{"id":56560,"date":"2025-05-07T17:45:18","date_gmt":"2025-05-07T16:45:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56560"},"modified":"2025-05-07T17:45:20","modified_gmt":"2025-05-07T16:45:20","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-lalbero-di-mia-madre-di-nina-lucchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56560","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;L&#8217;albero di mia madre&#8221; di Nina Lucchi"},"content":{"rendered":"\n<p>Il primo ricordo che ho della mia vita corrisponde alla prima volta che ho litigato con mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo nove anni, le avevo detto che non volevo andare da mio padre, lei aveva detto che dovevo, io avevo detto di no, lei aveva detto di s\u00ec, allora io avevo buttato la ciotola con la colazione per terra, lei era diventata tutta rossa e mi aveva urlato di andare in camera mia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo che stavo raggomitolata sul letto sfatto, con le ginocchia strette sotto il mento, rigate di lacrime secche, a fissare il polline che entrava dalla finestra. Il sole caldissimo si allungava sul pavimento fino a risalire il gradino del materasso, solcava le lenzuola arrotolate e raggiunti i miei piedi mi bruciava le dita. Li tenevo l\u00ec fin quando resistevo, poi li ritraevo in fretta, ma all\u2019ombra il caldo si dissipava subito e quasi mi mancava, allora li rimettevo alla luce del sole, ogni volta qualche centimetro in pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il sole aveva superato le caviglie avevo sentito bussare, oltre il vetro a quadretti della porta della mia camera intravedevo il casco di ricci neri di mia madre e il rosa del viso, come un mosaico scomposto. Ci aveva messo pi\u00f9 del solito.<\/p>\n\n\n\n<p>Mugugnai qualcosa e lei entr\u00f2 abbassando piano la maniglia, intrufolando il sorriso lunghissimo nello spiraglio della porta. \u201cPosso?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Feci di s\u00ec con la testa senza mollare le ginocchia n\u00e9 gli angoli delle labbra tirati con ostinazione all\u2019ingi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVieni con me\u201d, mi disse allungandomi le dita lunghe e smaltate di rosso, come piccole rose in un campo d\u2019erba. Io aspettati qualche secondo, giusto per lasciarle la mano nell\u2019aria, non ero arrabbiata ma volevo che lo pensasse, anche se non vedevo l\u2019ora di sapere dove mi avrebbe portata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMi raccomando Olmo tieni d\u2019occhio tu la casa mentre non ci siamo.\u201d Url\u00f2 nella fessura della porta mentre se la tirava dietro le spalle, io non riuscii a non ridere e un\u2019agitazione effervescente mi prese tutta la pelle, come chi sta per scoprire un segreto incredibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Scendemmo le scale di marmo e mi prese un brivido da scuotere anche i capelli, sembrava di essere piombate in un\u2019altra stagione e il mio vestitino a pois rossi divent\u00f2 improvvisamente inadeguato. Attraversammo il giardino: ero convinta fosse fatato, uno di quei mondi magici che leggevo nei miei libri. C\u2019era un ponticciolo di legno, pieno di muschio verde, un grande tavolo con tante sedie colorate e tutte diverse, luminarie altissime e sfavillanti, come nei miei quaderni di mandala da colorare, fiori di tutti i tipi; nei miei ricordi non mancano mai, neanche d\u2019inverno. C\u2019era anche una vasca da bagno. Mi sono sempre chiesta se l\u2019avessi inventata o se ci fosse davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi che sono di nuovo in quel giardino scopro che la vasca c\u2019\u00e8, ha solo pi\u00f9 ruggine e uno strato d\u2019acqua melmosa sul fondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Io e mia madre continuammo a camminare, non mi ero mai spinta cos\u00ec in l\u00e0 perch\u00e9 per me tutta la meraviglia era sotto casa e oltre mi sembrava solo un campo di erbacce. Mi fermavo spesso perch\u00e9 gli spuntoni secchi del grano si infilavano nei sandali e mi pungevano la pelle, mia madre mi disse di togliermeli, io non ero convinta, ma quando si chin\u00f2 a sfilarsi le scarpe mi affrettai a farlo anch\u2019io come fosse stata una mia idea.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 andavamo avanti pi\u00f9 tutt\u2019intorno si faceva arido e vuoto, provai a chiederle dove stessimo andando, avevo paura di essermi illusa e di stare solo facendo una passeggiata in giardino, una di quelle che faceva spesso lei: diceva sempre che la aiutava <em>a vedere le cose in prospettiva<\/em>; invece mi rispose di avere pazienza, che i miei pupazzi erano al sicuro con Olmo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMamma ma \u00e8 solo un gatto!\u201d le dissi io come a una bambina troppo fantasiosa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE chi credi che controlli le nostre cose quando non ci siamo?\u201d Il sorriso mi si incurv\u00f2 sulle labbra all\u2019idea che di l\u00ec a poco sarei stata in un\u2019altra camera, con giochi e pupazzi non miei, e in un giardino piantato di fresco, senza magia, senza vasche da bagno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEcco, siamo arrivate.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Strinsi forte gli occhi per cancellare il velo di lacrime che non mi faceva vedere bene, e quando li riaprii mi trovai all\u2019ombra di un albero che mi sembrava spuntato dal nulla. Tenendomi per mano, mia madre mi guardava sorridendo, guardava tutto il mondo sorridendo; mentre io rimproveravo al mio collo di non potersi piegare di pi\u00f9 perch\u00e9 anche guardando il cielo quell\u2019albero non stava tutto nei miei occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi ho camminato in quel prato, che mi \u00e8 parso sorprendentemente pi\u00f9 breve di quel che ricordavo, ma l\u2019albero \u00e8 ancora immenso, il mio collo ancora troppo rigido.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre si sedette in un incavo formato da due enormi radici, la schiena le ader\u00ec perfettamente al tronco, sembrava un trono scolpito apposta per lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVieni qui,\u201d mi disse indicando la corteccia. Io mi misi seduta affianco a lei ma le insenature del legno mi facevano male alla schiena, continuavo a muovermi cercando un posto comodo come il suo ma senza riuscirci, sbuffavo e mi lamentavo senza star ferma. Lei allora riaprii gli occhi e con una mano si picchiett\u00f2 le gambe distese. Io ci appoggiai la testa e finalmente, sull\u2019erba umida, sotto uno sbrilluccich\u00eco di raggi in mezzo alle foglie, mi ero sentita comoda. Le pagliuzze dorate mi ricordavano le code dei pesci colpite dal sole attraverso l\u2019acqua, e per un attimo sentii il dimenarsi metallico che si sente quando si mette la testa in mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo rimaste per un po&#8217; cos\u00ec, ad ascoltare i rumori intorno, l\u2019orchestra dei cinguettii, i colombi tubare, le cicale, le foglie sfregare al vento, il cuore che batteva placido nella pelle di mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLo sai, no, che questa era la casa di mia nonna?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Io annuii a occhi chiusi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE che i miei genitori erano quasi sempre via per lavoro?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Scossi la testa senza aprire gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c8 cos\u00ec, viaggiavano tanto, tantissimo, e io venivo dalla nonna Ebe.\u201d Fece una pausa come se stesse rivedendo quei giorni intorno a s\u00e9. \u201cMi diceva sempre di non andare mai a letto arrabbiata. E sai cosa mi diceva di fare se capitava?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCosa?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDi andare in giardino ad abbracciare un albero.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Io risi aprendo gli occhi, vedevo il suo viso circondato dalle fronde, come il prolungamento dei suoi capelli.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDiceva che gli alberi hanno un potere, assorbono tutta la tristezza, che come per magia scompare, non la senti pi\u00f9. \u00c8 matematicamente impossibile essere triste dopo che hai abbracciato un albero.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE tu ci credevi?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto, e ci credo ancora. Perch\u00e9, tu no?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo avermi spostato la testa si era alzata, si era avvicinata all\u2019albero e l\u2019aveva stretto come se lui potesse ricambiare; tenendo gli occhi chiusi e la bocca in un sorriso, era rimasta l\u00ec, coi piedi nudi su una radice. Io l\u2019avevo guardata per un po&#8217; in silenzio poi ero andata dall\u2019altra parte del tronco e avevo fatto lo stesso. Mi ero sentita in imbarazzo, poi avevo visto le dita di rose di mia madre spuntare sul tronco, strisciare a passi piccoli sul legno umido fino a raggiungere le mie e intrecciarsi, allora avevo sorriso e chiuso gli occhi anch\u2019io. E la tristezza era scomparsa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHai preparato la valigia?\u201d grid\u00f2 dall\u2019altra stanza mia madre, mentre dava da mangiare a Olmo, chiudeva le finestre, raggruppava le cartelline e i fogli del lavoro, impilava nel lavandino piatti sbriciolati e tazze con residui polverosi di caff\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec!\u201d le urlai io dalla mia camera. Come ogni volta, avevo sistemato tutti i pupazzi in fila sul letto, con le teste appoggiate al cuscino e il lenzuolo ben rincalzato, poi sfilai quello a forma di coniglio, lasciando un vuoto tra la giraffa e il gatto arancione. Aveva un\u2019orecchia mangiucchiata da Olmo e il naso e le zampe una volta rosa erano stinte. Chiusi la porta in fretta e andai di l\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Olmo era seduto sullo sgabello affianco al tavolo, si leccava la zampa e la passava dietro le orecchie, mia madre gli correva intorno lanciando vestiti e pochette dentro una valigia aperta in mezzo al salotto; avrebbe scosso la testa se avesse potuto, invece tutto il suo disappunto lo aveva concentrato negli occhi felini.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMamma sei in ritardo.\u201d Le dissi io scuotendo la testa, mentre accarezzavo Olmo sulla schiena, lui si era subito arcuato sullo sgabello, con le zampe puntate per non cadere. Si sedeva sempre l\u00ec quando mangiavamo. Quando sentiva apparecchiare si incamminava stanco e stiracchiato verso il salotto, ovunque fosse a dormire; con un balzo leggero saliva sullo sgabello, e stava con noi per il tempo della cena, acciambellato con il muso sulle zampe, immobile e silenzioso come un rivestimento di pelo. Diedi uno sguardo alla valigia sul pavimento, nel gomitolo di roba nera appallottolata luccicava la sua spilla con la libellula, quella attaccata alla giacca che aveva preso a New York. Avrei voluto chiederle di lasciarmela, solo finch\u00e9 non fosse tornata, ma in quel momento mia madre chiuse di scatto la valigia e fece slittare la cerniera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cFelpa, occhiali da sole, medicine, pigiama. Ho tutto. Dai che andiamo.\u201d La seguii gi\u00f9 per le scale invernali, tenendo il coniglio per l\u2019orecchia pericolante. Continuava a ripetere che era tardi tardi tardi, che se perdeva l\u2019aereo questa volta la ditta gliene diceva di tutte i colori; faceva sobbalzare la valigia sugli scalini dietro di s\u00e9: io risi notando una manica nera che spuntava da sotto il trolley e strisciava sul marmo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe c\u2019\u00e8?\u201d mi chiese senza girarsi, attraversando a falcate larghe il giardino fatato, con i tendini dei piedi magri che schizzavano dalle ballerine rosse.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNiente.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAllora non ridere che mi fai fare tardi.\u201d Gli occhiali le erano caduti dalla fronte mentre mi allacciava la cintura, inforcandosi sulla punta del naso; io risi, e anche lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Guid\u00f2 in fretta, con le dita di rose che reggevano una sigaretta tutta cenere. Mise su un CD e mand\u00f2 avanti le tracce fino alle prime note di La collina dei ciliegi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAncora!! Basta mamma!\u201d le dissi rovesciando la testa indietro, coi capelli che mi vorticavano negli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei mi guard\u00f2 nello specchietto retrovisore e si mise a cantare fortissimo e stonatissima. Ogni tanto allungava la mano destra in mezzo ai sedili e mi accarezzava la caviglia lasciata scoperta dai sandali. Il sole tramontava e c\u2019era odore d\u2019erba.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivammo davanti alla casa di mio padre che al suo volo mancava pochissimo. Mi apr\u00ec la portiera e prese la mia valigia dal bagagliaio; dopo aver suonato il citofono si inginocchi\u00f2 davanti a me, le ballerine scappate dai talloni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cRicordati quello che ti ho detto. Se sei triste vai in giardino e abbraccia un albero, mi troverai dall\u2019altra parte.\u201d Il cancelletto scatt\u00f2, lei mi diede un bacio lunghissimo sulla fronte, \u201cCi vediamo tra una settimana.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di entrare mi fermai a guardarla mentre partiva, aveva messo in moto e dai finestrini scivolava fuori<\/p>\n\n\n\n<p><em>no non temere, tu non sarai preda dei venti,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>poi era partita, e la musica che decorava la strada si assottigliava a ogni metro che la macchina si allontanava<\/p>\n\n\n\n<p><em>ma perch\u00e9 non mi dai la tua mano, perch\u00e9?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Potremmo correre sulla collina e fra i ciliegi veder la mattina<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Poi aveva svoltato l\u2019angolo, e si era fatto silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNina?\u201d mi chiam\u00f2 mio padre da in cima alle scale. Io ne vedevo solo le scarpe marroni, quelle con le cuciture verdi, spuntare dal soffitto. Strinsi forte gli occhi e salii i gradini. Diventava triste se mi vedeva piangere, ma non triste come mia madre che cercava subito di farmi sorridere, triste che smetteva di parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia sorella era sul tappeto della sala con la sua, di mamma; ricordo che mi ero dispiaciuta che non ne avesse una come la mia, poi ero felice a pensare alla mia, poi triste perch\u00e9 era partita, tristissima.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella sera mangiammo quasi in silenzio, giusto qualche sospiro, qualche sbuffo, una risposta irritata di mio padre, un\u2019occhiataccia di sua moglie quando lui mi chiese dov\u2019era andata la mamma. Quando fu l\u2019ora di andare a letto mi infilai sotto le coperte da sopra, senza scostare il lenzuolo ancora rincalzato agli angoli, il coniglio lo misi di fianco a me, nella stessa posizione, tutti e due stretti e immobili a guardare le stelline luminose sul soffitto. Dopo aver messo a dormire mia sorella mio padre pass\u00f2 in camera mia, apr\u00ec la sedia pieghevole che stava tra la scrivania e il muro e prese dalla libreria il Giornalino di Giamburrasca.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAllora vediamo dov\u2019eravamo arrivati\u2026 ah ecco, ci avevo fatto un segnetto a matita, vedi che a volte son bravo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Io sorrisi e lui cominci\u00f2 a leggere. Era passato tanto tempo dall\u2019ultima volta, che non mi ricordavo che cosa stesse succedendo nella storia. Non glielo dissi, lo ascoltai finch\u00e9 si interruppe e disse che era il momento di dormire, si sfil\u00f2 gli occhiali e mi appoggi\u00f2 un bacio sulla fronte.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando chiuse la porta la stanza piomb\u00f2 nel buio tranne che per uno spiraglio di luce che passava sotto la porta, rimasi a fissarlo per un po&#8217;, il sonno che mi aveva chiuso gli occhi mentre mio padre leggeva era scomparso e il cuore mi batteva pi\u00f9 forte, nel silenzio potevo sentirlo tamburellarmi nell\u2019orecchio. Poi un\u2019ombra oscur\u00f2 lo spiffero luminoso, poi un\u2019altra, accompagnata a delle voci che andavano e venivano. Quella di mio padre si era fatta pi\u00f9 forte; poi sentii un tonfo, uno stridio, simile a prima, quando mia madre sistemava i piatti e i bicchieri, ma pi\u00f9 forte. Mi era venuto da piangere e il cuore mi batteva cos\u00ec forte da far tremare il materasso, cos\u00ec mi sembrava; all\u2019improvviso il lenzuolo era troppo stretto, il mio coniglio fuori posto e io pure. Uscii dal letto e, tenendolo per l\u2019orecchia malconcia, abbassai pianissimo la maniglia. Guardai nello spiraglio, le voci venivano dalla cucina ma erano ovattate dalla porta chiusa. Appoggiando piano i piedi sulle mattonelle fredde arrivai alla porta a vetri del salotto, la feci scivolare piano, immobilizzandomi ogni volta che le voci smettevano.<\/p>\n\n\n\n<p>Respirai profondamente l\u2019odore dell\u2019erba di notte, e mi sentii meglio, non sentivo pi\u00f9 il cuore rimbombare, si perdeva in mezzo agli uccelli del buio e le fronde che sfregavano. L\u2019annaffiatoio era in funzione e il prato fradicio: per un po&#8217; ebbi freddo, poi la sensazione del terreno morbido mi piacque e me ne dimenticai, immaginavo che sotto l\u2019erba ci fosse uno strato di marshmallow. Un po&#8217; di magia magari c\u2019era anche l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Si erano trasferiti da poco e non c\u2019erano che tre quattro alberi, magri, appena piantati, quasi steli di corteccia. Mi avvicinai a quello pi\u00f9 lontano dalla casa e lo abbracciai, le mani mi si appoggiarono alle braccia e stetti cos\u00ec per un po&#8217;, tra il freddo del legno e il caldo della pelle.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi cammino di nuovo nel mio prato fatato, cos\u00ec breve, ma ancora secco e puntiglioso; mi sfilo le ballerine nere che per qualche motivo pestarlo a piedi nudi \u00e8 pi\u00f9 piacevole. L\u2019albero di mia madre \u00e8 ancora pi\u00f9 immenso, i miei occhi ancora troppo piccoli per contenerlo tutto. Ma \u00e8 spoglio, senza fiori, cos\u00ec come il giardino, anche se per me ne era sempre pieno. Eppure non c\u2019\u00e8 freddo, anzi l\u2019aria \u00e8 calda e sembra intrappolata tra questo campo di stoppie e il cielo tappato dalle nuvole, come una scatola diafana e luminosa. Mi sfilo anche la giacca, quella nera con la libellula. Durante tutta la cerimonia mi sembrava che tutti la fissassero. Adesso non credo che qualcuno l\u2019abbia davvero notata, erano tutti concentrati sulla foto di mia madre, quella dove il sorriso le spunta dal mazzo di fiori che tiene davanti al viso, e lo sguardo le va dietro l\u2019obiettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Giacca e scarpe le ho lasciate cadere in mezzo al campo, piccole rose nere in un campo secco. Ho guardato per un po&#8217; l\u2019albero; mi sono chiesta se ne fossi ancora capace, ho rivisto mia madre coi piedi scalzi sulla radice, e ho fatto lo stesso. Ho steso le braccia intorno al tronco, camminato con le dita delle mani sulla corteccia finch\u00e9 potevo, senza riuscire ad abbracciarlo tutto, nemmeno ora che sono cresciuta. Sono stata l\u00ec, con gli occhi chiusi e il sorriso disteso, come se potesse ricambiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva ragione, tutta la tristezza \u00e8 subito scomparsa.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56560\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56560\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo ricordo che ho della mia vita corrisponde alla prima volta che ho litigato con mia madre. Avevo nove anni, le avevo detto che non volevo andare da mio padre, lei aveva detto che dovevo, io avevo detto di no, lei aveva detto di s\u00ec, allora io avevo buttato la ciotola con la colazione [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_56560\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56560\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":36279,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[703],"tags":[],"class_list":["post-56560","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2025"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56560"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/36279"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=56560"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56560\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":56563,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56560\/revisions\/56563"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=56560"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=56560"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=56560"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}