{"id":56475,"date":"2025-05-04T12:04:45","date_gmt":"2025-05-04T11:04:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56475"},"modified":"2025-05-05T21:39:31","modified_gmt":"2025-05-05T20:39:31","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-elide-e-io-di-fabiola-falconieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56475","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Elide e io&#8221; di Fabiola L. Falconieri"},"content":{"rendered":"\n<p>Avete mai visitato Borgameno? Vi assicuro che \u00e8 un posto davvero prezioso, un borghetto, forse di origini medievali, in mezzo alla natura, circondato da forre spettacolari. Vi assicuro che dall\u2019alto del campanile si pu\u00f2 godere di un panorama unico. Quando l\u2019aria \u00e8 nitida, si vedono anche le montagne lontane, grigie oltre le colline verdi. A volte, d\u2019inverno, nelle giornate fredde e terse si vedono le cime bianche di neve. \u201cUn luogo incantato\u201d, dice il cartello fuori dalle mura, prima dell\u2019antica porta ad arco attraverso la quale si entra in paese, \u201cdove abbandonare la vita frenetica di oggigiorno &#8211; Divieto di accesso ai veicoli non autorizzati\u201d.<br>Il cartello non l\u2019abbiamo fatto mettere noi, mia sorella Elide e io, che siamo gli unici veri abitanti di Borgameno, ma \u00e8 stato piantato dalla Global Touring, una multinazionale che ha acquistato tutto il borgo e vuole trasformarlo in un resort diffuso. Anche questo \u00e8 scritto sul cartello, in basso, con caratteri pi\u00f9 piccoli. Un giorno, inaspettati, sono arrivati un trattore, un camion e una betoniera; hanno sradicato due lecci che stavano l\u00ec da prima che nascessi e tutti i cespugli intorno e hanno creato un ampio spazio per il parcheggio. Hanno piantato il cartello e, a lato, hanno messo su anche una casupolina prefabbricata in legno. Secondo Elide sono le toilette. Quindi avremo visitatori. D\u2019altra parte c\u2019era da aspettarselo che, prima o poi, qualche pezzo grosso del turismo avrebbe messo gli occhi sul nostro piccolo paradiso: non troppo lontano dalla citt\u00e0, silenzioso e tranquillo, aria pulita. Anche le falde acquifere si saranno ripulite ormai, se mai fosse stata vera quella voce che girava sulla vecchia conceria, che inquinava e avvelenava tutto il paese. Elide e io non avremmo fatto obiezioni: passare al turismo per dare nuova vita al piccolo borgo dimenticato ci sembra una buona idea. Per\u00f2 qualcuno avrebbe potuto almeno informarci. Questo \u00e8 il nostro paese, siamo nati qui e abbiamo sempre vissuto qui, anche quando tutti pian, pianino hanno iniziato ad andarsene, noi siamo rimasti qui.<br>Finch\u00e9 c\u2019era la conceria, c\u2019era il lavoro; sporco, ma chi lavora si sporca, no? E faticoso, ma quale lavoro non \u00e8 fatica? Tra le stradine di Borgameno trovavi le botteghe dei nostri artigiani che vendevano ogni genere di oggetto in cuoio, dagli abatjour agli zoccoli; c\u2019era il forno e la latteria, e persino una piccola tabaccheria dove potevi comprare anche l\u2019aspirina. Borgameno risuonava delle voci dei suoi bambini. Non eravamo molti, ma di chiasso ne facevamo, all\u2019uscita dalla scuola con la classe unica, correndo tra i vicoli e scorrazzando su per le colline dietro le case. A scuola, Elide che ha 2 anni pi\u00f9 di me, mi correggeva di nascosto gli errori di ortografia del dettato, ma la maestra se ne accorgeva sempre e la metteva a sedere nell\u2019angolo pi\u00f9 remoto dell\u2019aula. Da quell\u2019angolo lontano, Elide mi guardava e alzava il pollice, come aveva visto fare nei telefilm americani: tutto ok, non preoccuparti. Andava bene cos\u00ec.<br>Poi per\u00f2, qualcosa non and\u00f2 pi\u00f9 bene. Nessuno capiva perch\u00e9, ma i bambini di Borgameno cominciarono a non correre pi\u00f9, troppo stanchi, troppo deboli e pallidi. Nell\u2019aula della classe mista era apparso qualche banco vuoto, di qualcuno che non si era pi\u00f9 visto e la maestra, prima della lezione, ci chiedeva di fare una preghierina per i nostri amichetti in cielo. Girava quella voce sulla conceria, qualcuno diceva che inquinava le falde; tanti si lamentavano che l\u2019acqua puzzava, ma si andava avanti lo stesso, perch\u00e9, diceva nostro pap\u00e0: \u201cSenza lavoro, come la campi tutta la famiglia?\u201d<br>E infatti non fu per colpa di quel medico della mutua che voleva denunciare tutti, perch\u00e9 si diceva che avesse fatto analizzare l\u2019acqua e avesse le prove, che il borgo si \u00e8 spopolato. Finch\u00e9 c\u2019\u00e8 stata la conceria, c\u2019\u00e8 stata gente a Borgameno. Triste e pallida, ma operosa e resistente. Fu quando dalla citt\u00e0 arriv\u00f2 qualcuno a mettere i sigilli, perch\u00e9 non si poteva pi\u00f9 tenere a tacere la cosa; ecco, fu allora, il paese divenne povero e piano, piano inizi\u00f2 a spopolarsi.<br>Anche la mamma voleva andar via, diceva che dovevano farlo per noi, Elide e io, per il nostro bene.<br>\u201cHo chiamato Santo\u201d, Santo era il cugino che viveva lontano, in una citt\u00e0 del nord, \u201cha detto che ci pu\u00f2 ospitare per un po\u2019, finch\u00e9 non troviamo un posto per noi. Nella sua fabbrica cercano gente.\u201d<br>Pap\u00e0 no, lui a Borgameno ci era nato e ci voleva morire.<br>\u201cTu sei tutta pazza, cosa ti \u00e8 venuto in mente?<br>Ma qui, ho vomitato la minestra sul pavimento della cucina e la risposta non \u00e8 mai arrivata. Il giorno dopo \u00e8 venuto il dottore, invece. Mi ha fatto spogliare tutto e tastato sulla pancia e sulla schiena, poi ha voluto vedere anche Elide. Non ci piaceva essere tastati, ma prima di andarsene, il dottore ci ha lasciato un sacchetto di caramelle al miele. Era un tipo simpatico, dopotutto. Quella sera, a cena, Elide e io non volevamo mangiare la minestra e tutti stavamo zitti. A un tratto, pap\u00e0 si \u00e8 passato una mano sulla fronte e ha detto: \u201cVai alla posta, domani, chiama Santo.\u201d<br>Cos\u00ec, anche a casa nostra, sono iniziati i preparativi per la partenza. Intanto, tutte le mattine, mamma ci lasciava salire sulla collina a raccogliere le ghiande e prendere aria buona, come aveva detto il dottore. Ma Elide e io non correvamo pi\u00f9, eravamo troppo stanchi. Quel giorno me lo ricordo bene: salivamo in silenzio verso il grande leccio, le gambe non mi tenevano e mi mancava il fiato anche se stavo zitto. Sono scivolato sul brecciolino. Ho sentito Elide strillare il mio nome, ha cercato di afferrarmi per la manica del giubbottino e ci \u00e8 riuscita, ha cercato di tenermi, ma non poteva farcela. Insieme siamo rotolati gi\u00f9 nella forra maleodorante. Insieme, siamo rimasti l\u00ec, ben nascosti e nessuno ci ha trovati.<\/p>\n\n\n\n<p>Stamattina il parcheggio \u00e8 pieno, ci sono tante automobili. Da dietro una grande quercia, Elide e io stiamo a guardare: si \u00e8 formato un gruppo di almeno una ventina di persone e due di loro sembrano le guide, parlano con tutti e indicano spesso la casupola-toilette. Siamo davvero eccitati, era tanto tempo che non si vedeva cos\u00ec tanta bella gente dalle nostre parti. Decidiamo di seguirli nella loro passeggiata attraverso i vicoli, che, solo adesso ce ne rendiamo conto, sono stati tutti ripuliti dalle erbacce per l\u2019occasione. Una delle guide racconta la storia della conceria, della famiglia di imprenditori che dalla citt\u00e0 era venuta a metter su il loro piccolo impero delle pelli qui da noi, perch\u00e9 c\u2019era l\u2019acqua, tanta acqua. La conceria aveva portato il benessere, la ricchezza e l\u2019inquinamento delle falde, \u201cche ormai \u00e8 tutto risanato\u201d, si affretta a concludere la guida, per invitare tutti a visitare quello che un tempo era il forno del paese. Anche qui, qualcuno ha ripulito ogni cosa e messo in bella mostra i taglieri, le pale e gli attizzatoi abbandonati. La visita non dura molto, Elide e io, rimasti ad attendere sul vicolo che da l\u00ec porta alla piazza del campanile, come \u00e8 buona educazione, salutiamo e diamo a tutti la buona giornata. Improvvisamente, proprio di fronte a me, un signore si sente male, ha una specie di crisi e comincia a urlare. Non ricordo di aver mai sentito urla cos\u00ec terrificanti. Si crea un improvviso trambusto in mezzo al gruppo, qualcuno tenta di soccorrerlo, qualcuno scappa terrorizzato. Tutti alla fine, senza degnarci di uno sguardo, si affrettano verso le loro automobili. Elide e io rimaniamo l\u00ec a domandarci cosa ci sia di sbagliato a salutare.<br>\u201cForse \u00e8 il nostro aspetto che li ha spaventati\u201d, sussurra Elide<br>\u201cMa che scemenza dici\u2026\u201d<br>\u201cForse \u00e8 da troppo tempo che viviamo qui da soli e non siamo pi\u00f9 \u2026 presentabili.\u201d<br>Elide \u00e8 sempre stata saggia e inoltre non c\u2019\u00e8 uno specchio sano in paese.<br>\u201cSaranno anni che non ci guardiamo in uno specchio, Elide!\u201d<br>E ci mettiamo a correre verso la toilette prefabbricata, perch\u00e9 l\u00ec avevamo visto montare un grande specchio. Siamo curiosi, eccitati, un po\u2019 preoccupati: quanto potremmo essere cambiati? Quanto potrei essere diverso da come mi ricordo? Elide mi rassicura che nonostante gli anni ho ancora l\u2019aspetto di un ragazzino e io le ripeto, correndo, che sar\u00e0 sempre la mia grande, pallida sorellina. Siamo entrati ridendo, ma c\u2019\u00e8 qualcuno nella toilette: una donna del gruppo dei visitatori che si sta lavando le mani. Si gira verso di noi e apre la bocca come se volesse urlare qualcosa, ma non emette un suono, solo stramazza a terra, con una strana smorfia di terrore sul viso; una felpa color glicine e i jeans blu contro il pavimento in calcestruzzo rosso mattone. Cosa avr\u00e0 potuto mai terrorizzarla cos\u00ec? Noi non abbiamo visto nulla, nemmeno nello specchio, non c\u2019\u00e8 nulla di riflesso, solo le finte mattonelle giallo ocra della toilette.<br>Comunque, quando si \u00e8 ripresa dallo spavento, la visitatrice ci ha detto di chiamarsi Marta. Gli altri sono andati via tutti, ma lei \u00e8 rimasta con noi. Per sempre.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56475\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56475\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avete mai visitato Borgameno? 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