t\u00e8 alla menta, una donna filippina che lo invit\u00f2 a una festa di famiglia piena di risate e musica. Questi incontri gli aprirono gli occhi su un mondo pi\u00f9 grande e lo aiutarono a sentirsi meno solo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Il lavoro nel ristorante non era privo di sfide, diventava sempre pi\u00f9 impegnativo.&nbsp; Marco si trovava spesso a confrontarsi con clienti esigenti e con l\u2019intenso ritmo della cucina. Nonostante ci\u00f2, impar\u00f2 a destreggiarsi con abilit\u00e0 tra pentole e padelle, guadagnandosi la stima del proprietario e dei colleghi. Con il passare del tempo, gli fu affidata la preparazione di piatti complessi, e in pi\u00f9 di un\u2019occasione, il proprietario lo invit\u00f2 a lavorare per eventi speciali, come cene di gala e banchetti. Fu allora che si rese conto di quanto fosse cresciuto: da ragazzo impacciato e timido, era diventato un professionista sicuro di s\u00e9, capace di gestire situazioni di grande responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La sua consacrazione come cuoco avvenne grazie ad una cena di gala molto importante, per cui Marco ebbe l\u2019incarico di creare un men\u00f9 completo per un gruppo di ospiti illustri. Lavor\u00f2 per giorni alla selezione dei piatti, mescolando ricette tradizionali della sua terra con influenze locali. La serata fu un successo e il ristorante ricevette recensioni entusiaste, molte delle quali citavano l&#8217;originalit\u00e0 e la passione che trasparivano dai piatti di Marco.&nbsp; Quel momento segn\u00f2 una svolta nella sua carriera e fu il lasciapassare per la sua affermazione professionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La sua vita aveva assunto ormai la giusta prospettiva, ma le ore migliori restavano per lui quelle in cui si lasciava trasportare dalle sue gambe e camminava da solo, perso nei suoi pensieri. Lo accompagnava la nostalgia del suo paese d\u2019origine, un piccolo borgo incastonato tra dolci colline verdi, dove ogni angolo raccontava una storia, dove le case di pietra, con i tetti rossi e i balconi pieni&nbsp; di gerani, si stringevano attorno alla piazza principale, popolata da&nbsp; vecchietti&nbsp; che&nbsp; giocavano&nbsp; a carte&nbsp; e da bambini che&nbsp; correvano tra i banchi del mercato settimanale, pieni di colori e profumi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Solitamente, Marco prendeva il treno al mattino presto e trascorreva ore a camminare per strade sconosciute, nelle citt\u00e0 vicine, lasciandosi guidare dalla curiosit\u00e0. In una di queste escursioni, incontr\u00f2 una coppia di anziani del sud, che gestiva un piccolo caff\u00e8 a conduzione familiare. I due lo accolsero calorosamente, offrendogli un dolce tipico e raccontandogli la storia del loro viaggio, le sfide affrontate e il grande amore per il paese mai dimenticato. In un villaggio di montagna, partecip\u00f2 a una festa tradizionale locale e sebbene non conoscesse le danze n\u00e9 le usanze, fu coinvolto dalla gentilezza degli abitanti, che lo invitarono a ballare e a condividere i loro piatti tipici.&nbsp; Fu quella la prima volta in cui si sent\u00ec finalmente parte del suo paese d\u2019adozione e si rese conto che, nonostante le differenze culturali, tutti gli esseri umani potevano sentirsi uniti nella condivisione di un linguaggio universale: quello dell\u2019ospitalit\u00e0 e della vicinanza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo cinque anni, Marco era diventato chef in un ristorante rinomato. Aveva finalmente trovato il suo posto in quel paese che un tempo gli sembrava cos\u00ec ostile. Una sera, decise di preparare un piatto speciale: la ricetta di sua nonna, una zuppa di legumi e pancetta che racchiudeva tutto il sapore della sua terra natale. Quando lo port\u00f2 in tavola, raccont\u00f2 ai clienti la storia di quel piatto e sent\u00ec, ancora una volta, che la connessione profonda con le sue radici non si era mai allentata, ma era sempre l\u00ec, pi\u00f9 forte che mai.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo dieci anni, Marco torn\u00f2 finalmente in paese. Era estate e i campi erano di un verde brillante. I suoi genitori lo accolsero con abbracci e lacrime di gioia, le sorelle lo travolsero con racconti e risate. Anna lo accompagn\u00f2, entusiasta di conoscere finalmente quel luogo di cui tanto aveva sentito raccontare. Il ritorno fu un momento emozionante di riconciliazione con il suo passato e di celebrazione, quando i suoi paesani si radunarono per accoglierlo, condividendo con lui cibo, storie e canti.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre passeggiava per le strade del paese, riconoscendo volti e luoghi familiari, sent\u00ec dentro di s\u00e9 una pace profonda e, quasi senza accorgersene, si ritrov\u00f2 l\u00ec, davanti a quella casa, la sua vecchia casa che lo aspettava, diroccata, malinconica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Entr\u00f2 esitante e nel toccare il tavolo della cucina, nel sollevare un vecchio lenzuolo da un mobile impolverato, i ricordi esplosero attorno a lui.&nbsp; La casa non si sent\u00ec pi\u00f9 sola e in un attimo, in una ridda di emozioni, gli restitu\u00ec le voci del passato, il suono delle risate di sua madre, il profumo del sugo della domenica, il battito leggero dei passi delle sue sorelline. Le mura tremarono di emozione, i pavimenti scricchiolarono sotto i suoi passi, e per la prima volta dopo tanto tempo, la grande casa non fu pi\u00f9 solo un rudere dimenticato, ma di nuovo un luogo vivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Marco si rese conto che non aveva mai veramente lasciato quel nido, il suo paese viveva in lui, nei suoi ricordi, nei sapori che portava nel cuore.&nbsp; L\u2019emigrazione non era stata un abbandono, ma un ponte, un modo per unire due mondi e trasformare un sogno in realt\u00e0. Ora sapeva che avrebbe sempre avuto un luogo a cui tornare, un legame profondo tra passato e futuro, tra le sue origini e la vita che aveva costruito.&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56578\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56578\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La casa sembrava un rudere, collocata al limite di un prato e circondata da quello che una volta era un frutteto, ora pieno di erbacce, le finestre sembravano occhi vuoti e dalle ampie fessure fra i &nbsp; mattoni spuntava l\u2019erba.&nbsp; Anche se non sembrava, lei, la casa, si sentiva abbandonata, trascurata, e lo era perch\u00e9 [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_56578\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56578\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":36281,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[703],"tags":[],"class_list":["post-56578","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2025"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56578"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/36281"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=56578"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56578\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":56594,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56578\/revisions\/56594"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=56578"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=56578"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=56578"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}